Altra puntatona colossale!
Ci rattristiamo ricordando il compianto Philip Seymour Hoffman, torniamo allegri con lo specialone sui fratelli Coen e poi ci rattristiamo di nuovo parlando del loro ultimo splendido film: Inside Llewyn Davis. Per tirarci su il morale concludiamo con l'ottimo All is Lost di J.C. Chandor.
Buon ascolto!
[00:00:35] L'angolo del tripudio
[00:17:25] La posta del cuore
[00:32:15] Un ricordo di Philip Seymour Hoffman
[01:00:20] Speciale fratelli Coen
[01:41:15] A proposito di Davis
[02:27:25] All is Lost
Potete
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martedì 11 febbraio 2014
sabato 12 gennaio 2013
Filmbuster(d)s - Episodio #20
Se siete tra i pochi eletti che sono riusciti a vedere il nuovo film di Paul Thomas Anderson, The Master, apprezzerete il dibattito in apertura di episodio. Per tutti gli altri che, come me (alexdiro), stanno rosicando è tempo di classifiche e di bilanci sul 2012 cinematografico. Benvenuti ai primi Filmbuster(d)s Movie Awards: abbiamo selezionato, categoria per categoria, i film migliori che abbiamo visto l'anno scorso nei cinema e nei festival, i vincitori però li determinerete voi rispondendo al sondaggio presente sulle pagine del nostro blog all'indirizzo http://filmbusterds.blogspot.it/2013/01/filmbusterds-awards-vote-or-die.html
Nel 20° episodio di Filmbuster(d)s:
[00:04:20]Cloud Atlas
[00:09:35]The Master
[00:37:40]Commento sul 2012
[00:56:40]Nominations
[01:09:00]Animazione
[01:19:20]Colonna Sonora
[01:26:00]Fotografia
[01:32:00]Sceneggiatura
[01:39:35]Attore Protagonista
[01:51:20]Attrice Protagonista
[01:59:32]Regia
[02:10:48]FLOP 5
[02:29:00]TOP 5
Oppure ascoltate il podcast mediante il player Podtrac:
Nel 20° episodio di Filmbuster(d)s:
[00:04:20]Cloud Atlas
[00:09:35]The Master
[00:37:40]Commento sul 2012
[00:56:40]Nominations
[01:09:00]Animazione
[01:19:20]Colonna Sonora
[01:26:00]Fotografia
[01:32:00]Sceneggiatura
[01:39:35]Attore Protagonista
[01:51:20]Attrice Protagonista
[01:59:32]Regia
[02:10:48]FLOP 5
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sabato 5 gennaio 2013
The Master di Paul Thomas Anderson
Nelle sale dal 3 gennaio
Premiato alla Mostra del cinema di Venezia
Leone d’argento per la Miglior Regia
Coppa Volpi ex-aequo a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix per il Miglior Attore.
Osservando Joaquin Phoenix che si muove attraverso le primissime sequenze di The Master mi è venuto subito in mente The Howl, di Allen Ginsberg, e il suo celeberrimo incipit: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade negre all’alba in cerca di droga rabbiosa [...]”. E il Freddy Quell di Phoenix è proprio una di queste menti, un marinaio di ritorno dal Giappone al termine del secondo conflitto mondiale. Del suo passato non traspare ancora niente, sappiamo solo che quello che gli è successo, gli orrori della guerra e l'abuso di alcolici prodotti artigianalmente, lo hanno trasformato in una bestia, un concentrato di tic e nevrosi che lo sconvolgono sia nella mente che nel fisico. Ingobbito, praticamente storpio, con il volto perennemente contratto in una smorfia terribile, vive solo per assecondare le pulsioni e gli istinti più elementari. E un individuo del genere non può che che essere attratto irrimediabilmente verso il suo opposto, Lancaster Dodd, il leader di La Causa, un vero e proprio culto che si propone di allontanare l'essere umano dal baratro attraverso un uso molto poco ortodosso dell'ipnosi.
Ancora una volta un incontro/scontro quindi, perché il cinema di Paul Thomas Anderson, almeno quello delle ultime due pellicole, è anche un cinema di personaggi, figure colossali che si scontrano e deflagrano facendo piazza pulita intorno a loro. Come Daniel Plainview si imbatteva nella sua nemesi Paul/Eli, guarda caso anche lui al centro di un culto, così Freddy è calamitato quasi inconsapevolmente verso il suo maestro. Ma mentre il petroliere era metodico e geniale nella sua follia, Freddy è un personaggio brutale e privo di ogni freno, un cane sciolto pronto a sbranare chiunque si avvicini al suo padrone, padrone che ancora una volta si illude di poter domare e controllare la bestia. Due forze inconciliabili insomma, forse davvero due anime che si sono incrociate in un'esistenza precedente, ma che ogni volta che si incontrano sono destinate a cozzare violentemente e a rimbalzare uno lontano dall'altro, come suggerisce lo stesso Dodd.
Premiato alla Mostra del cinema di Venezia
Leone d’argento per la Miglior Regia
Coppa Volpi ex-aequo a Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix per il Miglior Attore.
Osservando Joaquin Phoenix che si muove attraverso le primissime sequenze di The Master mi è venuto subito in mente The Howl, di Allen Ginsberg, e il suo celeberrimo incipit: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade negre all’alba in cerca di droga rabbiosa [...]”. E il Freddy Quell di Phoenix è proprio una di queste menti, un marinaio di ritorno dal Giappone al termine del secondo conflitto mondiale. Del suo passato non traspare ancora niente, sappiamo solo che quello che gli è successo, gli orrori della guerra e l'abuso di alcolici prodotti artigianalmente, lo hanno trasformato in una bestia, un concentrato di tic e nevrosi che lo sconvolgono sia nella mente che nel fisico. Ingobbito, praticamente storpio, con il volto perennemente contratto in una smorfia terribile, vive solo per assecondare le pulsioni e gli istinti più elementari. E un individuo del genere non può che che essere attratto irrimediabilmente verso il suo opposto, Lancaster Dodd, il leader di La Causa, un vero e proprio culto che si propone di allontanare l'essere umano dal baratro attraverso un uso molto poco ortodosso dell'ipnosi.
Ancora una volta un incontro/scontro quindi, perché il cinema di Paul Thomas Anderson, almeno quello delle ultime due pellicole, è anche un cinema di personaggi, figure colossali che si scontrano e deflagrano facendo piazza pulita intorno a loro. Come Daniel Plainview si imbatteva nella sua nemesi Paul/Eli, guarda caso anche lui al centro di un culto, così Freddy è calamitato quasi inconsapevolmente verso il suo maestro. Ma mentre il petroliere era metodico e geniale nella sua follia, Freddy è un personaggio brutale e privo di ogni freno, un cane sciolto pronto a sbranare chiunque si avvicini al suo padrone, padrone che ancora una volta si illude di poter domare e controllare la bestia. Due forze inconciliabili insomma, forse davvero due anime che si sono incrociate in un'esistenza precedente, ma che ogni volta che si incontrano sono destinate a cozzare violentemente e a rimbalzare uno lontano dall'altro, come suggerisce lo stesso Dodd.
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