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martedì 27 maggio 2014

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 20

Nuova settimana, nuova puntata.
Nel frattempo il festival di Cannes si è concluso, quindi news, domande da casa, un commento sul palmarés e poi tutto su Cronenberg e il suo Maps to the Stars.

[00:00:29] L'angolo del tripudio
[00:10:35] La posta del cuore
[00:31:00] Cannes 
[00:43:10] David Cronenberg
[01:07:00] Maps to the Stars


Buon ascolto!

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lunedì 26 maggio 2014

Maps to the Stars di David Cronenberg

Nelle sale dal 21 maggio
Julianne Moore Prix d’interprétation féminine a Cannes 2014


Maps to the Stars continua quel monologo lungo e alienato su cui piombavano i titoli di coda di Cosmopolis. O ancora meglio, Cosmopolis e Maps to the Stars sono l'ideale continuazione di A Dangerous Method, il molto dopo, quell'oracolo terribile e sibillino pronunciato da Jung mentre scruta le nubi all'orizzonte. Non (solo) la guerra e l'olocausto quindi, ma quegli orrori ancora di là da venire: la tragica perdita d'orientamento che la mano ferma di Cronenberg ha tratteggiato e continua a tratteggiare così bene.
Se Cosmopolis era a suo modo una mappa delle stelle, gli astri nascenti dell'economia che decidono le sorti del mondo dentro bozzoli di sughero e acciaio, Maps to the Stars ci parla delle stelle per antonomasia, i divi e le dive di Hollywood, dopo Wall Street, un altro microcosmo fuori dal mondo e a cui il mondo tuttavia continua a guardare. E Cronenberg ce lo racconta proprio così, attraverso una struttura corale di prototipi e stereotipi che gravitano intorno a Mulholland Drive: abbiamo Havana Segrand (Jullianne Moore, premiata a Cannes), attrice non più giovane che lotta per rimanere a galla e uscire dall'ombra di sua madre. Il suo terapista Stafford Weiss (John Cusack), psicologo/massaggiatore delle celebrità diventato a sua volta celebrità. La di lui moglie, figura insignificante che vive solo per assicurare il successo al figlio Benjie, divo tredicenne con problemi di droga. Jerome Fontana (Robert Pattinson), tipico autista di limousine (echi cosmopolisiani) aspirante attore aspirante sceneggiatore. E in fine, al centro e al di fuori di tutto, Agatha (Mia Wasikowska), la ragazza baciata dalle fiamme salita (o scesa ?) tra le stelle per scatenare un caos purificatore.
Bravissima e bellissima, anche sfigurata
Uno spietato affresco di Hollywood in cui paradossalmente il cinema è il grande assente, sempre distante, fuori campo, relegato a poche brevissime scene in cui viene semplicemente consumato, sulla televisione di una roulotte, oppure sugli schermi domestici, ma sempre a bocconi, piccole scene decontestualizzate e svuotate di ogni significato. Un bene di consumo appunto, che permette ad un'attricetta di mantenere il suo assurdo stile di vita, o di liberarsi di un'ingombrante figura materna. O ancora, squallide commedie per adolescenti che incassano centinaia di milioni e alimentano gli stravizi di attori bambini. Persino il sognatore Jerome, altro prototipo/stereotipo classico dell'ecosistema Hollywood, finisce per perdersi e scendere a compromessi, moderno Joe Gillis pronto a concedersi ad una versione laida e volgare di Norma Desmond pur di salire qualche gradino.
Se The Canyons raccontava la metamofosi del cinema nell'era del digitale, Maps to the Star racconta invece la paralisi del mondo che ruota intorno a quel cinema, lo showbusiness e i divi nell'era di The Canyons. Hollywood diviene una terra dei morti viventi, figure irrimediabilmente corrotte che complottano, tradiscono, si degradano e nascondono orribili segreti, con dinamiche e sviluppi degni delle peggiori soap-opera, come se fossero incapaci di sfuggire al loro ruolo, condannati a ripeterlo all'infinto. I corpi cronenberghiani si fanno sfacciatamente finti, fantasmi effimeri e patinati che potrebbero esistere soltanto sullo schermo e sarebbero disposti a tutto pur di rimanere nell'inquadratura. Nelle loro case, nelle loro vasche da bagno e nei loro letti, si agitano altri tipi di fantasmi, incorporei, o forse emanazioni di psicologie frammentate (eppure sanno cose che i personaggi non sanno), depositari di un'umanità perduta che tentano inutilmente di riportarli alla ragione, oppure osservatori come noi, che scendiamo dall'alto, cogliamo le loro vite per qualche istante e poi finalmente usciamo "a riveder le stelle".
Totentanz
Personaggi (nel vero senso del termine) senza speranza, condannati e pronti a condannare la propria prole, perché in ogni dramma famigliare che si rispetti le colpe dei padri devono necessariamente ricadere sui figli, e qui, proprio come in un girone infernale, il contrappasso consiste in una condanna a ripetere. Eppure la stiuazione è più complessa, basti pensare ad Havana Segrand, uno dei personaggi su cui il nostro sguardo si posa più a lungo, con cui dovremmo in qualche modo identificarci, una vittima, come si definisce lei, della madre, di un business spietato, dell'età... eppure quasi subito la sua maschera cade rivelando un altro tipo di fragilità, patetica e disgustosa, capace di nefandezze sempre più grandi e sempre più impensabili. Perché Maps to the Stars non è altro che una versione capovolta e incancrenita di Viale del Tramonto, l'affresco di un mondo rimasto fermo, condannato a ripetersi all'infinito, a perdersi ogni volta, una mappa delle stelle senza cordinate e senza via d'uscita. O forse la via d'uscita è proprio Agatha, unico vero personaggio cronenberghiano, carne lacerata e quindi viva, imperfetta, non patinata. Nella sua lucida follia, cerca di ritrovare l'amore e l'umanità che i genitori, messi di fronte alla loro mostruosità, hanno lasciato morire, una mostruosità che invece lei abbraccia in un brutale atto d'amore, plateale e ostentato come ogni gesto nel film, ma pur sempre un atto d'amore, come il poema di Paul Éluard recitato a più riprese dai personaggi, a cui Cronenberg e Wagner restituiscono un senso perduto: "quando poi, retrospettivamente, sono andato a studiarmi nel dettaglio tutta la sua genesi, ho visto che le intenzioni iniziali non erano quelle che sono state attribuite storicamente, ma c’era dietro la dedica d’amore nei confronti di una donna. In pratica è come se Bruce avesse riscoperto in modo istintivo il significato originario e nascosto nella poesia”.
E in fondo è un atto d'amore anche quello di Cronenberg e Wagner, perché per raccontare Holywood con uno sguardo così disilluso, devi amarla almeno un po', o forse semplicemente crederci, come ha osservato enrico ghezzi durante la conferenza stampa: "Personalmente non ho mai visto un film come questo, è una brillante e tragica dimostrazione del fatto che per realizzare un film devi credere in Hollywood o comunque credere in tutto oppure in niente."

lunedì 19 maggio 2014

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 19

Si, siamo tornati, e con una puntatazza di due ore carica di rabbia e frustrazione:
-Tante news ma nessuna posta del cuore, perché siete delle persone spregevoli
-Cannes: com'è andato fino ad oggi ? Quali film tenere d'occhio ?
-Film rimasti indietro: un veloce riassunto di cosa è passato in sala durante la festa del cinema.
-The Sacrament: Ti West sarà uscito indenne dal suo horror in POV ?
-Godzilla di Gareth Edwards: una delusione di proporzioni gozzilliane.

Buon ascolto!

[00:00:45] L'angolo del tripudio
[00:18:58] Cannes 
[00:39:40] Film rimasti indietro 
[00:50:00] The Sacrament
[01:12:00] Tutto su Godzilla


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lunedì 10 marzo 2014

Fruitvale Station di Ryan Coogler

In sala dal 13 marzo.

Ogni anno ha il suo indie "peso massimo", quel film indipendente che attira l'attenzione dei media, del pubblico generico, che viene invitato ai grandi e piccoli festival, dove vince pure qualcosina, e ottiene così una distribuzione internazionale. L'anno scorso fu il caso di Beasts of the Southern Wild di Behn Zeitilin, vincitore a Cannes, lodato da tutti i critici, finito addirittura ad essere pluricandidato agli Oscar (forse primissimo caso di un film indie così piccolo ad essere candidato come miglior film). Quest'anno tocca a Fruitvale Station, che ha moltissime cose in comune con il film di Zeitlin: indirettamente, ma neanche tanto, parla di razzismo, ha vinto al Sundance e a Cannes, molti lo inseriscono nella loro top 10 annuale e vede protagonisti un padre a una bambina afroamericani con un rapporto molto forte, costretti a dividersi.
Fruitvale Station si basa su un fatto realmente accaduto e parte proprio da un real footage, da immagini reali riprese da un cellulare. Notte dell'ultimo dell'anno 2008, in seguito ad alcuni disordini, la BART (la linea metropolitana che collega tutta la baia di San Francisco) deve fare una fermata prolungata alla stazione Fruitvale, in modo da permettere alla polizia di arrivare sul luogo e intervenire. I poliziotti fermano cinuqe giovani ragazzi di colore, probabilmente collegati ai disordini. Alle ore 2 circa, dalla pistola di un agente parte uno sparo che colpisce in piena schiena Oscar Grant. Il film ripercorre le sue ultime ventiquattro ore di vita.

lunedì 2 dicembre 2013

Only lovers left alive di Jim Jarmusch

Presentato a Cannes e in anteprima italiana al Torino Film Festival

Con la consueta calma e una rassicurante puntualità (tra un film e l'altro passano quasi sempre quattro anni) l'indipendentissimo Jim Jarmusch torna dietro la macchina da presa, e per l'ennesima volta ci ricorda perché sentivamo tanto la sua mancanza.
Only lovers left alive -titolo che dice già tutto, come anche i nomi dei personaggi- è la storia di Adam e Eve (Tom Hiddleston e Tilda Swinton). Lui è un musicista dall'animo tormentatissimo, veste di nero, ha una folta chioma corvina e vive rinchiuso nel suo appartamento di Detroit, dove compone una musica funerea che non lascia ascoltare a nessuno (le canzoni in questione sono composte ed eseguite dal gruppo musicale di Jarmusch, di cui Adam è ovviamente un alter ego). Lei sembra il suo esatto opposto, raggiante e biondissima, una figura quasi ieratica che ama perdersi tra la gente e le strade di Tangeri. Non potrebbero essere più distanti, in tutti i sensi, eppure sono marito e moglie, due vampiri che nonostante i secoli si amano ancora alla follia.

domenica 17 novembre 2013

Venere in Pelliccia di Roman Polanski

Nelle sale dal 14 novembre

Scorrendo la filmografia di Roman Polanski, si sarebbe tentati di stabilire un nesso tra la sua attuale condizione di esule o "prigioniero" e le ultime storie che ha scelto di raccontare, tutte confinate in uno spazio limitato ma non limitante, che si tratti di un'isola inospitale o delle quattro mura di un appartamento newyorkese. Eppure, andando ancora più indietro, ci si rende conto che questo suo gusto per il claustrofobico si è manifestato anche in tempi non sospetti, basti pensare a film come Repulsion (bellissimo, anche se lui lo ha quasi disconosciuto) e L'inquilino del terzo piano o ancora al più celebre Rosemary's Baby. Ciò nonostante non si può negare che l'interesse del regista sia ormai interamente rivolto al teatro, lo avevamo intuito con Carnage e ora Venere in Pelliccia ha spazzato via ogni dubbio. La fonte è l'omonima pièce teatrale di David Ives (di origini polacche, come Polanski) ispirata a sua volta al celebre romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, un esperimento metateatrale che permette a Polanski di eliminare qualsiasi tipo di surrogato per portarci direttamente sul palcoscenico. Non più teatro che contamina il cinema quindi, ma cinema che entra (letteralmente) nel teatro.

mercoledì 25 settembre 2013

The Bling Ring di Sofia Coppola

Nelle sale dal 26 settembre.

Perchè il Johnny Marco di Somewhere viveva allo Chateau Marmont, l'hotel delle celebrità, piuttosto che comprarsi una bella villona da superstar come tutti gli altri? Perchè sapeva che un gruppo di stronzetti poteva svaligiargli casa.
Spring Breakers atto II. Prendi un giovane attrice, famosa per essere la tipica brava ragazza sul grande schermo e fuori, falle fare la cattiva ragazza, che pippa, fuma, beve e ruba. Fallo in scala minore, senza provocazioni e in modo molto canonico e ottieni The bling ring.
Tra l'ottobre 2008 e l'estate 2009, a Los Angeles, un gruppo di adolescenti di buona famiglia, ha ripetutamente fatto irruzione nelle case dei vip della zona, dove ha saccheggiato borse, vestiti, orologi e gioielli (addirittura persino una Sig Sauer calibro .380) per un valore complessivo di 3 milioni di dollari. Tra le vittime, Paris Hilton, Orlando Bloom, Rachel Bilson and co. Non scassinarono mai, semplicemente riuscivano a trovare una porta aperta o una finestra o incredibilmente, la chiave sotto lo zerbino, ed entravano. Niente allarmi, niente polizia. Pazzesco, io abito in culo al mondo, c'ho due lire eppure metto l'allarme anche quando esco col cane.
La stampa li soprannominò il "bling ring" o "the burglar bunch", furono la gang criminale con più colpi a segno e di maggior fama nella storia recente di Hollywood. Sofia Coppola, dopo aver letto l'articolo "I sospetti indossano Louboutins" di Nancy Jo Sales, decise di farne un film loosely based on -ma neanche tanto-, per raccontare ancora una volta la generazione X o 2K10, vuota, allo sbando e senza un futuro.

lunedì 19 agosto 2013

Il bianco e il nero #51: La rivoluzione messicana e l'uomo dietro l'Oscar

"La conquista dell'Oscar può spesso essere seguita, quasi per reazione, da un periodo di depressione. [...] Una sorta di alchimia a rovescio: l'oro, una volta che lo si tiene tra le mani, diventa merda". Joseph L. Mankiewicz.

Quante volte abbiamo visto la scintillante statuetta del premio Oscar e quanti di noi sotto la doccia hanno inscenato un discorso di ringraziamento con lo shampoo a mo' di premio? Forse solo io, almeno per quanto riguarda la seconda, ma sono sicuro che chiunque di noi non disdegnerebbe un simile oggettino sopra il proprio caminetto o come fermacarte tra i propri cd.
Anche se molti attori non ammetteranno mai di sognarlo, tanti autori lo snobbano e gli spettatori più critici lo ritengono un premio datato, consegnato ogni anno non alla persona più talentuosa tra le papabili ma bensì a quella con più conoscenze, l'Oscar rimane uno dei più grandi obbiettivi da conquistare nella carriera di tutti coloro che si cimentano nel grande mondo del cinema.
Ma vi siete mai fermati un attimo a chiedervi da dove nasce quella tipica forma? Chi c'è dietro quel volto serio e quella spada minacciosa? Come mai si chiama Oscar? E chi diavolo sia questo Oscar? Bene, grazie a moi, oggi scoprirete tutto, ma proprio tutto quello che c'è da sapere così da impressionare i vostri amici al parco.

La vera storia dietro alla statuetta si snoda in due posti molto diversi tra loro e tuttavia non molto distanti: Los Angeles, più precisamente Hollywood, e le provincie settentrionali del Messico, quelle più vicine al confine americano. Partiamo però dalla prima zona.

Hollywood, anno del signore 1927.
Sala da ballo Crystal del Biltmore Hotel nel pieno centro di Los Angeles. L'intera sala è stata prenotata da

lunedì 3 giugno 2013

Solo dio perdona di Nicolas Winding Refn

Nelle sale dal 30 maggio

Vorrei poter dire "io lo conoscevo già quando ancora non era famoso!", ma sarebbe una bugia, in realtà, come molti, ho cominciato a conoscere ed apprezzare Nicolas Winding Refn soprattutto grazie a Drive. Certo mi ci ero già avvicinato con Bronson e Valhalla Rising, ma è stata l'ultima sua fatica a far scoccare definitivamente la scintilla, il film che ha fatto innamorare praticamente tutti, a partire dal pubblico e dalla giuria del Festival di Cannes, che nel 2011 lo hanno accolto con una standing ovation per poi consacrare definitivamente l'autore con il premio per la miglior regia.
Quest'anno le cose sono andate abbastanza diversamente, dopo la proiezione di Only god forgives il pubblico si è diviso tra timidi applausi e qualche sonoro fischio, e Refn non si è portato a casa niente.
Del film se ne parla da mesi, e fino a poco prima dell'uscita era quasi circondato da un alone di leggenda, alimentato dalle dichiarazioni del regista che lo descriveva di volta in volta come un film di arti marziali ambientato a Bangkok e come un omaggio a Se sei vivo spara, spaghetti western diretto da Giulio Questi. L'unica certezza era che Refn era scappato a Bangkok, un po' come i suoi personaggi protagonisti:
Julian (Ryan Gosling) e Billy sono fratelli, americani migrati o forse fuggiti in Thailandia per gestire una palestra di Thai boxe che funge da copertura ad un vasto traffico di droga. Una notte Billy si mette sulle strade di Bangkok in cerca di compagnia femminile, e dopo aver contrattato con una prostituta minorenne la massacra senza pietà. Il padre della ragazza si presenta sul posto e lo uccide a sua volta con la complicità del capo della polizia locale (Vithaya Pansringarm), un uomo che amministra la giustizia in modo del tutto personale.
L'affronto spinge Crystal (Kristin Scott Thomas), madre di Billy e Julian, a raggiungere Bangkok per sistemare la cosa, ma le sue decisioni metteranno in moto una catena di vendette una più sanguinaria dell'altra.

martedì 28 maggio 2013

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 4

Nell'episodio 4:
Chiacchieriamo sui film presentati a Cannes negli ultimi giorni del Festival (Jarmusch, Polanski, Payne, Gray) e massacriamo senza pietà La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino

[00:00:30] News varie
[00:18:00] Cannes
[00:43:10] La Grande Bellezza











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domenica 26 maggio 2013

La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino

Nelle sale dal 21 maggio e in concorso al 66esimo festival di Cannes.

Cara nonna Isotta,
ti scrivo questa lettera per raccontarti di quel mio viaggetto a Roma che ho fatto recentemente. Nella capitale c'ero stato molte altre volte, ma una volta in più non guasta mai, vero? Sono andato perchè tentato da questa offertona della Sorrentino Line, una compagnia di bus molto quotata anche all'estero che proponeva il pacchetto "La Grande Bellezza", comprendente un tour di due ore e mezza (ma che poi si sa, sono sempre di più) della città, con soste organizzate nei punti più famosi e in quelli più nascosti. Per 8-9 euro, dipende da chi fai il biglietto, e senza l'extra 3D che tanti ti piazzano dappertutto, mi sembrava un'occasione irrinunciabile.
Che poi, la Sorrentino, l'avevo già presa per un tour in America, un viaggione da New York allo Utah tipo, pure bello eh, perchè i paesaggi erano proprio da cartolina e la guida, era tanto simpatica, con quella faccetta un pò così, ma che alla fine del viaggio dicevi "Embè, ma tutto qui?". Insomma non è che ti lasciasse tanto dentro oltre quei bei scorci.
Siamo partiti di mattina e con me c'erano anche tanti romani che volevano provare l'ebrezza di vedere la città da turisti. Proprio loro sono sbottati quando sulla fiancata del pullman pronto a partire abbiamo intravisto una grossa scritta, diverse frasi tratte da Viaggio al termine della notte di Cèline. "Annamo bene, annamo, mò vuoi vedè che parlano di nuovo tutti i personaggi per aforismi come quel Divo", hanno commentato.
Prima tappa al gianicolo con tanto di colpo di cannone. Vedessi quanti giapponesi c'erano, tutti con la macchinetta, come te li immagineresti. Poi c'hanno portato a sta mega festa che più che un party pareva uno spot della Martini. In pratica a sta festa c'era tappezzato da tutte le parti -che dopo un pò dà pure fastidio- decadenza, persone vuote, dissolutezza, cafonaggine, barocco. Qui c'hanno presentato la nostra guida, Gep Gambardella, uno giornalista ex scrittore. La festa è sua, per i 65 anni. Gep c'ha la classica faccia da schiaffi, e anche di gomma, ma nonostante sia una faccia che si fa vedere un pò troppo e che non azzecca proprio sempre tutte le volte che decide di mostrarsi, è così bravo e simpatico che alla fine te lo fai piacere.
Gep si è presentato attaccando sin da subito con queste frasi, con questa filosofia spiccia, gigante tra i suoi invitati al compleanno. Cita grandi autori europei, Celine, Flaubert, Dostoevskij -"Hu come la Poline de Il giocatore!"- e le persone gli muoiono attorno come mosche, stecchite dalla sua magniloquenza.
Quando Gep partiva con le sue tiritere, rovinava tutto il gusto della nostra gita. Apriva queste enormi parentesi con cardinali, spogliarelliste, Isabelle Ferrari, artisti del cavolo, e noi che volevamo vedere Roma o per lo meno seguire il percorso organizzato -ma poi c'era?- dovevamo starci (stacce rmn.) e subire un altro pippotto. 
Sorrentino, presente, appariva ogni tanto, a ridestare il gruppo, facendoci scoprire punti inaccessibili di Roma, irrintracciabili, e a cospargere tutto di mistero, di surreale, anche quando non c'era alcuna necessità. Tutto bello da vedere, il bus volava sui tetti di Roma, poi andava anche sull'acqua del Tevere, ma sembravano più esercizi di guida, di stile, al punto da risultare inutili. 

Passavamo poi da una festa all'altra dove c'era sempre la stessa gente, le stesse facce, lo stesso vuoto e gli stessi problemi. Tutti infelici, tutti alla ricerca non tanto della bellezza ma della normalità, senza sempre dover apparire come qualcosa che non si è, e magari ogni tanto stare a casa a guardare la tv, piuttosto che andare d qua e di la a fare presenza. Io però alla terza festa di fila m'ero già rotto le scatole e sinceramente dei problemi dei ricchi cafoni me ne facevo anche a meno.
Perchè, abbiamo capito che vuoi renderli macchiette, delle maschere, esagerare i difetti, ma sembrava di assistere a un tour parodia, con attori da teatro sperimentale e dialoghi al limite della commedia dell'assurdo -"Oggi nel jazz va la scena etiope". E quando compare Dario Cantarelli, sei sicuro che sia una presa in giro. Tanto più che la cafona del gruppo, Romina, è la vera coscienza, l'unica a capire e condannare -co' 3 G.
Il viaggio proseguiva a strattoni nonna, sempre, non ci fermavamo mai troppo in un posto, saltavamo subito in un altro e lasciavamo persone e personaggi che dopotutto poco avevano da dire. Tutto questo sali e scendi dal bus, e inchioda, e parti, l'ho trovato insopportabile. Anche perchè quando Sorrentino voleva fermarsi a un angolo, tendeva a sottolineare didascalicamente alcuni concetti sui monumenti o sui personaggi, in maniera sufficientemente tediosa da far sbuffare tutti quanti.

martedì 21 maggio 2013

Dal nostro inviato speciale a Cannes: Quarta e quinta giornata

Giorno 4

Il quarto e penultimo giorno si inizia male, grossa anzi grossissima delusione per aver perso Inside Llewyn Davis. Per il resto ecco i film di questa giornata, domani vedró solo The Last Days on Mars di Ruairi Robinson e finirà lì la mia esperienza di quest'anno a Cannes.

Ain't Them Bodies Saints di David Lowery

Dopo un crimine finito male, due fuorilegge vengono arrestati. Lui (Casey Affleck) finirà in prigione, lei incinta (Rooney Mara) verrà rilasciata. Quattro anni dopo lui fugge di prigione tentando di ricongiungersi con lei e la figlia che non ha mai visto. Questa la premessa di questo Ain't them bodies saints, un buon film che però non eccelle in niente, la trama parte e prosegue senza particolari guizzi e i personaggi sono troppo poco abbozzati per creare un legame emotivo con loro, l'unico che sfugge alla regola è il poliziotto interpretato da Ben Foster (che è anche il miglior attore del trio dei protagonisti). Tenendo conto di anche una regia sì buona ma che non crea nessuna immagine memorabile ecco che si avrà un film comunque guardabile ma facilmente dimenticabile, d’altra parte però ha dalla sua almeno un’ottima colonna sonora.

Blind Detective di Johnnie To

Il titolo dice tutto, un detective diventato cieco indaga a modo suo su dei casi irrisolti da cui può guadagnarsi una taglia per vivere, la conoscenza di un'agente di polizia lo porterà ad indagare sulla sparizione di una bambina.
Il nuovo film di To si rivela essere niente di più di un filmetto per famiglie, leggero, pieno di buoni sentimenti e comico, sarebbe tutto ok se non fosse però che la comicità non è praticamente mai divertente e la recitazione degli attori è davvero troppo esasperata. Se si aggiunge una durata esagerata per questo tipo di film (due ore piene!) il risultato è un film altamente deludente che non riesce ad essere salvato nemmeno da qualche buona trovata registica.

Giorno 5

Quinto ed ultimo giorno per questa mia esperienza a Cannes, come anticipato oggi commenteró un solo film.

The Last Days on Mars di Ruairì Robinson

Mancano poche ore alla fine della prima spedizione umana su Marte, uno degli scienziati scopre un organismo cellulare e si dirige ad investigare il luogo in cui è stato trovato non sapendo che scatenerà una reazione a catena che porrà in pericolo di vita tutto l'equipaggio.
Film d'esordio per Robinson, questo sci-fi dimostra da una parte un'interessante approccio estetico ma viene affossato da una sceneggiatura superficiale che tratta la vicenda alla base della trama in modo banale senza mai approfondire niente e dando vita ad una minaccia che sa di già visto. Gli attori hanno poco materiale su cui lavorare e quindi si limitano a fare il proprio lavoro. Peccato perché, come già detto, la regia crea delle scene interessanti mischiando un modo di girare classico con dei tocchi da film indipendente e l'ambientazione spaziale è sempre affascinante, un'occasione persa.

[Sephiroth'88]

domenica 19 maggio 2013

Il grande Gatsby di Baz Luhrmann

Nelle sale dal 15 maggio

Mi cavo subito il dente: Baz Luhrmann non lo reggo proprio, lo trovavo estremamente sopravvalutato già prima del disastroso Australia, e in generale ho sempre faticato a considerarlo un buon regista, forse perché il suo talento si manifesta quasi esclusivamente nella regia interna alla scena, quindi nella gestione delle coreografie e in tutto ciò che riguarda la costruzione dello sfondo, mentre il resto mi ha sempre lasciato un po' freddino.
Non è quindi con il migliore degli atteggiamenti che mi sono avvicinato alla sua ultima fatica, Il grande Gatsby (in 3D!), adattamento di uno dei grandi classici della letteratura americana, che, consciamente o inconsciamente, asseconda il recente interesse di Hollywood nei confronti dei grandi romanzi del passato (vengono in mente I Miserabili e Anna Karenina).
Siamo nei ruggenti anni '20, e l'aspirante scrittore Nick Carraway (un pessimo Tobey Maguire) si è appena trasferito a Long Island (nella fittizia West Egg). Accanto alla sua modesta casetta sulla spiaggia si erge la colossale villa di Jay Gatsby (Leonardo Di Caprio), giovane e misterioso miliardario di cui tutti sanno tutto e nessuno sa niente. Un giorno Nick viene finalmente invitato ad una delle leggendarie feste del suo vicino di casa, e qui scopre un vecchio legame tra sua cugina Daisy (Carey Mulligan) e Gatsby. Sarà proprio Nick a far rincontrare i due innamorati, ma gli anni sono passati e Daisy ormai è sposata con Tom (Joel Edgerton).
Quando si parla di rifacimenti, che li si consideri remake o nuovi adattamenti (questo per Gatsby è il quarto), la domanda è sempre la stessa: se ne sentiva la necessità ? La risposta è quasi sempre no, eppure ogni tanto capitano anche pellicole che fanno crollare qualche certezza, come l'Anna Karenina di Joe Wright, che giustificava la sua esistenza con una messa in scena originalissima e una regia fenomenale.

sabato 18 maggio 2013

Dal nostro inviato speciale a Cannes: Seconda giornata

Giorno 2

Rieccomi qua con il resoconto veloce di questa seconda giornata, dopo una prima in generale piuttosto soddisfacente in questo secondo giorno ho visto un gran bel film ed un altro piuttosto deludente.

Tian Zhu Ding (A Touch of Sin) di Jia Zhangke

Il film è diviso in quattro storie separate tra loro ed inizia bene con la prima storia, ben diretta e ben costruita andando subito dritta verso il suo punto focale. Le altre tre storie, al contrario, si dilungano troppo non riuscendo a costruire il giusto pathos e spesso non riuscendo nemmeno a raggiungere una degna conclusione. Non bastano quindi una buona regia (che crea anche scene interessanti) e alcune buone interpretazioni a salvare un film che per 3/4 delle sua durata sguazza nella noia.

Le Passé di Asghar Farhadi

Il regista di A Separation torna a parlare di famiglie e di legami e segreti che uniscono le persone in questo suo nuovo film, ora ambientato in Francia. La trama viene sviluppata molto bene, forse la prima parte si prende un po' troppo tempo per presentare i personaggi e la loro situazione ma la seconda ripaga con un'ottima risoluzione della vicenda e dei bei colpi di scena. Registicamente è molto solido e le recitazioni di tutti gli attori sono impeccabili (specialmente quella di Berenice Bejo, secondo me una possibile candidata al premio di miglior interpretazione femminile), sicuramente un film da tenere d'occhio.


[Sephiroth'88] 

venerdì 17 maggio 2013

Dal nostro inviato speciale a Cannes: Resoconto della prima giornata

Come preannunciato, ecco il primo di vari aggiornamenti flash dal nostro inviato speciale Christian:

Giorno 1

Ecco qua il resoconto del primo giorno di questa mia annata a Cannes, primo giorno piuttosto piovoso e quindi terribile, di seguito delle brevi recensioni dei film visti quest'oggi, per quelle piú dettagliate scriveró altro al mio ritorno.

The Congress di Ari Folman

Ottimo film, che si divide in due parti piuttosto diverse, creando un senso di spaesamento anche grazie alla fusione tra sequenze reali ed animate. Bellissima la parte iniziale che mischia critiche agli studios e alla figura dell'attore divo sempre giovane e bello. Dopo questo inizio "reale" il film sfocia in una parte animata molto allucinata e si aggiungono tratti di fantascienza distopica. Un esperimento piú che riuscito dunque per il regista di Valzer con Bashir, che alla sua prima produzione in lingua inglese evita di commercializzarsi e diventa quasi piú estremo.
Innumerevoli le citazioni a persone e personaggi famosi nella parte animata, che riprende il design tipico dell'animazione anni '30.

The Bling Ring di Sofia Coppola

Film discreto, niente di particolare e niente che si distacchi troppo da quello che si vede nel trailer. Dei ragazzi rapinano delle case e vengono beccati, punto. La pellicola registicamente merita e il montaggio iniziale è fantastico ma la storia prosegue in modo troppo ovvio e i personaggi risultano appena abbozzati. Una mezza delusione da Sofia Coppola che avrebbe potuto trattare il tema in modo meno superficiale, che si sia fatta contagiare dalla mentalità dei ragazzi protagonisti?

Fruitvale Station di Ryan Coogler

Tratto da una storia vera, questo film (già vincitore di due premi al Sundance) parla di un ragazzo di 22 anni che tenta di risollevare la propria vita dopo essere stato in carcere e di come tutto cambierà per sempre una notte di capodanno. La vicenda viene trattata in modo molto asciutto, senza perdersi in troppi fronzoli e riesce ad emozionare grazie a delle ottime interpretazioni. Non mancano alcune banalità ma tutto sommato il risultato è molto apprezzabile.

[Sephiroth'88]

martedì 14 maggio 2013

No - I giorni dell'arcobaleno di Pablo Larrain

Nomination agli Oscar 2013 come Miglior Film Straniero
Vincitore della Quinzaine des realisateurs a Cannes 2012

Cile 1988, le ormai insostenibili pressioni internazionali spingono il governo guidato dal presidente Augusto Pinochet ad indire un referendum. Dopo un'assenza di democrazia durata oltre quindici anni il popolo cileno è chiamato a votare: può dire si ad altri otto anni di Pinochet, o può finalmente dire no ad una dittatura che si è macchiata dei peggiori crimini immaginabili. Una scelta semplicissima, e apparentemente una storia altrettanto semplice da raccontare.
Pablo Larrain, già conosciuto e premiato per Tony Manero (2008), decide di portarla sul grande schermo passando per l'opera teatrale The Referendum di Antonio Skarmeta e concentrando tutta l'attenzione sulla campagna elettorale che cambiò la storia del paese.
René Saavedra (Gael Garcia Bernal), ambizioso pubblicitario figlio di esiliati, viene coinvolto nella realizzazione degli spot elettorali di quindici minuti che verranno mandati in onda ogni notte nel periodo del referendum. Ma le sue idee moderne non convincono i politici, invece di approfittare dello spazio concesso per denunciare gli orrori della dittatura, René preferisce mostrare agli elettori il Cile di un futuro possibile, attraverso l'estetica patinata e artificiale della nuova comunicazione televisiva.
Un film sulla storia quindi, ma anche e soprattutto sul potere delle immagini. E forse proprio per questo che Larrain ha la geniale intuizione di girarlo con una telecamera U-Matic del 1983 (da qui il formato dell'immagine in 4/3) recuperata con l'aiuto del direttore della fotografia Sergio Armstrong. No ha infatti tutte le caratteristiche del mockumentary, una ricotruzione meticolosa della campagna elettorale del 1988 documentata nella stessa forma delle immagini televisive dell'epoca (film e immagini di repertorio si confondono perfettamente), a metà tra un pedinamento neo-realista e un film del Dogma 95.

venerdì 10 maggio 2013

Dal nostro inviato speciale a Cannes: Introduzione

Nelle prossime settimane pubblicherò a nome mio una serie di interventi del nostro inviato speciale al Festival di Cannes. Oggi vi beccate un'introduzione generale al calendario delle proiezioni. [Intrinseco]

La parola a Christian:

Ancora una volta è quasi arrivato uno dei periodi da me più amati/odiati dell’anno, il Festival di Cannes. Amato perché al Festival si respira un’aria che non trovo da nessun’altra parte (e Cannes è una bellissima città) e odiato perché mi aspettano poche ore di sonno ed ore e ore e ore (e ore e ore) di lunghissime code per assistere a proiezioni che spesso equivalgono ad una roulette russa, o sei fortunato e vedi un filmone o hai buttato il tuo tempo per vedere un film lento e pretenzioso all’inverosimile.
Ma facciamo un passo indietro, mi chiamo Christian (aka Sephiroth’88) e quest’anno sarò l’inviato speciale di Filmbuster(d)s al Festival di Cannes, quindi appassionati dei Busterds gioite perché avrete resoconti giornalieri da quel di Cannes per i giorni che vanno dal 15 al 20 maggio (tempo permettendo, ma cercherò di postare giornalmente anche solo commenti veloci) e, in seguito al mio ritorno, anche qualche recensione più dettagliata di alcuni film che vedrò.
Ho atteso fino ad ora per presentarmi per un motivo preciso: stavo aspettando l’uscita del calendario delle proiezioni. Non potendo a partecipare al Festival nella sua interezza, prima di rivelarmi volevo sapere quali film avrò la possibilità di vedere e quali no, dunque lo scopo di questo articolo è proprio quello di farvi sapere in anticipo i titoli dei film di cui potreste trovare commenti o recensioni qui sul blog.
Il calendario è consultabile qui (http://www.festival-cannes.fr/assets/File/WEB%202013/PDF/Horaire_projections/Horaire%20Internet%202013_v2.pdf) e se siete curiosi potete dargli una sbirciata.
Passando a parlare dei film della selezione ufficiale vi anticipo che non riuscirò a vedere né quello di Sorrentino né quello di Refn (poco male però visto che comunque usciranno presto qui in Italia) e neppure quelli di James Gray e Jim Jarmush cui ero mediamente interessato. Il dispiacere più grosso però è rappresentato dal non poter vedere All is Lost di J.C. Chandor, film presentato fuori concorso su cui ero davvero molto curioso visto che è recitato dal solo Robert Redford e si dice che non ci siano dialoghi per tutto il film.
Ovviamente spero invece di riuscire a vedere Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen e Le Passè di Farhadi, sugli altri mi dovrò un po’ informare visto che ne so poco o niente (Miike penso proprio di saltarlo tranquillamente dati i presupposti poco interessanti). Per Un Certain Regard punto su The Bling Ring, sperando non sia una puttanata, ma sono incuriosito anche dalla prima prova registica di James Franco. Anche nelle sezioni collaterali (Quinzaine e Semaine) sono presentati alcuni film di registi interessanti, tipo The Congress di Ari Folman; La Danza de la Realidad di Alejandro Jodorowsky; il documentario Jodorowsky’s Dune di Frank Pavich che parla del tentativo fallito di Jodorowsky di realizzare un film adattamento di Dune; The Last Days on Mars, primo promettente lungometraggio di Ruairì Robinson, regista di alcuni corti tra cui BlinkyTM; Ain’t Them Bodies Saints di David Lowery, già presentato con successo al Sundance, e sicuramente tanti altri film di registi poco conosciuti che mi sfuggono.
Più o meno sono questi sono i film più interessanti che ho notato nei giorni della mia presenza, ovviamente non riuscirò a vederli tutti (sarò troppo impegnato a fare code di ore) ma spero di vederne diversi e di raccontarvi una prospettiva del Festival diversa da quella del solito giornalista che si può leggere ovunque in rete. Per ora quindi è tutto, ci risentiamo da Cannes.

[Sephiroth'88]

mercoledì 24 aprile 2013

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 1


I Filmbuster(d)s risorgono dalle loro ceneri e si rimettono in pari con gli arretrati.
Commentiamo qualche news recente, vi parliamo dei film in concorso al Festival di Cannes e discutiamo sui film visti al cinema nelle ultime settimane:
Scary Movie 5, Hitchcock, Come un tuono, Oblivion e Nella casa.

[00:05:25]News
[00:17:50]Cannes
[00:36:40]Scary Movie 5
[00:43:15]Hitchcock
[00:55:45]Come un tuono
[01:07:33]Oblivion
[01:19:10]Nella casa




 Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui

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Oppure ascoltate il podcast mediante il player Podtrac:

mercoledì 6 febbraio 2013

Re della terra selvaggia di Benh Zeitlin

Riproponiamo la recensione di Beasts of the southern wild pubblicata il 27 dicembre 2012 in vista dell'imminente uscita nelle sale italiane.

In uscita in Italia il 7 febbraio 2013.

Il film più premiato di questo uscente 2012. Ovunque sia stato invitato o abbia partecipato, ha portato a casa qualche premio. Da Cannes al Sundance, suo vero territorio di caccia, dal Deauville all'Hollywood festival fino ad essere inserito nelle top 10 annuali del British Film Institute (che gli ha anche conferito un altro premio) e dell'AFI. Non solo, è presente in quasi tutte le top 10 o top 5 dei maggiori critici oltreoceano, aspettando che anche quelli di qeusta parte del mondo lo vedano. E' ufficialmente il film dell'anno, da un certo punto di vista eppure, manca completamente ai Globe e agli Oscar (e qui tuoneranno i vari detrattori delle due manifestazioni).
In un clima del genere sono finalmente riuscito a vedere questo Beasts, ancora inedito in Italia ma già recuperabile in una copiosa versione Blu Ray. Aspettative alte, bollino Fox Searchlight come garanzia, personalissima top 5 annuale pronta ad essere aggiornata ma qualcosa è andato storto. Dunque vediamo...
Un assaggio di trama. Siamo in un futuro ipotetico/presente alternativo dove il mondo è formato da alcuni isolotti di varie dimensioni in seguito allo scioglimento dei ghiacciai. L'equatore è diventato letteralmente una enorme diga che divide il sud del mondo, povero e desolante, dal nord, industriale e ricco.
Le vicende di Beasts hanno luogo nel sud, più precisamente a Bathtub, vasca da bagno, un villaggio-comunità composta da alcuni illitterrati, poveri e socialmente inetti. Tra questi c'è Hushpuppy, l'eroina del film, un afroamericana di soli 6 anni che vive con papà Wink. Vive con per modo di dire perchè Wink non la vuole con sè, essendo malato terminale e ricordandogli lei la madre scappata proprio dopo la nascita. Un giorno la natura si ribella e un enorme inondazione spazza via tutto.
Rimangono vivi in pochi, poco prima di essere portati via da alcuni membri del "mondo del nord", in un ospedale e in una struttura per rifugiati. Qui Wink viene trattenuto per via della sau malattia, mentre Hushpuppy riesce a scappare e durante un lungo viaggio finisce forse per ritrovare la sua mamma, che tanto gli manca. E il tutto senza dimenticare gli auroch, queste belve gigantesche tornate in vita dall'ibernazione millenaria nei ghiacciai.
Opera prima del regista newyorkese trapiantato a New Orlens, Benh Zeitlin e del suo collettivo, di amici, familiari e artisti, Court 13, è una trasposizione dell'opera teatrale ad un atto di Lucy Alibar, Juicy and Delicious. Beasts of the Southern Wild (nome tratto dal poema del 1789 di William Blake, Little Blakc Boy) è un film in eterna sospensione tra favola e documentario, due elementi antitetici. Da una parte c'è una regia minimalista, artigianale, piena volutamente di imperfezioni, che traccia con un occhio critico un disegno della situazione di una certa parte del mondo. Dall'altra c'è Bathtub, gli auroch, un mondo immaginario. Nel mezzo c'è Hushpuppy, la tipica ragazzina di colore immersa in un ambiente di profonda povertà che vede e immagina un mondo tutto suo, grazie all'incredibile forza di ogni bambino della sua età. Salta subito in mente uno Sciuscià o Miracolo a Milano, il neorealismo che si fonde con una chiara analisi del tessuto sociale. Oggi lo chiamano realismo magico, fantastico.
Quello che però fà Beasts -in più- è realizzarlo tramite una metafora, un'allegoria per tutta la durata del film. Leggendo la trama non si può non pensare all'uragano Katrina, ancora di più se andando a fondo si scopre che il film è girato nella Lousiana, a pochi km da New Orleans, e che Zeitlin vi si è trasferito da qualche anno.
La suddivisione in base alle possibilità economiche in fasce o zone, un mondo costretto a essere sommerso e a scomparire, il riccone che prima chiude fuori il poveraccio e poi gli tende una mano quando è agonizzante, la natura che si ribella, soffocata dall'uomo. Una visione impietosa.
E però una visione attraverso gli occhi di una bambina -e il soffocamento potrebbe essere quello del mondo adulto su quello creato dall'immaginazione fanciullesca-. Potrebbe essere tutto semplicemente un'allegoria nell'allegoria, ma mi sento molto solo nell'avallare questa tesi, quindi la lascio lì nell'aria. Tuttavia tutti questi elementi politico-sociali non sono mai enfatizzati in maniera eccessiva.
Beasts si avvale di una grammatica e di un linguaggio tutto suo. Non è narrazione classica, si tratta più di una esperienza che di una storia, di un racconto per immagini, sconfina nel campo della poesia. Perciò, e può sembrare, strano è un film difficile da comprendere, non da capire, e da godere a pieno. Questo rende i suoi risultati ancora più sorprendenti perchè al contrario dei classici film indie, non è per un pubblico generalista. E' inutile quindi lamnetarsi della mancanza di concentrazione verso certi apsetti dello svolgimento della trama, della superficilità del rapporto tra padre e figlia o di alcuni passagi in generale. E' immune quindi a una critica ragionata.
E' grezzo nella forma a nel contenuto e non potrebbe essere diversamente. Anche per questo mi fanno sorridere alcuni paragoni, non necessari, con Tree of life.
Ho avuto parecchi problemi nel dare un giudizio definitivo su questo film. Non so se mi sia piaciuto molto o mi sia dispiaciuto. Rimango in una fascia a metà tra questi due estremi. Non sono abbastanza colto o dotato di necessaria esperienza, probabilmente, per comprendere oltre una semplice analisi. E' forse il film più particolare e innovativo dell'anno -sul più poetico posso tirare fuori esempi che ho gradito di più ma forse meno poetici in senso letterario-, e proprio per queste ragioni non riesco a metterlo nella mia top X.
Se però voi siete tra quelli impazziti per il film, vi consiglio di guardare Glory at the Sea (intero su Youtube), un corto sempre di Court 13 e Zeitlin che in pratica è un Beasts prima bozza in 25 minuti. E' sempre presente la voce fuori campo di una bambina come le eccezzionali musiche e un personaggio chiave, ed anche la citazione ai Campi Elisi, una delle chicche nel finale del film. Chiudo unendomi al coro degli entusiasti della giovane Quvenzhané Wallis, che come il suo babbo filmico Dwight Henry, è alla prima esperienza recitativa.

venerdì 11 gennaio 2013

Filmbusterds Awards! Vote or die

Il 2012 è finito, viva il 2012. Siamo passati indenni attraverso le profezie Maya, i mille blockbusters targati USA e i nuovi cinepanettoni camuffati da 'non-cinepanettoni'. Per fortuna c'è stata anche molta robba bella, meritevole, in alcuni casi film da annoverare tra i migliori dell'era post 2000. Ebbene, noi Filmbusterds, per festeggiare i nostri primi sei mesi e onorare l'anno appena conclusosi, abbiamo deciso di fare la classica classificona del meglio e del peggio, ma al contrario di tutti gli altri, abbiamo deciso di fare scegliere a VOI il miglior film, regista, attore etc... Noi abbiamo deciso i nominati, voi i vincitori. Let's go!
Per un approfondimento delle categorie (perchè abbiamo messo X e perchè non abbiamo messo Y, perchè questo e perchè quello)  l'ascolto della Puntata numero 20 (http://filmbusterds.blogspot.it/2013/01/filmbusterds-episodio-20.html) registrata l'8 gennaio, è propedeutico e obbligatorio.
Sarebbe molto gradito un commento o una discussione qua sotto, nello spazio Commenti. Grazie.

Breve Regolamento.
-Il sondaggio non richiede iscrizione, è del tutto anonimo, ma sarebbe gradito un Mi piace alla pagina http://www.facebook.com/Filmbusterds o un follow su Twitter https://twitter.com/Filmbusterds.
-Potete votare un elemento per ogni categoria, non più di uno. 
-Potete votare tutte le volte che vorrete, da qui alla chiusura del sondaggio. Anche più volte consecutivamente, basta aggiornare la pagina.  
-Potete votare anche solo una parte delle categorie, non tutte. Se non avete visto alcuni film o siete indecisi, potete saltare. Ma su dai, votate anche per simpatia.
-I film in questione sono tutti usciti nelle sale italiane nel 2012, salvo rari casi, tuttavia di facile reperimento. 
-Durata del sondaggio: fino al giorno 22 gennaio verso le ore 18.
-I risultati verranno annunciati nella prossima puntata, la numero 21.

Qui sotto trovate tutte le nove nomination, scrollate a gradimento.
SONDAGGIO CHIUSO (in grassetto i vincitori)