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sabato 23 febbraio 2013

Oscar 2013 - I pronostici dei Filmbuster(d)s



Ormai siamo agli sgoccioli, domani è la grande notte. In attesa della puntatona live dedicata agli Oscar, potete dare un'occhiata ai nostri pronostici e alle nostre preferenze, e magari già che ci siete potete anche commentare segnalandoci i vostri favoriti.

Miglior film

Amour - Margaret Menegoz, Stefan Arndt, Veit Heiduschka e Michael Katz
Argo - Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney
Re della terra selvaggia - Dan Janvey, Josh Penn e Michael Gottwald
Django Unchained - Stacey Sher, Reginald Hudlin e Pilar Savone
Les Misérables -Tim Bevan, Eric Fellner, Debra Hayward e Cameron MackintoshVita di Pi - Gil Netter, Ang Lee e David Womark
Lincoln - Steven Spielberg e Kathleen Kennedy
Il lato positivo - Donna Gigliotti, Bruce Cohen e Jonathan Gordon
Zero Dark Thirty - Mark Boal, Kathryn Bigelow e Megan Ellison

Intrinseco: Qui è dura scegliere, ma di una cosa sono sicuro, l'intruso è Vita di Pi, una robetta accondiscendente che si meriterebbe giusto qualche candidatura per i premi tecnici. E la cosa mi turba ancora di più se penso che manca un colosso come The Master.
I miei preferiti sono Django Unchained, Les Miserables, Zero Dark Thirty e Amour, ma quest'ultima mi sembra più una candidatura simbolica, non credo possa vincere sia qui che tra gli stranieri. Escluderei anche Hooper e Bigelow perché hanno vinto di recente, e Tarantino che non deve vincere per tradizione.
Restano il favoritissimo Argo e uno Spielberg che vorrebbe vincere facile. Anche se far vincere il paraculissimo Re delle terre selvagge sarebbe un colpaccio...
Chi vorrei vincesse: Zero Dark Thirty
Chi vincerà: Argo

Il Monco (che aveva capito poche righe):  E' forse il primo anno in cui arrivo alla notte degli Oscar con tutti i film in concorso visionati. Se dovessi decidere io, Amour non avrebb rivali. Due se non tre spanne sopra tutti. Siccome deciderà l'Academy, dico vincerà Argo con minimo margine su Lincoln e Zero Dark Thirty. Purtroppo il miglior film non è in gara, Moonrise Kingdom
Chi vorrei vincesse: Amour
Chi vincerà: Argo

sabato 16 febbraio 2013

Kon-Tiki di Joachim Rønning, Espen Sandberg

Speciale Oscar 2013.

Candidato agli Oscar 2013 nella categoria Miglior film straniero. In uscita in Italia: probabilmente direttamente per l'home video, non c'è ancora una data.
Kon Tiki ci riprova. Era il lontano 1950 quando  Thor Heyerdahl portava a casa il primo (seguito solo da un secondo nel 2007 per un corto animato) premio Oscar nella storia della Norvegia per il miglior documentario. Una vera e propria impresa ma nulla in confronto a ciò che il documentario raccontava. Ovvero la spedizione di Heyerdahl stesso, insieme a un equipaggio di amici e colleghi, dal Perù alla Polinesia. Niente di che direte no? Ma soprattutto che senso ha un tale viaggio? Tutto iniziò nel 1946 quando il nostro Thor, in viaggio/ricerca con la moglie in Polinesia, si rese conto di qualche incongruenza nella flora locale.
Perchè un giorno si trovò in mano un'ananas, frutto tipicamente dell'america del sud. In principio non gli diede peso ma dopo una chiacchierata con un capo tribu, il dubbio e la curiosità aumentarono. L'indigeno gli raccontò che secondo le credenze del suo popolo, l'antico dio del sole Kon (in lingua Inca), arrivò nella Polinesia da est, e non da ovest, ovvero dall'India, come si è sempre creduto. Ma a est non c'è niente per migliaia di kilometri, fino a che non si arriva in sudamerica, dopo aver percorso un intero oceano contro corrente. Se tanto mi da tanto...  Heyerdahl  iniziò a unire i pezzi e teorizzò che l'originaria popolazione della Polinesia provenisse dal Perù.
Propose il suo trattato sull'argomento a diverse riviste e musei americani ma nessuno era particolarmente interessato. Era una teoria strampalata e surreale. Ma il nostro antropologo ne era convinto e l'unico modo per convincere anche gli altri era fare lui stesso quello che migliaia di anni prima fecero altri. Si recò in Perù quindi e costruì una zattera enorme, seguendo scrupolosamente le regole che avrebbero usato gli antichi seguaci del dio Kon per costruire un'imbarcazione. Solo legna, qualche filo e una tela a fungere da vela. L'unico apparecchio "hi-tech" sarebbe stato una radio di bordo per tenere collegato l'equipaggio con la terra ferma e i pochi finanziatori. Il 28 aprile 1947 partì da Callao alla volta dei numerosi atolli e arcipelaghi del sud Asia. Un impresa folle e scriteriata con una percentuale di fallimento e morte altissima.
Altro che un viaggio "spirituale" a bordo di una bagnarola con una tigre come sola compagnia, questa è la vera vita! Eh si è l'anno delle zattere e dell'acqua (The Impossible conferma) ma al contrario dei loro protagonisti difficilmente li vederemo trionfare tra una settimana.
Un film del genere si scrive da solo. Ha tutto quello che serve per trasformarsi in un successone: la storia vera, l'epicità, paesaggi da mozzare il fiato e molto rischio per tenere lo spettatore sempre rigido sulla seggiolina. Stranamente nessun americano ha mai pensato di mettere mano sopra a questa storia orgogliosamente norvegese (già portata in tv negli anni 70).
E direi per fortuna perchè, benchè ogni tanto il duo di registi cada in trappola dei classici cliches di genere, il risultato finale è un ottimo film di intrattenimento senza troppe esagerazioni e senza quei classici personaggi costruiti a tavolino con frasi fatti, gesta eroiche e qualche cromosoma in meno quando più conta.
Come detto ogni tanto casca nel già fastidiosamente visto, come se fosse obbligatorio mettere le classiche scenette, a mò di punti cardine per lo spettatore medio che sennò non riconosce il genere del film. L'action ha le sue, l'horror idem, l'avventuroso esotico anche. Dopotutto anche il background famigliare di Thor è stantio (seppur sincero) eppure è gestito e amalgamato in maniera più corretta e sopportabile.
Il ritmo è per l'intera durata sostenuto anche durante gli interminabili giorni di nulla a bordo del Kon Tiki. Senza inventarsi escamotage poco credibili, la regia tiene attento e interessato lo spettatore. Il resto lo fa il bellissimo, seppur misero, paesaggio oceanico. Persino quando entrano in campo i famelici quanto prevedibili squali o quando la zattera incontra la barriera corallina, non ci si lascia andare ad un eccessiva spettacolarizzazione ma si rimane fedeli a una semplice narrazione dei fatti.
La Norvegia va quindi ad inserirsi tra quelle innumerevoli nazioni, capaci di fare una pellicola del genere e di mettere in piedi un comparto video, tra fotografia e computer grafica, di notevole effetto, grazie anche a un budget di 15-16 milioni di dollari, al contrario di noi italiani incapaci di fare qualcosa di diverso o di andare a pescare nella nostra Storia vicende come questa. Viene il dubbio (già espresso durante la recensione di The Impossible) che noi non abbiamo mai fatto nulla di interessante. Facciamo il film sui marò! In ogni caso, occhio che dopo la Svezia degli ultimi anni, sta uscendo forte in vasca 4 anche la Norvegia con degli ottimi film come Headhunters per fare un esempio.

Il cast, in almeno un paio di casi, farà felice il pubblico femminile che potrà godere dei pettorali scuoltorei e abbronzati di alcuni "marinai". E segnatevi il nome di Pål Sverre Valheim Hagen, non solo perchè è difficile da ricordare, ma anche perchè è il Ryan Gosoling norvegese. I due sono due gocce d'acqua. Nessuno dei due è un discreto attore ma tengono la scena discretamente. Non spegnete o abbandonate la sala prima della fine però, perchè passeranno su schermo le mini biografie dei protagonisti post Kon Tiki, tutta gente larger than life, come direbbero gli americani.
Come Heyerdahl seguì con il suo Kon Tiki, la tratta originale, anche Joachim Rønning e Espen Sandberg (Bandidas, il loro film più celebre) tentano di seguire le orme di Heyerdahl agli Oscar e di portarsi a casa una bella statuetta dorata. Purtroppo per quanto buono sia il loro film, quest'anno se la dovrà vedere con quel colosso insormontabile di Amour (candidato anche all'Oscar principale) di Michael Haneke. Detto questo Kon Tiki è un'appassionante lavoro con alle spalle una storia troppo bella e incredibile per non colpire. Non è un film che merita particolare elogi o riconoscimenti ma intrattiene, e a volte, questo basta e avanza.

domenica 23 dicembre 2012

Vita di Pi di Ang Lee

Nelle sale dal 20 dicembre
Adattamento dell'omonimo romanzo di Yann Martel, è la storia di Piscine Molitor Patel (dal nome delle celebri piscine parigine) soprannominato Pi per sfuggire ad un nome così impegnativo. Nato e cresciuto a Pondicherry nell'India francese, manifesta fin dall'infanzia un insaziabile interesse per la religione, tanto che all'età di tredici anni ha già aderito all'islam, al cristianesimo e ovviamente all'induismo. Quando Pi è poco più che adolescente suo padre decide di vendere lo zoo di famiglia e di migrare in Canada, ma la nave su cui viaggiano affonda e Pi, unico umano sopravvissuto, è costretto a condividere la zattera di salvataggio con Richard Parker, una giovane tigre del Bengala. 
Quella di Pi è una storia che praticamente si vende da sola, prima di tutto perché almeno in parte è ambientata in India, quell'India recentemente riscoperta da Hollywood e trasformata ancora una volta nel luogo della magia e dell'esotico. E poi per il suo protagonista, un ragazzino indiano tanto puro e tanto ingenuo a cui dobbiamo a tutti i costi affezionarci perché non gli manca proprio niente, a tredici anni conosce a memoria le cifre decimali del pi greco (gli asiatici sono bravi in matematica), legge classici della letteratura alla luce del tramonto e ha unificato tre fedi religiose in guerra da secoli.
E infine c'è la storia, che combina il sempre fresco dramma del naufrago con l'immancabile crisi mistica, un geniale mix di Cast Away e Il Piccolo Principe insomma. Metteteci pure Ang Lee, il regista orientale più occidentale che esista, e condite il tutto con lo spirito natalizio. O forse sto esagerando, forse Vita di Pi è soltanto una bella favola che andrebbe giudicata come tale, il che però può risultare abbastanza difficile quando l'elemento religioso è chiamato in causa tanto spesso e tanto sgraziatamente, e allora non ce la faccio, è più forte di me, vedo solo un antipatico polpettone di due ore melenso e conciliante.
Non resta quindi che cercare soddisfazione altrove, magari nella regia di Ang Lee o nella realizzazione tecnica di quelle scene visionarie intraviste nel trailer, che poi sono anche i motivi principali per cui mi sono interessato al film. Ma niente da fare, anche da questo punto di vista Vita di Pi è un bel pacchettone di natale ben confezionato ma molto poco sostanzioso, le scene di cui sopra non sono altro che cartoline esotiche costruite ed inserita ad arte, un'ammucchiata di effetti speciali quasi tutti ottimamente realizzati ma che risultano anche troppo sgargianti. La verità è che di visionario non c'è nulla, si tratta solo di intervallare il dramma della sopravvivenza con immagini ad effetto ottenute facendo incrociare il cammino di Pi con tutta una serie di fenomeni sorprendenti, meduse luminescenti, stormi di pesci volanti e isole carnivore dalla morfologia umana. Tutto molto bello, ma più che un film sembra di guardare uno di quei filmati dimostrativi che usano nei supermercati per mostrare le prestazioni delle nuove televisioni ad alta definizione.
Insomma in Vita di Pi è tutto troppo finto, ma gli effetti speciali sono l'ultimo dei problemi.