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venerdì 30 giugno 2017

Il bianco e il nero #55: La vita di Margaret Mitchell prima di Via col vento


Dedicato a Emy Otto

"La vita non ha nessun obbligo di darci ciò che ci aspettiamo"
Margaret Mitchell

Era il 30 giugno del 1936 quando uscì in alcune librerie americane il romanzo dal titolo Via col vento. Autrice era una sconosciuta Margaret Mitchell, giornalista con alle spalle già tre romanzi mai pubblicati.  In meno di due settimane avrebbe polverizzato ogni record di vendite e in meno di 10 mesi avrebbe consacrato la Mitchell, quando le venne conferito il premio Pulitzer il 3 maggio 1937. Un successo che nessuno avrebbe mai potuto lontanamente immaginare e che si sarebbe tramutato in un film tre anni dopo con Clarke Gable e Vivien Leigh, vincitore di 10 Oscar.

giovedì 6 aprile 2017

Il bianco e il nero #54: King Kong, le origini di un Dio

Ma prima di aggiungere altro, signore e signori [...] lascerò che vediate con i vostri occhi la creatura più enorme su cui abbiate mai posato lo sguardo. Era un tempo il re e il dio del suo mondo, ma è arrivato qui come un prigioniero, come fenomeno da esibire in pubblico, per compiacere e soddisfare l'insaziabile curiosità di noi esseri umani. Signore e signori! Ecco a voi Kong, l'ottava meraviglia del mondo.

Dopo il notevole successo di pubblico e critica di Kong: Skull Island, il nuovo reboot o remake della storia di King Kong, viene spontaneo chiedersi da dove arrivi una storia simile, di un gorilla gigantesco che combatte contro dinosauri preistorici in un’isola tropicale e in alcune versioni, si arrampica sull’Empire State Building di New York. E’ una storia di documentaristi, varani e persino Via col vento.

lunedì 16 dicembre 2013

Il bianco e il nero #53: Olivia VS Joan, sorella ti odio

I married first, won the Oscar before Olivia did, and if I die first, she'll undoubtedly be livid because I beat her to it! - Joan Fontaine
Ci doveva essere qualcosa di formidabile nei geni del signor Walter Augustus de Havilland e consorte, Lilian Augusta, e magari nell'aria della Tokyo primi anni dieci del secolo scorso. Due figlie avute in quel periodo, -lontano dalla madre patria Brittania- Joan e Olivia, entrambe molto belle, molto talentuose e longeve (come il babbo, 96, e mamma, 89, dopotutto). Una di loro è venuta a mancare proprio oggi, a pochi metri dal secolo di vita. 
E l'altra probabilmente un po' ne ha gioito. Olivia, dopo una lotta famigliare durata più di 90 anni, ha avuto l'ultima definitiva parola. Hanno litigato per tutta la vita, come il più classico clichè da sorelle, ma se in giovane età al centro del contenzioso c'erano l'affetto materno o le caramelle, in età più matura si passò a un concorrenza sempre più serrata per accaparrarsi i migliori ruoli e contratti di Hollywood, gli amanti più belli e focosi e ovviamente lui, Oscar, la statuetta sognata da tutte le attrici del mondo.

martedì 11 dicembre 2012

Il bianco e il nero #26: Il 1939, il miglior anno di Hollywood.

"The greatest year in the history of Hollywood!"

Ci sono tante domande bizzarre o talvolta legittime che gli appassionati di cinema si pongono: chi è il miglior attore di tutti i tempi? E l'attrice? Il più bel film? La miglior colonna sonora? Il miglior regista? La più bella storia raccontata? Il miglior horror o western o la miglior commedia? Qual'è il paese che ha fatto i migliori film? Ovviamente sono tutte domande che non prevedono una risposta univoca e oggettiva. Le riviste stilano classifiche, ogni anno o ogni tot. anni, gli esperti contribuiscono, i lettori votano ma è impossibile stabilire il migliore in assoluto in una data categoria. 
Anche io mi pongo spesso queste domande e come tutti ho le mie preferenze e proprio mentre pensavo ai tanti film che amo, ho notato una particolarità: molti sono del 1939. Analizzando meglio ho scoperto che è stato un anno sensazionale per il cinema americano (come sempre io parlo più che altro di questo lato del mondo) e onestamente credo che non ne esista un altro di eguale livello qualitativo e di eguale importanza storica. E allora con la consueta macchina del tempo, torniamo all'inizio del 1939 e scopriamo cosa si stava producendo in quei mesi e cosa stava per uscire al cinema, soffermandoci su quattro film in particolare e escludendo i due colossi più celebri, Via col vento (ne ho già parlato un pò in La scelta di Rossella) e Il Mago di Oz (ne parlerò separatamente).

Grande anno il 1939. Nasce Batman, esce Finnegans Wake di James Joyce, Enzo Ferrari fonda la propria casa automobilistica e si, se non fosse stato per quella guerra iniziata a settembre, sarebbe filato tutto liscio. 
Per Hollywood sarebbe sembrato un anno come gli altri, nel senso che siamo nel pieno periodo d'oro che continuerà grazie anche proprio a quel conflitto mondiale che non toccherà mai (o quasi, Pearl Harbour) suolo americano. Ma la verità è che sarebbe stato un anno ricco di film che avrebbero fatto la storia, vuoi per gli incassi surreali, vuoi perchè avrebbero rivoluzionati i loro generi e vuoi perchè sarebbero entrati a pieno titolo non solo nella storia del cinema ma di quella con la S maiuscola. 
E' incredibile come in un solo anno siano stati sfornati così tante pellicole magnifiche. Dal noir Hanno fatto di me un criminale, al sentimentale Donne che raccoglieva tutte le deluse dalla mancata scelta come Rossella O'Hara, dallo strappalacrime La voce nella tempesta (adattamento di Cime tempestose) di Wyler a I ruggenti anni venti con Bogart e Cagney, dallo spassosissimo Tre pazzi a zonzo dei fratelli Marx allo struggente Addio mr Chips, passando poi per Intermezzo che segnava il debutto sugli schermi americani di Ingrid Bergman, l'horror Il fantasma di mezzanotte, il bellissimo Beau Geste e Passione con una fenomenale Barbara Stanwyck. E tutti questi senza, come detto, citare due dei miei preferiti di sempre, Via col vento e Il Mago di Oz.

lunedì 13 agosto 2012

Il bianco e il nero #9: Lady Olivier, Vivien Leigh.

"I don't want realism. I want magic! Yes, yes, magic. I try to give that to people." Blanche Dubois (Vivien Leigh) in Un tram che si chiama desiderio.

Il sopracciglio alzato più famoso della storia del cinema. Vivien Leigh è nata per la recitazione, ha vissuto per essa, l'ha ammalata a morte e vi ha trovato l'amore.
Una carriera breve per certi versi, ma costellata da ruoli memorabili; Cleopatra, Rossella O'Hara, Blanche Dubois, Anna Karenina. Come se sapesse che la sua vita sarebbe stata breve, apprezzava tutto quello che la vita le offriva, vivendo intensamente ogni giorno e ogni ruolo.
Eternamente innamorata di Laurence Olivier ha combattuto con una malattia che l'ha divorata fin dalla giovane età e all'apogeo della sua carriera. Eppure, come vedrete, l'unica cura era la scena, le bastava salire in palcoscenico o trovarsi davanti a una cinepresa per tornare la meravigliosa Viv.

Vivian Mary Hartley nasce il 5 novembre del 1913 nel Darjeeling in India (quando era ancora colonia inglese) da Ernest e Gertrude Hartley. Il padre, ufficiale della cavalleria indiana e ex agente di borsa, viene trasferito in seguito a Bangalore mentre la famiglia rimane a Ootacamund. Come dimostrano i tanti filmini privati, trascorre un infanzia agiata in un paradiso terrestre dove dispone di tutto quello che desidera.
La passione degli Hartley è il teatro l'unica cosa che manca loro della vecchia Inghilterra. Il babbo è un vero e proprio patito e la madre ha creato un piccolo circolo che mette in scena operette e spettacolini. A soli tre anni, ben incoraggiata, viene il turno della piccola Vivian di calcare la scena. L'inizio è di quelli che si fan notare. Invece di cantare Lil Bo Beep annuncia che preferisce recitarla.
L'idillio indiano dura poco per lei, presto viene spedita dalla madre a Londra, perchè "deve crescere con una corretta educazione di stampo inglese". E sia, ma Vivian si troverà a fare questo lungo viaggio in nave completamente sola, in quanto i genitori rimangono e rimarranno in India ancora per 9 anni.
A sei anni si ritrova quindi nel convento del Sacro Cuore di Roherton, dove piange per la mancanza dei genitori a cui era infinitamente legata e piange forse più che altro per l'assenza dei divertimenti, dovuta alla rigidità delle suore. Nasconde il suo dolore, una caratteristica che la accompagnerà per tutta la vita e coltiva la sua principale passione, il teatro.
Nelle recite scolastiche da il meglio di se e risulta molto apprezzata da tutto il pubblico. Una delle sue migliori amiche è la futura grande attrice di teatro Maureen O'Sullivan a cui confessa di voler diventare una grande attrice. Si prende però una piccola pausa quando viene ricongiunta ai genitori con i quali inizia un tour di tutta l'europa. Vivian a 16 anni è una vera poliglotta e parla fluentemente l'italiano, il francese e il tedesco.
A proposito di Germania, conosce un giovinotto locale molto affascinante e di dodici anni più anziano di lei, avvocato. L'amore tra i due è di quelli inossidabili e lei vorrebbe subito sposarsi e quando incontra il rifiuto della madre sbotta "Lasciamelo sposare o nessun'altro lo farà più!". Vivian è già quella bellissima donna che conosciamo, quindi è una minaccia/previsione abbastanza ridicola.
A soli diciannove anni di sposa quindi con Herbert Leigh Holman di cui a breve rimane incinta della futura Suzanne, dopo un parto difficile e prematuro. Leigh non è felice della sua aspirazione artistica ma non la ostacola quando viene accettata dalla Royal Academy of Dramatics Arts.

domenica 1 luglio 2012

Il bianco e il nero #3: La scelta di Rossella O'Hara.


"David, meet your Scarlett O'Hara"

Vivien Leigh, Rossella
Nel 1937 il giovane produttore David O. Selznick in una lettera dettata alla sua segretaria declinava l'acquisto dei diritti del libro di Margareth Mitchell, Via col vento, a poche settimane dalla pubblicazione. Non lo convinceva pienamente e riteneva il costo, 65 mila dollari, davvero eccessivo. In pochi giorni però cambiò idea e riuscì a abbassare il prezzo a 50 mila dollari (che rimaneva comunque un record per l'epoca).
Selznick era il tipo che non perdeva mai, che superava ogni ostacolo, testardo, caparbio, attento e con l'eterna paura del fallimento (suo padre, uno dei fondatori del sistema degli studios finì sul lastrico).
Voleva trasformare Via col vento, che in breve tempo divenne un successo editoriale clamoroso, il film dei film, vincere l'oscar e vincere la scommessa di trasporre su pellicola quelle centinaia di pagine e personaggi.
Suo suocero, Louis B. Mayer, capo della MGM, glielo sconsigliò fin da principio. I film sulla guerra civile non funzionano e poi aveva speso uno sproposito, mentre lui con Il mago di Oz aveva speso pochissimo e era sicuro del successo. David però non gli badava e gli chiese in prestito il suo attore di punta, Clark Gable, per il ruolo del protagonista maschile, Rhett Butler. Mayer ci pensò su, sapendo che Gable non sarebbe stato entusiasta della cosa (anche se l'ultimo "prestito" gli portò un oscar per Accadde una notte).
Intanto Jack Warner, della Warner Bros. promise la coppia Bette Davis, la preferita del pubblico, e Errol Flynn, una pallida copia di Gable, in cambio dei diritti per la produzione. Selznick rifiutò e ottenne Gable dalla MGM. La Warner si vendicò facendo una versione tarocca e prematura di Via col vento, tale La figlia del vento (Jezebel) con Bette Davis e Henry Fonda.
Tutto sembrava sistemato, Gable era quello che il pubblico voleva, se si legge il romanzo, per Rhett Butler si immagina solo lui. Ma Rossella? Iniziò così una travagliata ricerca della durata di quasi due anni a metà tra una infinita e insensata pazzia e una fantastica trovata pubblicitaria, che portò a provinare 1400 aspiranti, di cui 400 arrivarono a leggere delle battute e 240 fecero un vero provino in costume.

Sempre nel 1937, una radio di Los Angeles indisse un sondaggio su chi dovessero essere Rhett e Rossella. Gable stravinse chiaramente, ma per Rossella c'era più gara. Prima era Bette Davis, seconda Katharine Hepburn (in lizza fino alla fine ma che Selznick definì "perfetta, se fosse un film di 8 anni fà"), terza Miriam Hopkins, quarta Margaret Sullavan, quinta Joan Crawford e sesta Barbara Stanwick. Tutte le altre seguivano con ampio distacco, tra cui alcune suggestive scelte: Mae West, Lana Turner, ZaSu Pitts e una certa Vivien Leigh, sconosciuta attrice inglese, con una sola preferenza data da un signore neozelandese.
Selznick aveva già delle sue idee per la testa però: o Tallulah Bankhead, donna del sud, dell'Alabama, e figlia di un senatore, o Miriam Hopkins, ma essendo il ruolo troppo importante, non riesce a decidere e ogni giorno ha un nuovo nome per la testa. In più vuole trasformare la ricerca in un evento epocale. Aiutato dai giornalisti Russell e Birdwell, pubblica un comunicato in cui garantisce che Rossella verrà cercata in tutti gli Stati uniti, tra vere attrici o dilettanti, nelle scuole e nelle fabbriche e che non avrà pace finchè non troverà quella perfetta. In totale arriverà a spendere più di 100 mila dollari solo per i provini.

Una nuova candidata è Paulette Goddard, compagna di Charlie Chaplin. Il leggendario comico gliela raccomanda caldamente e promette che se la sceglierà, gli cederà i diritti di distribuzione del suo prossimo film, "una satira su Hitler".
Come se non bastasse ci si mette la stampa a creare un vespaio. Hedda Hopper dice che il ruolo è già stato assegnato, Rossella è Joan Crawford (di cui si sospetta avesse una relazione con Selznick). Chaplin chiama infuriato ma viene subito tranquillizzato da David che intanto però chiama Margareth Sullavan e Loretta Young. Un altra giornalista, Louella Parson, dà il ruolo per ufficiale a Talullah Bankhead, amica di George Cukor, regista (fino a che non dovrà mollare il progetto), mandando su tutte le furie la Crawford. Anche qui Selznick deve mediare e negare.
Ci si mette anche Gable che candida la compagna Carole Lombard (con cui non è ancora sposato ma in cambio del ruolo di Rhett era riuscito a divorziare dalla moglie e il nuovo matrimonio era vicino), la quale però non è convinta e non le piace Rossella. Cukor riesce tuttavia a far desistere Gable dicendogli che è un film al femminile e che Carole, sarebbe la vera protagonista. Gable non la propone più.

A inizio 1938 la corsa comprende anche Katharine Hepburn che però non accetta di fare provini e Norma Shearer (Selznick "si, ma lei vorrebbe fare Rhett"), due maschiacce.
Arriva il momento della cena di presentazione alla stampa di Gable, nella quale Selznick da il via alla ricerca tra le dilettanti, suddividendo gli Stati uniti in 3 zone: sud, nord-est e ovest. Kay Brown, donna di fiducia, e Cukor iniziano un estenuante tour che li porterà a visitare decine di città ogni giorno e a provinare centinaia di donne, ragazze, madri. Tra il caldo, il freddo, le malattie di stagione, la spossatezza, le risse e gli svenimenti delle Rosselle, si intrufolano anche dei truffatori che si fingono della produzione e in cambio di denaro o sesso promettono un ulteriore provino a Hollywood. Selznick verrà incriminato ma è chiara fin da subito la sua estraneità ai fatti.

Le cose vanno sempre più per le lunghe e l'inizio delle riprese è sempre più vicino. Dopo una nuova proposta (Ingrid Bergman appena arrivata nella scuderia di Selznick ma già promessa per il film Intermezzo) in pole position sembra esserci Paulette Goddard. Ha talento, è perfetta per il ruolo e Chaplin darebbe qualcosa in cambio. La cosa ridicola è che abita di fronte a Selznick, cioè dopo una ricerca su un territorio di migliaia di kilometri, la futura Rossella è a 100 metri da casa sua. Pazzesco.
Viene preparata una nuova cena dove vengono invitate tutte. Crawford, Lombard, Bankhead, Joan Bennett, Jean Arthur, Hopkins. E' una serata piena di elettricità e battutine al veleno, che culminerà con Selznick innaffiato dalla coppia Lombard-Bankhead. Ma il peggio lo subirà Cukor subissato per ore dalle adulazioni delle attrici. Il sornione regista risponde nella stessa maniera a tutte "Fosse per me, sceglierei te, ma sai com'è...Però! ho un progetto pronto per te. Si chiama Women (Donne), parla d'amore e non ci sono uomini". E lo farà, e con molte di loro.
Leigh, Gable, Mitchell, Selznick e moglie.

Siamo a dicembre del 1938 e il film inizia ufficialmente le riprese il 10, ma tutto è in altomare ancora, tanto che Selznick dice al costumista di fare i costumi per Rossella in tre taglie (corto, lungo e medio). E' sull'orlo di una crisi di nervi, la sogna persino di notte ma è una donna senza volto. Ha paura di fallire miseramente e di dover mandare all'aria tutto.
Le ultime quattro in lizza rimangono Crawford, Arthur, Bennett o Goddard, con quest'ultima a un passo dalla firma quando scoppia la bomba: non è sposata con Chaplin, convivono e basta. Il pubblico non lo accetterebbe mai e metterebbe in croce l'eventuale scelta (altri tempi ndr). Nonostante Selznick cerchi in tutti i modi, anche illegali, di superare l'ostacolo, deve infine cedere e scartarla.
Intanto il fratello Myron, agente delle star, sta contrattando per un inglese, un certo Laurence Olivier che il fratello vuole piazzare nel film Rebecca di Hitchcock. Si fa mandare un suo film, Elisabetta d'Inghilterra. Non serve a nulla perchè Olivier è già ormai acquistato ma nota un'attrice (compagna di Olivier), molto brava e che potrebbe essere una Rossella perfetta. La fa venire a Hollywood e la porta di corsa dal fratello.
David è sul set, si sta girando l'incendio di Atlanta (bruciando vecchi set tra cui King Kong, Anime nel deserto). Il film è partito senza una Rossella quando Myron, arrivato in ritardo, batte sulla spalla al fratello e gli dice "Hey, ecco la tua Rossella". E' Vivien Leigh. David la guarda negli occhi e ne rimane abbagliato. La sceglie al volo, la ricerca è finita.

All'edizione degli oscar del 1940, Vivien Leigh sarà premiata per il suo incredibile ritratto di Rossella con una statuetta, la prima di due, e per aver consegnato il ruolo alla storia del cinema, mentre Via col vento ne vincerà otto, compreso miglior film per un Selznick ormai alle prese con altri film e imprese.


Nella prossima puntata: La passionale Ingrid Bergman.