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giovedì 9 gennaio 2014

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 11

Anno nuovo, puntata nuova, e finalmente è tempo di classifiche.
Dopo che chiunque sulla rete ha stilato una lista dei migliori film dell'anno, potevamo noi esimerci dal dire la nostra? Potevamo ? Eh ? EH ?
Giammai! E allora tiriamo le somme su questa memorabile annata cinematografica. Tante categorie, tanti film e naturalmente le nostre personalissime classifiche dei migliori e peggiori film dell'anno.
Ma non finisce qui! Perché dopo la puntata sarete voi, pubblico da casa, a votare i vostri favoriti nel sondaggione del secolo, i Filmbuster(d)s Award!

Perciò dite alla vostra mamma o al vostro papà "Scaricami l'ultima puntata di Filmbuster(d)s o va all'inferno!"

[00:00:27] L'angolo del tripudio
[00:11:47] La posta del cuore
Film in sala:
[00:27:45] The Butler
[00:31:18] American Hustle
Le classifiche:
[00:41:20] Due parole sull'anno appena concluso
[00:59:05] Miglior film d'animazione
[01:08:55] Miglior blockbuster 
[01:21:55] Miglior colonna sonora 
[01:30:00] Miglior fotografia 
[01:38:05] Miglior sceneggiatura 
[01:47:25] Miglior attore

[01:57:25] Migliore attrice 
[02:06:05] Miglior regista
[02:14:50] Peggior film dell'anno
[02:21:15] Miglior film dell'anno

Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui!


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mercoledì 8 gennaio 2014

Filmbusterds Awards! Vote or die - 2013


Ciao ciao 2013. Benvenuto 2014. Mentre stiamo già assaporando qualche perla del nuovo anno, facciamo un piccolo passo indietro. Qual'è stato il miglior film dell'anno appena passato? Quale il peggiore? Quale il migliore blockbuster? Chi i migliori interpreti, registi e sceneggiatori? 
Noi abbiamo deciso i nominati per ogni categoria, voi i vincitori. Let's go!
Per un approfondimento delle categorie (perchè abbiamo messo X e perchè non abbiamo messo Y, perchè questo e perchè quello)  l'ascolto della Puntata numero 11 (http://filmbusterds.blogspot.it/2014/01/filmbusterds-stagione-2-episodio-11.html) registrata l'8 gennaio, è propedeutico e obbligatorio, come una sbirciata al nostro Dizionarione.
Sarebbe molto gradito un commento o una discussione qua sotto, nello spazio Commenti. Grazie.

Breve Regolamento.
-Il sondaggio non richiede iscrizione, è del tutto anonimo, ma sarebbe gradito un Mi piace alla pagina http://www.facebook.com/Filmbusterds o un follow su Twitter https://twitter.com/Filmbusterds.
-Potete votare un elemento per ogni categoria, non più di uno. 
-Potete votare tutte le volte che vorrete, da qui alla chiusura del sondaggio. Anche più volte consecutivamente, basta aggiornare la pagina.  
-Potete votare anche solo una parte delle categorie, non tutte. Se non avete visto alcuni film o siete indecisi, potete saltare. Ma su dai, votate anche per simpatia.
-I film in questione sono tutti usciti nelle sale italiane nel 2013, salvo rari casi, tuttavia di facile reperimento. 
-Durata del sondaggio:  fino al 21 gennaio.
-I risultati verranno annunciati nella prossima puntata, la numero 12.

SONDAGGIO CHIUSO
I vincitori in grassetto

lunedì 3 giugno 2013

Solo dio perdona di Nicolas Winding Refn

Nelle sale dal 30 maggio

Vorrei poter dire "io lo conoscevo già quando ancora non era famoso!", ma sarebbe una bugia, in realtà, come molti, ho cominciato a conoscere ed apprezzare Nicolas Winding Refn soprattutto grazie a Drive. Certo mi ci ero già avvicinato con Bronson e Valhalla Rising, ma è stata l'ultima sua fatica a far scoccare definitivamente la scintilla, il film che ha fatto innamorare praticamente tutti, a partire dal pubblico e dalla giuria del Festival di Cannes, che nel 2011 lo hanno accolto con una standing ovation per poi consacrare definitivamente l'autore con il premio per la miglior regia.
Quest'anno le cose sono andate abbastanza diversamente, dopo la proiezione di Only god forgives il pubblico si è diviso tra timidi applausi e qualche sonoro fischio, e Refn non si è portato a casa niente.
Del film se ne parla da mesi, e fino a poco prima dell'uscita era quasi circondato da un alone di leggenda, alimentato dalle dichiarazioni del regista che lo descriveva di volta in volta come un film di arti marziali ambientato a Bangkok e come un omaggio a Se sei vivo spara, spaghetti western diretto da Giulio Questi. L'unica certezza era che Refn era scappato a Bangkok, un po' come i suoi personaggi protagonisti:
Julian (Ryan Gosling) e Billy sono fratelli, americani migrati o forse fuggiti in Thailandia per gestire una palestra di Thai boxe che funge da copertura ad un vasto traffico di droga. Una notte Billy si mette sulle strade di Bangkok in cerca di compagnia femminile, e dopo aver contrattato con una prostituta minorenne la massacra senza pietà. Il padre della ragazza si presenta sul posto e lo uccide a sua volta con la complicità del capo della polizia locale (Vithaya Pansringarm), un uomo che amministra la giustizia in modo del tutto personale.
L'affronto spinge Crystal (Kristin Scott Thomas), madre di Billy e Julian, a raggiungere Bangkok per sistemare la cosa, ma le sue decisioni metteranno in moto una catena di vendette una più sanguinaria dell'altra.

martedì 28 maggio 2013

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 4

Nell'episodio 4:
Chiacchieriamo sui film presentati a Cannes negli ultimi giorni del Festival (Jarmusch, Polanski, Payne, Gray) e massacriamo senza pietà La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino

[00:00:30] News varie
[00:18:00] Cannes
[00:43:10] La Grande Bellezza











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domenica 12 maggio 2013

La Casa di Fede Alvarez

Nelle sale dal 9 maggio

Vi ricordate com'è andata l'ultima volta che un regista di successo ha appioppato un film horror ad un esordiente dopo aver visto un suo cortometraggio ?
Ecco, è successo di nuovo, o meglio, è successo prima: nel 2009 il trentacinquenne uruguaiano Fede Alvarez realizza il cortometraggio Panic Attack (http://www.youtube.com/watch?v=-dadPWhEhVk), in cui un guppo di giganteschi robot sbuca fuori dalla nebbia che circonda Montevideo e distrugge la città, una cosina minimalista con una computer grafica a basso budget che sorprende.
Il corto fa il giro della rete e finisce sotto il naso del geniale Sam Raimi, che decide subito di affidare a Fede Alvarez la regia e la sceneggiatura del remake di The Evil Dead (1981), e qui vorrei aprire una parentesi: il cortometraggio di Alvarez è sicuramente simpatico e ben fatto, e sicuramente l'occhio tecnico di Raimi è più allenato del mio, ma di progetti altrettanto validi in rete ce ne sono milioni; insomma se io fossi un grande regista, seduto davanti al pc a guardare video mentre accarezzo il mio gatto bianco, non credo che affiderei il remake di un mio classico al primo che passa, anzi, l'idea di un remake non mi passerebbe neanche per la testa, ma questo è un altro discorso...
In realtà le cose sono più complicate, Raimi all'inizio contatta Alavarez per trasformare Panic Attack in un lungometraggio (come per Mama, brr...) ma per ragioni diverse il progetto viene rimandato a data da destinarsi. L'idea di un remake de La Casa entra in gioco qui, quasi come ripiego, quindi l'idea romantica di un Raimi toccato da ispirazione divina che affida la sua creatura più cara a uno straniero venuto dal nulla è un po' da ridimensionare.
Chi mi legge ormai dovrebbe sapere quanto io aborrisca il concetto di remake, soprattutto in campo horror, praticamente è il peggiore dei presupposti possibili. Ma questa volta era diverso, ci ero cascato anche io, dietro Alvarez c'erano la mano esperta e l'ombra rassicurante di Sam Raimi.
Il riassunto della trama potrei anche risparmiarvelo, tanto l'originale La Casa lo hanno visto tutti, e chi non lo ha visto è un individuo triste che si trascina stancamente in un'esistenza grigia e senza scossoni. Ma qualcosa bisogna dirla, anche solo per prendere atto delle fondamentali novità introdotte dal giovane uruguaiano:

venerdì 10 maggio 2013

Dal nostro inviato speciale a Cannes: Introduzione

Nelle prossime settimane pubblicherò a nome mio una serie di interventi del nostro inviato speciale al Festival di Cannes. Oggi vi beccate un'introduzione generale al calendario delle proiezioni. [Intrinseco]

La parola a Christian:

Ancora una volta è quasi arrivato uno dei periodi da me più amati/odiati dell’anno, il Festival di Cannes. Amato perché al Festival si respira un’aria che non trovo da nessun’altra parte (e Cannes è una bellissima città) e odiato perché mi aspettano poche ore di sonno ed ore e ore e ore (e ore e ore) di lunghissime code per assistere a proiezioni che spesso equivalgono ad una roulette russa, o sei fortunato e vedi un filmone o hai buttato il tuo tempo per vedere un film lento e pretenzioso all’inverosimile.
Ma facciamo un passo indietro, mi chiamo Christian (aka Sephiroth’88) e quest’anno sarò l’inviato speciale di Filmbuster(d)s al Festival di Cannes, quindi appassionati dei Busterds gioite perché avrete resoconti giornalieri da quel di Cannes per i giorni che vanno dal 15 al 20 maggio (tempo permettendo, ma cercherò di postare giornalmente anche solo commenti veloci) e, in seguito al mio ritorno, anche qualche recensione più dettagliata di alcuni film che vedrò.
Ho atteso fino ad ora per presentarmi per un motivo preciso: stavo aspettando l’uscita del calendario delle proiezioni. Non potendo a partecipare al Festival nella sua interezza, prima di rivelarmi volevo sapere quali film avrò la possibilità di vedere e quali no, dunque lo scopo di questo articolo è proprio quello di farvi sapere in anticipo i titoli dei film di cui potreste trovare commenti o recensioni qui sul blog.
Il calendario è consultabile qui (http://www.festival-cannes.fr/assets/File/WEB%202013/PDF/Horaire_projections/Horaire%20Internet%202013_v2.pdf) e se siete curiosi potete dargli una sbirciata.
Passando a parlare dei film della selezione ufficiale vi anticipo che non riuscirò a vedere né quello di Sorrentino né quello di Refn (poco male però visto che comunque usciranno presto qui in Italia) e neppure quelli di James Gray e Jim Jarmush cui ero mediamente interessato. Il dispiacere più grosso però è rappresentato dal non poter vedere All is Lost di J.C. Chandor, film presentato fuori concorso su cui ero davvero molto curioso visto che è recitato dal solo Robert Redford e si dice che non ci siano dialoghi per tutto il film.
Ovviamente spero invece di riuscire a vedere Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen e Le Passè di Farhadi, sugli altri mi dovrò un po’ informare visto che ne so poco o niente (Miike penso proprio di saltarlo tranquillamente dati i presupposti poco interessanti). Per Un Certain Regard punto su The Bling Ring, sperando non sia una puttanata, ma sono incuriosito anche dalla prima prova registica di James Franco. Anche nelle sezioni collaterali (Quinzaine e Semaine) sono presentati alcuni film di registi interessanti, tipo The Congress di Ari Folman; La Danza de la Realidad di Alejandro Jodorowsky; il documentario Jodorowsky’s Dune di Frank Pavich che parla del tentativo fallito di Jodorowsky di realizzare un film adattamento di Dune; The Last Days on Mars, primo promettente lungometraggio di Ruairì Robinson, regista di alcuni corti tra cui BlinkyTM; Ain’t Them Bodies Saints di David Lowery, già presentato con successo al Sundance, e sicuramente tanti altri film di registi poco conosciuti che mi sfuggono.
Più o meno sono questi sono i film più interessanti che ho notato nei giorni della mia presenza, ovviamente non riuscirò a vederli tutti (sarò troppo impegnato a fare code di ore) ma spero di vederne diversi e di raccontarvi una prospettiva del Festival diversa da quella del solito giornalista che si può leggere ovunque in rete. Per ora quindi è tutto, ci risentiamo da Cannes.

[Sephiroth'88]

martedì 19 marzo 2013

La Madre di Andrés Muschietti

Nelle sale dal 21 marzo
Il cortometraggio è una forma di espressione abbastanza ambigua, c'è chi lo considera un esercizio preparatorio prima di passare al lungometraggio e c'è invece chi lo affronta come una forma d'arte autonoma, la fine di un percorso piuttosto che una fase intermedia. Comunque sia, quando si affronta l'argomento prima o poi qualcuno se ne esce con il solito “se sei bravo magari qualcuno ti nota...”, non si scappa, e probabilmente ogni tanto succede davvero, come nel caso di Andrés Muschietti, che con il suo secondo cortometraggio (Mama, visibile qui: http://www.youtube.com/watch?v=WRqS6pBC42w) è riuscito a farsi notare addirittura da Guillermo Del Toro, a cui l'idea è piaciuta così tanto che ha deciso di trasformarla in un film.
E quindi eccoci qua, con un cortometraggio di due minuti gonfiato a dovere con una storia su cui la mano di Del Toro si fa sentire prepotentemente:
Un uomo (Nikolaj Coster-Waldau, il Jaime Lannister di Game of Thrones ma anche il ferocissimo assassino dell'ottimo Headhunters) corre a casa stravolto e mette le sue due bambine in macchina, dalle notizie alla radio capiamo che dopo aver perso tutto con il crollo della borsa ha assassinato due colleghi e strangolato la moglie.
Mentre guida come un pazzo in mezzo a una bufera, la macchina sbanda e finisce fuori strada, così insieme alle due bambine si rifugia in una vecchia casa nel bosco. Qui decide di portare a termine il folle gesto, ma quando sta per sparare alla nuca delle ignare figlie, una misteriosa presenza lo solleva in aria e gli spezza il collo. Cinque anni dopo Victoria e Lilly sono ancora vive, sopravvissute in uno stato selvaggio grazie ad una figura materna immaginaria che chiamano Mama. Uno psichiatra le affiderà al fratello gemello del padre e alla sua fidanzata Annabel (una Jessica Chastain bassista con caschetto corvino e tatuaggi, stupenda e brava come al solito).
E qui ci starebbe bene un bel “Ma forse Mama è molto più di una fantasia infantile...”, però non avrebbe senso, perché il film non ci prova nemmeno a giocare la carta del dubbio, o se lo fa, fallisce miseramente. Mama infatti compare in scena a pochi minuti dall'inizio, è in penombra e la vediamo sfuocata perché Victoria non indossa i suoi occhiali, ma è chiaro fin da subito che esiste ed è un fantasma assassino (dopo un cortometraggio così...). E in un certo senso potrei chiudere qui la recensione, perché questo è senza dubbio il difetto più grande e deleterio del film, mostra troppo e lo fa subito. La primissima parte infatti funziona ancora abbastanza bene, c'è l'inquietudine per quello che è appena successo, c'è il mistero su ciò che è accaduto in quei cinque anni e poi ci sono le due bambine, due creature tremendamente inquietanti realizzate con una computer grafica ancora tollerabile, che camminano a quattro zampe e saltellano di mobile in mobile come due scimmiette.

domenica 17 marzo 2013

Sinister di Scott Derrickson

Nelle sale dal 14 marzo

Per me che sono un appassionato di horror, un film come Sinister non potrebbe essere meno invitante. Certo il regista è quello di L'esorcismo di Emily Rose, che proprio da buttare non era, ma è anche lo stesso del remake di Ultimatum alla terra, un mercenario senza scrupoli insomma. L'altro problema è che in alto nella locandina campeggia un bel “Dai produttori di Paranormal Activity” un segno di cattivissimo auspicio con cui viene marchiato un buon 50% delle produzioni horror recenti, nella maggior parte dei casi quelle peggiori. A confermare timori vari ci si mettono anche locandine e trailer, che mostrano un film perfettamente inserito nello standard di queste produzioni, una ghost story con ambientazione contemporanea in cui il demoniaccio di turno tormenta gli abitanti di una casa quasi sempre enorme, praticamente un Paranormal Activity senza POV, ma con le stesse identiche meccaniche.
Però partire prevenuti non è mai bello, e ad essere sinceri a me Insidious non era dispiaciuto per niente, quindi un'occasione glie l'ho voluta dare.
Ellison Oswalt (Ethan Hawke) è uno scrittore di romanzi “true-crime”, praticamente sceglie un delitto insoluto e particolarmente efferato, lo risolve, e ne ricava un succulento best-seller. E' un uomo estremamente ambizioso, ma dopo il primo grande successo che risale a quindici anni prima non è più tornato sulla cresta dell'onda, motivo per cui quando gli capita tra le mani un quadruplo omicidio con annessa sparizione di bambina non ci pensa due volte, e con tutta la famiglia si trasferisce nella casa dove si è svolto il fattaccio. Qui si imbatte accidentalmente in una scatola di filmini in 8mm e scopre che l'omicidio a cui sta lavorando è stato filmato dall'assassino, ed è solo l'ultimo di una lunga serie di misteriosi delitti.

sabato 23 febbraio 2013

Anna Karenina di Joe Wright

Nelle sale dal 21 febbraio

A quanto pare Hollywood sta riscoprendo i classici della letteratura. Certo non mi azzarderei a parlare di tendenza, ma è un dato di fatto che tra i candidati agli Oscar 2013 compaiano gli adattamenti di due dei più grandi romanzi dell'800, Les Miserables e questo Anna Karenina, due film molto più simili di quanto si potrebbe immaginare.
Proprio come I Miserabili, Anna Karenina è stato portato sugli schermi cinematografici e televisivi un incredibile numero di volte (circa venti), roba da far invidia ai reboot hollywoodiani dei film sui supereroi Marvel, sono così tanti che Greta Garbo ha potuto interpretare Anna per due volte, in un film muto del 1927 e in uno sonoro del 1935. Questa volta ci prova Joe Wright (anche lui inglese, come Tom Hooper) regista di Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione e Hanna, ormai esperto di film in costume ed eroine femminili.
La storia è abbastanza nota, ma non si sa mai: l'esuberantissimo “Stiva” Oblonsky (Matthew MacFayden) ha appena tradito sua moglie Dolly (Kelly MacDonald, una professionista del pianto), e per arginare i danni invita a Mosca sua sorella Anna (Keyra Knightley) in modo che interceda presso la sposa disperata. Appena scesa dal treno Anna si imbatte nel giovane ufficiale di cavalleria Aleksej Vronsky e tra i due è subito amore, ma lei è già sposata con l'ufficiale governativo Karenin, e lui è a un passo dal chiedere la mano di Kitty (Alicia Vikander). I due cederanno alla passione sfidando le convenzioni della Russia di fine '800, ma il prezzo da pagare sarà alto.
Joe Wright e lo sceneggiatore Tom Holland (premio Oscar per Shakespeare in Love) da questo punto di vista non ci riservano sorprese e si limitano a ricalcare fedelmente la trama del romanzo, senza stratagemmi narrativi particolari o aggiunte sostanziose, ma anzi, riassumono il più possibile e tagliano brutalmente intere parti della storia non proprio trascurabili. La conseguenza più vistosa è che la storia d'amore tra Levin (Domhnall Gleeson, figlio di Brendan Gleeson) e Kitty, che nel romanzo funzionava da contraltare a quella tra Anna e Vronsky, diventa un elemento del tutto marginale, relegato a un paio di scenette e chiuso in fretta e furia nel finale.
E così la questione “fedeltà al romanzo” è liquidata, dopotutto stiamo parlando di classici della letteratura portati sullo schermo decine e decine di volte. L'unico motivo sensato per riesumarli è tentare di proporre qualcosa di nuovo, Tom Hooper con il suo Les Miserablés aveva portato il teatro e il musical nel cinema, Joe Wright invece porta il cinema nel teatro, letteralmente.

Oscar 2013 - I pronostici dei Filmbuster(d)s



Ormai siamo agli sgoccioli, domani è la grande notte. In attesa della puntatona live dedicata agli Oscar, potete dare un'occhiata ai nostri pronostici e alle nostre preferenze, e magari già che ci siete potete anche commentare segnalandoci i vostri favoriti.

Miglior film

Amour - Margaret Menegoz, Stefan Arndt, Veit Heiduschka e Michael Katz
Argo - Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney
Re della terra selvaggia - Dan Janvey, Josh Penn e Michael Gottwald
Django Unchained - Stacey Sher, Reginald Hudlin e Pilar Savone
Les Misérables -Tim Bevan, Eric Fellner, Debra Hayward e Cameron MackintoshVita di Pi - Gil Netter, Ang Lee e David Womark
Lincoln - Steven Spielberg e Kathleen Kennedy
Il lato positivo - Donna Gigliotti, Bruce Cohen e Jonathan Gordon
Zero Dark Thirty - Mark Boal, Kathryn Bigelow e Megan Ellison

Intrinseco: Qui è dura scegliere, ma di una cosa sono sicuro, l'intruso è Vita di Pi, una robetta accondiscendente che si meriterebbe giusto qualche candidatura per i premi tecnici. E la cosa mi turba ancora di più se penso che manca un colosso come The Master.
I miei preferiti sono Django Unchained, Les Miserables, Zero Dark Thirty e Amour, ma quest'ultima mi sembra più una candidatura simbolica, non credo possa vincere sia qui che tra gli stranieri. Escluderei anche Hooper e Bigelow perché hanno vinto di recente, e Tarantino che non deve vincere per tradizione.
Restano il favoritissimo Argo e uno Spielberg che vorrebbe vincere facile. Anche se far vincere il paraculissimo Re delle terre selvagge sarebbe un colpaccio...
Chi vorrei vincesse: Zero Dark Thirty
Chi vincerà: Argo

Il Monco (che aveva capito poche righe):  E' forse il primo anno in cui arrivo alla notte degli Oscar con tutti i film in concorso visionati. Se dovessi decidere io, Amour non avrebb rivali. Due se non tre spanne sopra tutti. Siccome deciderà l'Academy, dico vincerà Argo con minimo margine su Lincoln e Zero Dark Thirty. Purtroppo il miglior film non è in gara, Moonrise Kingdom
Chi vorrei vincesse: Amour
Chi vincerà: Argo

venerdì 22 febbraio 2013

La mia mamma suona il rock di Massimo Ceccherini

In sala dal 14 febbraio, ma in pratica in nessuna sala.
A nove anni dalla sua ultima fatica, La mia vita a stelle strisce, come regista e dopo tante comparsate in film di infimo livello o peggio (Operazione vacanze di Fragasso, Matrimonio a Parigi, Amici miei come tutto ebbe inizio), Ceccherini è tornato. no non iniziate a spernacchiare e a fischiare, il clown fiorentino, il lucignolo dalle mani coi calli è tornato molto in forma e è pronto a stupire tutti quanti.
Cristiano e Franco sono una coppia di stilisti omosessuali molto inquartati. Sono a un passo dal firmare un oneroso contratto con una super modella quando tutto va in pezzi. Cristiano, nonostante viva un vita felice e agiata con il suo compagno, sente un enorme mancanza: un figlio. Consapevole di non poterlo avere da Franco e impossibilitato dall'adottarlo a causa di grandi potenze come la chiesa cattolica e il governo italiano, finisce per deprimersi e avere un blocco creativo. Franco le prova tutte: l'animaletto esotico, un camaleonte rarissimo; il bambino africano adottato a distanza; il classico cagnolino batuffoloso. Niente, sono tutti placebo che non placano l'istinto materno dell'uomo. La crisi arriva a un punto tale che i due si mollano e Cristiano finisce per smettere di vivere, semplicemente sopravvive. Deambula per casa, dorme la maggior parte del giorno e vaga senza meta la notte. Proprio durante uno di questi viaggi incontra Massimo, il leader alcolista quarantenne di un gruppo rock-punk (i cui membri lo odiano), totalmente ubriaco. Scambiato per un barbone, lo porta a casa sua e lo tratta come il suo bambino appena nato. Lo culla, lo allatta, gli fa fare i bisognini. Massimo, rinchiuso in questa gabbia d'orata e intrisa di follia, tenta spesso la fuga.
Lasciate perdere i pregiudizi, lasciate perdere che è un film del Cecche, lasciate perdere tutto. Non è una trama interessantissima? Non è un dramma contemporaneo/sociale intriso, zuppo di Almodovar? Ceccherini tra una bestemmia e l'altra e tra una ciocca e l'altra (immortalata da un telefonino) riesce a tirare fuori (perchè è attore, regista e sceneggiatore) una delle idee più accattivanti degli ultimi anni. 
C'è una bella e accuminata critica al bigottismo italiano, uno stato controllato dal retrogrado vaticano, che non permette alle coppie gay di adottare un bambino; c'è una lucida analisi della follia umana sotto le spoglie del gigantesco Antonio Fiorillo, inquietante quanto credibile come malato mentale; e c'è infine la prigionia di un innocento che instaura un rapporto di amore odio con il suo genitore/carnefice, un tema che negli ultimi anni va per la maggiore soprattutto nel genere horror (Chained su tutti della Lynch).
Per certi versi La mia mamma suona il rock è il più interessante film di Ceccherini, senza dubbio, è il miglior pure sul lato dei contenuti. Peccato che sia invece, paradossalmente, il peggiore della sua filmografia se andiamo ad analizzarlo dal lato formale.
Strizza l'occhio al grande regista spagnolo, ammicca a Franju e finisce con una grande, veramente, sequenza d'addio al cento per cento burtoniana. Il trenino, il girotondo finale dei diversi sulla giostra, con tutto il paese e il Paese che li guarda schifati. Ma sono felici, soddisfatti e relizzati. Ognuno ha quello che vuole, i cattivi sono sconfitti e nessuno può farci nulla. Un ultimo fotogramma dal sapore di rivalsa, per tutti!

Tutta quella suggestiva sceneggiatura viene affossata da una regia scailba ricca di tempi morti, un umorismo bieco e che latita a partite, dei dialoghi di pessima fattura e soprattutto dei filtri fotografici da sottoprodotto televisivo che lo fanno apparire più come un corto da YouTube che un film per il grande schermo. 
Una produzione alle spalle più ricca e più severa in alcune scelte di Ceccherini (penso che la seconda parte sia più cafona, quasi in maniera imperdonabile, persino per un suo film) probabilmente avrebbero salvato ed elevato un film con ottime premesse. Invece in questo modo, il risultato finale è un brutto film, molto semplicemente, ma che riesce a entrare a pieno diritto nell'universo privatissimo dello strakult italiano. 
Anche sul lato attori ci si potrebbe lamentare, ma non mi sento in grado di dire nulla sul Cecche (sempre vestito da neonato, scene kultissime), il Monni (in un imperdibile parroco avvezzo al footinghe) e il Paci (in un piccolo ruolo come capo dei vigili urbani, la cui sorella è invaghita di Ceccherini) perchè loro sono dei personaggi e non attori. Stupido da Cristina Dal Basso, tanto scema da chiederci se ci fa o ci è. Memorabile il mitico pedinatore assunto da Paci (non so il nome, me possino) e le sue barzellette vecchie e che non fanno ridere, poi dette con quella voce suadente. Di Fiorillo ho già detto, inquietante e imponente. Vanno ricordati infine Lallo Circosta (anche nudo) abituè di Stracult e una Valeria Marini in comparsata.
Purtroppo il Cecche butta in trivialità una delle idee più originale dell'ultimo cinema italiano, rendendo un film ceccheriano veramente ceccheriniano quando invece, per una volta, non serviva il suo tocco. Chissà che un giorno qualche grande regista non lo ripulisca e lo riproponga in chiave più "seria". Occasione sprecata, ma da vedere, perchè merita più che una bocciatura a priori.

sabato 16 febbraio 2013

Kon-Tiki di Joachim Rønning, Espen Sandberg

Speciale Oscar 2013.

Candidato agli Oscar 2013 nella categoria Miglior film straniero. In uscita in Italia: probabilmente direttamente per l'home video, non c'è ancora una data.
Kon Tiki ci riprova. Era il lontano 1950 quando  Thor Heyerdahl portava a casa il primo (seguito solo da un secondo nel 2007 per un corto animato) premio Oscar nella storia della Norvegia per il miglior documentario. Una vera e propria impresa ma nulla in confronto a ciò che il documentario raccontava. Ovvero la spedizione di Heyerdahl stesso, insieme a un equipaggio di amici e colleghi, dal Perù alla Polinesia. Niente di che direte no? Ma soprattutto che senso ha un tale viaggio? Tutto iniziò nel 1946 quando il nostro Thor, in viaggio/ricerca con la moglie in Polinesia, si rese conto di qualche incongruenza nella flora locale.
Perchè un giorno si trovò in mano un'ananas, frutto tipicamente dell'america del sud. In principio non gli diede peso ma dopo una chiacchierata con un capo tribu, il dubbio e la curiosità aumentarono. L'indigeno gli raccontò che secondo le credenze del suo popolo, l'antico dio del sole Kon (in lingua Inca), arrivò nella Polinesia da est, e non da ovest, ovvero dall'India, come si è sempre creduto. Ma a est non c'è niente per migliaia di kilometri, fino a che non si arriva in sudamerica, dopo aver percorso un intero oceano contro corrente. Se tanto mi da tanto...  Heyerdahl  iniziò a unire i pezzi e teorizzò che l'originaria popolazione della Polinesia provenisse dal Perù.
Propose il suo trattato sull'argomento a diverse riviste e musei americani ma nessuno era particolarmente interessato. Era una teoria strampalata e surreale. Ma il nostro antropologo ne era convinto e l'unico modo per convincere anche gli altri era fare lui stesso quello che migliaia di anni prima fecero altri. Si recò in Perù quindi e costruì una zattera enorme, seguendo scrupolosamente le regole che avrebbero usato gli antichi seguaci del dio Kon per costruire un'imbarcazione. Solo legna, qualche filo e una tela a fungere da vela. L'unico apparecchio "hi-tech" sarebbe stato una radio di bordo per tenere collegato l'equipaggio con la terra ferma e i pochi finanziatori. Il 28 aprile 1947 partì da Callao alla volta dei numerosi atolli e arcipelaghi del sud Asia. Un impresa folle e scriteriata con una percentuale di fallimento e morte altissima.
Altro che un viaggio "spirituale" a bordo di una bagnarola con una tigre come sola compagnia, questa è la vera vita! Eh si è l'anno delle zattere e dell'acqua (The Impossible conferma) ma al contrario dei loro protagonisti difficilmente li vederemo trionfare tra una settimana.
Un film del genere si scrive da solo. Ha tutto quello che serve per trasformarsi in un successone: la storia vera, l'epicità, paesaggi da mozzare il fiato e molto rischio per tenere lo spettatore sempre rigido sulla seggiolina. Stranamente nessun americano ha mai pensato di mettere mano sopra a questa storia orgogliosamente norvegese (già portata in tv negli anni 70).
E direi per fortuna perchè, benchè ogni tanto il duo di registi cada in trappola dei classici cliches di genere, il risultato finale è un ottimo film di intrattenimento senza troppe esagerazioni e senza quei classici personaggi costruiti a tavolino con frasi fatti, gesta eroiche e qualche cromosoma in meno quando più conta.
Come detto ogni tanto casca nel già fastidiosamente visto, come se fosse obbligatorio mettere le classiche scenette, a mò di punti cardine per lo spettatore medio che sennò non riconosce il genere del film. L'action ha le sue, l'horror idem, l'avventuroso esotico anche. Dopotutto anche il background famigliare di Thor è stantio (seppur sincero) eppure è gestito e amalgamato in maniera più corretta e sopportabile.
Il ritmo è per l'intera durata sostenuto anche durante gli interminabili giorni di nulla a bordo del Kon Tiki. Senza inventarsi escamotage poco credibili, la regia tiene attento e interessato lo spettatore. Il resto lo fa il bellissimo, seppur misero, paesaggio oceanico. Persino quando entrano in campo i famelici quanto prevedibili squali o quando la zattera incontra la barriera corallina, non ci si lascia andare ad un eccessiva spettacolarizzazione ma si rimane fedeli a una semplice narrazione dei fatti.
La Norvegia va quindi ad inserirsi tra quelle innumerevoli nazioni, capaci di fare una pellicola del genere e di mettere in piedi un comparto video, tra fotografia e computer grafica, di notevole effetto, grazie anche a un budget di 15-16 milioni di dollari, al contrario di noi italiani incapaci di fare qualcosa di diverso o di andare a pescare nella nostra Storia vicende come questa. Viene il dubbio (già espresso durante la recensione di The Impossible) che noi non abbiamo mai fatto nulla di interessante. Facciamo il film sui marò! In ogni caso, occhio che dopo la Svezia degli ultimi anni, sta uscendo forte in vasca 4 anche la Norvegia con degli ottimi film come Headhunters per fare un esempio.

Il cast, in almeno un paio di casi, farà felice il pubblico femminile che potrà godere dei pettorali scuoltorei e abbronzati di alcuni "marinai". E segnatevi il nome di Pål Sverre Valheim Hagen, non solo perchè è difficile da ricordare, ma anche perchè è il Ryan Gosoling norvegese. I due sono due gocce d'acqua. Nessuno dei due è un discreto attore ma tengono la scena discretamente. Non spegnete o abbandonate la sala prima della fine però, perchè passeranno su schermo le mini biografie dei protagonisti post Kon Tiki, tutta gente larger than life, come direbbero gli americani.
Come Heyerdahl seguì con il suo Kon Tiki, la tratta originale, anche Joachim Rønning e Espen Sandberg (Bandidas, il loro film più celebre) tentano di seguire le orme di Heyerdahl agli Oscar e di portarsi a casa una bella statuetta dorata. Purtroppo per quanto buono sia il loro film, quest'anno se la dovrà vedere con quel colosso insormontabile di Amour (candidato anche all'Oscar principale) di Michael Haneke. Detto questo Kon Tiki è un'appassionante lavoro con alle spalle una storia troppo bella e incredibile per non colpire. Non è un film che merita particolare elogi o riconoscimenti ma intrattiene, e a volte, questo basta e avanza.

lunedì 11 febbraio 2013

Speciale Oscar: la guida definitiva per la nottata

oscar"E vorrei ringraziare..."
L'inizio di migliaia di discorsi fino ad oggi.

Siete carichi?! E' di nuovo quel periodo dell'anno, siamo a fine febbraio e sta per arrivare la cerimonia degli Oscar! Evviva evviva. Nottata noiosa riassumibile in 10 minuti scarsi sto arrivando. Eppure non si riesce a starle lontani. Ogni anno è peggio, più lunga, più noiosa, più vuota e colma di pubblicità, ma ogni anno ci caschiamo. Come si fa a dormire mentre il nostro cervello continua a rimuginare su chi potrebbe vincere questo premio o quell'altro. Perchè nei giorni prima c'è la lista con le nostre previsioni, nelle settimane prima la corsa a vedere tutti ma proprio tutti i film, pure quello kazako nella categoria per gli stranieri. E si catalogano le prove degli attori, la bellezza dei costumi, la giustezza del montaggio audio e video, la solidità delle sceneggiatura.
E' una bella sensazione, è come la finale dei mondiali di un sport a cui teniamo. Si fa in compagnia, si fa il tifo da ultras, si commenta di tutto, persino gli abiti degli attori sul tappeto rosso. E poi tutto finisce e siamo tutti pronti a dire "eh ma gli Oscar non contano nulla, non premiamo mai chi merita davvero". Va sempre così, gli Oscar hanno importanza finchè non vengono assegnati.
Quest'anno sarà un'edizione molto interessante, sia per i film in gara (gli americanissimi Lincoln e Zero Dark Thirty, l'indie Re delle terre selvagge, il canoro Les miserables e tanti altri ancora (trovate tutto nel nostro blog)) sia per la conduzione, affidata a quel pazzo di Seth McFarlane che potrebbe essere molto scorretto e offensivo. Speriamo.
Dunque manca poco, due settimane circa, cerchiamo quindi di arrivare preparati. Negli ultimi giorni si sono snocciolati tanti numeri su questi Oscar. Io ve li o riassunti, insieme a tante curiosità e aneddoti. Godeteveli. E fate le vostre previsioni!
UPDATE: Qui un altro speciale sulla statuetta stessa e l'uomo che l'ha ispirata.

Non so perchè, ho scelto di usare ogni lettera dell'alfabeto per un argomento. Di solito lo aborro ma ...è andata così.

A: E visto che la A è la prima lettera dell'alfabeto, parto con il primo vincitore degli Oscar. Era il lontano 1929 e ad aggiudicarsi la statuetta più ambita per miglior film vinceva Ali (Wings) di William A. Wellman con Clara Bow, Charles "Buddy" Rogers e un giovana Gary Cooper (fidanzato con la Bow). Ali vinse a due anni dalla sua uscita nelle sale americane ed è rimasto per tanti anni l'unico film muto ad aggiudicarsi l'Oscar per miglior film. 84 anni dopo The Artist lo ha raggiunto in questo club privatissimo. Ai tempi il sonoro era appena nato e Il cantante di Jazz (il primo film sonoro) vinse un premio speciale.
Ali ha avuto una nuova distribuzione americana nel 2012.