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domenica 30 dicembre 2012

Il bianco e il nero #29: Nannarella goes to Hollywood

-"I never saw a more beautiful woman, enormous eyes, skin the color of Devonshire cream" Il ricordo di Tennessee Williams dopo averla incontrata per la prima volta.
-"Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti, e Anna Magnani" Yuri Gagarin, 1961.

Anna Magnani ad inizio anni '50 era il volto del cinema italiano. La diva incontrastata (se non l'unica) di tutta Roma, ed allo stesso la donna del popolo, la più grande attrice vivente, già vincitrice di ben 4 nastri d'argento, ai quali si sarebbero aggiunti molti altri riconoscimenti. Era la madre che in Roma città aperta inseguiva, gridando, il camion con cui veniva portato via suo figlio, Francesco.  Era stata Nannina Straselli, l'onorevole Angelina, Assunta Spina, Anita Garibaldi, fino a Maddalena Cecconi in Bellissima
Era stata diretta dai più grandi registi e con uno, Rossellini, aveva pure una relazione (era l'amante numero uno, dato che Roberto era sposato e aveva altre 3 o 4 amanti. Ma lei era quella ufficiale, così gelosa da comportarsi da moglie). Eppure, l'ultima arrivata, una biondona svedese venuta da Hollywood, l'aveva eclissata di colpo. Le aveva portato via la fama, un film e soprattutto l'uomo.
Una mattina Anna si svegliò e trovò Roberto Rossellini già sveglio e vestito, piuttosto nervoso. "Ma che fai già in piedi? E' domenica". Lui rispose che voleva fare una passeggiata, dato che ormai era alzato. Allora Anna gli disse di portarsi i cani, le sue amatissime bestiole ("gli animali sono meglio degli uomini, non ti tradiscono mai, loro" dirà in seguito) già che c'era.
Roberto obbedì, prese i casi e infilò la scala condominiale di corsa. Dopo un paio d'ore senza notizie sue o dei cani, Anna scese fino al pian terreno dove c'era il custode. "Ma che hai visto passare Roberto?". Certo signora Magnani che l'aveva visto passare. Due ore prima e, ah! ecco i cani, me li ha lasciati qua quando è sceso. Così Rossellini lasciò la Magnani. 

D'altronde aveva già ricevuto la lettera dalla Bergman, quella famosa, del "Ti amo", aveva già parlato con il cugino siciliano, Renzo Avanzo, da cui aveva appreso la sua mirabolante invenzione (una macchina da presa subacquea), aveva in mente di fare un film, su un isola siciliana ma non aveva idea di come dire ad Anna che tutto era finito e che Ingrid e i suoi dollari l'avrebbero sostituita. Così sparì e basta.

lunedì 13 agosto 2012

Il bianco e il nero #9: Lady Olivier, Vivien Leigh.

"I don't want realism. I want magic! Yes, yes, magic. I try to give that to people." Blanche Dubois (Vivien Leigh) in Un tram che si chiama desiderio.

Il sopracciglio alzato più famoso della storia del cinema. Vivien Leigh è nata per la recitazione, ha vissuto per essa, l'ha ammalata a morte e vi ha trovato l'amore.
Una carriera breve per certi versi, ma costellata da ruoli memorabili; Cleopatra, Rossella O'Hara, Blanche Dubois, Anna Karenina. Come se sapesse che la sua vita sarebbe stata breve, apprezzava tutto quello che la vita le offriva, vivendo intensamente ogni giorno e ogni ruolo.
Eternamente innamorata di Laurence Olivier ha combattuto con una malattia che l'ha divorata fin dalla giovane età e all'apogeo della sua carriera. Eppure, come vedrete, l'unica cura era la scena, le bastava salire in palcoscenico o trovarsi davanti a una cinepresa per tornare la meravigliosa Viv.

Vivian Mary Hartley nasce il 5 novembre del 1913 nel Darjeeling in India (quando era ancora colonia inglese) da Ernest e Gertrude Hartley. Il padre, ufficiale della cavalleria indiana e ex agente di borsa, viene trasferito in seguito a Bangalore mentre la famiglia rimane a Ootacamund. Come dimostrano i tanti filmini privati, trascorre un infanzia agiata in un paradiso terrestre dove dispone di tutto quello che desidera.
La passione degli Hartley è il teatro l'unica cosa che manca loro della vecchia Inghilterra. Il babbo è un vero e proprio patito e la madre ha creato un piccolo circolo che mette in scena operette e spettacolini. A soli tre anni, ben incoraggiata, viene il turno della piccola Vivian di calcare la scena. L'inizio è di quelli che si fan notare. Invece di cantare Lil Bo Beep annuncia che preferisce recitarla.
L'idillio indiano dura poco per lei, presto viene spedita dalla madre a Londra, perchè "deve crescere con una corretta educazione di stampo inglese". E sia, ma Vivian si troverà a fare questo lungo viaggio in nave completamente sola, in quanto i genitori rimangono e rimarranno in India ancora per 9 anni.
A sei anni si ritrova quindi nel convento del Sacro Cuore di Roherton, dove piange per la mancanza dei genitori a cui era infinitamente legata e piange forse più che altro per l'assenza dei divertimenti, dovuta alla rigidità delle suore. Nasconde il suo dolore, una caratteristica che la accompagnerà per tutta la vita e coltiva la sua principale passione, il teatro.
Nelle recite scolastiche da il meglio di se e risulta molto apprezzata da tutto il pubblico. Una delle sue migliori amiche è la futura grande attrice di teatro Maureen O'Sullivan a cui confessa di voler diventare una grande attrice. Si prende però una piccola pausa quando viene ricongiunta ai genitori con i quali inizia un tour di tutta l'europa. Vivian a 16 anni è una vera poliglotta e parla fluentemente l'italiano, il francese e il tedesco.
A proposito di Germania, conosce un giovinotto locale molto affascinante e di dodici anni più anziano di lei, avvocato. L'amore tra i due è di quelli inossidabili e lei vorrebbe subito sposarsi e quando incontra il rifiuto della madre sbotta "Lasciamelo sposare o nessun'altro lo farà più!". Vivian è già quella bellissima donna che conosciamo, quindi è una minaccia/previsione abbastanza ridicola.
A soli diciannove anni di sposa quindi con Herbert Leigh Holman di cui a breve rimane incinta della futura Suzanne, dopo un parto difficile e prematuro. Leigh non è felice della sua aspirazione artistica ma non la ostacola quando viene accettata dalla Royal Academy of Dramatics Arts.