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lunedì 13 agosto 2012

Il bianco e il nero #9: Lady Olivier, Vivien Leigh.

"I don't want realism. I want magic! Yes, yes, magic. I try to give that to people." Blanche Dubois (Vivien Leigh) in Un tram che si chiama desiderio.

Il sopracciglio alzato più famoso della storia del cinema. Vivien Leigh è nata per la recitazione, ha vissuto per essa, l'ha ammalata a morte e vi ha trovato l'amore.
Una carriera breve per certi versi, ma costellata da ruoli memorabili; Cleopatra, Rossella O'Hara, Blanche Dubois, Anna Karenina. Come se sapesse che la sua vita sarebbe stata breve, apprezzava tutto quello che la vita le offriva, vivendo intensamente ogni giorno e ogni ruolo.
Eternamente innamorata di Laurence Olivier ha combattuto con una malattia che l'ha divorata fin dalla giovane età e all'apogeo della sua carriera. Eppure, come vedrete, l'unica cura era la scena, le bastava salire in palcoscenico o trovarsi davanti a una cinepresa per tornare la meravigliosa Viv.

Vivian Mary Hartley nasce il 5 novembre del 1913 nel Darjeeling in India (quando era ancora colonia inglese) da Ernest e Gertrude Hartley. Il padre, ufficiale della cavalleria indiana e ex agente di borsa, viene trasferito in seguito a Bangalore mentre la famiglia rimane a Ootacamund. Come dimostrano i tanti filmini privati, trascorre un infanzia agiata in un paradiso terrestre dove dispone di tutto quello che desidera.
La passione degli Hartley è il teatro l'unica cosa che manca loro della vecchia Inghilterra. Il babbo è un vero e proprio patito e la madre ha creato un piccolo circolo che mette in scena operette e spettacolini. A soli tre anni, ben incoraggiata, viene il turno della piccola Vivian di calcare la scena. L'inizio è di quelli che si fan notare. Invece di cantare Lil Bo Beep annuncia che preferisce recitarla.
L'idillio indiano dura poco per lei, presto viene spedita dalla madre a Londra, perchè "deve crescere con una corretta educazione di stampo inglese". E sia, ma Vivian si troverà a fare questo lungo viaggio in nave completamente sola, in quanto i genitori rimangono e rimarranno in India ancora per 9 anni.
A sei anni si ritrova quindi nel convento del Sacro Cuore di Roherton, dove piange per la mancanza dei genitori a cui era infinitamente legata e piange forse più che altro per l'assenza dei divertimenti, dovuta alla rigidità delle suore. Nasconde il suo dolore, una caratteristica che la accompagnerà per tutta la vita e coltiva la sua principale passione, il teatro.
Nelle recite scolastiche da il meglio di se e risulta molto apprezzata da tutto il pubblico. Una delle sue migliori amiche è la futura grande attrice di teatro Maureen O'Sullivan a cui confessa di voler diventare una grande attrice. Si prende però una piccola pausa quando viene ricongiunta ai genitori con i quali inizia un tour di tutta l'europa. Vivian a 16 anni è una vera poliglotta e parla fluentemente l'italiano, il francese e il tedesco.
A proposito di Germania, conosce un giovinotto locale molto affascinante e di dodici anni più anziano di lei, avvocato. L'amore tra i due è di quelli inossidabili e lei vorrebbe subito sposarsi e quando incontra il rifiuto della madre sbotta "Lasciamelo sposare o nessun'altro lo farà più!". Vivian è già quella bellissima donna che conosciamo, quindi è una minaccia/previsione abbastanza ridicola.
A soli diciannove anni di sposa quindi con Herbert Leigh Holman di cui a breve rimane incinta della futura Suzanne, dopo un parto difficile e prematuro. Leigh non è felice della sua aspirazione artistica ma non la ostacola quando viene accettata dalla Royal Academy of Dramatics Arts.

lunedì 23 luglio 2012

Il bianco e il nero #6: Marilyn Monroe VS Billy Wilder


"Eravamo in pieno volo e c'era un pazzo sull'aereo" Billy Wilder.

Signori e signore benvenuti allo scontro di questa sera fra due pesi masimi di indubbia fama. Alla mia destra, nell'angolo rosa, per il peso approssimativo di 54 kili per 166 cm di altezza, the Blonde Bombshell from Hollywood, Mariiiilyyyynn  Monroe. E alla mia sinistra, nell'angolo bianco e nero a pois, con il peso approssimativo di 80 kili per 180 cm di altezza, the Viennese Pixie, Billyyyyyy Wilder!
L'atmosfera è elettrica ma prima dell'incontro, una breve introduzione degli sfidanti.

Marilyn Monroe nasce Norma Jeane Mortenson (cambiato subito in Baker) in quel di Los Angeles il 1 giugno 1926. Abbandonata dalla madre malata mentale passa da una casa famiglia all'altra, rischia la morte a due anni, lo stupro a sei e a nove è in un orfanotrofio dove lavora dietro ai fornelli. A sedici sposa un uomo che chiama "papino" e che vede poco (è un militare e parte per la guerra nel pacifico) e intanto inizia a fare la modella. Legge qualsiasi libro (Tolstoj, Dostojevsky, Joyce), ascolta Beethoven, studia recitazione e letteratura. La Fox la dà un contratto da sei mesi e diventa co-protagonista nel B-movie Orchidea bionda, dove canta pure. Divorzia dal primo marito. Grazie a un piccolo ruolo in La jungla d'asfalto, la nota Mankiewicz che la da un altra piccola comparsata in Eva contro Eva. La dura infanzia sembra ormai un ricordo.
A 26 anni, Norma-Marilyn ha svoltato. Iniziano gli anni 50 e con questi una serie di filmetti e ruoli secondari che la portano al primo ruolo da protagonista nel film drammatico, La tua bocca brucia. Non è il massimo ma la critica inizia a notarla e dopo tutto a elogiarla. Fra il 52 e il 53 appare solo in successi di pubblico e critica. Prima a fianco dello smemorato Cary Grant in Il magnifico scherzo, poi nel meraviglioso noir Niagara, per poi ballare e cantare per Howard Hawks in Gli uomini preferiscono le bionde. 
E' una vera e propria star e icona sexy con tanto di stella sul viale di Hollywood e marito famoso (appena sposato il campione di baseball Joe Di Maggio) ed è in questo momento della sua vita che sulla sua strada compare Billy Wilder.

Samuel "Billy" Wilder nasce nel 1906 in terra austro-ungarica (ora Polonia). La famiglia lo vuole avvocato ma è evidente fin da subito che non è tagliato. Lavora quindi come giornalista per una quotidiano viennese e così riesce a trasferirsi a Berlino. Si imbatte nel cinema per caso e inizia la sua carriera di sceneggiatore nel 1929. Scrive diverse pellicole tedesche (La terribile armata, Uomini di domenica, Sua altezza comanda) fino al 1933 quando sale al potere Adolph Hitler. Essendo di origine ebrea scappa di corsa a Parigi dove co dirige il suo primo film, Amore che redime, insieme a Alexander Esway. Poi emigra ancora, negli Stati Uniti. Vive insieme a Peter Lorre e scrive commedie insieme all'amico Charles Brackett tra cui Ninotchka di Lubitsch (anch'esso suo amico e mentore) e Colpo di fulmine.
Nel 1942 dirige il suo primo film in america, Frutto proibito con Ginger Rogers, una deliziosa commedia. Il sodalizio con Brackett continua e funziona benissimo ora nel ruolo di uno regista e l'altro produttore. I due sbancano regolarmente l'Academy. Giorni perduti con Ray Milland vince l'oscar per film, regia e sceneggiatura, Viale del tramonto per miglior sceneggiatura, altri come La fiamma del peccato o Stalag 17 o Sabrina non vincono ma denotano l'estrosità del regista che passa da un genere all'altro senza perdere colpi. Intanto però si dissolve la coppia formata con Brackett.
Nel 1955 mentre prepara Quando la moglie è in vacanza, successo di Broadway, gli propongono Marilyn.

Primo round: -Quando la moglie è in vacanza.
La piece teatrale è un successone, ma la trasposizione cinematografica necessita diversi ritocchi. Siamo nell'era del codice Hayes, non bisogna dimenticarlo, e tutti i riferimenti sessuali espliciti o impliciti necessitano una limatina con la mannaia. Figuriamoci in un film che parlerà di un uomo che intende tradire la moglie con una super sexy vicina di casa.
Il primo ritocco che Wilder (qui al lavoro per la prima volta con la Fox) deve affrontare è drastico e se ne lamenta a gran voce ma non potrà farci niente. A teatro, Sherman (il protagonista) e la vicina di casa finiscono a fare sesso. Guai se la cosa dovesse accadere sul grande schermo. Tutto dovrà succedere nella testa dell'uomo.
Per il cast si è pensato di scegliere Walther Matthau nel ruolo di Sherman, ma è un principiante e la Fox non vuole prendersi il rischio, così sceglie Tom Ewell, l'attore del ruolo originale a Broadway. Per la ragazza invece sembrava quasi certa la scelta di Vanessa Brown anch'essa a Broadway nel medesimo ruolo. Dopo che il progetto passò dalla Paramount alla Fox la casa di produzione cambiò idea e impose la scelta della sua diva, Marilyn, la quale però venne obbligata a fare un film prima, Follie dell'anno, robetta, ma poteva rendere bene al botteghino.
Marilyn è ansiosa di lavorare con Wilder e accetta di tutto, ma una volta arrivato il giorno delle riprese, si ritrova in uno stato pietoso, al culmine della sua depressione autodistruttiva. Molto spesso dimentica le battute, i dialoghi, il senso delle scene e la produzione accumula ritardi incredibili. Non arriva sul set mai in orario (Wilder sdrammatizza "Mia zia Milly è tanto gentile e carina, arriva sempre in orario, ma chi vuole vedere mia zia sullo schermo? Nessuno") e quando si presenta ci vogliono finanche 40 ciak per raggiungere un risultato soddisfacente. Il budget lievita di colpo a 1.8 milioni di dollari, una cifra folle per l'epoca, ma la Fox è sicura di poterne ricavare ancora un profitto.
Il rapporto tra il regista e l'attrice è ai ferri corti e il meglio deve ancora venire. Una vittoria però va alla Monroe che grazie alla Fox e al suo contratto con essa, impone che il film venga girato a colori, più congeniale per lei, piuttosto che uno scialbo e antiquato bianco e nero. Wilder abbozza, in seguito, come dirò più avanti, avrà la rivincita.
Il culmine dell'instabilità sul set viene toccato proprio mentre si gira la scena iconica del film: la gonna bianca di Marilyn che svolazza sopra la grata della metropolitana. Sul set, quel giorno, è presente anche il marito Joe Di Maggio che ha sempre mal sopportato le focose attenzioni che chiunque riversa sulla neo sposa. Insomma, c'è un regista nervoso, una attrice disperata e un marito geloso, il tutto davanti a migliaia di persone perchè si è deciso di girare la scena dal vero, a Manhattan tra la Lexington e la 52esima.
E' l'1 di notte del 15 Settembre 1954 e nonostante ciò ci sono cinque mila persone. Marilyn continua, al solito, a sbagliare battute e il pubblico non da una mano. Ogni volta che si alza la gonna partono fischi e urla. Di Maggio è più rosso di un camion dei pompieri. Non resiste più e a fine ripresa segue un furioso litigio. Può sembrare ironico ma un film che parla della crisi del settimo anno di coppia pone fine al matrimonio di soli 9 mesi tra i due. Wilder dirà in seguito "Anch'io rimarrei turbato, sapete, se ci fossero ventimila persone che guardano la gonna di mia moglie svolazzarle sopra la testa".
Le riprese sono inutilizzabili, per gli schiamazzi in sottofondo, e verranno rifatte in studio. Ecco quindi che mi e vi crolla un mito. Quella grata sulla Lexington (vista dal vivo) non è quella del film. E l'immagine iconica, di lei a figura intera con la gonna che svolazza, non la vedrete, perchè è stata fatta a parte. Abbastanza triste.
Dopo tutto la produzione continua bene, o almeno senza altri scossoni. La pubblicità sarà di proporzioni bibliche, come la Marilyn di 52 piedi appesa a Times Square per la prima fissata il 1 giugno 1955, 29esimo compleanno dell'attrice.

Secondo round: -A qualcuno piace caldo.
Per un certo periodo i due si separano e con grande gioia di Billy, Marilyn diventa la gatta da pelare di qualcun'altro (Laurence Olivier, che la dirige ne Il principe e la ballerina. Per i disastrosi aneddoti, guardare Marilyn, uscito qualche settimana fa in Italia).
A tre anni di distanza però l'esperimento viene ritentato. Wilder dopo la prima esperienza disse di lei "Qualsiasi cosa facesse, la dovevamo stampare, e andava incredibilmente bene. Aveva una volgarità elegante e capiva sempre dove fosse la battuta, aveva un vero talento. Aveva allo stesso tempo paura e un certo feeling per la macchina da presa. Non lo sapeva neanche ma lei aveva quella cosa, quel dono".
Frasi di circostanza o no, sembra pronto a perdonarla e a darle un altra chanche. Inoltre Wilder vince la sfida del colore. Il contratto del "colore o niente" di Marilyn è ancora in vigore ma dopo alcuni screen test, si decide che il film sarebbe stato in bianco e nero, perchè il trucco femminile sui volti di Lemmon e Curtis, risulta migliore. Rivincita!
Questa volta Marilyn non è sposata a un focoso sportivo ma a un mansueto scrittore, Arthur Miller, eppure c'è comunque qualcosa a complicare le riprese. Marilyn è incinta, (per la seconda volta da Miller, e come per la prima, finirà per perdere il bambino) e questo comporta un cambiamento di set. Tutte le scene girate al resort, sono spostate al Hotel Del Coronado in San Diego, California, scelto da Wilder, di modo che lei viva sul set e sia reperibile in ogni momento e velocemente (Wilder sui suoi ritardi continui ora dice "Un tempo, se la convocavi alle nove di mattina compariva regolarmente a mezzogiorno. Adesso la convochi a maggio e si presenta a ottobre".
Se Quando la moglie... fu una tragedia, Wilder non poteva minimanete aspettarsi qualcosa di ancora peggio. Marilyn era comunque in ritardo medio di due o tre ore e a volte disertava proprio, nonostante fossero tuti pronti. Le storie e gli aneddoti sulle dificoltà sul set hanno raggiunto col tempo dimensioni epiche. Nella scena della telefonata d'addio tra lei e Curtis, si può vedere chiaramente come lei legga da un gobbo fuori schermo. Ma ogni scena è un impresa, anche le più semplici.
Per dire la frase "Sono io, zucchero" corretta invece di "Zucchero sono io" o "Sono zucchero, io" ci vollero 47 ciak. Dopo la trentesima Wilder scrive la battuta su un cartoncino che dovrà solo leggere. Ma non basta, perchè poco dopo deve dire la frase "Dov'è il bourbon?" e  sono necessari altri 40 ciak perchè sbaglia e dice "Dov'è la bottiglia/bonbon/whiskey" e Wilder deve scrivere altri cartoncini. Ora però Marilyn non capisce quale deve leggere e quale no, così Wilder deve cancellare il pezzo appena letto dopo ogni battuta.
Ben 59 ciak dopo la scena riesce ma Marilyn da la schiena alla macchina da presa e Wilder ci rinuncia, ridoppiandola in post produzione.
Arrivati all'ultimo giorno di riprese Wilder è distrutto. Marilyn avrebbe un suggerimento per la scena finale, ma forse per punirla, Billy rimane fedele alla sceneggiatura nonostante l'idea gli piaccia. Wilder dichiarerà, mesi dopo, "Eravamo in pieno volo e c'era un pazzo sull'aereo", chissà a chi si riferisce. Marilyn non verrà neanche invitata alla festa di fine riprese, dato che nessuno, soprattutto Curtis, la regge più.

Qualche anno dopo Wilder dichiarerà "Ne ho discusso con il mio dottore e il mio psichiatra e entrambi concordano nel dire che sono troppo vecchio e troppo ricco per ritentare la sorte con lei". Eppure i risultati finali sono due commedie da manuale del cinema che ancora oggi attraggono nuove generazioni. I pregi sono ovviamente di entrambi, della bravura nella scrittura e nella regia di Wilder e nella presenza e nella comicità volontaria o no di Marilyn. Direi quindi che lo scontro non può che finire in una onesta parità.
Che io sappia, tra di loro non ci fu più nessun rapporto, sia personale, sia lavorativo, (anche perchè Marilyn morirà pochi anni dopo) ma vi fu un ultimo tentativo di riunirli. Matt Malneck, compositore delle musiche di A qualcuno piace caldo, andò a New York dopo le riprese per far registrare una canzone che era rimasta fuori durante la produzione a Marilyn. Dopo il lavoro andarono a mangiare fuori e Matt, che riteneva il litigio tra loro ridicolo, prese un telefono e compose il numero di Wilder, poi diede il ricevitore a Marilyn.
M: "Pronto Audrey (moglie di Wilder) c'è Billy?"
A: "No, è ancora fuori."
M: "Appena lo vedi puoi dargli un mio messaggio?"
A. "Ma certo Marilyn, dimmi."
M: "Digli di andare a fanculo."
Silenzio.
M: "E i più sinceri e affettuosi saluti a te Audrey."
Fine.


Nella prossima puntata: miss Margarita Carmen Cansino, la contessa scalza.

domenica 1 luglio 2012

Il bianco e il nero #3: La scelta di Rossella O'Hara.


"David, meet your Scarlett O'Hara"

Vivien Leigh, Rossella
Nel 1937 il giovane produttore David O. Selznick in una lettera dettata alla sua segretaria declinava l'acquisto dei diritti del libro di Margareth Mitchell, Via col vento, a poche settimane dalla pubblicazione. Non lo convinceva pienamente e riteneva il costo, 65 mila dollari, davvero eccessivo. In pochi giorni però cambiò idea e riuscì a abbassare il prezzo a 50 mila dollari (che rimaneva comunque un record per l'epoca).
Selznick era il tipo che non perdeva mai, che superava ogni ostacolo, testardo, caparbio, attento e con l'eterna paura del fallimento (suo padre, uno dei fondatori del sistema degli studios finì sul lastrico).
Voleva trasformare Via col vento, che in breve tempo divenne un successo editoriale clamoroso, il film dei film, vincere l'oscar e vincere la scommessa di trasporre su pellicola quelle centinaia di pagine e personaggi.
Suo suocero, Louis B. Mayer, capo della MGM, glielo sconsigliò fin da principio. I film sulla guerra civile non funzionano e poi aveva speso uno sproposito, mentre lui con Il mago di Oz aveva speso pochissimo e era sicuro del successo. David però non gli badava e gli chiese in prestito il suo attore di punta, Clark Gable, per il ruolo del protagonista maschile, Rhett Butler. Mayer ci pensò su, sapendo che Gable non sarebbe stato entusiasta della cosa (anche se l'ultimo "prestito" gli portò un oscar per Accadde una notte).
Intanto Jack Warner, della Warner Bros. promise la coppia Bette Davis, la preferita del pubblico, e Errol Flynn, una pallida copia di Gable, in cambio dei diritti per la produzione. Selznick rifiutò e ottenne Gable dalla MGM. La Warner si vendicò facendo una versione tarocca e prematura di Via col vento, tale La figlia del vento (Jezebel) con Bette Davis e Henry Fonda.
Tutto sembrava sistemato, Gable era quello che il pubblico voleva, se si legge il romanzo, per Rhett Butler si immagina solo lui. Ma Rossella? Iniziò così una travagliata ricerca della durata di quasi due anni a metà tra una infinita e insensata pazzia e una fantastica trovata pubblicitaria, che portò a provinare 1400 aspiranti, di cui 400 arrivarono a leggere delle battute e 240 fecero un vero provino in costume.

Sempre nel 1937, una radio di Los Angeles indisse un sondaggio su chi dovessero essere Rhett e Rossella. Gable stravinse chiaramente, ma per Rossella c'era più gara. Prima era Bette Davis, seconda Katharine Hepburn (in lizza fino alla fine ma che Selznick definì "perfetta, se fosse un film di 8 anni fà"), terza Miriam Hopkins, quarta Margaret Sullavan, quinta Joan Crawford e sesta Barbara Stanwick. Tutte le altre seguivano con ampio distacco, tra cui alcune suggestive scelte: Mae West, Lana Turner, ZaSu Pitts e una certa Vivien Leigh, sconosciuta attrice inglese, con una sola preferenza data da un signore neozelandese.
Selznick aveva già delle sue idee per la testa però: o Tallulah Bankhead, donna del sud, dell'Alabama, e figlia di un senatore, o Miriam Hopkins, ma essendo il ruolo troppo importante, non riesce a decidere e ogni giorno ha un nuovo nome per la testa. In più vuole trasformare la ricerca in un evento epocale. Aiutato dai giornalisti Russell e Birdwell, pubblica un comunicato in cui garantisce che Rossella verrà cercata in tutti gli Stati uniti, tra vere attrici o dilettanti, nelle scuole e nelle fabbriche e che non avrà pace finchè non troverà quella perfetta. In totale arriverà a spendere più di 100 mila dollari solo per i provini.

Una nuova candidata è Paulette Goddard, compagna di Charlie Chaplin. Il leggendario comico gliela raccomanda caldamente e promette che se la sceglierà, gli cederà i diritti di distribuzione del suo prossimo film, "una satira su Hitler".
Come se non bastasse ci si mette la stampa a creare un vespaio. Hedda Hopper dice che il ruolo è già stato assegnato, Rossella è Joan Crawford (di cui si sospetta avesse una relazione con Selznick). Chaplin chiama infuriato ma viene subito tranquillizzato da David che intanto però chiama Margareth Sullavan e Loretta Young. Un altra giornalista, Louella Parson, dà il ruolo per ufficiale a Talullah Bankhead, amica di George Cukor, regista (fino a che non dovrà mollare il progetto), mandando su tutte le furie la Crawford. Anche qui Selznick deve mediare e negare.
Ci si mette anche Gable che candida la compagna Carole Lombard (con cui non è ancora sposato ma in cambio del ruolo di Rhett era riuscito a divorziare dalla moglie e il nuovo matrimonio era vicino), la quale però non è convinta e non le piace Rossella. Cukor riesce tuttavia a far desistere Gable dicendogli che è un film al femminile e che Carole, sarebbe la vera protagonista. Gable non la propone più.

A inizio 1938 la corsa comprende anche Katharine Hepburn che però non accetta di fare provini e Norma Shearer (Selznick "si, ma lei vorrebbe fare Rhett"), due maschiacce.
Arriva il momento della cena di presentazione alla stampa di Gable, nella quale Selznick da il via alla ricerca tra le dilettanti, suddividendo gli Stati uniti in 3 zone: sud, nord-est e ovest. Kay Brown, donna di fiducia, e Cukor iniziano un estenuante tour che li porterà a visitare decine di città ogni giorno e a provinare centinaia di donne, ragazze, madri. Tra il caldo, il freddo, le malattie di stagione, la spossatezza, le risse e gli svenimenti delle Rosselle, si intrufolano anche dei truffatori che si fingono della produzione e in cambio di denaro o sesso promettono un ulteriore provino a Hollywood. Selznick verrà incriminato ma è chiara fin da subito la sua estraneità ai fatti.

Le cose vanno sempre più per le lunghe e l'inizio delle riprese è sempre più vicino. Dopo una nuova proposta (Ingrid Bergman appena arrivata nella scuderia di Selznick ma già promessa per il film Intermezzo) in pole position sembra esserci Paulette Goddard. Ha talento, è perfetta per il ruolo e Chaplin darebbe qualcosa in cambio. La cosa ridicola è che abita di fronte a Selznick, cioè dopo una ricerca su un territorio di migliaia di kilometri, la futura Rossella è a 100 metri da casa sua. Pazzesco.
Viene preparata una nuova cena dove vengono invitate tutte. Crawford, Lombard, Bankhead, Joan Bennett, Jean Arthur, Hopkins. E' una serata piena di elettricità e battutine al veleno, che culminerà con Selznick innaffiato dalla coppia Lombard-Bankhead. Ma il peggio lo subirà Cukor subissato per ore dalle adulazioni delle attrici. Il sornione regista risponde nella stessa maniera a tutte "Fosse per me, sceglierei te, ma sai com'è...Però! ho un progetto pronto per te. Si chiama Women (Donne), parla d'amore e non ci sono uomini". E lo farà, e con molte di loro.
Leigh, Gable, Mitchell, Selznick e moglie.

Siamo a dicembre del 1938 e il film inizia ufficialmente le riprese il 10, ma tutto è in altomare ancora, tanto che Selznick dice al costumista di fare i costumi per Rossella in tre taglie (corto, lungo e medio). E' sull'orlo di una crisi di nervi, la sogna persino di notte ma è una donna senza volto. Ha paura di fallire miseramente e di dover mandare all'aria tutto.
Le ultime quattro in lizza rimangono Crawford, Arthur, Bennett o Goddard, con quest'ultima a un passo dalla firma quando scoppia la bomba: non è sposata con Chaplin, convivono e basta. Il pubblico non lo accetterebbe mai e metterebbe in croce l'eventuale scelta (altri tempi ndr). Nonostante Selznick cerchi in tutti i modi, anche illegali, di superare l'ostacolo, deve infine cedere e scartarla.
Intanto il fratello Myron, agente delle star, sta contrattando per un inglese, un certo Laurence Olivier che il fratello vuole piazzare nel film Rebecca di Hitchcock. Si fa mandare un suo film, Elisabetta d'Inghilterra. Non serve a nulla perchè Olivier è già ormai acquistato ma nota un'attrice (compagna di Olivier), molto brava e che potrebbe essere una Rossella perfetta. La fa venire a Hollywood e la porta di corsa dal fratello.
David è sul set, si sta girando l'incendio di Atlanta (bruciando vecchi set tra cui King Kong, Anime nel deserto). Il film è partito senza una Rossella quando Myron, arrivato in ritardo, batte sulla spalla al fratello e gli dice "Hey, ecco la tua Rossella". E' Vivien Leigh. David la guarda negli occhi e ne rimane abbagliato. La sceglie al volo, la ricerca è finita.

All'edizione degli oscar del 1940, Vivien Leigh sarà premiata per il suo incredibile ritratto di Rossella con una statuetta, la prima di due, e per aver consegnato il ruolo alla storia del cinema, mentre Via col vento ne vincerà otto, compreso miglior film per un Selznick ormai alle prese con altri film e imprese.


Nella prossima puntata: La passionale Ingrid Bergman.