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sabato 26 aprile 2014

The Amazing Spider-man - Il potere di Electro di Marc Webb

In sala dal 23 aprile.
 
Abbandonata e rinnegata malamente, da fans e produttori, la trilogia targata Sam Raimi, che tanto era andata bene al botteghino e tanto era piaciuta, salvo poi perdersi nel naufragio misterioso, clamoroso e volontario (diciamolo) del terzo capitolo, ecco che arriva il nuovo Spider-man, quello di Marc Webb, quello Amazing, qui al secondo capitolo di una trilogia. Addio al Peter Parker-Tobey Maguire tanto sfigatello e benvenuto al teenager ribelle con tanto di ciuffo Andrew Garfield, volto perfetto per incarnare un nuovo tipo di supereroe; sbruffone, strafottente, molto teen, molto ggiovane d'oggi, abbastanza figlio di quel Tony Stark che il pubblico tanto ama e tanto rimpiange.
Questo nuovo Uomo Ragno è figlio anche del suo nuovo "papà" cinematografico, ovvero Marc Webb, regista nato con una commedia romantica, 500 giorni insieme, e coi videoclip delle popstar più in voga. Uno dal pedegree quindi ben chiaro, prestato a sorpresa, ma neanche tanto, alle gesta dell'uomo in calzamaglia blu e rossa. Se nel primo Amazing Spider-man il tocco di Webb  (quasi 'ragnatela', spider web in inglese) si intravedeva, in questo secondo capitolo rompe gli argini e si impone alla grande, se non fosse che rimane pur sempre un film di supereroi, e di quelli devi parlare, purtroppo.

giovedì 5 settembre 2013

Comic movie di Chissene Frega (x11)

-POST DEL LUTTO-
+

Nelle sale dal 5 settembre.

Aspettando Un weekend da bamboccioni 2, Scary movie 5 fatti da parte, ecco il peggior film dell'anno.

Si è spenta oggi, esalando gli ultimi respiri, la nostra amatissima commedia americana. E' stata massacrata e uccisa definitivamente, dopo tanti, innumerevoli tentativi andati a vuoto -Scary movie 4-5, Notte da leoni 1-2-3, i vari AGGETTIVO A CASO Movie, Le damigelle della sposa, etc...- grazie a questa disgustoteca di nome Movie 43, titolo originale, manco un nome sono riusciti a trovargli.
Come un batterio killer, un virus mortale, ha solo un nome vago associato a un numero identificativo. Dietro ci sono decine di mandanti però, senza vergogna di ammettere la propria colpa e affiggere il proprio nome: Bob Odenkirk, Elizabeth Banks, Steven Brill, Steve Carr, Rusty Cundieff, James Duffy, Griffin Dunne, Peter Farrelly, Patrik Forsberg, Will Graham, James Gunn, Brett Ratner, Jonathan van Tulleken. Ed è giusto menzionarli tutti perchè andrebbero iscritti su una lista nera di nemici della risata, del buon cinema e del buon gusto. E questi sono solo i mandanti principali, nascosti, mentre gli altri, gli attori, li potrete vedere bene in faccia.
Tutti sono "registi" o ""sceneggiatori"" di uno a testa dei 10-11 episodi che compongono l'intera porcata. Uno peggio dell'altro. Si inizia con Hugh Jackman con le palle flosce sul mento e si finisce con Elizabeth Banks stuprata da un gatto cartoon. L'episodio iniziale è l'unico decente, per i primi 45 secondi, fino a quando reitera e volgarizza la volgare (ma passabile) idea di base.
Ultimo arrivato ma già alfiere di quel certo tipo di commedia che nell'ultimo decennio è andata avanti, strascinandosi, con battute riguardanti una lista definita e ristretta di argomenti. In ordine sparso: fica,

domenica 24 febbraio 2013

Gangster Squad di Ruben Fleisher

Nelle sale dal 21 febbraio.
Ognuno di noi ha un'epoca storica preferita e connessa ad essa quella sensazione di essere fuori posto, essere nati troppo tardi o per alcuni troppo presto. C'è chi vorrebbe tornare ai tempi del medioevo e sgaloppare per lande infinite magari per finire a combattere le crociate, c'è chi vorrebbe rivivere la rivoluzione francese e tagliare qualche testa reale (mi associo, soprattutto in questa domenica elettorale), c'è chi vorrebbe vivere negli anni 20, magari nella New York degli immigrati, per vederla crescere e espandersi. Ognuno ha la sua, ma nessuno può raggiungerla. In soccorso, aspettando il viaggio nel tempo, arrivano il cinema e i videogiochi. Ecco io vado pazzo per gli anni '40-'50, come ben si capiva dalla rubrica Bianco e Nero, più nello specifico in America, non obbligatoriamente a Hollywood ma quasi.
Una nazione non toccata direttamente dalla guerra ma con una grande fetta di popolazione di ritorno dal fronte europeo, un periodo storico sempre più florido che mette nelle mani del paese delle stelle e delle striscie lo scettro di dominatori del mondo. Io adoro tutto di quel decennio/ventennio. Le macchine, inguidabili, enormi, ma dannatamente di classe, le pubblicità, ancora così in voga da essere imitate per il loro gusto retro, il cinema e i suoi grandi divi, l'idea della metropoli e della provincia, con le loro architetture, lo sfarzo e il grezzo. Il vero sogno americano al suo meglio.  
Quindi quando ho visto il trailer di Gangster Squad tempo fa, sono quasi entrato in coma orgasmico. Los Angeles 1949, la città è in mano a Mickey Cohen, un ebreo ex pugile dal volto segnato, violento e avido. Il suo obbiettivo è eliminare qualsiasi tipo di concorrenza. Ad ovest di Chicago bisogna fare i conti con lui. Per combattere il suo smodato potere viene istiuito un gruppo di poliziotti, in incognito e quindi senza nessun contatto con la sede centrale o con i colleghi, con un compito molto semplice: non arrestate Cohen, ma ridurlo sul lastrico, tagliargli le gambe sabotando ogni sua operazione in modo tale da sbatterlo fuori dalla città. Il tutto condito da una femme fatale e un sano umorismo, a volte da risata sguaiata addirittura. Ed ispirato da una storia vera.

mercoledì 11 luglio 2012

Filmbuster(d)s - Episodio #5


Una puntata di sequel-prequel-reboot-remake, molti indesiderati, altri meno, ma anche una puntata di grandi aspettative e di trepidanti attese, nonché un acceso dibattito sul film del momento sull'arrampicamuri più famoso del globo terrestre.

Nel 5° episodio di Filmbuster(d)s:

- TRAILERS (The Hobbit, Skyfall, The Dark Knight R)

- Ghostbusters 3 ha nuovi sceneggiatori
- Toro Scatenato 2 non s'ha da fare
- After Earth, il nuovo film di Shyamalan
- Iniziato il viral marketing del remake di Robocop

- FILM IN SALA (The Amazing Spider-Man, Womb)
- Extra ridanciano



Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui

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giovedì 5 luglio 2012

The Amazing Spider-Man di Marc Webb


“The untold story begins” recitava lo slogan pubblicitario dell'appena annunciato reboot della saga di Spider-Man; all'epoca faceva senz'altro sorridere (o addirittura irritare) l'irriverenza di Columbia Pictures nel reclamizzare in questi termini un film sulle ben note origini di un personaggio creato 50 anni fa, qualcuno avanzava dubbi sul coinvolgimento di un giovane regista con un film sentimentale all'attivo, altri ipotizzavano una produzione a basso budget messa in piedi in fretta e furia per far si che non scadessero i diritti di sfruttamento del brand.
Sembra inevitabile, vista la relativa vicinanza tra le due pellicole, confrontare questo The Amazing Spider-Man con il primo episodio della celebre trilogia diretta da Sam Raimi, che nel 2002 fu complice dell' X-Men di Bryan Singer nell'inaugurare a Hollywood il fortunato filone supereroistico: volendo liquidare la questione con una frase, Spider-Man era una fiaba, The Amazing Spider-Man è qualcosa di più concreto, più serio e realistico. 
Non leggeteci accezioni negative di sorta, il sottoscritto è un grande fan dei primi dei due film (il terzo preferisco pensare non sia mai esistito) di Raimi, ma è inevitabile rilevare le differenze che denuncino le tendenze delle due pellicole in questione: il film del 2002 era luminoso, con una fotografia ocra e scenari diurni per la maggiore, ma anche nei toni e nella morale tutto sommato strillata; una pellicola popolata da caratteri (interpretati da ottimi caratteristi) che non deragliavano mai dai loro binari, con una colonna sonora onnipresente, con un cattivo dall'armatura di un verde sgargiante e una rappresentazione della vita extra-supereroistica di Peter tutto sommato caricaturale.
Saggiamente, Marc Webb decide, innanzitutto, di dare al proprio film un impatto visivo atitetico all'originale, ambientando la vicenda quasi tutta di notte e giocando su colori freddi, chiaroscuri e coni di luce, quest'ultimi magari in vista delle possibilità prospettiche offerte dalla stereoscopia. Qualcuno ha denunciato la mancanza di una scena madre quale il bacio a testa in giù, tuttavia non mancano soluzioni visive suggestive, messe in piedi (e questo e senz'altro un pregio) senza l'abuso di CGI. Al contrario, le sequenze in soggettiva, ahimè, non funzionano in quanto troppo “plasticose”: Webb dev'essersene accorto dato che ne ha limitato l'utilizzo a un paio di scene, ed è un peccato perché il concetto non era malvagio e perchè potevano essere una delle ragioni di differenziazione rispetto agli altri film di genere. Sorprende, ed è senz'altro uno dei punti di forza di The Amazing Spider-Man, la qualità della scrittura, la plausibilità dei personaggi e delle dinamiche dei rapporti che intrecciano: la famiglia Parker è vera, piena di affetto come di attriti e ben lontana dalla famiglia formato Mulino Bianco; senza dubbio intelligente la scelta di mostrare i genitori di Peter e l'ingombrante figura paterna che offre spunti di discussione e di tensione tra zio e nipote. Ma anche i personaggi minori, un esempio su tutti Flash Thompson, godono di una tridimensionalità inedita, nei limiti del minutaggio concessogli.
Evidente la mano di Webb, già intravista nel suo film d'esordio (500) Giorni Insieme: il suo stile registico conta molto sulle interpretazioni degli attori, fatte più di piccoli gesti ed espressioni facciali che di parole, ed è su questo piano che si gioca la bella storia d'amore tra Peter e Gwen, un personaggio decisamente più profondo della pin-up Mary Jane.
I problemi stanno tutti nelle sequenze d'azione e nel finale, non per le scene in se, tutte di ottima fattura e che rifuggono un pessimo stereotipo frequente dei film action odierni, lo slow motion, quanto piuttosto nella costruzione di una tensione fra i due antagonisti che di fatto non esiste.
In tal senso credo che il modus operandi di Nolan debba essere assunto a dogma quando ci si approccia a un film di genere: il buon Christopher, in barba alla durata quasi sempre al di sopra della media, si prende tutto il tempo per trattaggiare i personaggi principali e per farli scontrare, farli conoscere, esporre le loro motivazioni, creare un ritmo ascendente che culmini in un climax a quel punto inevitabile. Ecco, in The Amazing Spider-Man c'è tanto Peter Parker ma poco Curt Connors/Lizard, sebbene il materiale che riguarda quest'ultimo sia di ottima fattura e, di conseguenza, denunci un potenziale inespresso. Ma è un difetto tutto sommato irrisorio rispetto alla qualità generale del film, nonché comune nella maggior parte dei primi episodi di saghe fumettistiche; resta magari un po' di rammarico per essersi bruciati un villain eccellente.
Quel che importa è che Marc Webb abbia vinto la scommessa, la speranza è che in un sequel possa avere più spazio di manovra; personalmente sono molto curioso di vedere come andrà a finire questa storia: il coinvolgimento del personaggio di Gwen Stacy offre opportunità drammatiche notevoli, il finale è agrodolce,   c'è una "vendetta" ancora da risolvere, insomma, le basi per una nuova saga sono state gettate ed è stato lanciato il guanto della sfida per il trono di miglior comic movie dell'anno.
Scalzati i Vendicatori, l'arrampicamuri attende al varco il cavaliere oscuro. :)