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mercoledì 12 giugno 2013

Behind the Candelabra di Steven Soderbergh

Solo sul canale via cavo americano HBO, il 26 maggio.
UPDATE: nelle sale italiane dal 5 dicembre.
In concorso a Cannes 2013.

"Un film troppo gay!". Non è un mio giudizio, ma quello di tutti i produttori americani in qualche modo contattati dal regista Steven Soderbergh. Un'opera dalla gestazione infinita, iniziata addirittura nel 2008 -anzi, a dir la verità a inizio millennio con Philip Kaufman alla regia e Robin Williams come Liberace- e interrotta ufficialmente nel 2010, quando Michael Douglas, il protagonista, iniziò i trattamenti per curare il suo cancro alla gola giunto al quarto stadio. E poi la riluttanza dei boss di Hollywood a portare sul grande schermo un film simile. "Ero stranito. Tutto questo accadeva poco dopo Brockeback Mountain -ricorda Soderbergh- e questo film è molto più divertente di quello. Non capivo, non aveva alcun senso".
Questa è l'America, quella dei matrimoni gay -sulle coste- e quella omofoba più che mai -quella tra le coste. D'altronde una pellicola del genere, non poteva che suscitare scalpore.
E' un partial biopic di una delle icone gay più famose del 20esimo secolo e uno degli showman, pianisti più talentuosi di sempre.  Wladziu Valentino Liberace in scena solo Liberace, per gli amici Lee. Era un artista fuori dal comune, un talento esorbitante e una presenza scenica insuperabile. Vestiva con abiti tutti intarsiati di diamanti, con lunghi strascichi, anche di 5 metri, saliva sul palco con una Rolls Royce bianca tutta ingioiellata e alle dita portava anelli grossi quanto la testa di un bambino. Poi si metteva a suonare, -un piano molto più simile a una gioielleria che a uno strumento, con un grosso candelabro di cristallo sopra- e il divertimento e la magia iniziavano. 
Liberace era omosessuale ma lo aveva sempre negato. Tutto il suo entourage fece di tutto per nascondere i suoi amanti occasionali, le sue scorribande nei negozi porno e le sue vivaci tendenze. Addirittura si inventarono una donna della sua vita, che lui in realtà odiava. Era palesemente gay, anche solo per come vestiva, ma l'America gli credeva "Liberace dice di non essere gay, eh!".
Intorno al 1977 conobbe Scott Thorson, veterinario/addestratore per animali per il cinema, di 23 anni. Da principio divenne una delle sue cotte e uno dei suoi amanti stagionali, in seguito divenne una figura centrale per lui, il vero amore. Fino a quando, circa 7 anni dopo, tutto finì e si lasciarono bruscamente. Nonostante tutto quello che successe, Scott e Lee, rimasero estremamente legati, fino alla morte del pianista, nel 1987 a 68 anni (si, Liberace aveva circa 40 anni in più del suo bambolo).

domenica 5 maggio 2013

Effetti collaterali di Steven Soderbergh

In sala dal 1 maggio.
Gli effetti collaterali di Effetti collaterali  possono essere il mal di testa o una generale difficoltà nella digestione anche nota come "dispepsia", effetti che sono stati riscontrati su un 10% degli uomini che hanno visto il film: sono dovuti al processo di vasodilatazione e hanno una durata compresa nell'arco di poche ore. In particolare, potranno presentarsi la prima volta che si vede il film, per poi scemare con il ripetuto uso dello stesso. No scherzo, questi sono gli effetti collaterali del Cialis. Si il farmaco che fa rizzare il pisello. No, il film di Soderbergh non fa rizzare il pisello. Almeno, non obbligatoriamente, non a tutti. No ecco basta, lo sanno tutti a cosa serve il Cialis smettetela di fare battute. Non l'ho mai preso!
Guardate alla vostra destra, poi alla vostra sinistra, ora in basso e ora in alto. Durante questo breve lasso di tempo Steven Soderbergh ha fatto un nuovo film. Ma come fa? Dove trova i soldi? E le idee? E il tempo? Negli ultimi due anni ce lo siamo ritrovato al cinema ogni weekend quasi, complice anche una distribuzione italiana talvolta in ritardo. Prima è arrivato Contagion , poi è spuntato fuori Knockout - La resa dei conti, poi il film che fa scappare i maschi e richiama gli arrusi Magic Mike, oggi esce Effetti collaterali, nel mezzo ci ha piazzato due progetti rimasti su suolo americano, oltre a qualche produzione o qualche collaborazione, come Side by side e tra meno dei due settimane lo ritroviamo a Cannes con il biopic su Liberace, Behind the candelabra.
Avendoli visti quasi tutti e avendo visto anche i precedenti lavori del regista, mi è balzato subito in mente un paragone, quello con Claude Chabrol. Tanti film, troppi, molti buoni, molti non buonissimi, nessun capolavoro (magari Chabrol uno si o quasi) ma neanche nessuna cagata pazzesca. Il classico regista che non riesci mai a lodare con tutto se stesso ma non riesci neanche a stroncarlo quando incappa in un brutto tiro. Tutti lo aspettiamo al varco da mo, e con la bilogia sul Che, sembrava finalmente essere arrivata la sua fioritura come autore (ma si, potrebbe già esserlo, essendo un termine così vago), ma i successivi lavori lo hanno rimesso nel limbo dei buoni con asterisco. Effetti collaterali mantiene la linea del buono ma.
Emily (Rooney Mara) è una ragazza depressa. Il marito (Channing Tatum al terzo film di fila con Soderbergh) sta scontando gli ultimi giorni in galera per insider trading, il motivo per cui hanno perso tutto; la villa al mare, la barca, le macchine, i soldi. Quando esce e tornano a essere una coppia, la felicità della donna non cambia. Dopo aver tentato il suicidio viene mandata da uno psicologo (Jude Law) che le prescrive diversi farmaci tra cui uno nuovo in prova. Tra gli effetti collaterali c'è il sonnambulismo e un giorno, immersa in questo stato, accoltella a morte il marito. Al processo viene dichiarata incapace di intendere e di volere eppure lo psicologo, eroso dal senso di colpa per averle prescritto lui quel farmaco, inizia a indagare e scopre che qualcosa nell'intera vicenda non va.