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giovedì 9 aprile 2015

A ridaje coi remake, adesso anche National Lampoon's Vacation e Rocky Horror Picture Show


Dunque cerchiamo di fare un rapido riepilogo così che anche a quelli che vivono sotto un sasso possano rimanere stupiti. Attualmente Hollywood (termine generico per definire le super produzioni americane) sta macinando idee su idee, aprendo una tomba dietro l'altra. Questo il programma per i prossimi anni:

mercoledì 15 gennaio 2014

Lo sguardo di Satana - Carrie di Kimberly Peirce

Nelle sale dal 16 gennaio

-We're all sorry about this incident, Cassie.
-It's Carrie!

Ormai è quasi un appuntamento fisso, almeno un paio di volte all'anno mi ritrovo a dover parlare di qualche remake, preferibilmente di un classico dell'horror. Remake che nella stragrande maggioranza dei casi, se non sempre, si confermano degli sterili tentativi di rivendere la stessa storia a una nuova generazione (ma anche agli appassionati come il sottoscritto, che prima gridano la loro indignazione sul web e poi puntualmente ci ricascano, per una strana e inguaribile forma di masochismo). L'unica cosa peggiore di doverli vedere è doverne parlare, forse perché dopo tanti anni e tante visioni si esauriscono i giri di parole, le battutacce e le iperboli, forse perché sono film così poveri di idee che finiscono per prosciugare anche la creatività di chi li guarda. Fatto sta che ci risiamo, ma prendiamola alla larga:

domenica 8 dicembre 2013

Oldboy di Spike Lee

Nelle sale dal 5 dicembre

Se n'è parlato tanto di questo Oldboy, forse anche troppo, fin da quando era solo una strana voce di corridoio che voleva Steven Spielberg alla regia e Will Smith (!?!?) nel ruolo del protagonista, scelte bizzarre per un progetto che ha destato subito tante perplessità. Poi le voci sono diventate notizie, e intorno al film si è sviluppato il solito fermento che generano sempre le operazioni di questo tipo: c'è chi ha tuonato contro l'ormai proverbiale mancanza di idee, chi ha conservato un cauto ottimismo e poi ci sono i "fan", la piaga del cinema, nella maggior parte dei casi spettatori convinti che il cinema coreano cominci e finisca con Park Chan-wook, e magari ignari del fatto che Oldboy (2003) è a sua volta adattamento di qualcos'altro.
Io mi piazzo nel mezzo, adoro Park Chan-wook tanto quanto Spike Lee, ma cerco di non farne una malattia. Credo anche che, quando si parla di remake, i nomi in ballo contino fino ad un certo punto, perché a disturbarmi è l'idea stessa di remake, anzi, l'idea hollywoodiana di "remake", quella che non si traduce in un "rifare" (e quindi rileggere) ma in un semplice quanto sterile "riproporre", spesso banalizzando. Riproporre lo stesso prodotto (perché di questo si tratta) ad un pubblico diverso, che non guarda oltre i confini del proprio paese e ha una strana intolleranza ai sottotitoli (vale anche per l'Italia, ma noi abbiamo meno soldi e qualche doppiatore in più). Ma quando dietro la macchina da presa c'è un regista indipendente come Spike Lee, sempre impegnato in progetti personalissimi, è difficile tenere a freno la curiosità.

domenica 12 maggio 2013

La Casa di Fede Alvarez

Nelle sale dal 9 maggio

Vi ricordate com'è andata l'ultima volta che un regista di successo ha appioppato un film horror ad un esordiente dopo aver visto un suo cortometraggio ?
Ecco, è successo di nuovo, o meglio, è successo prima: nel 2009 il trentacinquenne uruguaiano Fede Alvarez realizza il cortometraggio Panic Attack (http://www.youtube.com/watch?v=-dadPWhEhVk), in cui un guppo di giganteschi robot sbuca fuori dalla nebbia che circonda Montevideo e distrugge la città, una cosina minimalista con una computer grafica a basso budget che sorprende.
Il corto fa il giro della rete e finisce sotto il naso del geniale Sam Raimi, che decide subito di affidare a Fede Alvarez la regia e la sceneggiatura del remake di The Evil Dead (1981), e qui vorrei aprire una parentesi: il cortometraggio di Alvarez è sicuramente simpatico e ben fatto, e sicuramente l'occhio tecnico di Raimi è più allenato del mio, ma di progetti altrettanto validi in rete ce ne sono milioni; insomma se io fossi un grande regista, seduto davanti al pc a guardare video mentre accarezzo il mio gatto bianco, non credo che affiderei il remake di un mio classico al primo che passa, anzi, l'idea di un remake non mi passerebbe neanche per la testa, ma questo è un altro discorso...
In realtà le cose sono più complicate, Raimi all'inizio contatta Alavarez per trasformare Panic Attack in un lungometraggio (come per Mama, brr...) ma per ragioni diverse il progetto viene rimandato a data da destinarsi. L'idea di un remake de La Casa entra in gioco qui, quasi come ripiego, quindi l'idea romantica di un Raimi toccato da ispirazione divina che affida la sua creatura più cara a uno straniero venuto dal nulla è un po' da ridimensionare.
Chi mi legge ormai dovrebbe sapere quanto io aborrisca il concetto di remake, soprattutto in campo horror, praticamente è il peggiore dei presupposti possibili. Ma questa volta era diverso, ci ero cascato anche io, dietro Alvarez c'erano la mano esperta e l'ombra rassicurante di Sam Raimi.
Il riassunto della trama potrei anche risparmiarvelo, tanto l'originale La Casa lo hanno visto tutti, e chi non lo ha visto è un individuo triste che si trascina stancamente in un'esistenza grigia e senza scossoni. Ma qualcosa bisogna dirla, anche solo per prendere atto delle fondamentali novità introdotte dal giovane uruguaiano:

giovedì 28 febbraio 2013

Non aprite quella porta 3D di John Luessenhop

Nelle sale dal 28 febbraio
Come recitano trailer e pubblicità varie, oggi torna nelle sale uno dei franchise horror più noti e amati di tutti i tempi. E qui si può riflettere un attimo sulla scelta di parole. Intanto, perché franchise e non saga ? Probabilmente perché quella di Non aprite quella porta non si può considerare tale, e qui urge un ripasso: nel 1974 esce il primo Texas Chainsaw Massacre diretto da Tobe Hooper, horror a bassissimo budget che per la prima volta ci porta tra i freak del profondissimo sud. Nel 1986 Hooper ne dirige un seguito, ma il tono comico-grottesco non convince il pubblico e il film floppa. Il materiale però è troppo buono e ancora troppo poco sfruttato, così nel 1990 esce un terzo capitolo che si può considerare a tutti gli effetti un tentativo di remake (o reboot, insomma i produttori di oggi non si sono inventati niente), seguito a ruota da un quarto film nel 1995. Poi nel 2003 è la volta di un remake ufficiale diretto da Marcus Nispel e co-prodotto da Hooper, che fa conoscere la saga ai giovinastri e rivitalizza il franchise, dando vita anche ad un prequel uscito nel 2006.
L'altra cosa interessante è proprio l'uso della parola franchise, perché ormai non usano nemmeno più i giri di parole, non ci vendono l'episodio di una saga cinematografica, non ci vendono un film, ci vendono un marchio, e noi naturalmente ce lo compriamo (mi ci metto anche io). E questo marchio ce lo siamo anche beccati in anticipo sui tempi, perché a quanto pare l'uscita italiana di Non aprite quella porta 3D (in originale Texas Chainsaw 3D, ma sulla questione del titolo ci torno dopo) è stata anticipata dalla metà di giugno a oggi dopo le “insistenze dei fan”. Ma quali fan ? E di cosa ? Perché un fan dell'originale dovrebbe volere l'ennesimo seguito di un film così profondamente radicato alla sua “epoca” ? E poi il Texas Chainsaw Massacre dei giorni nostri è già uscito, si intitola Killer Joe ed è molto più terrificante di questa fesseria.

venerdì 22 giugno 2012

L'immondo profondo #2: Suspiria e Maniac

Certe news ti tolgono il sonno

Vi starete chiedendo cos'hanno in comune a parte il genere due film come Suspiria (1977) e Maniac (1980). Non ci siete ancora arrivati ? Dai che è facile... esatto, hanno girato o stanno girando dei remake. Di Suspiria se ne parlava da un pò, fino a qualche tempo fa era solo un rumor che vedeva Jessica Harper (protagonista dell'originale) in veste di produttrice insieme a Natalie Portman che ormai veniva data per certa anche nel ruolo di protagonista. Più avanti venne fuori anche il nome di jessica Alba, poi il silenzio, tanto che molti se ne sono dimenticati e la news è finita nel mucchio dei rumors mai confermati.
E invece no! A settembre sono cominciate le riprese, e sono sicuro che sarete tristi quanto me nel sapere che Natalie Portman e Jessica Harper non hanno nulla a che fare con il progetto, forse perché
hanno perso interesse o forse perché in realtà non sono mai state coinvolte.
Alla regia c'è David Gordon Green (ma come chi è ? E' quello di Strafumati e Lo Spaventapassere...) tra i produttori Luca Guadagnino e nel cast compaiono Isabelle Fuhrman (Orphan, The Hunger Games) nel ruolo di protagonista, Michael Nyqvist, Janet McTeer e Isabelle Huppert. Della sceneggiatura originale pare però che non sia rimasto più nulla, il che non è obbligatoriamente un male, l'accademia di danza è stata sotituita da un campus europeo e la banda di stregacce è stata rimpiazzata da una “misteriosa organizzazione”, staremo a vedere.
Ma passiamo a Maniac, di questo mi sembra si sia parlato un po' meno, eppure è stato protagonista di una delle ultime proiezioni notturne del Festival di Cannes (a proposito, se ne parla abbastanza bene) quindi è già bello che ultimato e pronto a sbarcare nelle sale, alla regia c'è Franck Khalfoun (-2 Livello del terrore) e alla sceneggiatura Alexander Aja, mentre Franck Zito questa volta è interpretato da quel bel faccino di Elijah Wood (ugh...).
Per quelli di voi che non lo conoscono, Maniac era un horror/thriller del 1980 diretto da William Lustig e interpretato da Joe Spinell (Rocky, Il Padrino), che si era così appassionato al progetto da partecipare anche come co-sceneggiatore. La trama era poco invitante, la ormai classica storia di un serial killer e dei suoi delitti, ma il punto di vista era inedito, o quasi, perché dopo filmoni come Psycho e Peeping Tom il serial killer tornava ad essere il vero protagonista, mostrato in tutta la sua perversione e in tutto il suo squallore. Joe Spinell infatti non aveva il volto pulitino e innocente di Norman Bates, ma una maschera felliniana sgradevole e massacrata dall'acne, e ancora oggi fa un certo effetto vederlo madido di sudore mentre si avventa sulla sua vittima, o che piange disperato sul letto dopo aver preso l'ultimo scalpo.
Insomma due remake, ma non mi voglio scagliare di nuovo contro il concetto di remake come macchina per fare soldi, a quello ci arriviamo tutti, quello che mi interessa in questo caso sono proprio i due film in questione. Normalmente si gira il rifacimento di un film di successo, roba che tutti conoscono e che garantisce un incasso sicuro, qui invece si tratta di prodotti “di nicchia”, a parte forse Suspiria, ma bisogna considerare che all'estero è molto meno conosciuto dai non addetti ai lavori. Ma la cosa importante è che sono due film fortemente figli della loro epoca, Suspiria visivamente fu molto innovativo, una fusione di vecchio e nuovo, gotico e pop, molto influenzato dal cinema di Mario Bava, mentre il resto era di un'ingenuità commovente. Anche Maniac a suo modo aveva innovato per le ragioni di cui parlavo prima, sporco, misogino e brutto.
Saranno stati innovativi nel loro contesto, ma oggi sono solo degli horror. E allora via con i rimaneggiamenti, e in questo caso le strade intraprese di solito sono due: un mare di sangue e frattaglie, e questo è il caso di Maniac, che guardacaso dietro ha uno come Alexander Aja, oppure una rivisitazione teen horror, e questo mi pare il caso di Suspiria, ambientato in un college con un'attrice che arriva da The Hunger Games.
Magari mi sbaglierò, magari saranno dei mezzi capolavori, e comunque queste sono delle ipotesi più che dei pronostici, però il dubbio rimane: ha senso fare il remake di un film che ha segnato una svolta trenta o quaranta anni fa ? E dopo che ci si è resi conto che non ha senso, ha senso girare un remake sapendo che l'unico modo per venderlo è stravolgerlo ?
Un po' le sensazioni che mi aveva provocato l'adattamento di Dylan Dog, una trasposizione per modo di dire. Roba che ti fa chiedere se non sarebbe stato più logico e più economico scrivere da zero un film su un ammazzamostri a New Orleans, perché tanto della fonte non rimane più nulla, e agli americani di Dylan Dog frega poco o niente.
Insomma volevo evitarlo ma si va a finire sempre lì: non sarebbe meglio girare film nuovi ?

lunedì 11 giugno 2012

Sangue facile di Zhang Yimou

(nelle sale italiane dal 28 maggio e in streaming gratuito sul sito di MyMovies)
Bizzarra scelta quella di Yimou. Di solito, si assiste al tragitto opposto, ovvero americani che fanno remake di film stranieri, asiatici o europei che siano. E ancora più insolito, di solito sono opere secondarie e che non riguardano importanti registi. Eppure questa volta, il maturo cineasta cinese si mette a rifare in salsa di soia, un'opera prima degli allora acerbi fratelli Coen. Nel 1984 il duo si affacciava con un noir che lasciava già pregustare l'abilità dei fratelli sia nella regia che nella scrittura. Blood simple era una piccola perla intrisa di dialoghi geniali e scelte registiche mirabolanti.
Yimou alla sua sedicesima regia (il film è vecchio di due anni, intanto ha già sfornato due nuovi film tra cui The flowers of war con Christian Bale. Come al solito l'Italia, ma non credo l'unica in questa occasione, vive come su un pianeta lontano anni luce, dove alcune cose arrivano con un ritardo fastidioso) deve essere rimasto folgorato dalla vicenda ma fa alcune modifiche importanti. Prima di tutto ambienta tutto in un passato non specificato, ma crediamo almeno nel diciassettesimo secolo, invece della contemporaneità dei Coen e poi, da molta più importanza a uno dei protagonisti della vicenda, il poliziotto, che nella precedente versione era un semplice detective privato.
Ma andiamo con ordine. Wang è il prorpietario di una locanda in mezzo al nulla. E' uno stronzo che non paga i suoi dipendenti e che maltratta la moglie, comprata dieci anni prima, la quale lo tradisce con Li, cuoco del posto. Dopo che la donna ha comprato una pistola da un mercante straniero, decide, in un pirmo momento, di uccidere il marito per poter stare da sola con il suo amante, poi invece si acconetnta di chiedergli il divorzio. Wang scopre il recente acquisto, informato da un dipendente, e medita una vendetta. Assume Zhang, un poliziotto, per confermargli i suoi timori che la moglie lo tradisca con Li. Una volta scoperta la tresca, da ordine di ucciderli, sotto lauta ricompensa. Ma qui tutto prende una piega diversa. Il sibillino Zhang fingerà di ucciderli per intascare i soldi e accusare qualcun'altro. Andrà tutto liscio?
Era una black comedy, molto black e poco comedy e diventa una comedy tipicamente asiatica che prende una strada inaspettata verso un dramma molto crudo. Se i Coen sono maestri nel mixare al meglio i due generi senza perdere la misura, la cosa non riesce all'esperto Yimou che sbaglia le dosi. Prima inserisce personaggi troppo buffi e caricaturali, come il ciccione dentuto (e il doppiaggio italiano di certo non aiuta a drammatizzare), dialoghi infantili e sequenze da screwball comedy e poi cambia totalmente registro a un terzo di film, trasformandolo in un noir schiacciato da un'alone di morte. Il cambio è repentino e troppo violento. Ma produce anche tre quarti d'ora o più di cinema muto, dove i dialoghi scompaiono e la fanno da padrone solo gli spari, le lame e gli urli strozzati. E' una parte centrale di film tutta in notturna, fenomenale, che dimostra tutta la bravura del regista (che non sempre dimostra nei suoi film), scritta magnificamente e seppur molto diversa da quella coeniana non le è inferiore per nulla.
Qui c'è il picco del film ed è quella che la trasforma da un remake bizzarro a un'ottima versione e visione artistica. I costumi e gli splendidi e surreali paesaggi fanno il resto, insieme al bravissimo Honglei Sun, apprezzatissimo attore in patria.
In definitiva è quindi un buonissimo film, che non regge il paragone con l'originale anche per via della sua spiccata e speziata forma, ma che si lascia guardare e lascia qualcosa. Yimou quando non deve per forza fare retorica ma solo spettacolo, è al suo meglio.

Voto 7


Il Monco