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lunedì 1 ottobre 2012

Il bianco e il nero #16: Tutto quello che avreste voluto sapere su Psycho ma non avete mai osato chiedere

"Il film che dovete vedere dall'inizio...o non vederlo affatto!" Una pubblicità dell'epoca.

Perchè proprio Psycho? Perchè era in bianco e nero? Perchè non ci sono veri divi? Perchè proprio quel romanzaccio di serie B? Perchè un giallo così macabro? E poi, come fu accolto? Cosa successe sul set? Chi vi collaborò? Cosa disse la censura? E i produttori? Come venne realizzata la famosa scena della doccia? E quella di Arbogast? E la musica? E i titoli di testa?
Calma calma, ogni singola domanda otterrà risposta saziando le vostre richieste più bizzarre.
Prima di iniziare, vorrei sottolineare l'ovvio, ovvero, parlerò di tutto il film, finale, straconosciuto, stracelebre, compreso. Siete avvertiti voi tre che non sapete chi è realmente la signora Bates.

*Hitchcock e gli anni 60.
Nell'estate del 1959 sir Alfred Hitchcock aveva il mondo ai suoi piedi. Ogni suo film era un evento, l'incasso medio era pari al PIL di una nazione sudamericana. Era da poco uscito Intrigo Internazionale e tutto il pubblico americano ancora era in visibilio. Aveva un tale potere alla Paramount ("il suo teatro di posa personale" qualcuno lo chiamava) da avere carta bianca per la scelta di storie, sceneggiatori, attori, troupe, montaggio e pubblicità, basta che il progetto non superasse i 3 milioni di budget. Ma il più famoso e talentuoso regista al mondo, dopo decine di film meravigliosi e scene consegnate alla storia, all'alba dei 59 anni si ritrovava costretto in un angolo dalla sua stessa fama, passata e presente. La paura principale era quella di ripetersi o scadere nel già visto o ancora peggio, essere superato dai nuovi emuli (Siodmak, Castle, Preminger, Cukor, tutti avevano fatto un film à la Hitchcock) o diventare prevedibile. Perciò durante tutta la sua carriera le aveva provate tutte; confinare l'azione in un microcosmo (Nodo alla gola, La finestra sul cortile, I prigionieri dell'oceano) o spalmarla su, addirittura, monumenti nazionali (Intrigo Internazionali, Sabotatori, L'uomo che sapeva troppo), commedie, drammi, rivisitato epoche passate (Il peccato di Lady Considine), arrivando persino al semidocumentario (Il ladro) e a sperimentare nuove teconologie (il 3D in Delitto perfetto). Hitchcock scherzava sulla sua fama "Se dicessi di voler fare Cenerentola, il pubblico si aspetterebbe un cadavere nella carrozza". Quindi che fare?

Per il nuovo film si cercava materiale dappertutto, a teatro, nei fumetti, nei romanzi, nelle storie brevi, ma era un impresa. Poi di colpo, saltò fuori il libro Psycho di Robert Bloch. Lo scrittore nato nel Wisconsin aveva creato questa storia dell'orrore ispirandosi ai fatti realmente accaduti legati alla figura di Ed Gein, il macellaio di Plainfield, un pazzo che assassinava le donne guidato dalla voce, nella sua testa, della madre morta, ma imbalsamata al piano di sopra. Non era un successone, ma di certo qualcuno l'aveva notato. Fra questi Peggy Robertson, moglie di Douglas, montatore personale di Hitch e glielo propose. Alfred si fidava del suo giudizio e decise di acquistarlo (dopo tutto, i diritti, vennero via per soli 5000 dollari, una miseria).
Ma perchè proprio Psycho? Innanzitutto era qualcosa che nessuno si aspettava. Chiunque sottolineava che non era materiale da Hitchcock. Troppo macabro, eccessivo, con addirittura un finale tipico di un giallo a sorpresa che lui detestava e evitava. E allora la prese come una sfida. Tanto, il romanzo l'avrebbe rigirato come gli pareva a lui, andando a ritoccare quello che non gli interessava e invece cavalcando quello che lo incuriosiva (il lato psicologico, il complesso di Edipo, il travestitismo, le scene più forti, la necrofilia). Secondariamente perchè doveva per contratto fare un film con al Universal e Psycho era il giusto progettino da rifilargli. Terzo, perchè pochi anni prima aveva visto I diabolici di H. G. Clouzot (tratto da un romanzo di Boileau e Narcejac, autori anche di D'entre les morts, da cui era nato La donna che visse due volte, un flop imprevedibile purtroppo) e voleva fare una cosa simile. E quarto, ma non ultimo, essere finalmente libero e non ostaggio delle star. Fare un film piccolo, in cui non fosse necessaria nessuna Grace Kelly o James Stewart.

Pyscho non convinceva nessuno. "Trarne un film è impossibile" sentenziò un produttore, e tutti gli altri erano concordi. Hitchcock tuttavia era più che convinto. Aveva il suo Diabolici, sapeva perfettamente che gli slasher e horror  (tutti film della Hammer, Universal, Allied Artist)  costavano poco e richiamavano al cinema migliaia di persone e poi voleva cimentarsi con un genere che di solito non apparteneva agli autori, ai grandi registi (ci provarono Hawks, La cosa da un altro pianeta, e altri). Ma alla Paramount erano contrari. Le ultime volte che aveva tentato qualcosa di diverso -Il ladro, La donna che visse due volte e La congiura degli innocenti- si rivelarono dei fiaschi. Questa roba con necrofilia e travestiti era pessima e non aveva nessuna classe (al contrario di La donna che...) e gliela bocciarono. Una rarità, lui che veniva sempre accontentato (solo Selznick gli disse no e da li in poi i rapporti si ruppero).
Hitchcock con la sua classica flemma si congedò dicendo "Benissimo, mi arrangerò da solo" il che avrebbe significato niente technicolor, niente stelle, pochi denari e tutti di tasca propria. Hitchcock era animato da una vendetta ora, verso chi non credeva in lui.