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lunedì 17 giugno 2013

Il bianco e il nero #42: I sottogeneri del Noir - Caper e Evasione

Generi a sè stanti, sottogeneri, poco importa, queste due tipologie di film sono entrate nella vasta famiglia del Noir agli inizi degli anni 50, quindi con una decina d'anni di ritardo. Due generi separati, ma se vogliamo contigui -il primo potrebbe benissimo finire dove il secondo inizia- con protagonisti dei piccoli criminali, all'aria aperta o tra le costringenti sbarre di un penitenziario.
Lo schema del caper (che deve il suo nome molto probabilmente dal termine italiano capriole, ovvero quelle che devono fare i protagonisti per fuggire dalla polizia) è abbastanza semplice: si inizia con un piano, ordito da un uomo, magari un esperto, magari un ex criminale che ora vuole tornare in gioco per problemi finanziari. Raduna qualche amico, qualche collega e speiga cosa vuole fare, una rapina. Inizia quindi il reperimento di informazioni, armi, esplosivi, altri esperti in alcuni campi, l'osservazione del luogo, delle guardie, del sistema di sicurezza e chiaramente la progettazione del piano di fuga, a colpo compiuto. Secondo atto rappresentato dal colpo in se. Molta tensione, niente va mai come stabilito, scontri a fuoco e la fuga. può andare bene, può andare male -ma se è un noir.... La conclusione dipende, bisogna spartire il bottino, ci sono litigi, si crede di essere al riparo e invece, o alcune volte si scopre di essere stati raggirati e quindi di aver rischiato la vita per nulla. Uno schema classico e riconoscibile, ma non sempre fisso.

Il primo.

domenica 9 giugno 2013

Il bianco e il nero #41: I sottogeneri del Noir - Il Docu-noir

Ok, fin qui semplice. Riconoscere un film noir sembra un gioco da ragazzi. Abbiamo capito lo stile, le riprese, gli elementi principali e i suoi protagonisti. Quindi quando manca qualcosa delle cose appena elencate non è un noir, o meglio, magari ne può mancare uno o due ma non di più, giusto? Sbagliato. 
E' ben più complicato di quanto sembra. Per esempio, una sorta di documentario, può essere un noir, un classico film di evasione (letteralmente) lo potrete trovare catalogato sotto noir, idem per certi drammi storici o quei film che hanno tutto per essere dei gialli ma che invece non lo sono. Va bene, l'ho detto, non è semplice -e forse neanche importante, anche io non amo molto catalogare e etichettare- ma nelle prossime puntate cercherò di rendere la nebbia meno fitta analizzando i sottogeneri e dedicando alcuni numeri interi a un film particolare per volta, quelli che mai avreste giurato che sono noir.
Oggi tocca al docu-noir, a metà tra un film e un mockumentario.

Una delle caratteristiche del noir è proprio quella di essere terra terra, realistico, di parlare di cose concrete e reali e quindi di parlare del quotidiano, della società in cui viviamo ogni giorno. Certo il lato oscuro, quello che non vediamo, quello che si nasconde nel sottosuolo, che esce la notte e che si nasconde nei vicoli bui. 
Molto spesso dentro queste pellicole c'è una amara quanto sincera analisi sociologica e antropologica, degna di un documentario. Non è un caso che queste pellicole fossero viste malamente dai benpensanti, quelli dei telefoni bianchi, quelli con la paura dei rossi, quelli che guai criticare la pura e florida America.
E siccome questi erano una buona fetta di pubblico, anche le major (e ne abbiam già parlato) preferivano evitare di fare questi film "scomodi" e dall'incasso incerto e potenzialmente nullo.
Intanto in Europa una certa guerra stava finendo e il cinema tornava a respirare oltre che a far uscire i film realizzati sotto i bombardamenti e in gran segreto. Capolavori come Paisà (1946), Ladri di biciclette (1948), Germania anno zero (1948) e Roma città aperta (1945) raccontavano di un Italia distrutta dal conflitto mondiale e della difficile ripresa e ritorno alla vita normale. Girati con pochi soldi, in esterni -ovviamente impensabile girare negli studios- con attori non professionisti e con tecniche nuovissime, improvvisate, furono i primi grandi mattoncini de il neorealismo.
Quando arrivarono in America furono una piacevolissima scoperta. Si possono fare film, bellissimi, con due lire. Non siamo più schiavi di pubblico e produttori. Dopo l'espressionismo tedesco e il realismo poetico francese, il neonato genere americano viene così influenzato da una nuova corrente, il neorealismo italiano.

I noir cominciarono a distaccarsi dai romanzi, hard boiled e non, e iniziarono ad attingere da fatti di cronaca tratti da giornali, riviste e archivi aperti al pubblico. Le scene girate in studio vennero montate con quelle girate in esterni, nelle grandi città americane. In Chiamate Nord 777, ispirato a un articolo del Chicago Time, si narra la storia dle reporter P.J. McNeal (James Stewart), che tenta di difendere una donna delle pulizie il cui figlio è stato ingiustamente arrestato. Ne La città nuda (1948) il narratore riassume il tono documentaristico nella nota frase "Vi sono otto milioni di storie nella città, ed eccone una".

lunedì 24 settembre 2012

Il bianco e il nero #15: I comunisti invadono Hollywood

"Questo è l'inizio dei campi di concentramento americani!" Dalton Trumbo.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, gli Stati Uniti sperimentarono un'intensa agitazione politica. La preoccupazione dominante era la diffusione del comunismo, ed in seguito alla vittoria comunista in Cina nel 1949 e l'inizio della guerra di Corea, la paura si intensificò andando ad'interessare tutti i livelli della vita americana, tra cui l'industria cinematografica di Hollywood.
Ci furono inoltre problemi correlati, come l'opposizione allo sviluppo di un settore a livello sindacale a Hollywood e la determinazione dei gruppi conservatori e di destra nello smantellamento di molti dei programmi liberali sviluppati durante la presidenza Roosevelt.
A partire dal 1947, elementi della sinistra liberale di Hollywood furono sottoposti a forti pressioni, e molti furono costretti a lasciare il settore, mentre altri subirono l'umiliazione di denunciare i loro orientamenti e fornire alla Commissione Parlamentare per le Attività Antiamericane (HUAC) nomi di amici e colleghi. Alcuni sono stati anche invitati a lavorare per l'Anti-communist Film come Howard Hughes con il suo Ho sposato un comunista (1949), che uscì anche con il titolo Donna al molo 13. Altri, meno fortunati perchè non collaborativi, ebbero un destino diverso (e parlerò proprio di uno di loro).

Il cambiamento del clima politico dopo il 1947 ha fatto sì che film come Odio Implacabile (1947) e Barriera Invisibile (1947), con le loro critiche di antisemitismo negli Stati Uniti, non fossero più possibili. In realtà, era praticamente impossibile la produzione di film con evidenti, o letterali, sentimenti liberali dopo il 1947-1948. Film di questo tipo sono stati sostituiti da un ciclo dei cosiddetti caper film (o heist movie, film di rapine o colpi criminali insomma), che, in alcuni casi, hanno comunque mantenuto quella capacità dei film noir di critica ai vari aspetti del capitalismo - anche se queste critiche furono pesantemente camuffate.
Il genere noir era figlio di una comunità composta da comunisti, socialisti e liberali che andavano tenuti strettamente sotto controllo d'ora in poi, in un periodo post-guerra ancora difficile e pieno di contrasti. Attori, scrittori, registi e produttori come Jules Dassin, Edward Dmytryk, Robert Rossen, Abraham Polonsky, Dalton Trumbo, Elia Kazan, Clifford Odets, Nicholas Ray, Cy Endfield, John Garfield, Lee J. Cobb, Howard Da Silva, Karen Morley, Sterling Hayden, John Huston, Humphrey Bogart, e Robert Ryan furono tutti toccati dal maccartismo e in alcuni casi iscritti a una lista nera, che non permetteva più di lavorare a meno che non si emigrasse dagli Stati Uniti. 
Trattati come traditori e spie, queste persone venivano allontanate da qualsiasi studios e benchè il periodo sia durato relativamente poco, per molti significò la fine della carriera e l'oblio perenne.