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domenica 7 luglio 2013

Il bianco e il nero #45: Classic noir: Il diritto di uccidere (1950)

Il diritto di uccidere
(titolo originale In a Lonely Place)
 nelle sale americane il 17 maggio 1950.

Regista: Nicholas Ray.
Sceneggiatore: Andrew Solt, Edmund H. North, dal romanzo di Dorothy B. Hughes.
Direttore fotografia: Burnett Guffey.
Montaggio: Viola Lawrence.
Compositore: George Antheil.
Produttori: Henry S. Kesler, Robert Lord.
Studio: Columbia Pictures, Santana pictures.
Interpreti: Humphrey Bogart, Gloria Grahame, Jeff Donnell, Frank Lovejoy, Martha Stewart.
Durata: 90 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

domenica 2 giugno 2013

Il bianco e il nero #40: I protagonisti del noir - Il detective

detective s. ingl. (pl. detectives); in it. s.m. e f. inv. (o pl. orig.), pr. adatt. Investigatore, spesso privato || persona munita di apposita licenza che effettua indagini per conto di privati.
Se Il Mistero del Falco (1941) è unanimemente riconosciuto come la prima pellicola del periodo classico noir, l'investigatore privato ne rappresenta un'icona sin dagli esordi. Il prototipo del protagonista noir nasce dalla penna degli scrittori della scuola hard-boiled, fornendo un alternativa ai classici casi di omicidio/gialli che avevano dominato la scena dei detective films dall'epoca del muto sino agli anni 30. Questi nuovi film rappresentano un tentativo di rompere i legami con gli infiniti capitoli di Sherlock Holmes o Philo Vance o L'uomo ombra. Il nuovo mondo creato dal noir è molto più oscuro, cinico, mortale.
I creatori di questo nuovo mondo -e di qeusta nuova visione del mondo- si resero presto conto che dovevano creare anche un nuovo eroe completamente da zero. Non un solo tipo per tutti, ma una vasta gamma di variazioni del tipico personaggio di questo genere di film, in modo da coprire tutto il sottobosco della città e dei suoi crimini.
I primi esempi di investigatore al cinema si possono vedere nel già citato Il Mistero del falcoLo sconosciuto del terzo piano (1940). Molto meno celebrato, questa seconda pellicola di Boris Ingster, vede un reporter ingiustamente accusato di aver ucciso il suo fastidioso vicino di casa. Tramite un sogno, una lunga allucinazione, riuscirà a rintracciare il colpevole, ma a risolvere il caso sarà la sua fidanzata. Nonostante l'happy ending finale (su cui non aggiungo altro) il film è un esempio del nuovo stato d'animo che dilaga in questo nuovo genere e precedentemente sconosciuto, fatto di cinismo, di sfortuna e soprattutto di mal fidenza sia nel sistemo giudiziario che nelle grandi città dopo il tramonto, nei suoi vicoli e corridoi dei grandi palazzi. 

lunedì 3 settembre 2012

Il bianco e il nero #12: Lauren e Humphrey, come iniziò

[Slim bacia Steve] 
Steve: Perchè l'hai fatto? 
Slim: Mi chiedevo se mi sarebbe piaciuto. 
Steve: Qual'è il verdetto? 
Slim: Non lo so ancora. 
 [Si baciano ancora] 
Slim: E' ancora meglio quando contribuisci.
Il primo bacio al cinema, in Acque del sud, tra i due.


La ragazza era così carina che Earl Robinson, un noto compositore, a cui era stato chiesto di tenerla d'occhio durante il suo viaggio di quattro giorni in treno da New York a Los Angeles, si sentì costretto a scrivere a sua moglie, durante il tragitto, per rassicurarla che "non era niente di che".
L'uomo era stato chiamato a Hollywood dall'agente e produttore Charles K. Feldman (tra i suoi clienti, più di 300, John Wayne, Gary Cooper, Greta Garbo e Marilyn Monroe) per lavorare a un certo film. Feldman gli disse che avrebbe avuto compagnia, solo una ragazzina, che magari avrebbe poi assunto. Siccome era la prima volta che stava per conto suo, gli chiese se poteva appunto badare a lei.

Nei primi del 1943, lungo la piattaforma della Grand Central Station, quella che porta al  Twentieth Century Limited, stava per salire a bordo questa ragazza tutta gambe, lunga chioma, vestita molto semplicemente, un mazzolino di gardenie nella mano, e a fianco la mamma. Nessuno avrebbe riconosciuto in lei la bionda d'alta moda con gli occhi tenebrosi della copertina di Harper's Bazaar di marzo. 
Robinson, accompagnato dalla moglie fino al binario, non ci vide nulla in lei di attraente, ma forse proprio perchè non potè realmente guardarla bene. Sembrava più una scolaretta con la cotta per il cinema, e siccome l'opinione di Robinson verso questo tipo di ragazze era abbastanza bassa, la giudicò male. Dopotutto però trovò la 18enne Betty Bacal, futura Lauren Bacall, "onestamente amichevole" e assunse quel ruolo di "guardiano" con piacere e con il benestare della madre di lei, Natalie.

Betty iniziò a recitare qualche anno prima, alla high school. Nonostante il divorzio dei suoi genitori, lei era il fulcro di una larga famiglia di ebrei composta da innumerevoli zii e zie e una nonna, la prima a arrivare in America dalla Romania. E' proprio uno degli zii che le pagò la retta per il costoso collegio fuori città.
La famiglia crede nel duro lavoro e nelle scuole serali e che in questa nuova terra, se lo si desidera fortemente, nulla è impossibile. Tornata a New York dopo gli studi, Betty si barcamena per entrare nel difficile mondo del teatro, accettando i più disparati lavori. Modella, maschera, venditrice di programmi teatrali davanti a Sardi's, il ristorante prediletto dagli artisti newyorkesi. Impara molto presto che non serve essere timida e ritrosa e che essere giovani e belle è un dono da sfruttare per essere notate.

lunedì 20 agosto 2012

Il bianco e il nero #10: Audrey, l'antidiva

"Non avrei mai pensato di entrare nel mondo del cinema con una faccia come la mia".

Antidiva per eccellenza, lontana dal glamour, dalla stampa, dagli eventi più in, dalle feste, da Hollywood stessa. Ha sempre preferito l'isolamento e la pace delle sue case in Svizzera, ha preferito la famiglia piuttosto che la carriera, ha preferito dettare la Moda piuttosto che subirne le regole.  Più che diva o antidiva, meglio usare l'aggettivo da lei preferito, divina. 
Non si definiva una celebrità, tanto da scherzarci sopra ("Cosa pensa quando la gente la riconosce per strada?" "Che assomiglio ancora a me stessa") e chiamare il suo amato cagnolino Famous. Non si definiva neanche attrice, ma una ballerinza di danza classica che è finita a recitare.
Quando ha voluto smettere l'ha fatto, quando voleva recitare lo faceva, mai legata da forti contratti ha rifiutato centinaia di ottime sceneggiature per dedicarsi al primo marito Mel o ai figli, Sean e Luca e infine all'Africa e all'UNICEF.
Dotata di una bellezza  e un fisico particolare e di uno stile molto personale, che al contrario delle grandi dive, non doveva nulla agli studios, perchè erede di una certa raffinatezza aristocratica, agli antipodi delle Jayne Mansfield o delle Marilyn, che talvolta intaccavano il loro corredo di simpatia con atteggiamenti provocanti e privi di grazia
Dall'esperienza con la guerra agli esordi a teatro e al cinema, fino allo sbarco a Hollywood, l'Oscar, i ruoli celebri e l'addio prematuro alla scena per dedicarsi ad altro. Cercherò di parlare di tutto e di più e in maniera molto dettagliata, quindi questa volta sarà un vero articolo fiume. Fate delle pause, tornateci, stampatelo, dormiteci assieme, insomma fate quello che volete, se amate come e quanto me Audrey.
(NDR avrei voluto fare un elenco con link agli argomenti ma è impossibile su Blogger)

-L'infanzia e la guerra.
Il 4 maggio del 1929 nasce a Bruxelles una certa Edda Kathleen Ruston-Van Heemstra. Questi i fatti, tuttavia se cercate il certificato di nascita, dirà che è nata a Londra qualche giorno più tardi. Ciò è dovuto al cambiamento voluto dal padre, Joseph Hepburn, un tipo davvero particolare. Nato John Joseph Ruston è un austriaco che preferisce farsi passare per inglese, già sposatosi tre volte, la quarta sarà la mamma di Audrey, per un certo periodo di tempo console inglese in diverse colonie del pacifico prima di essere beccato sistematicamente a fare intrallazzi e raggiri. Nulla è certo su di lui, persino curriculum vitae e titolo di studio sono inventati di sana pianta.
Ma è un bell'uomo, sicuro di sè, affascinante e la baronessa Ella Van Heemstra cade ai suoi piedi in Indonesia nel 1926. I Van Heemstra sono una casata nobiliare belga-olandese molto importante e soprattutto ricca. Ruston vede in lei un bel salvadanaio e un sicuro modo per fuggire dall'Asia dove è ricercato per truffa. Cosa ci trovi lei in lui è difficile da capire, anch'essa divorziata, forse è ammaliata dall'uomo dominatore e macho, una tara genetica che colpirà anche la figlia.
Dunque, la bambina Edda Kathleen Audrey (omologo femminile di Andrè, il nome che le avrebbero dato se fosse stata maschio) si riconosce fin da subito. Occhi sorridenti, figura già slanciata, timida e dall'aspetto molto delicato non ha ereditato ne la baldanza del padre, ne la robustezza del clan Vam Heemstra. Per di più è considerata il frutto della disdicevole unione tra aristocrazia e borghesia e la commistione tra privilegi e privazioni segneranno tutta la sua infanzia.