Visualizzazione post con etichetta ryan gosling. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ryan gosling. Mostra tutti i post

domenica 11 agosto 2013

L'Evocazione - The Conjuring di James Wan

In anteprima il 10 agosto
Nelle sale dal 21 agosto

L'estate 2013 si sta rivelando davvero un periodo d'oro per l'horror hollywoodiano, almeno dal punto di vista degli incassi. Dopo il sorprendente successo di La notte del giudizio è la volta di The Conjuring, con un successo di critica e pubblico molto più grande (oltre 40 milioni nel primo weekend e 100 complessivi) ma probabilmente meno inaspettato. Dietro la macchina da presa c'è infatti James Wan, il giovane regista che si era fatto notare con Saw e aveva ottenuto una piccola consacrazione con il discreto Indisious.
Insomma ad attendere The Conjuring erano in tanti, e visto che con tutti i suoi difetti Insidious mi aveva divertito come non mi capitava da tempo, in mezzo mi ci metto anche io.
Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson e Vera Farmiga) sono due celebri esperti del paranormale. Lorraine in particolare ha la capacità di percepire chiaramente le presenze demoniache, un dono che permette ai coniugi di effettuare studi sul campo e di praticare occasionali esorcismi. Proprio durante uno di questi riti Lorraine subisce un terribile shock che spinge Ed ad abbandonare le ricerche, ma quando la famiglia Perron (la madre è interpretata da Lily Taylor) bussa alla loro porta implorando aiuto Lorraine si sente pronta a ricominciare.

martedì 4 giugno 2013

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 5

Puntatona interamente dedicata all'ultimo meraviglioso film di Nicolas Winding Refn (così bello che Intrinseco si è un po' perso), e alle richieste che avete fatto sulla nostra pagina facebook.

[00:02:40] News
[00:16:30] Le vostre richieste e qualche parola su Tutti pazzi per Rose
[00:58:20] Solo dio perdona












Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui!

Abbonatevi su iTunes: Clicca qui!

Oppure ascoltate il podcast mediante il player Podtrac:

lunedì 3 giugno 2013

Solo dio perdona di Nicolas Winding Refn

Nelle sale dal 30 maggio

Vorrei poter dire "io lo conoscevo già quando ancora non era famoso!", ma sarebbe una bugia, in realtà, come molti, ho cominciato a conoscere ed apprezzare Nicolas Winding Refn soprattutto grazie a Drive. Certo mi ci ero già avvicinato con Bronson e Valhalla Rising, ma è stata l'ultima sua fatica a far scoccare definitivamente la scintilla, il film che ha fatto innamorare praticamente tutti, a partire dal pubblico e dalla giuria del Festival di Cannes, che nel 2011 lo hanno accolto con una standing ovation per poi consacrare definitivamente l'autore con il premio per la miglior regia.
Quest'anno le cose sono andate abbastanza diversamente, dopo la proiezione di Only god forgives il pubblico si è diviso tra timidi applausi e qualche sonoro fischio, e Refn non si è portato a casa niente.
Del film se ne parla da mesi, e fino a poco prima dell'uscita era quasi circondato da un alone di leggenda, alimentato dalle dichiarazioni del regista che lo descriveva di volta in volta come un film di arti marziali ambientato a Bangkok e come un omaggio a Se sei vivo spara, spaghetti western diretto da Giulio Questi. L'unica certezza era che Refn era scappato a Bangkok, un po' come i suoi personaggi protagonisti:
Julian (Ryan Gosling) e Billy sono fratelli, americani migrati o forse fuggiti in Thailandia per gestire una palestra di Thai boxe che funge da copertura ad un vasto traffico di droga. Una notte Billy si mette sulle strade di Bangkok in cerca di compagnia femminile, e dopo aver contrattato con una prostituta minorenne la massacra senza pietà. Il padre della ragazza si presenta sul posto e lo uccide a sua volta con la complicità del capo della polizia locale (Vithaya Pansringarm), un uomo che amministra la giustizia in modo del tutto personale.
L'affronto spinge Crystal (Kristin Scott Thomas), madre di Billy e Julian, a raggiungere Bangkok per sistemare la cosa, ma le sue decisioni metteranno in moto una catena di vendette una più sanguinaria dell'altra.

mercoledì 24 aprile 2013

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 1


I Filmbuster(d)s risorgono dalle loro ceneri e si rimettono in pari con gli arretrati.
Commentiamo qualche news recente, vi parliamo dei film in concorso al Festival di Cannes e discutiamo sui film visti al cinema nelle ultime settimane:
Scary Movie 5, Hitchcock, Come un tuono, Oblivion e Nella casa.

[00:05:25]News
[00:17:50]Cannes
[00:36:40]Scary Movie 5
[00:43:15]Hitchcock
[00:55:45]Come un tuono
[01:07:33]Oblivion
[01:19:10]Nella casa




 Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui

Abbonatevi su iTunes: Clicca qui

Oppure ascoltate il podcast mediante il player Podtrac:

mercoledì 10 aprile 2013

Come un tuono di Derek Cianfrance

Nelle sale dal 4 aprile

Luke “Il Bello” Glanton (Ryan Gosling) è uno spericolato pilota di motociclette, insieme ad un parco di divertimenti itinerante si sposta di città in città per eseguire il suo numero migliore, la sfera della morte. Durante una delle soste a Schenectady (“il posto dietro la pianura dei pini” in lingua Mohawk) nello stato di New York, si imbatte nella sua vecchia fiamma Romina (Eva Mendes) e scopre che la ragazza ha avuto un figlio da lui, così di punto in bianco molla tutto e si stabilisce in città per adempiere ai suoi doveri paterni, e visto che le motociclette sono tutta la sua vita, decide di usare il suo talento unico per svaligiare banche, mettendo in moto un'imprevedibile catena di eventi.
E' difficile parlare in modo approfondito di Come un tuono, perché bisogna stare ben attenti a non rivelare qualche dettaglio di troppo con il rischio di rovinare alcuni dei momenti più gustosi del film. Dei passaggi chiave in cui la storia accelera bruscamente e poi infila una curva a gomito, cambiando le carte in tavola e lasciando lo spettatore intontito per qualche secondo.
La tentazione sarebbe quella di definirlo un film a episodi, e infatti qualcuno lo ha anche accostato alle pellicole di Inarritu, ma nonostante queste fratture così nette tra un blocco narrativo e l'altro, si avverte sempre un forte senso di continuità. Non solo nello sviluppo narrativo, che anzi procede sempre in modo piuttosto lineare, ma anche nei toni e nella messa in scena, che danno alle tre sotto-trame un aspetto quasi speculare, e all'intero film un andamento circolare, un po' come nella sfera della morte in cui corre Ryan Gosling, una gabbia dove i corpi o le vite si sfiorano a velocità pazzesca.

domenica 24 febbraio 2013

Gangster Squad di Ruben Fleisher

Nelle sale dal 21 febbraio.
Ognuno di noi ha un'epoca storica preferita e connessa ad essa quella sensazione di essere fuori posto, essere nati troppo tardi o per alcuni troppo presto. C'è chi vorrebbe tornare ai tempi del medioevo e sgaloppare per lande infinite magari per finire a combattere le crociate, c'è chi vorrebbe rivivere la rivoluzione francese e tagliare qualche testa reale (mi associo, soprattutto in questa domenica elettorale), c'è chi vorrebbe vivere negli anni 20, magari nella New York degli immigrati, per vederla crescere e espandersi. Ognuno ha la sua, ma nessuno può raggiungerla. In soccorso, aspettando il viaggio nel tempo, arrivano il cinema e i videogiochi. Ecco io vado pazzo per gli anni '40-'50, come ben si capiva dalla rubrica Bianco e Nero, più nello specifico in America, non obbligatoriamente a Hollywood ma quasi.
Una nazione non toccata direttamente dalla guerra ma con una grande fetta di popolazione di ritorno dal fronte europeo, un periodo storico sempre più florido che mette nelle mani del paese delle stelle e delle striscie lo scettro di dominatori del mondo. Io adoro tutto di quel decennio/ventennio. Le macchine, inguidabili, enormi, ma dannatamente di classe, le pubblicità, ancora così in voga da essere imitate per il loro gusto retro, il cinema e i suoi grandi divi, l'idea della metropoli e della provincia, con le loro architetture, lo sfarzo e il grezzo. Il vero sogno americano al suo meglio.  
Quindi quando ho visto il trailer di Gangster Squad tempo fa, sono quasi entrato in coma orgasmico. Los Angeles 1949, la città è in mano a Mickey Cohen, un ebreo ex pugile dal volto segnato, violento e avido. Il suo obbiettivo è eliminare qualsiasi tipo di concorrenza. Ad ovest di Chicago bisogna fare i conti con lui. Per combattere il suo smodato potere viene istiuito un gruppo di poliziotti, in incognito e quindi senza nessun contatto con la sede centrale o con i colleghi, con un compito molto semplice: non arrestate Cohen, ma ridurlo sul lastrico, tagliargli le gambe sabotando ogni sua operazione in modo tale da sbatterlo fuori dalla città. Il tutto condito da una femme fatale e un sano umorismo, a volte da risata sguaiata addirittura. Ed ispirato da una storia vera.

sabato 16 febbraio 2013

Kon-Tiki di Joachim Rønning, Espen Sandberg

Speciale Oscar 2013.

Candidato agli Oscar 2013 nella categoria Miglior film straniero. In uscita in Italia: probabilmente direttamente per l'home video, non c'è ancora una data.
Kon Tiki ci riprova. Era il lontano 1950 quando  Thor Heyerdahl portava a casa il primo (seguito solo da un secondo nel 2007 per un corto animato) premio Oscar nella storia della Norvegia per il miglior documentario. Una vera e propria impresa ma nulla in confronto a ciò che il documentario raccontava. Ovvero la spedizione di Heyerdahl stesso, insieme a un equipaggio di amici e colleghi, dal Perù alla Polinesia. Niente di che direte no? Ma soprattutto che senso ha un tale viaggio? Tutto iniziò nel 1946 quando il nostro Thor, in viaggio/ricerca con la moglie in Polinesia, si rese conto di qualche incongruenza nella flora locale.
Perchè un giorno si trovò in mano un'ananas, frutto tipicamente dell'america del sud. In principio non gli diede peso ma dopo una chiacchierata con un capo tribu, il dubbio e la curiosità aumentarono. L'indigeno gli raccontò che secondo le credenze del suo popolo, l'antico dio del sole Kon (in lingua Inca), arrivò nella Polinesia da est, e non da ovest, ovvero dall'India, come si è sempre creduto. Ma a est non c'è niente per migliaia di kilometri, fino a che non si arriva in sudamerica, dopo aver percorso un intero oceano contro corrente. Se tanto mi da tanto...  Heyerdahl  iniziò a unire i pezzi e teorizzò che l'originaria popolazione della Polinesia provenisse dal Perù.
Propose il suo trattato sull'argomento a diverse riviste e musei americani ma nessuno era particolarmente interessato. Era una teoria strampalata e surreale. Ma il nostro antropologo ne era convinto e l'unico modo per convincere anche gli altri era fare lui stesso quello che migliaia di anni prima fecero altri. Si recò in Perù quindi e costruì una zattera enorme, seguendo scrupolosamente le regole che avrebbero usato gli antichi seguaci del dio Kon per costruire un'imbarcazione. Solo legna, qualche filo e una tela a fungere da vela. L'unico apparecchio "hi-tech" sarebbe stato una radio di bordo per tenere collegato l'equipaggio con la terra ferma e i pochi finanziatori. Il 28 aprile 1947 partì da Callao alla volta dei numerosi atolli e arcipelaghi del sud Asia. Un impresa folle e scriteriata con una percentuale di fallimento e morte altissima.
Altro che un viaggio "spirituale" a bordo di una bagnarola con una tigre come sola compagnia, questa è la vera vita! Eh si è l'anno delle zattere e dell'acqua (The Impossible conferma) ma al contrario dei loro protagonisti difficilmente li vederemo trionfare tra una settimana.
Un film del genere si scrive da solo. Ha tutto quello che serve per trasformarsi in un successone: la storia vera, l'epicità, paesaggi da mozzare il fiato e molto rischio per tenere lo spettatore sempre rigido sulla seggiolina. Stranamente nessun americano ha mai pensato di mettere mano sopra a questa storia orgogliosamente norvegese (già portata in tv negli anni 70).
E direi per fortuna perchè, benchè ogni tanto il duo di registi cada in trappola dei classici cliches di genere, il risultato finale è un ottimo film di intrattenimento senza troppe esagerazioni e senza quei classici personaggi costruiti a tavolino con frasi fatti, gesta eroiche e qualche cromosoma in meno quando più conta.
Come detto ogni tanto casca nel già fastidiosamente visto, come se fosse obbligatorio mettere le classiche scenette, a mò di punti cardine per lo spettatore medio che sennò non riconosce il genere del film. L'action ha le sue, l'horror idem, l'avventuroso esotico anche. Dopotutto anche il background famigliare di Thor è stantio (seppur sincero) eppure è gestito e amalgamato in maniera più corretta e sopportabile.
Il ritmo è per l'intera durata sostenuto anche durante gli interminabili giorni di nulla a bordo del Kon Tiki. Senza inventarsi escamotage poco credibili, la regia tiene attento e interessato lo spettatore. Il resto lo fa il bellissimo, seppur misero, paesaggio oceanico. Persino quando entrano in campo i famelici quanto prevedibili squali o quando la zattera incontra la barriera corallina, non ci si lascia andare ad un eccessiva spettacolarizzazione ma si rimane fedeli a una semplice narrazione dei fatti.
La Norvegia va quindi ad inserirsi tra quelle innumerevoli nazioni, capaci di fare una pellicola del genere e di mettere in piedi un comparto video, tra fotografia e computer grafica, di notevole effetto, grazie anche a un budget di 15-16 milioni di dollari, al contrario di noi italiani incapaci di fare qualcosa di diverso o di andare a pescare nella nostra Storia vicende come questa. Viene il dubbio (già espresso durante la recensione di The Impossible) che noi non abbiamo mai fatto nulla di interessante. Facciamo il film sui marò! In ogni caso, occhio che dopo la Svezia degli ultimi anni, sta uscendo forte in vasca 4 anche la Norvegia con degli ottimi film come Headhunters per fare un esempio.

Il cast, in almeno un paio di casi, farà felice il pubblico femminile che potrà godere dei pettorali scuoltorei e abbronzati di alcuni "marinai". E segnatevi il nome di Pål Sverre Valheim Hagen, non solo perchè è difficile da ricordare, ma anche perchè è il Ryan Gosoling norvegese. I due sono due gocce d'acqua. Nessuno dei due è un discreto attore ma tengono la scena discretamente. Non spegnete o abbandonate la sala prima della fine però, perchè passeranno su schermo le mini biografie dei protagonisti post Kon Tiki, tutta gente larger than life, come direbbero gli americani.
Come Heyerdahl seguì con il suo Kon Tiki, la tratta originale, anche Joachim Rønning e Espen Sandberg (Bandidas, il loro film più celebre) tentano di seguire le orme di Heyerdahl agli Oscar e di portarsi a casa una bella statuetta dorata. Purtroppo per quanto buono sia il loro film, quest'anno se la dovrà vedere con quel colosso insormontabile di Amour (candidato anche all'Oscar principale) di Michael Haneke. Detto questo Kon Tiki è un'appassionante lavoro con alle spalle una storia troppo bella e incredibile per non colpire. Non è un film che merita particolare elogi o riconoscimenti ma intrattiene, e a volte, questo basta e avanza.