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domenica 23 febbraio 2014

12 Anni Schiavo di Steve McQueen

Nelle sale dal 20 febbraio

All'inizio del trailer italiano del film, tra le frasi lapidarie prese dalle recensioni, ce n'è una surreale di Variety: "Se Django ha aperto la porta, 12 Years a Slave l'ha spalancata." che per quanto possa suonare ridicola, solleva un interrogativo interessante: il film di Tarantino ha effettivamente infranto qualche tabù ? Ha davvero smosso le acque ? O, più semplicemente, Hollywood si è accorta di un'altra gallina dalle uova d'oro ? Qualunque sia la ragione, negli ultimi due anni il cinema americano si è invaghito del tema schiavitù (e affini), prima con Lincoln e Django Unchained, ora con l'orribile The Butler e il film di McQueen. Un invaghimento che va di pari passo con quello per le storie vere, proprio come quella di Solomon Northup (Chiwetel Eljofor), un violinista nato libero che nel 1841 venne rapito con l'inganno e venduto come schiavo in Georgia, dove trascorse 12 anni della sua vita.

domenica 15 dicembre 2013

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug di Peter Jackson

Nelle sale dal 12 dicembre

Ho molto da dire, quindi sarà una recensione in tre parti:

-Un viaggio inaspettato
Ormai un annetto fa, arrivava nelle sale il primo capitolo della trilogia dello Hobbit, ambiziosissimo colossal su cui gravavano l'imponente eredità del Signore degli Anelli e il peso di scelte produttive poco felici. L'accoglienza fu tiepidissima, il film venne maltrattato dalla critica, massacrato dai tolkienianisti più intransigenti e non incontrò il favore del grande pubblico, che vide confermati i dubbi sulla divisione in tre capitoli. E uno dei problemi principali del giocattolone, il "tradimento" insomma, era proprio questo: rimaneva un'operazione senza un perché, un film che non riusciva a giustificare la sua durata (senza contare i tagli) e tantomeno riusciva a giustificare l'idea di una trilogia. 
A non convincere il resto del pubblico era stato il tono più scanzonato rispetto a quello del Signore degli Anelli, tentativo poco apprezzato e poco capito di avvicinarsi il più possibile al romanzo di partenza. E poi c'era il 3D, il chiacchieratissimo 3D a 48fps, un'innovazione tecnologica di cui si può godere a pieno solo nei cinema più moderni, e che di contro, dava all'immagine un aspetto quasi "televisivo". 
Ecco, se non sapessi che Peter Jackson sta girando i tre capitoli consecutivamente, come aveva fatto per l'altra trilogia, penserei che questo secondo film è stato scritto, diretto e montato tenendo conto di tutte le critiche di cui sopra. Perché La desolazione di Smaug, con tutti i suoi difettacci, è un significativo passo avanti rispetto a Un viaggio inaspettato.