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giovedì 6 aprile 2017

Il bianco e il nero #54: King Kong, le origini di un Dio

Ma prima di aggiungere altro, signore e signori [...] lascerò che vediate con i vostri occhi la creatura più enorme su cui abbiate mai posato lo sguardo. Era un tempo il re e il dio del suo mondo, ma è arrivato qui come un prigioniero, come fenomeno da esibire in pubblico, per compiacere e soddisfare l'insaziabile curiosità di noi esseri umani. Signore e signori! Ecco a voi Kong, l'ottava meraviglia del mondo.

Dopo il notevole successo di pubblico e critica di Kong: Skull Island, il nuovo reboot o remake della storia di King Kong, viene spontaneo chiedersi da dove arrivi una storia simile, di un gorilla gigantesco che combatte contro dinosauri preistorici in un’isola tropicale e in alcune versioni, si arrampica sull’Empire State Building di New York. E’ una storia di documentaristi, varani e persino Via col vento.

lunedì 16 dicembre 2013

Il bianco e il nero #53: Olivia VS Joan, sorella ti odio

I married first, won the Oscar before Olivia did, and if I die first, she'll undoubtedly be livid because I beat her to it! - Joan Fontaine
Ci doveva essere qualcosa di formidabile nei geni del signor Walter Augustus de Havilland e consorte, Lilian Augusta, e magari nell'aria della Tokyo primi anni dieci del secolo scorso. Due figlie avute in quel periodo, -lontano dalla madre patria Brittania- Joan e Olivia, entrambe molto belle, molto talentuose e longeve (come il babbo, 96, e mamma, 89, dopotutto). Una di loro è venuta a mancare proprio oggi, a pochi metri dal secolo di vita. 
E l'altra probabilmente un po' ne ha gioito. Olivia, dopo una lotta famigliare durata più di 90 anni, ha avuto l'ultima definitiva parola. Hanno litigato per tutta la vita, come il più classico clichè da sorelle, ma se in giovane età al centro del contenzioso c'erano l'affetto materno o le caramelle, in età più matura si passò a un concorrenza sempre più serrata per accaparrarsi i migliori ruoli e contratti di Hollywood, gli amanti più belli e focosi e ovviamente lui, Oscar, la statuetta sognata da tutte le attrici del mondo.

lunedì 29 luglio 2013

Il bianco e il nero #48: Classic noir: Il Terzo Uomo (1949)

Il terzo uomo
(titolo originale The Third Man)
 nelle sale inglesi il 31 agosto 1949, in Italia il 19 gennaio 1950.

Regista: Carol Reed.
Sceneggiatore: Graham Greene (anche racconto), Carol Reed.
Direttore fotografia: Robert Krasker.
Montaggio: Oswald Hafenrichter.
Compositore: Anton Karas, autore dell'unica canzone.
Produttori: Carol Reed, Alexander Korda, David O. Selznick.
Studio: Carol Reed's Production, London Film Productions.
Interpreti: Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard, Bernard Lee.
Durata: 98 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

lunedì 9 luglio 2012

Il bianco e il nero #4: Ingrid e il neorealismo.


"Se pensa di avere bisogno di un'attrice svedese che parla l'inglese molto bene, non ha dimenticato il suo tedesco, si fa capire non troppo in francese e in italiano sa dire solo ti amo, sono pronta a girare un film con lei." Ingrid Bergman a Roberto Rossellini 30 aprile 1948.

Con questa lettera Ingrid si dichiarava a un uomo che non conosceva ma che dopo aver visto Roma città aperta qualche mese prima, avrebbe poi dichiarato "non lo conoscevo ancora (Roberto) eppure già lo amavo. Lo amavo per quel film".
Ma perchè un'attrice al culmine della carriera hollywoodiana, nominata quattro volte all'oscar e vincitrice una volta, lodata, amata e rispettata da tutti nell'ambiente, la preferita di Hitchcock, voleva fare un film in Europa con un "registucolo" neorealista? In questo breve spazio cercherò di fare un piccolo riassunto del perchè e di come andò.

Il famoso fotografo Robert Capa, amante di Ingrid nel periodo 48-49, disse parlando di lei, "non sa nulla di cinema all'infuori di quello di Hollywood degli ultimi sette anni. Io guardo cinema europeo, molto più vero e forte". Fu così che quindi una sera la portò a vedere Roma città aperta di Roberto Rossellini. Per ore, dopo, lo tormentò con domande sul film e il regista, ne andava pazza, doveva essere un genio e Robert concordava. Per mesi poi, lo raccontò e raccomandò a amici e amiche.
Ingrid venne poi a sapere che Selznick era in contatto con Rossellini per fare una versione neorealista di Giovanna D'Arco (il suo ruolo  preferito, ricalcato poi anche in Italia) con Jennifer Jones, amante di Selznick. Ma il regista italiano era inaffidabile e incapace di rimanere fedele a programmi e orari o di scrivere una vera sceneggiatura o addirittura capace di mollare il set a inizio mattinata per andare a pescare o farsi un giro in macchina a tutta velocità. Perciò il progetto naufragò.
Il "colpo di grazia" per la Bergman avvenne un anno più tardi quando in America arrivò Paisà. L'attrice riteneva che mancasse qualcosa nella sua vita e nella sua carriera, voleva cambiare, uscire da Hollywood (ricorda il personaggio che interpreterà in Europa 51). Un ruolo e un film rosselliniano, con quegli attori dilettanti tipici del regista, potevano colmare questa necessità, e magari con la sua celebrità rendere famoso lo sconosciuto Rossellini. Scrive così la lettera di cui sopra, ricevuta l'8 maggio, giorno del compleanno di Roberto. Risponde:
"(dopo aver ricordato la fortunata ricorrenza) che grande emozione [...] E' assolutamente vero, da tempo sognavo di fare un film con lei e d'ora in poi farò in modo che tutto ciò succeda. A breve le manderò una lunga lettera dove le esporrò tutte le mie idee."

In realtà, il furbetto non aveva in mente di lavorare con lei e la conosceva ben poco, ma aveva già in mente di farsi un viaggetto in america, venire corteggiato dai produttori, prendersi un bel po' di grana e fare i suoi film tranquillo e beato. Questo rende l'idea di chi fosse Rossellini, ma ci ritorno.

Si incontrarono per la prima volta a Parigi a metà strada tra Roma e Londra dove lei stava girando Il peccato di Lady Considine (terzo e ultimo film con Hitchcock, il quale aveva un cotta per lei e soffrirà molto per il suo addio). Rossellini, vestito con un abito due volte maggiore la sua misura, tutto stropicciato, parlò animosamente della sua idea, l'amore tra due persone su un isola con un vulcano. Lui non parlava inglese, lei non parlava italiano e un traduttore era essenziale ma Ingrid era già rapita e avrebbe accettato di tutto. Lo lasciò con le mani che tremavano. Ora il suo amore aveva anche un volto e una voce.
Quello che però non sapeva era che Roberto in quel periodo aveva cinque amanti. Una era la celeberrima Anna Magnani, capace di fare incredibili scenate, nonostante lei fosse appunto l'amante e non la moglie. Impose quasi che qualsiasi fosse il progetto in piedi con Selznick, lei dovesse esserci per forza. Le altre erano Marilyn Buferd (miss america e in Italia per La macchina ammazza cattivi), Roswita Shmidt, ballerina di night club, una non nota ungherese di nome Ava e ovviamente la moglie, Marcella de Marchis.
Tornata sul set a Londra arrossì quando Hitch le chiese chi avesse incontrato a Parigi, mentre lui arrossì per la rabbia e la delusione. Lo mollava per un altro, un altro regista, uno che ancora nel dicembre di quell'anno non aveva scritto una sceneggiatura e che ogni giorno cancellava righe o scene intere.

Poi Roberto riuscì a venire in america (il visto gli era spesso negato perchè dichiarato pazzo in giovane età) e si fece conoscere nell'ambiente, dal quale non era per nulla impressionato. Ospite a casa di Ingrid e Petter Lindstrom (suo marito) non passarono molti giorni prima che lui si dichiarò ufficialmente pazzo di lei, e non intendeva artisticamente. Stavano tutto il giorno insieme, si insegnavano a vicenda l'inglese, il francese e l'italiano, andavano a mangiare a Malibu e parlavano del film, Terra di Dio (poi Stromboli). Sebbene iniziasse a capire quanto lui fosse lunatico, non gli dava importanza.
Samuel Goldwyn, possibile produttore dopo il no di Selznick, chiese a Rossellini un copione, una scaletta dei tempi e una sceneggiatura, ma fu proprio Ingrid a dirgli che non le avrebbe mai avute, ma era certa che tutto fosse nella testa di Roberto. Allora Goldwyn volle vedere un suo film. Scelse Germania anno zero, ne uscì frastornato e depresso. Lasciò quindi ma per fortuna Howard Hughes, follemente innamorato di Ingrid, e nuovo capo RKO accettò e diede tutti i soldi necessari.
Venne data la notizia e la Magnani scattò all'attacco annunciando che avrebbe fatto un film con Dieterle, Vulcano, chiaro tentativo di battere sul tempo il progetto dell'ex amante. Intanto Ingrid era arrivata in Italia e tutto lasciava presagire che ci sarebbe rimasta per poco, tre o quattro mesi per le riprese, nessuno poteva pensare che ci sarebbe rimasta per anni.
I fotografi li avevano già sorpresi mano nella mano e ben presto Ingrid scrisse al marito Petter in cui chiedeva, per l'ennesima volta, il divorzio. Scrisse anche Roberto sottolineando che non volevano ferire i suoi sentimenti ma che era successo.
Le riprese iniziarono e furono davvero problematiche dall'inizio. Stromboli era fin troppo un set realistico e si poteva girare e sopravvivere solo grazie al generatore portato dalla troupe. Mancavano viveri e acqua corrente. Ingrid si sentiva come la Karin protagonista, voleva fuggire da lì. Forse stava già cambiando idea, il passaggio dai set americani era stato troppo brusco, ma resistette e sfornò una prestazione meravigliosa e realistica. La aiutava anche l'amore per Roberto, ormai noto a tutti e non più nascosto generando così uno scandalo impensabile.

In america la notizia shockò il pubblico che la considerava una santa immacolata. Giovanna D'Arco suo ultimo film, sprofondava al botteghino e le cose potevano solo peggiorare. Ingrid scoprì di essere incinta proprio mentre il vulcano eruttava costringendo tutti alla fuga dal set-isola. L'incidente riuscì a tenere nascosta la gravidanza (fuori dal matrimonio!) per un po', la notizia avrebbe distrutto l'incasso del film, causando numerosi boicottaggi.
A Hollywood però il processo alla Bergman iniziò e solo lei fu accusata (non Rossellini) e come la sua eroina Giovanna, arsa viva. Prima le scrisse Breen, direttore della MPPC, difensore della purezza morale americana, minacciandola che questo scandalo le avrebbe rovinato la vita, quella della figlia e del marito e la sua carriera. In seguito le migliaia di lettere dei fans che la condannavano.
Se da un lato tutti li giudicavano, in Italia tutti erano dalla loro parte. Venivano sempre salutati con amore e ancora più importante, la moglie di Roberto, Marcella, acconsentì facilmente al divorzio, al contrario di Petter, forte della nuova cittadinanza americana e di avere sempre avuto con sè la figlia, Pia. Intanto la gravidanza continuava e nell'impossibilità di nasconderla, la coppia non si faceva vedere spesso in pubblico.
Purtroppo per loro, la notizia era trapelata e Hughes, pensando comunque di fare pubblicità al film, la diede a Louella Parson, giornalista numero uno di Hollywood. Cary Grant e Hitchcock le mandarono lettere di supporto ma non potevano fermare il Senato americano, poichè la vicenda era un "potente condizionamento al male" o la nazione svedese dal definirla una macchia per la patria.

Fu così che un senatore della Georgia riuscì a far passare una risoluzione che metteva all'indice la proiezione pubblica di un qualsiasi film di Rossellini o con la Bergman, perchè la coppia "faceva apologia dell'amore libero". Gli ambienti religiosi la accusavano di immoralità e addirittura di insozzare la sensibilità altrui o di essere in combutta con il demonio. In Indiana e nell'Ohio il film venne bandito in quanto rappresentazione della decadenza dell'occidente.
Nonostante tutto la National Legion of Decency dichiarò "noi valutiamo i film e non le vite degli attori" e ritenne il film accettabile per la visione. Stromboli uscì quindi e dopo tutto lo scandalo venne ovviamente sonoramente bocciato, ma non per i motivi noti, ma perchè artisticamente debole, senza ritmo e privo d'ispirazione. Uscì in sole 19 città e attirò pubblico solo per i primi giorni.
Ben presto venne tolto, Petter concesse il divorzio ma non tutto finì. I politici entrarono in scena, bisognava fare qualcosa per evitare che situazioni simili, così incresciose, non accadessero più. Ed essendo Ingrid Bergman una straniera rea di aver commesso turpitudini, secondo la legge sull'immigrazione, le doveva essere vietato di mettere piede in america (il suo secondo oscar per Anastasia lo ricevette in sua vece Cary Grant) tutto ciò in un forte clima di avversione per il diverso e il sovversivo (i rossi) che aleggiava sul mondo degli artisti.

Banditi i loro film e loro stessi dal suolo americano, la coppia si sposò finalmente il 24 maggio 1950 in Messico (unico paese che accettasse il divorziò di Ingrid). La cerimonia fu strana. Sull'altare c'erano Javier Alvarez e Arturo Trevino, due uomini, infatti era un matrimonio per procura, in quanto i due non volevano viaggiare e attirare ancora la stampa mondiale.
La vicenda si concluse, più che altro perchè il pubblico dimenticò ben presto. Ingrid e Roberto rimasero sposati fino al 1957 e ebbero tre figli. Insieme fecero diversi film (Europa 51, Viaggio in Italia, Giovanna D'Arco al rogo) patirono la povertà, litigarono, furono amati da tutta l'Italia e infine Roberto la lasciò bruscamente quando in un viaggio in India conobbe la giovane Sonali Dasgupta. Ingrid si risposò una terza volta con il connazionale Lars Shmidt.
Gli americani seppero perdonarla e tornarono a amarla e tornò a fare un film americano solo nel 1974, Assassinio sull'Orient Express, che le valse il terzo oscar.

Nella prossima puntata: La più bella di tutte, Gene Tierney.

domenica 1 luglio 2012

Il bianco e il nero #3: La scelta di Rossella O'Hara.


"David, meet your Scarlett O'Hara"

Vivien Leigh, Rossella
Nel 1937 il giovane produttore David O. Selznick in una lettera dettata alla sua segretaria declinava l'acquisto dei diritti del libro di Margareth Mitchell, Via col vento, a poche settimane dalla pubblicazione. Non lo convinceva pienamente e riteneva il costo, 65 mila dollari, davvero eccessivo. In pochi giorni però cambiò idea e riuscì a abbassare il prezzo a 50 mila dollari (che rimaneva comunque un record per l'epoca).
Selznick era il tipo che non perdeva mai, che superava ogni ostacolo, testardo, caparbio, attento e con l'eterna paura del fallimento (suo padre, uno dei fondatori del sistema degli studios finì sul lastrico).
Voleva trasformare Via col vento, che in breve tempo divenne un successo editoriale clamoroso, il film dei film, vincere l'oscar e vincere la scommessa di trasporre su pellicola quelle centinaia di pagine e personaggi.
Suo suocero, Louis B. Mayer, capo della MGM, glielo sconsigliò fin da principio. I film sulla guerra civile non funzionano e poi aveva speso uno sproposito, mentre lui con Il mago di Oz aveva speso pochissimo e era sicuro del successo. David però non gli badava e gli chiese in prestito il suo attore di punta, Clark Gable, per il ruolo del protagonista maschile, Rhett Butler. Mayer ci pensò su, sapendo che Gable non sarebbe stato entusiasta della cosa (anche se l'ultimo "prestito" gli portò un oscar per Accadde una notte).
Intanto Jack Warner, della Warner Bros. promise la coppia Bette Davis, la preferita del pubblico, e Errol Flynn, una pallida copia di Gable, in cambio dei diritti per la produzione. Selznick rifiutò e ottenne Gable dalla MGM. La Warner si vendicò facendo una versione tarocca e prematura di Via col vento, tale La figlia del vento (Jezebel) con Bette Davis e Henry Fonda.
Tutto sembrava sistemato, Gable era quello che il pubblico voleva, se si legge il romanzo, per Rhett Butler si immagina solo lui. Ma Rossella? Iniziò così una travagliata ricerca della durata di quasi due anni a metà tra una infinita e insensata pazzia e una fantastica trovata pubblicitaria, che portò a provinare 1400 aspiranti, di cui 400 arrivarono a leggere delle battute e 240 fecero un vero provino in costume.

Sempre nel 1937, una radio di Los Angeles indisse un sondaggio su chi dovessero essere Rhett e Rossella. Gable stravinse chiaramente, ma per Rossella c'era più gara. Prima era Bette Davis, seconda Katharine Hepburn (in lizza fino alla fine ma che Selznick definì "perfetta, se fosse un film di 8 anni fà"), terza Miriam Hopkins, quarta Margaret Sullavan, quinta Joan Crawford e sesta Barbara Stanwick. Tutte le altre seguivano con ampio distacco, tra cui alcune suggestive scelte: Mae West, Lana Turner, ZaSu Pitts e una certa Vivien Leigh, sconosciuta attrice inglese, con una sola preferenza data da un signore neozelandese.
Selznick aveva già delle sue idee per la testa però: o Tallulah Bankhead, donna del sud, dell'Alabama, e figlia di un senatore, o Miriam Hopkins, ma essendo il ruolo troppo importante, non riesce a decidere e ogni giorno ha un nuovo nome per la testa. In più vuole trasformare la ricerca in un evento epocale. Aiutato dai giornalisti Russell e Birdwell, pubblica un comunicato in cui garantisce che Rossella verrà cercata in tutti gli Stati uniti, tra vere attrici o dilettanti, nelle scuole e nelle fabbriche e che non avrà pace finchè non troverà quella perfetta. In totale arriverà a spendere più di 100 mila dollari solo per i provini.

Una nuova candidata è Paulette Goddard, compagna di Charlie Chaplin. Il leggendario comico gliela raccomanda caldamente e promette che se la sceglierà, gli cederà i diritti di distribuzione del suo prossimo film, "una satira su Hitler".
Come se non bastasse ci si mette la stampa a creare un vespaio. Hedda Hopper dice che il ruolo è già stato assegnato, Rossella è Joan Crawford (di cui si sospetta avesse una relazione con Selznick). Chaplin chiama infuriato ma viene subito tranquillizzato da David che intanto però chiama Margareth Sullavan e Loretta Young. Un altra giornalista, Louella Parson, dà il ruolo per ufficiale a Talullah Bankhead, amica di George Cukor, regista (fino a che non dovrà mollare il progetto), mandando su tutte le furie la Crawford. Anche qui Selznick deve mediare e negare.
Ci si mette anche Gable che candida la compagna Carole Lombard (con cui non è ancora sposato ma in cambio del ruolo di Rhett era riuscito a divorziare dalla moglie e il nuovo matrimonio era vicino), la quale però non è convinta e non le piace Rossella. Cukor riesce tuttavia a far desistere Gable dicendogli che è un film al femminile e che Carole, sarebbe la vera protagonista. Gable non la propone più.

A inizio 1938 la corsa comprende anche Katharine Hepburn che però non accetta di fare provini e Norma Shearer (Selznick "si, ma lei vorrebbe fare Rhett"), due maschiacce.
Arriva il momento della cena di presentazione alla stampa di Gable, nella quale Selznick da il via alla ricerca tra le dilettanti, suddividendo gli Stati uniti in 3 zone: sud, nord-est e ovest. Kay Brown, donna di fiducia, e Cukor iniziano un estenuante tour che li porterà a visitare decine di città ogni giorno e a provinare centinaia di donne, ragazze, madri. Tra il caldo, il freddo, le malattie di stagione, la spossatezza, le risse e gli svenimenti delle Rosselle, si intrufolano anche dei truffatori che si fingono della produzione e in cambio di denaro o sesso promettono un ulteriore provino a Hollywood. Selznick verrà incriminato ma è chiara fin da subito la sua estraneità ai fatti.

Le cose vanno sempre più per le lunghe e l'inizio delle riprese è sempre più vicino. Dopo una nuova proposta (Ingrid Bergman appena arrivata nella scuderia di Selznick ma già promessa per il film Intermezzo) in pole position sembra esserci Paulette Goddard. Ha talento, è perfetta per il ruolo e Chaplin darebbe qualcosa in cambio. La cosa ridicola è che abita di fronte a Selznick, cioè dopo una ricerca su un territorio di migliaia di kilometri, la futura Rossella è a 100 metri da casa sua. Pazzesco.
Viene preparata una nuova cena dove vengono invitate tutte. Crawford, Lombard, Bankhead, Joan Bennett, Jean Arthur, Hopkins. E' una serata piena di elettricità e battutine al veleno, che culminerà con Selznick innaffiato dalla coppia Lombard-Bankhead. Ma il peggio lo subirà Cukor subissato per ore dalle adulazioni delle attrici. Il sornione regista risponde nella stessa maniera a tutte "Fosse per me, sceglierei te, ma sai com'è...Però! ho un progetto pronto per te. Si chiama Women (Donne), parla d'amore e non ci sono uomini". E lo farà, e con molte di loro.
Leigh, Gable, Mitchell, Selznick e moglie.

Siamo a dicembre del 1938 e il film inizia ufficialmente le riprese il 10, ma tutto è in altomare ancora, tanto che Selznick dice al costumista di fare i costumi per Rossella in tre taglie (corto, lungo e medio). E' sull'orlo di una crisi di nervi, la sogna persino di notte ma è una donna senza volto. Ha paura di fallire miseramente e di dover mandare all'aria tutto.
Le ultime quattro in lizza rimangono Crawford, Arthur, Bennett o Goddard, con quest'ultima a un passo dalla firma quando scoppia la bomba: non è sposata con Chaplin, convivono e basta. Il pubblico non lo accetterebbe mai e metterebbe in croce l'eventuale scelta (altri tempi ndr). Nonostante Selznick cerchi in tutti i modi, anche illegali, di superare l'ostacolo, deve infine cedere e scartarla.
Intanto il fratello Myron, agente delle star, sta contrattando per un inglese, un certo Laurence Olivier che il fratello vuole piazzare nel film Rebecca di Hitchcock. Si fa mandare un suo film, Elisabetta d'Inghilterra. Non serve a nulla perchè Olivier è già ormai acquistato ma nota un'attrice (compagna di Olivier), molto brava e che potrebbe essere una Rossella perfetta. La fa venire a Hollywood e la porta di corsa dal fratello.
David è sul set, si sta girando l'incendio di Atlanta (bruciando vecchi set tra cui King Kong, Anime nel deserto). Il film è partito senza una Rossella quando Myron, arrivato in ritardo, batte sulla spalla al fratello e gli dice "Hey, ecco la tua Rossella". E' Vivien Leigh. David la guarda negli occhi e ne rimane abbagliato. La sceglie al volo, la ricerca è finita.

All'edizione degli oscar del 1940, Vivien Leigh sarà premiata per il suo incredibile ritratto di Rossella con una statuetta, la prima di due, e per aver consegnato il ruolo alla storia del cinema, mentre Via col vento ne vincerà otto, compreso miglior film per un Selznick ormai alle prese con altri film e imprese.


Nella prossima puntata: La passionale Ingrid Bergman.