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mercoledì 2 luglio 2014

Un milione di modi per morire nel West di Seth MacFarlane

Al cinema dal 9 ottobre.


Dopo anni e anni di serie a cartoni animati -Griffin e le meno note e meno riuscite American Dad e The Cleveland Show (oh shit...)-, Seth MacFarlane è passato nel 2012 alla regia di un lungometraggio in live action. Lo ha fatto forse nel momento migliore della sua carriera, ovvero quando il suo genio creativo e umoristico stava raschiando un barile già molto consumato. Le ultime stagioni dei Griffin sono inguardabili, insensati, non sono più divertenti e si trascinano per 22 minuti a volte senza neanche una vera conclusione. Poco importa che lui magari abbia delegato gran parte del lavoro ad altri autori, la firma sua c'è ancora. 
Era più che necessario un cambio di rotta e di medium perchè no, per un comico dal grande talento e dalla innegabile costanza -=! qualità-. Così ha fatto Ted con Mark Wahlberg, summa della sua carriera, un orsacchiotto parlante, volgare, scurrile, ninfomane e strafatto.  Umorismo un po' infantile, come livello non come sostanza, e un primo passo verso una nuova "maturità". In Ted è presente quella struttura che nei Griffin non era ormai più necessaria o prevista.

domenica 20 gennaio 2013

Django Unchained di Quentin Tarantino

Nelle sale dal 17 gennaio

Dopo Bastardi senza gloria, credo siano rimasti pochissimi spettatori che ancora non hanno imparato a conoscere e capire il cinema di Quentin Tarantino. Amarlo certo è un altro discorso, ma è diventato sempre più raro sentire qualcuno che scambia omaggi per plagi e si indigna davanti a scambi di battute così poco convenzionali. Certo c'è ancora qualcuno che magari a fasi alterne cede e sprofonda nella poltrona, ma sono pochi e spesso non lo ammettono. Insomma con il meritatissimo successo di Bastardi senza gloria Tarantino è stato finalmente metabolizzato dal grande pubblico, quindi non perdo tempo a ricordarvi l'importanza degli spaghetti western nella sua formazione di spettatore prima e regista poi, la conoscete già, e chi ormai lo conosce sa che quando Tarantino mette le mani su un genere cinematografico, in realtà sta facendo tutt'altro; di conseguenza saprete anche che il suo omaggio agli spaghetti western lo ha già girato, disseminato lungo tutta la sua filmografia. E Django Unchained naturalmente non costituisce l'eccezione, perché del western all'italiana veste solo gli abiti, o forse nemmeno quelli. 
L'irresistibile Christoph Waltz interpreta il Dottor King Shultz, che come tutte le leggende del far west ha un passato avvolto nel più fitto mistero. Immigrato tedesco, ex artista circense, ex dentista e ora temibilissimo cacciatore di taglie finito nel profondo sud a dare la caccia ai fratelli Brittle. Purtroppo non ha mai visto in faccia i ricercati in questione, così si rivolge allo schiavo Django (un Jamie Foxx che in quanto a glacialità non ha nulla da invidiare a Franco Nero) per poterli identificare. Oltre alla libertà, Schulz gli promette di aiutarlo a liberare sua moglie Broomhilda dalle grinfie del negriero Calvin Candie (un esplosivo Leonardo di Caprio). Così, riscosse le taglie, questo eroico e incazzatissimo Sigfrido parte alla volta di Candieland.

lunedì 8 ottobre 2012

Il bianco e il nero #17: B.B. vs C.C.

"L'italiana contro la francese, la mora contro la bionda, la pantera contro la bambola".

Mentre una cresceva a Tunisi nel pieno rigore di una famiglia italiana del meridione, l'altra era già una stellina del cinema francese e dettava la moda, seguita seguita rigidamente dalla prima. Mentre una debuttava nel cinema italiano, l'altra divorziava dal suo primo marito, il regista Roger Vadim che l'aveva trasformata nell'icona sexy del secolo. Mentre una girava  8½ e Il Gattopardo l'altra rispondeva con Il Disprezzo. Eppure non si era mai in(s)contrate.
Sempre paragonate, sempre messe in competizione ("BB viene prima di CC!" titolavano i francesi), rappresentavano non solo due nazioni, da sempre in competizione, -e a ben vedere Claudia era più francese che italiana- ma anche i due cinema europei più forti di quel periodo. Erano la versione europea del dilemma Jacqueline-Marilyn.
Un duello era necessario, tutto il pubblico lo bramava, ma dovette aspettarlo per molto, fino al 1971.

Un match per il quale si erano già fatti avanti i bookmakers. Quattro produttori, francese, spagnolo, italiano, inglese, si erano associati per un progetto da 10 milioni di franchi. Nonostante una sceneggiatura un pò debole -'na schifezza, a essere sinceri- Le pistolere prometteva di essere l'evento dell'anno.
La storia è quella di due bande rivali, i King e i Sarazin, guidate da due donne, che si sarebbero infine affrontate, con la pistola in mano, in un vecchio villaggio del Far West fondato da francesi(!). Brigitte sarebbe stata Louise King, la figlia del banditoFrenchie King, specializzato in assalti ai treni. Con le sue quattro sorelle, ruba una sacca nella quale si trova la mappa di un giacimento petrolifero promettente. Claudia invece è a capo della sua banda composta dai suoi fratelli (si, chiaramente i numeri delle sorelle pareggia quello die fratelli). Dopo lo spaghetti western, era arrivato il western fru-fru.

Si era pensato a tutto perchè la tensione raggiungesse il culmine mentre i due "pugili" si incontrano sul ring. I fotografi aspettavano il momento dell'esplosione delle due bombe, si aspettavano quanto meno che si strappassero i capelli, entrambe portavano chiome lunghissime.
Dopo la morte di Marilyn, Brigitte era diventata una sex symbol a livello planetario. Sulle sue spalle poggiava il saldo positivo dell'intera annata produttiva francese. Non era solo un'attrice, una donna, ma la bandiera di un un paese che voleva mantenere il suo legame con la storia e nello stesso tempo dimostrare la sua giovinezza. Non è un caso quindi che venne ricevuta addirittura all'Eliseo, in un'epoca in cui era l'incarnazione della più sfrenata libertà e della dissolutezza.
Claudia (la approfondisco dopo) era la brava ragazza, casa e famiglia. In realtà un maschiaccio, pronta a rotolarsi coi suoi fratelli frutto del suo retaggio nordafricano ben radicato nel dna. Tutto il contrario della bambolina di porcellana francese, era il volto del cinema italiano, la preferita dell'impossiible Visconti, la musa di Fellini, la moglie del potentissimo Cristaldi.
Il primo giorno di riprese infine arrivò. Il duellante Cardinale, fedele alla sua fama, era già presente sul set, qualche minuto prima dell'orario di inizio. Sempre professionale, era la gioia dei registi. Anche qui, Bardot era tutto il contrario, mai puntuale, a volte, assente. Non c'era verso che si riuscisse a svegliarsi in tempo. Mentre la sua sfidante, ligia al dovere, in periodo di riprese, andava sempre a letto presto, lei faceva sempre baldoria fino alle ore piccole. Ma tutto ciò le era consentito, era una diva con la D capitale e ormai il cinema le andava strettino.