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mercoledì 19 marzo 2014

Filmbuster(d)s - Stagione 2 - Episodio 17

Filmbuster(d)s il podcast di cinema con un residuo fisso a 180 °C di 14 mg/litro.
In questa puntata:
Fruitvale Station, un indie americano basato su una tragica storia vera.
Veronica Mars, il film tratto dall'omonima serie televisiva e finanziato tramite Kickstarter.
Her di Spike Jonze, il filmazzo della settimana nonché premio Oscar 2014 per la miglior sceneggiatura.

Buon ascolto!

[00:00:40] L'angolo del tripudio
[00:10:44] La posta del cuore
[00:21:50] Fruitvale Station
[00:35:30] Veronica Mars - Il Film
[00:51:00] Lei di Spike Jonze





Potete ascoltare l'episodio al link diretto al file MP3 (per scaricarlo basta cliccare col destro e poi "Salva link con nome"): Clicca qui!

Potete abbonarvi su iTunes: Clicca qui!

Oppure potete ascoltare il podcast con Podtrac player:

domenica 1 dicembre 2013

Don Jon di Joseph Gordon-Levitt

Nelle sale dal 28 novembre

All'apice della sua carriera di attore, il fidanzatino d'America Joseph Gordon-Levitt si sposta dall'altro lato della macchina da presa per scrivere, dirigere ed interpretate il suo primo film, Don Jon, una rom com in odor di indie che sta mettendo d'accordo praticamente tutti.
Jon Martello, in arte Don Jon, è il tipico ragazzo del New Jersey: origini italo-americane, capelli perennemente impomatati, canottiera bianca e un bolide appariscente quanto rumoroso. La sua esistenza ruota intorno a pochi fondamentali punti fermi: il sesso, consumato meccanicamente una sera dopo l'altra, e la pornografia, in cui Jon cerca disperatamente quella perfezione che non riesce a trovare nella realtà. A rompere il cerchio di quello che è un vero e proprio rito arriva Barbara (Scarlett Johansson), una ragazza da 10, fantastica quanto le attrici dei porno. Con lei Jon costruisce un nuovo rito, ma nella sua vita compare un'altra donna.

venerdì 5 aprile 2013

Hitchcock di Sacha Gervasi.

Nelle sale dal 4 aprile.
Nel 1959, in seguito al grandissimo successo di Intrigo Internazionale, Alfred Hitchcock (o Iccicocke) si ritrovò davanti a un interrogativo cruciale per la sua carriera: e adesso? Dopo aver regalato alla storia del cinema pietre miliari in diversi generi, aver sperimentato nuove tecnologie, confinato l'azione in microcosmi o averla spalmata su monumenti nazionali, il maestro si trovava a corto di idee. Con la stampa già pronta a eleggere il suo erede e una banda di cloni alle calcagna, una fama da mantenere e allo stesso aggiornare, Hitch doveva trovare l'ennesimo coniglio da cavare dal cilindro. Ed è così che gli capitò tra le mani il libro Psycho, di Robert Bloch, ispirato alla reale vicenda di Ed Gein, il macellaio del Wisconsin.
Scelse quindi di fare un horror a basso budget, uno slasher di infimo livello sulla carta, ma il genere più in voga in quegli anni, con migliaia di ragazzini che invadevano i cinema. Si finanziò da solo, andò contro le major e l'opinione di colleghi e amici, persino contro la censura. Ed ebbe successo, il più grande della sua carriera già gloriosa. Ma quanti e quali problemi affrontò durante la produzione e come venne accolto? (per un approfondimento, meglio il mio speciale su Psycho). 
Dopo The girl, produzione BBC-HBO uscita direttamente in tv che raccontava del rapporto tra Hitchcock e Tippi Hedren, ci ritroviamo a breve distanza con un altro film dedicato al grande maestro inglese. Fare peggio di quel film-tv era impresa ardua ma non impossibile a quanto ho visto.
Ispirato dal libro di Stephen Rebello, Come Hitchcock ha realizzato Psycho, un ottimo libro pieno di aneddoti sul film e sul regista, scritto con grande stile e dovizia di particolari, il film di Sacha Gervasi non potrebbe essere più inferiore e deludente di così.
Siamo di fronte al classico "era meglio e più approfondito il libro" anche se per una volta ci confrontiamo con un saggio di analisi e storia e non di narrativa. Nel film si perde tutto l'interesse che lo spettatore potrebbe trovare nello scoprire i tanti retroscena, le litigate tra gli attori e i problemi sul set. Rimane un lieve alone, un qualcosa di non detto, sovrastato dalla ben poco interessante diatriba coniugale tra Alfred e la moglie Alma.
E' vero che il film si chiama Hitchcock e non Psycho, ma questo non significa che non puoi parlare di un'artista attraverso una sua opera, non soprattutto quando hai una base, il libro di Rebello, così affascinante. Tra una scenata di gelosia e l'altra, tra un tentativo di far apparire Hitch come uno stronzo (ci riusciva molto meglio il prodotto BBC-HBO) e uno di far apparire Alma come una devota e maltrattata madre di un bimbo troppo cresciuto, ci si dimentica del resto e ci propinano un finale romanzato e felice che è tuto il contrario di come proseguirono realmente le cose (ancora una volta, The girl).
L'approfondimento della psiche di Hitch è affidata ad alcune imbarazzanti conversazioni con un Ed Gein immaginario. Per il resto non si impegna molto, a parte quando lo vediamo pensare al passato, fatto di Grace Kelly, Vera Miles e Ingrid Bergman o quando si incazza perchè insoddisfatto dalla vita. In definitiva era solo un ciccione bontempone frustrato e sempre in giacca e cravatta, anche quando fa giardinaggio. Non si fa un solo riferimento alla sua bravura e inventiva da regista o alla sua infinita conoscenza dei mezzi.
Quindi si, non parla di Hitchcock, non parla di Psycho, non parla di nulla che sia interessante.