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giovedì 6 aprile 2017

Il bianco e il nero #54: King Kong, le origini di un Dio

Ma prima di aggiungere altro, signore e signori [...] lascerò che vediate con i vostri occhi la creatura più enorme su cui abbiate mai posato lo sguardo. Era un tempo il re e il dio del suo mondo, ma è arrivato qui come un prigioniero, come fenomeno da esibire in pubblico, per compiacere e soddisfare l'insaziabile curiosità di noi esseri umani. Signore e signori! Ecco a voi Kong, l'ottava meraviglia del mondo.

Dopo il notevole successo di pubblico e critica di Kong: Skull Island, il nuovo reboot o remake della storia di King Kong, viene spontaneo chiedersi da dove arrivi una storia simile, di un gorilla gigantesco che combatte contro dinosauri preistorici in un’isola tropicale e in alcune versioni, si arrampica sull’Empire State Building di New York. E’ una storia di documentaristi, varani e persino Via col vento.

lunedì 16 dicembre 2013

Il bianco e il nero #53: Olivia VS Joan, sorella ti odio

I married first, won the Oscar before Olivia did, and if I die first, she'll undoubtedly be livid because I beat her to it! - Joan Fontaine
Ci doveva essere qualcosa di formidabile nei geni del signor Walter Augustus de Havilland e consorte, Lilian Augusta, e magari nell'aria della Tokyo primi anni dieci del secolo scorso. Due figlie avute in quel periodo, -lontano dalla madre patria Brittania- Joan e Olivia, entrambe molto belle, molto talentuose e longeve (come il babbo, 96, e mamma, 89, dopotutto). Una di loro è venuta a mancare proprio oggi, a pochi metri dal secolo di vita. 
E l'altra probabilmente un po' ne ha gioito. Olivia, dopo una lotta famigliare durata più di 90 anni, ha avuto l'ultima definitiva parola. Hanno litigato per tutta la vita, come il più classico clichè da sorelle, ma se in giovane età al centro del contenzioso c'erano l'affetto materno o le caramelle, in età più matura si passò a un concorrenza sempre più serrata per accaparrarsi i migliori ruoli e contratti di Hollywood, gli amanti più belli e focosi e ovviamente lui, Oscar, la statuetta sognata da tutte le attrici del mondo.

martedì 26 novembre 2013

Frankenstein junior, ma non troppo - Lo speciale

Stasera, in molti cinema selezionati (quelli convenzionati con Nexo Digital) verrà proiettata la versione  restaurata e digitalizzata di Frankenstein Junior, il capolavoro della commedia firmata sir Mel Brooks uscita 39 anni fa in America. Wow che periodo gli anni 70.
Si conclude oggi la speciale Frankenstein Junior week iniziata il 19 novembre con il  grande ritorno del musical “mostruosamente divertente” omonimo, interpretato dal cast della Compagnia della Rancia, in scena al Teatro Brancaccio di Roma e in seguito in tutta Italia (controllate le date del tour) e proseguita il 20 novembre con l’uscita di “Frankenstein Junior – On stage Edition”, una nuova Edizione Limitata in Blu-ray e DVD che include anche un inedito speciale tratto dal backstage del musical. Festeggiamo anche noi allora, con un po' di curiosità sul film e i suoi interpreti.
Tirate fuori le vostre gobbe, andate in soffitta, sperate che arrivi il giusto fulmine, indossiamo lo smoking e la tuba e cantiamo in coro Puttin on the ritz!

Avete presente, sempre rimanendo in tema musicale, Walk this way degli Aerosmith? E' stata scritta e composta immediatamente dopo la visione di questo film. Steve Tyler e la sua band erano in pieno periodo lavorativo per il loro nuovo album ed erano giorni che non si prendevano una sosta. Una sera, stanchi e rimasti senza idee e fiato, se ne andarono al cinema per rilassarsi, ed in proiezione c'era proprio Frankenstein Junior. Tyler ebbe l'illuminazione alla frase "camini così - walk this way", quando Igor accompagna il dr. Frankenstein giù dalla scaletta della stazione.  Il giorno dopo nacque una delle canzoni più celebri del gruppo. E pensare che Brooks la voleva togliere...

lunedì 26 agosto 2013

Il bianco e il nero #52: Hedy Lamarr, la diva che inventò il cellulare e il Wi-Fi

"Devo smetterla di sposare uomini che si sentono inferiori a me. La fuori ci sarà un uomo che può essere mio marito senza sentirsi inferiore. Ho bisogno di un uomo inferiore superiore." Hedy tesoro, come si fa? Ma ti sei vista?

Molti di voi per raggiungere questo sito, probabilmente stanno usando una linea Wi-Fi con il proprio smart phone. E quanto è comodo averne una! Ti puoi spostare dove vuoi in casa tua o magari in giro per la tua città e usufruire delle gioie della rete senza per forza avere un collegamento fisso. E chi bisogna ringraziare per una simile scoperta? Un ampolloso professore americano con l'alito puzzolente e la forfora? Uno scienziato tedesco calvo con un braccio meccanico perso dopo uno dei suoi esperimenti? O magari uno studente asiatico di 20 anni tutto matematica e cartoni giapponesi? No nessuno di questi, fu una donna, una donna bellissima, giovane, un artista, un'attrice. Una dea di grande intelligenza, snobbata dal mondo della Scienza e usata ma mai accettata dal mondo del Cinema. Un'incompresa, forse un essere superiore per questo pianeta così insulso. Una che ancora prima di diventare qualcuno era già apparsa totalmente nuda sul grande schermo mentre copulava voracemente con un uomo qualunque. Una ragazza privata dal sorriso a soli vent'anni. Carnagione diafana, capelli ebano, occhi grigio-verdi e un fascino irresistibile. C'è chi la definì la donna più bella mai apparsa su uno schermo. Era Hedy Lamarr.

Hedy nacque Hedwig Kiesler il 9 novembre 1913 a Vienna figlia di una famiglia ebrea abbiente in cui babbo Emil era un businnessman di successo e mamma Gertrud era pianista. Per gran parte della sua infanzia, la vita fu uno spasso e rispecchiava le tappe tipiche delle famiglie alto-borghesi, per cui collegio in Svizzera, insegnanti privati, debutto in società etc... Hedy crebbe leggermente viziata e testarda. Già un bel tipetto.

lunedì 19 agosto 2013

Il bianco e il nero #51: La rivoluzione messicana e l'uomo dietro l'Oscar

"La conquista dell'Oscar può spesso essere seguita, quasi per reazione, da un periodo di depressione. [...] Una sorta di alchimia a rovescio: l'oro, una volta che lo si tiene tra le mani, diventa merda". Joseph L. Mankiewicz.

Quante volte abbiamo visto la scintillante statuetta del premio Oscar e quanti di noi sotto la doccia hanno inscenato un discorso di ringraziamento con lo shampoo a mo' di premio? Forse solo io, almeno per quanto riguarda la seconda, ma sono sicuro che chiunque di noi non disdegnerebbe un simile oggettino sopra il proprio caminetto o come fermacarte tra i propri cd.
Anche se molti attori non ammetteranno mai di sognarlo, tanti autori lo snobbano e gli spettatori più critici lo ritengono un premio datato, consegnato ogni anno non alla persona più talentuosa tra le papabili ma bensì a quella con più conoscenze, l'Oscar rimane uno dei più grandi obbiettivi da conquistare nella carriera di tutti coloro che si cimentano nel grande mondo del cinema.
Ma vi siete mai fermati un attimo a chiedervi da dove nasce quella tipica forma? Chi c'è dietro quel volto serio e quella spada minacciosa? Come mai si chiama Oscar? E chi diavolo sia questo Oscar? Bene, grazie a moi, oggi scoprirete tutto, ma proprio tutto quello che c'è da sapere così da impressionare i vostri amici al parco.

La vera storia dietro alla statuetta si snoda in due posti molto diversi tra loro e tuttavia non molto distanti: Los Angeles, più precisamente Hollywood, e le provincie settentrionali del Messico, quelle più vicine al confine americano. Partiamo però dalla prima zona.

Hollywood, anno del signore 1927.
Sala da ballo Crystal del Biltmore Hotel nel pieno centro di Los Angeles. L'intera sala è stata prenotata da

lunedì 12 agosto 2013

Il bianco e il nero #50: Cary Grant ci era o ci faceva?

"I have no plans to write an autobiography, I will leave that to others. I'm sure they will turn me into a homosexual or a Nazi spy or something else."

Con questo sole che picchia senza sosta, le proprie forze ridotte al minimo, le ascelle pezzate e la palpebra che cala inarrestabile, l'unica attività culturale  che ci sembra più fattibile è quella di cambiare canale al televisore o giochicchiare con lo smart phone. Ma una volta giunti in spiaggia, mentre si prende il sole e ci si annoia...che si fa? Si legge. Si comprano gli Harmony a 2 lire o le riviste scandalistiche (ci caschiamo tutti), perchè di meglio proprio non si riesce. L'impegno è rimasto a casa, anzi, è in vacanza anche lui, ma altrove.

E allora ecco una lettura da Novella 2000. Cary Grant era gay o no?
Una piccola premessa. Cary è uno dei miei attori preferiti, forse insieme a Bogart il mio preferito. Aveva un talento comico irraggiungibile, era dotato di una classe ineguagliabile e rendeva un film migliore, che fosse una commedia, una romanticheria o un dramma, solo con la sua presenza. Perciò che gli piacessero le donne o gli uomini, poco mi importa. Sia chiaro, mi importa poco anche se fosse stato un attorucolo di poco conto. Insomma, chi se ne frega dei gusti sessuali di un individuo, chiunque esso sia.

Però attorno a Grant sono circolate per anni queste voci insistenti su una sua presunta omosessualità. Una sorte toccata a tanti, come per esempio Rock Hudson, poi rivelatosi realmente tale, o come attualmente tocca a George Clooney (il Grant moderno?). Uomini bellissimi, circondati da donne ancora più belle fuori dallo schermo e sullo schermo, sicuri di se, ricchi, famosi.
Che sia solo invidia? Può darsi, e non c'è ancora oggi insulto peggiore per lavare un ingiustizia come "lui è più bello/ricco di me" che accusare qualcuno di essere una checca. Roba da quinta elementare ma sempre funzionante. Però com'è possibile accusarli di tale offesa, non è forse un paradosso? Sarebbe come accusare un capellone di essere calvo. Insomma, questi sono pieni di donne, le sposano pure sovente.

Tutto vero, ma è vero anche che questi uomini sono purosangue di scuderie rinomate da milioni di dollari mensili, che rispondono al nome di Warner Bros., Columbia, Paramount etc... le quali farebbero di tutto pur di nascondere una magagna legata a uno dei propri elementi, che sia la tossicodipendenza, la passione per l'alcol o per il gioco, fino appunto alle proprie deviazioni sessuali.
Se io vi spaccio un attore per un latin lover, per uno che tromba come un ossesso, così che, quando poi ve lo ritrovate in scena nel tentativo di corteggiare l'attrice co-protagonista, ci credete, o no? Se invece si dovesse rivelare tutta una finta (una recita? nel cinema?), non vi sembrerebbe tutto meno sincero? Meno bello? Gran gran chi se ne frega? Eh no, invece no, è ingiusto nei confronti del pubblico. Quindi meglio insabbiare tutto. Adesso arriviamo a Grant.

lunedì 5 agosto 2013

Il bianco e il nero #49: Classic noir: La morte corre sul fiume (1955)

La morte corre sul fiume
(titolo originale The Night of the Hunter)
 nelle sale inglesi il 26 luglio 1955, in Italia il 19 gennaio 1950.

Regista: Charles Laughton.
Sceneggiatore: James Agee, Davis Grubb (romanzo).
Direttore fotografia: Stanley Cortez.
Montaggio: Robert Golden.
Compositore: Walter Shumann.
Produttori: Paul Gregory.
Studio: United Artists, Columbia Pictures, MGM.
Interpreti: Lillian Gish, Robert Mitchum, Shelley Winters, James Gleason, Evelyn Warden.
Durata: 86 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

lunedì 29 luglio 2013

Il bianco e il nero #48: Classic noir: Il Terzo Uomo (1949)

Il terzo uomo
(titolo originale The Third Man)
 nelle sale inglesi il 31 agosto 1949, in Italia il 19 gennaio 1950.

Regista: Carol Reed.
Sceneggiatore: Graham Greene (anche racconto), Carol Reed.
Direttore fotografia: Robert Krasker.
Montaggio: Oswald Hafenrichter.
Compositore: Anton Karas, autore dell'unica canzone.
Produttori: Carol Reed, Alexander Korda, David O. Selznick.
Studio: Carol Reed's Production, London Film Productions.
Interpreti: Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard, Bernard Lee.
Durata: 98 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

domenica 21 luglio 2013

Il bianco e il nero #47: Classic noir: Niagara (1953)

Niagara
(titolo originale identico, in sudamerica Torrente pasional)
 nelle sale americane il 21 gennaio 1953.

Regista: Henry Hathaway.
Sceneggiatore: Charles Brackett, Walter Reisch, Richard L. Breen.
Direttore fotografia: Joseph MacDonald.
Montaggio: Barbara McLean.
Compositore: Sol Kaplan.
Produttori: Charles Brackett .
Studio: 20th Century Fox Corporation.
Interpreti: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter.
Durata: 85 minuti.
Colore: si.

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*Trama:

martedì 16 luglio 2013

Il bianco e il nero #46: Classic noir: Stasera ho vinto anch'io (1949)

Stasera ho vinto anch'io
(titolo originale The Set-up)
 nelle sale americane il 29 marzo 1949, in Italia il 4 febbraio 1950.

Regista: Robert Wise.
Sceneggiatore: Art Cohn, Joseph Moncure March (racconto).
Direttore fotografia: Milton R. Krasner.
Montaggio: Roland Gross.
Compositore: è privo di musica.
Produttori: Richard Goldstone, Dore Shary.
Studio: RKO Radio Pictures.
Interpreti: Robert Ryan, Audrey Totter, George Tobias, Alan Baxter, Percy Helton
Durata: 73 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

domenica 7 luglio 2013

Il bianco e il nero #45: Classic noir: Il diritto di uccidere (1950)

Il diritto di uccidere
(titolo originale In a Lonely Place)
 nelle sale americane il 17 maggio 1950.

Regista: Nicholas Ray.
Sceneggiatore: Andrew Solt, Edmund H. North, dal romanzo di Dorothy B. Hughes.
Direttore fotografia: Burnett Guffey.
Montaggio: Viola Lawrence.
Compositore: George Antheil.
Produttori: Henry S. Kesler, Robert Lord.
Studio: Columbia Pictures, Santana pictures.
Interpreti: Humphrey Bogart, Gloria Grahame, Jeff Donnell, Frank Lovejoy, Martha Stewart.
Durata: 90 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

martedì 2 luglio 2013

Il bianco e il nero #44: Classic noir:
La sanguinaria (1950)

Ed ora una serie di speciali su singoli film noir, i miei preferiti, i più atipici. 
La sanguinaria 
(Gun crazy noto anche come Deadly is the female)
nelle sale americane il 20 gennaio 1950.

Regista: Joseph H. Lewis.
Sceneggiatore: Dalton Trumbo, MacKinlay Kantor.
Direttore fotografia: Russell Harlan.
Montaggio: Harry Gerstad.
Compositore: Victor Young.
Produttori: Frank e Maurice King.
Studio: Pioneer/United Artists.
Interpreti: John Dall, Peggy Cummins, Russ Tamblyn (Bart a 14 anni), Berry Kroeger, Morris Carnovsky.
Durata: 86 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

lunedì 24 giugno 2013

Il bianco e il nero #43: Il delitto perfetto nel noir
La fiamma del peccato

Congiura e tradimento , amore e sesso, omicidio e delitto perfetto -sono i punti cardine del noir e gli elementi della trama de La fiamma del peccato. Di certo il delitto passionale o quello per interesse sono concetti che vantano origini ben più antiche del noir, ma la loro simultanea presenza in questa pellicola ha indotto molti a considerarla la perfetta quintessenza del genere. Che tuttavia assai di rado ritrae la perfezione; si assiste molto più spesso al fallimento di aspiranti criminali.
Speciale La fiamma del peccato, spoiler free ma magari è meglio se l'avete visto.

Lo squallore de La fiamma del peccato attinge a varie fonti ispiratrici: a una prima impressione il film sembra riconducibile all'omonimo racconto di James M. Cain, apparso per la prima volta a episodi sul periodico Liberty tra il '35 e il '36. Ma non bisogna dimenticare il primo romanzo di Cain, Il postino suona sempre due volte del 1934, un racconto di morte e delitti che somiglia molto al successivo. Ma prima ancora di pubblicare il libro d'esordio -un trattato dal titolo Our governement- lo scrittore lavorava come reporter per il New York World, ed era uno dei tanti a seguire il sensazionale processo a carico di una coppia, Ruth Snyder e Judd Grey, due criminali falliti che si accusarono a vicenda e finirono sulla sedia elettrica.

lunedì 17 giugno 2013

Il bianco e il nero #42: I sottogeneri del Noir - Caper e Evasione

Generi a sè stanti, sottogeneri, poco importa, queste due tipologie di film sono entrate nella vasta famiglia del Noir agli inizi degli anni 50, quindi con una decina d'anni di ritardo. Due generi separati, ma se vogliamo contigui -il primo potrebbe benissimo finire dove il secondo inizia- con protagonisti dei piccoli criminali, all'aria aperta o tra le costringenti sbarre di un penitenziario.
Lo schema del caper (che deve il suo nome molto probabilmente dal termine italiano capriole, ovvero quelle che devono fare i protagonisti per fuggire dalla polizia) è abbastanza semplice: si inizia con un piano, ordito da un uomo, magari un esperto, magari un ex criminale che ora vuole tornare in gioco per problemi finanziari. Raduna qualche amico, qualche collega e speiga cosa vuole fare, una rapina. Inizia quindi il reperimento di informazioni, armi, esplosivi, altri esperti in alcuni campi, l'osservazione del luogo, delle guardie, del sistema di sicurezza e chiaramente la progettazione del piano di fuga, a colpo compiuto. Secondo atto rappresentato dal colpo in se. Molta tensione, niente va mai come stabilito, scontri a fuoco e la fuga. può andare bene, può andare male -ma se è un noir.... La conclusione dipende, bisogna spartire il bottino, ci sono litigi, si crede di essere al riparo e invece, o alcune volte si scopre di essere stati raggirati e quindi di aver rischiato la vita per nulla. Uno schema classico e riconoscibile, ma non sempre fisso.

Il primo.

domenica 9 giugno 2013

Il bianco e il nero #41: I sottogeneri del Noir - Il Docu-noir

Ok, fin qui semplice. Riconoscere un film noir sembra un gioco da ragazzi. Abbiamo capito lo stile, le riprese, gli elementi principali e i suoi protagonisti. Quindi quando manca qualcosa delle cose appena elencate non è un noir, o meglio, magari ne può mancare uno o due ma non di più, giusto? Sbagliato. 
E' ben più complicato di quanto sembra. Per esempio, una sorta di documentario, può essere un noir, un classico film di evasione (letteralmente) lo potrete trovare catalogato sotto noir, idem per certi drammi storici o quei film che hanno tutto per essere dei gialli ma che invece non lo sono. Va bene, l'ho detto, non è semplice -e forse neanche importante, anche io non amo molto catalogare e etichettare- ma nelle prossime puntate cercherò di rendere la nebbia meno fitta analizzando i sottogeneri e dedicando alcuni numeri interi a un film particolare per volta, quelli che mai avreste giurato che sono noir.
Oggi tocca al docu-noir, a metà tra un film e un mockumentario.

Una delle caratteristiche del noir è proprio quella di essere terra terra, realistico, di parlare di cose concrete e reali e quindi di parlare del quotidiano, della società in cui viviamo ogni giorno. Certo il lato oscuro, quello che non vediamo, quello che si nasconde nel sottosuolo, che esce la notte e che si nasconde nei vicoli bui. 
Molto spesso dentro queste pellicole c'è una amara quanto sincera analisi sociologica e antropologica, degna di un documentario. Non è un caso che queste pellicole fossero viste malamente dai benpensanti, quelli dei telefoni bianchi, quelli con la paura dei rossi, quelli che guai criticare la pura e florida America.
E siccome questi erano una buona fetta di pubblico, anche le major (e ne abbiam già parlato) preferivano evitare di fare questi film "scomodi" e dall'incasso incerto e potenzialmente nullo.
Intanto in Europa una certa guerra stava finendo e il cinema tornava a respirare oltre che a far uscire i film realizzati sotto i bombardamenti e in gran segreto. Capolavori come Paisà (1946), Ladri di biciclette (1948), Germania anno zero (1948) e Roma città aperta (1945) raccontavano di un Italia distrutta dal conflitto mondiale e della difficile ripresa e ritorno alla vita normale. Girati con pochi soldi, in esterni -ovviamente impensabile girare negli studios- con attori non professionisti e con tecniche nuovissime, improvvisate, furono i primi grandi mattoncini de il neorealismo.
Quando arrivarono in America furono una piacevolissima scoperta. Si possono fare film, bellissimi, con due lire. Non siamo più schiavi di pubblico e produttori. Dopo l'espressionismo tedesco e il realismo poetico francese, il neonato genere americano viene così influenzato da una nuova corrente, il neorealismo italiano.

I noir cominciarono a distaccarsi dai romanzi, hard boiled e non, e iniziarono ad attingere da fatti di cronaca tratti da giornali, riviste e archivi aperti al pubblico. Le scene girate in studio vennero montate con quelle girate in esterni, nelle grandi città americane. In Chiamate Nord 777, ispirato a un articolo del Chicago Time, si narra la storia dle reporter P.J. McNeal (James Stewart), che tenta di difendere una donna delle pulizie il cui figlio è stato ingiustamente arrestato. Ne La città nuda (1948) il narratore riassume il tono documentaristico nella nota frase "Vi sono otto milioni di storie nella città, ed eccone una".

domenica 2 giugno 2013

Il bianco e il nero #40: I protagonisti del noir - Il detective

detective s. ingl. (pl. detectives); in it. s.m. e f. inv. (o pl. orig.), pr. adatt. Investigatore, spesso privato || persona munita di apposita licenza che effettua indagini per conto di privati.
Se Il Mistero del Falco (1941) è unanimemente riconosciuto come la prima pellicola del periodo classico noir, l'investigatore privato ne rappresenta un'icona sin dagli esordi. Il prototipo del protagonista noir nasce dalla penna degli scrittori della scuola hard-boiled, fornendo un alternativa ai classici casi di omicidio/gialli che avevano dominato la scena dei detective films dall'epoca del muto sino agli anni 30. Questi nuovi film rappresentano un tentativo di rompere i legami con gli infiniti capitoli di Sherlock Holmes o Philo Vance o L'uomo ombra. Il nuovo mondo creato dal noir è molto più oscuro, cinico, mortale.
I creatori di questo nuovo mondo -e di qeusta nuova visione del mondo- si resero presto conto che dovevano creare anche un nuovo eroe completamente da zero. Non un solo tipo per tutti, ma una vasta gamma di variazioni del tipico personaggio di questo genere di film, in modo da coprire tutto il sottobosco della città e dei suoi crimini.
I primi esempi di investigatore al cinema si possono vedere nel già citato Il Mistero del falcoLo sconosciuto del terzo piano (1940). Molto meno celebrato, questa seconda pellicola di Boris Ingster, vede un reporter ingiustamente accusato di aver ucciso il suo fastidioso vicino di casa. Tramite un sogno, una lunga allucinazione, riuscirà a rintracciare il colpevole, ma a risolvere il caso sarà la sua fidanzata. Nonostante l'happy ending finale (su cui non aggiungo altro) il film è un esempio del nuovo stato d'animo che dilaga in questo nuovo genere e precedentemente sconosciuto, fatto di cinismo, di sfortuna e soprattutto di mal fidenza sia nel sistemo giudiziario che nelle grandi città dopo il tramonto, nei suoi vicoli e corridoi dei grandi palazzi. 

lunedì 27 maggio 2013

Il bianco e il nero #39: I protagonisti del noir - La femme fatale

loc. sost. f. inv. Donna fatale, affascinante e perfida seduttrice.
Prendi una donna con un passato scomodo e un uomo senza un futuro. Come per ogni grande uomo, non esiste un noir senza una donna dietro. Paradossalmente, uno dei generi più sessisti, vede tra le sue colonne portanti proprio il genere femminile. 
Dei tre tipi di donna del noir (gli altri sono la moglie devota e la fidanzatina/brava ragazza), la femme fatale rappresenta il più diretto attacco alla tradizionale femminilità e al nucleo familiare. Si rifiuta di interpretare i ruoli di mogliettina perfetta o madre amorevole che la società le impone. Trova che il matrimonio sia confinante, privo di amore, privo di sesso e sciocco, e usa così tutta la sua astuzia e la sua carica sessuale per ottenere una totale indipendenza.
Solitamente non viene vinta dall'amore per l'eroe di turno, lei è l'eroina, o per lo meno si sente tale. Non ha bisogno di aiuto, non lo cerca, anzi, anche davanti alla propria autodistruzione, preferisce affrontarla in solitudine che costringersi a supplicare l'aiuto di un uomo.
La classica femme fatale ricorre all'omicidio per ottenere la libertà da una relazione insopportabile con un uomo che cerca di possederla e imprigionarla, come se lei fosse un semplice oggetto, di sua proprietà. Nei noir le donne sono spesso rappresentate in tale modo, ricchi premi, laute ricompense, oggetti del desiderio. In Situazione pericolosa tre uomini discutono di una donna, uno dice "Le donne sono tutte uguali" e un altro gli risponde "Bè, bisogna averle attorno, sono un'equipaggiamento standard"". Questa attitudine, che prevede che siano appunto un'equipaggiamento standard è ben compreso dalle stesse donne che si sentono intrappolate da mariti o amanti e da un istituzione -il matrimonio- che permette questo trattamento possibile. Per la femme fatale il matrimonio è quindi sinonimo di noia, infelicità e assenza di desiderio sessuale o di amore romantico.
Phyllis Dietrichson (Barbara Stanwyck) in La fiamma del peccato descrive la sua relazione con il marito, in questa maniera "E' come se lui mi guardasse. Non che gli importi, non più almeno. Ma mi tiene al guinzaglio, così stretto che non mi lascia respiro". Questo dialogo avviene in casa, nel salotto, luogo ogni sera di interminabili ore e spazio comune di due persone che si odiano e non si possono sopportare. L'omicidio è l'unico modo per togliersi le catene, ed è causato dalla mancanza assoluta di attenzione e di affetto da parte del compagno.

Altrettanto spesso accade che queste giovani e bellissime donne sono sposate con uomini vecchi, brutti e/o malfermi. Come Cora (Lana Turner) in Il postino suona sempre due volte, o Rita Hayworth in Gilda e La signora di Shangai o la stessa Phyllis.
E così l'eroe di turno, il protagonista della nostra storia, giovane, fuori dagli schemi, appetibile, rappresenta sia una via di fuga che un valvola di sfogo, sia un amore fugace che un mezzo per raggiungere la propria indipendenza. La femme fatale non ama, usa, non può legarsi a un uomo, non in questa situazione per lo meno. Una volta che il nuovo maschio ha compiuto il suo scopo, viene appallotolato e buttato via, sennò il circolo si compirebbe di nuovo e si ritroverebbe in un altro matrimonio senza amore. Inoltre, il semplice tradimento del proprio compagno, rappresenta una trasgressione a cui è impossibile rinunciare. Una trasgressione che negli anni 40-50 era ancora particolarmente forte.
Altro segno della sterilità del matrimonio è la totale o quasi assenza di figli. Può capitare che esista una coppia con un figlio, sempre cresciutello, non piccolo, ma è evidente che egli è del marito che l'ha avuto da una relazione precedente, il che implica un'attività sessuale ferma al palo da molti anni.
La casa infine, il focolare, non fa che intensificare questa atmosfera di gelo e intrappolamento per la donna sposata. Le protagoniste camina e camminano da un lato all'altro del salotto, come fiere in gabbia, con una sola finestra, con tanto di inferriate, come unico occhio sul mondo esterno.
La messa in scena e l'illuminazione di questi ambienti, non fa che aumentare l'idea di trappole o di mausolei. Letti divisi, scale ripide e anguste, divisori che spezzano in due una sala - come se una parte fosse di lui e una di lei- o ancora ombre, buio, fumo. Case piene zeppe di ritratti troppo grandi, ninnoli, bocce per pesce; in una parola claustrofobiche.
Tutto questo è in ampio contrasto con l'idea di casa, sede di sicurezza, amore, calore e appagamento. Tutte queste cose, derivanti da un'unione felice e sana, sono assenti nei film noir.

Una donna indomabile. Il suo corpo, i suoi vestiti, le sue parole, le sue azioni, e la sua capacità di tenere lo sguardo della macchina da presa, creano un'immagine di grande carica sessuale che sfida i tentativi da parte degli uomini della sua vita, e del film stesso, di controllarla o di riportarla alla sua "corretta sfera" di donna.
Anche nei pochi film in cui lei è infine convertita in un ruolo più tradizionale, la violenza e la potenza della sua ribellione contro questo ruolo impostole supera questo cambiamento e nell'immaginario dello spettatore, rimane la donna terribile e sregolata che è stata in precedenza.
I film noir creano questa immagine di donna forte, senza freni, quindi tentano di contenerla distruggendo la femme fatale o convertendola a una femminilità più tradizionale. Ma la femme fatale non può essere piegata così facilmente - anche se questa è l'intenzione del film, il suo sporco lavoro è ormai fatto, riesce efficacemente a minare i valori della famiglia tradizionale, perchè le sue tragsressioni costituiscono un'immagine più duratura, nella mente dello spettatore, che piuttosto la sua punizione finale. Nonostante la punizione rituale di questi atti di trasgressione, la vitalità di cui sono dotati, produce un eccesso di senso che non può, infine, essere contenuto, smacchiato.
Cosa ricordiamo all fine del film? Una donna punita giustamente o una donna potente, libera, pericolosa?

La femme fatale riesce nel suo intento perchè è una fredda, cinica, calcolatrice e manipolatrice, ben a conoscenza dei suoi mezzi, e della sua bellezza. Non esiste la procreazione ma il sesso come mero mezzo per ottenere piacere, e l'uomo è solo un tramite. Il suo erotismo, non viene mai nascosto, anzi è la prima cosa che viene fatta notare -a volte è proprio il protagonista maschile, raccontando con un flashback, a mettere subito in luce le forme e sessualità della signorina di turno- tipica infatti è la ripresa dal basso, che indugia sulle interminabili gambe, sinuose e pericolose come una curva stradale.
Persino quando non è in scena, la femme fatale aleggia nell'aria, è una presenza irremovibile da ogni fotogramma della pellicola. Alcune volte, anche dopo la morte, rimane in scena, rimane nel film. In Vertigine, è sempre presente un enorme ritratto raffigurante la femme fatale, Laura (Gene Tierney). Il detective assunto per scoprire chi l'ha uccisa, non l'ha mai conosciuta, eppure se ne innamora, si innamora della sua immagine, della sua presenza. Il "ritorno dalla tomba" di Laura infine, è il completamento della sua affermazione del suo potere e della sua indipendenza.
Non sempre la femme fatale va incontro a un finale negativo per se e per il film. Vi sono alcuni esempi dove finisce per sottomettersi allo status quo e innamorarsi dell'eroe (La fuga (Lauren Bacall) o Una donna nel lago (Audrey Totter), che hanno in comune anche la particolare della soggettiva) ma come già detto, sono salvataggi all'ultimo minuto, che non cancellano la vera essenza dela donna che abbiamo conosciuto in precedenza.

Le sospettate.
Per aiutare voi e noi a individuarle, diramiamo ora una serie di identikit di possibili femme fatale. Non tutte loro lo sono, almeno non sempre, ma è meglio diffidare o quanto meno, sapere a cosa si va incontro. A volte è meglio correre il rischio e divertirsi con loro.

lunedì 20 maggio 2013

Il bianco e il nero #38: Il noir, una piccola guida.

. agg. Di genere letterario o cinematografico che racconta storie paurose, raccapriccianti e violente, ambientate in atmosfere tenebrose; di romanzo, racconto o film appartenente a tale genere; in it. nero.
Recentemente ho preso coraggio, e portafoglio, e mi sono deciso a comprare il mio primo libro fotografico. Con questo particolare tipo ho sempre avuto un rapporto contradditorio; da una parte non li ho mai voluti, sono solo foto, le posso trovare online, cosa me ne faccio, costano troppo, dovrei esporli ma non sono poster o quadri. Dall'altra li volevo tutti, sempre bellissimi, con foto magnifiche e introvabili ovunque, stampati su formati enormi e con carta patinata profumata e avvolgente. E quindi ne ho preso finalmente uno. 
Si tratta di Il noir di Alain Silver e James Ursini a cura di Paul Duncan (edito da Taschen, leader del settore). E' un libro meraviglioso con all'interno un centinaio di foto sui set/di film noir dagli anni 30 ai primi anni 60. Una gioia per gli occhi. D'altronde, rimanendo nell'ambito cinema, penso che il noir insieme alla fantascienza sia il genere che merita di più un libro fotografico.
Non è solo composto da foto tuttavia, ma ci sono anche alcuni esaustivi capitoletti che raccontano e spiegano cos'è questo genere semi morto, versatile come pochi e poco conosciuto. Tutto ciò mi ha dato l'ispirazione per una serie di episodi di questa rubrica per analizzare ed approfondire il noir, passando da un'approfondimento di tutti i sotto generi, ai suoi protagonisti e protagoniste, dai suoi luoghi, ai suoi elementi principe, e poi i suoi registi, i suoi esempi più fulgidi fino al noir oggi. Spero vi interesserà.
Fine premessa e introduzione.

Che cos'è il noir?
Sopra vi ho messo una definizione da dizionario (ormai chi va più a guardare quei grossi e polverosi libri? Nell'epoca di wikipedia, di yahoo answer di tutto il resto) ma non restituisce a pieno quello che il noir è veramente e soprattutto la sua complessità. Se ne sono dette di tutti i colori a riguardo: è una variante del
poliziesco; è una variante si ma solo americana, massimo francese; è una variante del giallo; vede per protagonista sempre il cattivo o un anti eroe; no, vede protagonisti i buoni o degli anti eroi; si ma sottoforma di un detective privato...etc... Diciamo che è tutto questo e che nessuna di queste esclude le altre.
Il noir, che con il francese ha in comune pressoche nulla, è un genere prettamente americano nato agli inizi degli anni 40. Le sue radici sono profonde e molteplici, dal punto di vista letterario il genere ha attinto a piene mani da opere di giallisti hard-boiled (semplificando, branca del giallo, spesso con protagonista un detective, perchè di genere deduttivo) come Hammet (Il falcone maltese), Chandler (tutta la serie con Marlowe), Cain (Il postino suona sempre due volte), Goodis (Non sparate sul pianista) e Woolrich (La sposa era in nero). Ma altrettanto significativa è stata l'influenza di scrittori naturalisti come Zola o Hemingway, soprattutto per i dialoghi e la prosa schietta ma poetica.
Sul piano formale invece l'unica influenza determinante fu l'espressionismo tedesco con il suo chiaroscuro, le inquadrature distorte e le figure simboliche. Non sorprende che i valori dell'espressionismo fossero assorbiti da questo movimento cupo e oscuro, ma ha certo avuto un peso il fatto che i più grandi registi del noir classico - Lang, Preminger, Siodmak, Wilder, Ulmer, Tourneur, Renoir- fossero emigrati dall'Europae avessero lavorato in Francia e Germania dove per oltre un decennio i movimenti artistici dominanti erano stati il realismo poetico e l'espressionismo. 
Terza ma non meno importante influenza fu la grande diffusione negli anni 30 e 40 dell'esistensialismo e della psicologia freudiana. Entrambe le teorie erano incentrate tanto sull'assurdità dell'esistenza che sull'imprescindibile ruolo giocato dal passato nelle azioni dell'individuo e trovarono terreno fertile in una nazione messa in ginocchio dalla depressione economica prima e dalla seconda guerra mondiale poi; due temi fondamentali del noir, il fantasma del passato e il fatalismo, attingono direttamente a queste fonti.

lunedì 13 maggio 2013

Il bianco e il nero #37: La volta in cui Natalie andò a fare un giro in barca

"At night, when the sky is full of stars and the sea is still you get the wonderful sensation that you are floating in space" .

7 luglio 2012. Il fascicolo n° XXXX (no il numero non lo so) con nome Natalie Wood poco sotto, viene riaperto da un impiegato di un ufficio di polizia di Los Angeles. Su richiesta del medico legale Lakshmanan Sathyavagiswaran (vi sfido a ripeterlo 3 volte senza errori), pochi mesi prima era stato riesumato il cadavere della famosa attrice per ulteriori controlli "in seguito all'emersione di non meglio identificati nuovi elementi".  Il medico ha ravvisato segni mai notati prima sulle braccia, sul collo e sulle gambe della donna, e ha deciso di cambiare il certificato di morte, attribuendo il decesso ad "annegamento e altre cause non definite". In sostanza, Sathyavagiswaran non se la sente di escludere la possibilità che la donna sia stata aggredita prima di cadere in acqua. Boom! Lo scoop del secolo. 
Vi siete persi? Non sapete di cosa sto parlando? State ancora cercando di ripetere il nome del medico? Urge un riassunto e soprattutto molte spiegazioni. Perchè è molto strano che un cadavere venga riesumato dopo 31 anni (e ancora più strano è che ci sia ancora della carne attaccata, visto che il medico ha trovato segni e lividi sul collo e sulle gambe. In formalina da 31 anni?) e perchè la morte della donna avvenne in una situazione che alimentò dubbi fin dal principio. 

29 novembre 1981. Isola di Santa Catalina, la più grande dell'arcipelago delle Channel Islands. Situata a pochi kilometri di distanza dalla costa californiana e qualcuno in più dal confine messicano. E' un paradiso in terra e meta di fughe di molti divi dello star system hollywoodiano. Basta prendere il proprio yacht ancorato a Los Angeles e dopo qualche decina di minuti ritrovarsi in un oasi di pace, sole e mare.
Da qualche ora, li in zona, si erano appena concluse le riprese di Brainstorm generazione elettronica di Douglas Trumbull, un filmetto di fantascienza che ha ottenuto fama nei successivi anni non certo per la sua qualità intrinseca ma per il motivo di cui vado a parlare. Alcuni membri del cast hanno deciso di fermarsi qualche giorno e godersi una piccola vacanza. L'attrice principale, Natalie Wood e il suo collega e amico Christopher Walken, decidono di chiamare il marito di lei, anch'esso attore, Robert Wagner e gli dicono di raggiungerli e portarsi dietro lo Splendour (nome preso dal film Splendore dell'erba, il preferito da Natalie tra quelli da lei interpretati) il mega yacht di famiglia di 55 piedi. 
Seguono momenti di gioia insieme, tra risate e scherzi, tipico di una compagnia gioviale. Fino alla serata del 28 novembre e le prime ore del giorno successivo. Quella sera il gruppo scende a riva per festeggiare il giorno del ringraziamento in un ristorante. Bevono moltissimo, come ricordano alcuni testimoni, e Natalie flirteggia con Walken, causando un mezzo litigio. Dopo risalgono a bordo dello yacht, ancorato nel porto.
La notte Natalie si sveglia, cammina su e giù, da poppa a prua e viceversa, forse perchè il sonno le era passato o forse nel tentativo di ritrovarlo. All'improvviso, probabilmente perchè ancora alticcia, scivola e cade in acqua. Non è chiaro cosa succede subito dopo, e approfondirò a breve. Verso mezzanotte e venti, il capitano Denis Davern si accorge che manca il dinghy (una piccola scialuppa di 12 piedi) ma non si scompone. Alle 3.30, Wagner chiama la guardia costiera quando si accorge che Natalie non c'è. Le ricerche durano fino alle 7.30 quando gli elicotteri trovano il corpo a qualche centinaio di metri di distanza.
Dobbiamo tornare ancora un pò indietro prima di approfondire al meglio la nottata.

domenica 5 maggio 2013

Il bianco e il nero #36: La diva e il gangster (e la figlia).

"Trash is something you get rid of - or disease. I'm not something you get rid of." Lana Turner.
Altro che Belen e Corona. Altro che un finto duro con mille tatuaggi e con la faccia da schiaffi. Altro che una finta diva con tanto di filmino osè visto da mezzo mondo. Una volta le cose si facevano seriamente. Eh ai miei tempi! Questa è la storia dell'amore, finito malamente, tra una delle più famose, chiacchierate e scandalose dive anni 40-50 e un vero gangster, uno che sparava, uccideva e rapinava le banche per davvero e che la prigione non l'ha mai vista perchè temuto da un intera città. Ma è anche la storia di una povera bambina, divenuta celebre suo malgrado, e si anche di Sean Connery e di un certo oscar.
Ah ma lo sapete che Lana Del Rey deve il suo nome d'arte proprio alla Turner? (Del Rey invece al modello Ford. Eh oh, a me Lana Del Rey piace un frego). Mentre To stomp in inglese significa calpestare, nomen omen.

Los Angeles, 4 aprile 1958, venerdì santo, sera, verso le 10-11. Siamo dalle parti di North Bedford Drive, zona Beverly Hills, dal numero civico 730 si sentono degli schiamazzi. I vicini neanche si lamentano o vanno a vedere cosa succede, ormai è la prassi, che sia pieno pomeriggio, mattina o sera come adesso. La lite è tra un uomo e una donna, una coppia che ha preso in affitto la casa qualche mese prima. Lei è una famosissima diva del cinema, mentre lui, sulla carta ha un negozio di articoli da regalo, ma in realtà è un semplice gigolò. Anzi, è un gigolò con la passione per il gioco d'azzardo. Anzi, è tutto questo ma è principalmente un ex gangsters, uno di quelli che ha ucciso parecchia gente, ex guardia del corpo personale di Mickey Cohen, il boss supremo di Los Angeles. 
Poco dopo squilla il telefono dell'avvocato di Jerry Geisler, il più famoso avvocato in città, con nel palmares clienti come Busby Berkeley, Erroll Flynn (si, la volta dello stupro), Robert Mitchum, Charlie Chaplin, la madre di George Reeves (si, poco dopo il suo suicidio) e molti altri. "Sono Lana Turner. È successa una cosa terribile. Può venire a casa mia?". L'avvocato esce di corsa di casa imbocca la North Bedford e arriva a casa dell'attrice. Gli viene aperto dalla donna, zampillante come una fontana. Tutta la camera da letto è sotto sopra e proprio li in mezzo, sul tappeto rosa, giace senza vita, con una enorme chiazza rossa sottostante, un uomo. In un angolo la figlia di Lana, Cheryl, sotto shock, bianca come un lenzuolo.
Dopo aver deciso bene cosa dire alla polizia e alla stampa, molto più importante chiaramente, vennero chiamati tutti quanti, compresa, massì, un'ambulanza. La causa della morte venne decretata come "pugnalata all'addome, che ha penetrato il fegato e l'aorta, provocando una massiccia emorragia".