Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post

domenica 16 marzo 2014

Lei di Spike Jonze

In sala dal 13 marzo.

“I think anybody who falls in love is a freak. It’s a kind of socially acceptable insanity”
Quindici anni fa, i computer erano uno strumento di lavoro, erano dei semplici terminali. Se ne avevamo qualcuno a casa, erano in pratica delle consolle di gioco. Pochi anni dopo, con internet sempre più utilizzato e migliorato, i computer diventarono un elettrodomestico presente in ogni abitazione e non costituivano più un segreto per noi. Ridotte dimensioni, abbastanza veloci e pratici, ci permettevano di scaricare qualsiasi materiale dalla rete, elaborare testi, immagazzinare le nostre foto etc... Poi il corso delle cose ha preso una velocità folle ma prevedibile. Oggi non riusciamo, anche volendo, a stare un giorno senza un computer. Hanno assunto le forme più improbabili e peculiari, senza tuttavia perdere potenza o efficienza. Ci svegliamo con loro, mangiamo davanti a loro, ce li portiamo in giro, non riusciamo a dormire se non passiamo con loro almeno una mezz'oretta serale. La nostra vita è gestita da un computer, i nostri contatti col mondo passano attraverso un computer e idem per tanti altri piccoli aspetti a cui non diamo magari troppa importanza.
Che china potrebbe prendere questo rapporto? Her-Lei, ambientato in un ipotetico 2025, in una grande città senza nome, prova a fare un'ipotesi: diventeranno i nostri compagni di vita, nell'accezione sentimentale del termine (si anche oggi esiste già gente che ama e che fa sesso col proprio PC, lo so). Senza provare troppa vergogna nel confessarlo e senza incontrare il giudizio negativo altrui.

domenica 1 settembre 2013

Elysium di Neill Blomkamp

Nelle sale dal 29 agosto.

Era il 2009 quando il giovane regista sudafricano Neill Blomkamp si impose all'attenzione di tutti i fans di fantascienza con il suo District 9, prodotto niente meno che da Peter Jackson. Una fantascienza low budget, supportata da una storia paradossalmente molto attuale e controversa. Con quel tipo di finale, si pensò subito a un seguito e le voci di possibili trame, produzioni già avviate o sceneggiature già depositate, si rincorrevano in rete. Fino a quando è spuntato Elysium e con esso la conferma di un progetto totalmente distaccato e nuovo. Tuttavia, il mix di fantascienza e politica, vincente per District 9, rimane al centro del film. Non sarà un seguito ma è un capitolo a parte pienamente in linea con il suo predecessore.
Anno 2154, (hey lo stesso di Avatar) in un mondo sempre più povero e pieno di sabbia, -che da fastidio ben più dell'essere poveri- tutti i ricconi si sono trasferiti su una stazione spaziale enorme a qualche migliaio di kilometri dalla terra, Elysium, dove possono permettersi di vivere secondo i loro standard e dove i poveracci, ovviamente, non hanno il permesso di entrare. Come se Elysium fosse Pantelleria o la costa pugliese, sono molto frequenti i tentativi di sbarco dei migranti, che tentano la fortuna su navicelle di fortuna, dove un biglietto costa cifre folli e la percentuale di arrivare vivi è molto bassa. A frotte compiono il viaggio non tanto per vivere nella bambagia, ma per usufruire dei macchinari sanitari in grado di guarire ogni malattia.
Uno di loro è Max, ex ladro di macchine, teppistello da strapazzo, ora con la testa a posto e operaio presso una fabbrica di robot. Dopo un incidente sul lavoro rimane tutto inzaccherato di radiazioni  rimanendogli circa 5 giorni di vita, nei quali tenterà il tutto per tutto per arrivare su Elysium. Arriva persino a "rapire" un importante uomo d'affari, in combutta con il ministro della difesa nella preparazione di un colpo di stato.

mercoledì 17 aprile 2013

Oblivion di Joseph Kosinski

Nelle sale dal 11 aprile.
Oblivion è una serie tv ideata, scritta, diretta e interpretata da Enzino Iacchetti...no, ricomincio (quello era Oblivious, credo, internet non mi aiuta, se rifiuta persino lui). 2077, Jack Harper (Tom Cruise) è uno degli ultimi riparatori di droni operanti sulla Terra. Il suo compito è di mantenerli operativi e belligeranti contro gli scavengers, una razza aliena che tenta di sabotarli. La Terra è rimasta inabitata dopo un guerra, vinta dall'uomo, termonucleare contro l'invasore spaziale. Tutta la popolazione si è rifugiata sulla luna di Saturno, Titano. I droni fanno parte di una massiccia operazione per estrarre le ultime risorse vitali.
Un paio di settimane prima che la missione di Jack, e della sua compagna Victoria, giunga a termine la sua esistenza viene sconvolta quando salva una bella straniera da uno spacecraft NASA precipitato.  Non è altri che la donna che sogna ogni notte e che sembra essere un elemento reale del suo passato. Il suo arrivo innesca una serie di eventi che lo costringono a mettere in questione tutto ciò che conosceva e mettono nelle sue mani il destino dell'umanità.

Kosinski dopo il bello e di successo Tron Legacy ci riprova con lo sci-fi. Questa volta tutta robba nuova e riesumando uno scriptino di 8 pagine buttato giù circa sei anni orsono. Raccontino che nessuno s'era mai filato fino a poco fa ("Ah ma Kosinski quello di Tron, stacce che c'ha i sordi questo mo") fino a quando Barry Levine e Jesse Berger della Radical Publishing hanno deciso di farne una graphic novel. Poi Kosinski ha detto "aspetta un pò? Sai cosa? Prima faccio il film". Il problema è che in questi 6 anni non è andato avanti con la stesura. Otto paginette erano e otto so rimaste.

mercoledì 30 gennaio 2013

Looper di Rian Johnson



In sala dal 31 gennaio.

A dispetto di quanto lasci pensare il gran numero di pellicole sull'argomento, i viaggi del tempo sono una materia difficile da trattare al cinema. Sia che li si affronti con fare scanzonato come in Ritorno al Futuro che con toni più seriosi, come in Terminator, il rischio di incombere in paradossi e incoerenze assortite è sempre altissimo, ma ancor più alto è il rischio di scontentare il saputello in sala con il ditino pronto ad alzarsi alla benché minima sensazione di buchi di sceneggiatura.
Il plot di Looper è molto semplice: nel 2074 verrà scoperto e immediatamente dichiarato fuorilegge il viaggio del tempo; tuttavia, le associazioni criminali troveranno il modo di utilizzarlo per compiere omicidi altrimenti impossibilitati dai moderni strumenti di indagine, mandando indietro di 30 anni la vittima che sarà giustiziata da killer detti Looper, così chiamati perché, dopo un certo numero di omicidi si vedono recapitare il proprio io dal futuro insieme a una cospicua quantità di lingotti d'oro per vivere 30 anni da nababbi. Qualcosa va storto quando Joe lascia scappare il suo doppio invecchiato, intenzionato a uccidere il bambino che da grande diventerà lo spietato boss Rainmaker.
Il regista e sceneggiatore Rian Johnson, già autore del drammatico Brick e del caper movie inedito in italia The Brothers Bloom sapeva che, perché il giocattolo funzionasse a dovere, era fondamentale che almeno un paio di componenti fossero oliati alla perfezione: innanzitutto, le “ristrettezze economiche” imposte dal budget di produzione (30 milioni di dollari) non permettevano lo sfoggio di sfarzosi effetti speciali. Inevitabile dunque la scelta di ambientare quasi per intero il film nel “presente”, un 2044 sporco, distopico, dove il divario tra ricchezza e povertà è netto e c'è giusto qualche elemento, una moto avveniristica o un nuovo grattacielo qua e là, a suggerirci la distanza con i nostri tempi.
In tale contesto, Johnson ha la saggezza di realizzare un film d'azione ben ritmato e coinvolgente che fa il verso alla grande fantascienza, quella intelligente, che sapeva porre quesiti morali sulla realtà umana e che è andata diluendosi nel mare magnum di pellicole tutte identiche che si fregiano, senza criterio né rispetto, dell'appartenenza a un genere così nobile, mettendo in mostra mirabolanti e trasbordanti sequenze in computer grafica totalmente prive di contenuto. L'autore zittisce i sapientoni citati in apertura tramite un suggestivo espediente narrativo, che garantisce la persistenza della sospensione dell'incredulità, e sposta il focus della vicenda su questioni come il libero arbitrio e la possibilità di forgiare il proprio futuro senza condizionamenti o ancora sul fatto che gli intenti più nobili, mossi dai sentimenti più genuini e positivi come l'amore, possano tradursi in reiterate mostruosità.
Semmai vanno denunciate una certa freddezza di Nolaniana memoria, quella mancanza di trasporto e di empatia con cui il tutto viene gestito, e un didascalismo fin troppo evidente, che raggiunge il picco in una sequenza al tavolino di un bar che doveva essere una scena madre e che invece si risolve in uno spiegone lento e prolisso che fa precipitare il ritmo.
Non per colpa dei due attori protagonisti, sia chiaro: l'ottimo casting, altro elemento che doveva funzionare alla perfezione, è frutto della scelta della produzione di non mirare alla somiglianza somatica quanto piuttosto di costruirne una, reclutando due grandi attori e servendosi delle moderne tecniche di trucco prostetico. Joseph Gordon Levitt interpreta il Bruce Willis cinematografico, quello che abbiamo imparato ad amare in anni e anni di onorata carriera, senza scimmiottarlo ma mettendoci anche del proprio e rispolverando la serafica indifferenza caratteristica del personaggio interpretato in Inception. Buonissimi anche gli interpreti dei personaggi di contorno, in primis un trasandato e cattivissimo Jeff Daniels e il piccolo inquietante Pierce Gagnon, già visto nel remake de La Città verrà disturtta all'alba.

Looper è un film divertente e ben orchestrato, per merito di una regia certosina, di una sceneggiatura intelligente, che ha il coraggio di osare e che tratteggia personaggi ambigui e privi di scrupoli, e di un cast in stato di grazia. Una pellicola, basata su un'idea semplice, ben lontana dalla faciloneria della fantascienza odierna, che non lascia spazio allo sfruttamento seriale essendo perfettamente autoconclusiva, ma che soffre di momenti didascalici troppo consistenti per essere trascurabili, e che aveva fortemente bisogno di essere realizzata leggermente più di pancia che di testa. Senza dubbio sentiremo ancora parlare di Rian Johnson, un autore che ha dimostrato ampiamente di avere il talento e la poliedricità necessarie per sfondare.

martedì 4 settembre 2012

Eva di Kike Maillo

In sala dal 31 agosto.
Non solo sono diventati i migliori in qualsiasi sport (basket, calcio, tennis, motociclismo, formula 1, ciclismo), ma da almeno un lustro, gli spagnoli dettano legge anche al cinema. Non importa il genere, hanno sfondato in ognuno di essi. Che sia il ritorno di un grande maestro come Almodovar, il che non stupisce, che sia quel gruppetto composto da Plaza-Balaguero-Bayona, o il talentuoso de la Iglesia, o che sia un giovane alle prime armi, come il 35enne Maillo, non ne sbagliano una. Non solo fanno un cinema di successo ma riescono anche a esportarlo senza troppe difficoltà. 
Qual'è il mix, gli ingredienti che hanno permesso questo periodo così florido? Difficile dire, balza però agli occhi una volontà di osare e di andare oltre i generi più classici (il dramma e la commedia) dovuto in gran parte a scrittori originali, ma soprattutto a produttori fiduciosi. Io credo che in Italia si possa e ci sia qualcuno in grado di scrivere un horror più che decente o un film di fantascienza affascinante. Il problema è che nessuno poi glieli produce (ma a sentire i produttori non è affatto così, ma vuoi mica che si autoaccusino, no?). Meglio puntare sulla classica commedia a episodi, magari un pò volgarotta, o al dramma urlato, o sussurrato, non c'è una via di mezzo, che tanto piacciono al pubblico. Già il pubblico, è un circolo vizioso. Non può vedere film "diversi" perchè non si fanno, non si fanno tali film, perchè è vero, poi nessuno va realmente a vederli. Insomma, vuoi vedere che anche gli spagnoli, come spettatori, sono meglio di noi?

Eva, il primo film iberico sui robots, si inserisce perfettamente in questo contesto e in questo periodo storico spagnolo. Si apre con una ripresa che è un bel pugno in faccia, indiretto, al cinema italiano. Ampio respiro, di taglio americano, grande. Parte col botto insomma, e da subito, altra caratteristica di alcuni di questi prodotti spagnoli, se non lo sapessimo da dove provengono, difficilmente azzeccheremmo la nazionalità. Altro grande pregio, quando si viene a fare i conti con l'esportazione. 
Dopo questo prologo-epilogo, che va tanto di moda, viene il resto del film. Seguiamo Alex Garel, appena tornato a casa, in una regione montana della Spagna, dopo qualche anno di assenza. Siamo nel 2041 e la robotica ha fatto passi da gigante. Lui e suo fratello sono degli specialisti nella creazioni di automi il più possibili fedeli al modello umano. Alex torna nella sua università dove gli viene commissionata la creazione di un robot libero, ovvero non rigido, spontaneo, naturale, con tutte le caratteristiche di noi uomini. E' un progetto illegale e quindi va tenuto il segreto. Siccome sarà un bambino dell'età di circa 10 anni, deve scegliere un modello reale a cui ispirarsi. Tutti quelli testati gli sembrano normali, noiosi, lui ne vuole uno particolare. Ed un giorno incontra Eva, una tipetta tutto pepe, che scoprirà poi, essere figlia del fratello e di una sua ex collega e fiamma, Lana. La sceglie e inizia a modificare le caratteristiche del robot libero in base alle sue risposte a test accurati, incontra però l'opposizione dei genitori. 

Il futuro e la tecnologia di Eva sembrano quelle ipotizzate dai film di fantascienza anni '80. Figure plasticose, modelli antichi convertiti in chiave hi-tech (si vede spesso una Saab vecchia con cursori da videogioco), androidi nati già vecchi. Un pò Ritorno al futuro 2 insomma, ma chiaramente non si può trovare in un film simile la CGI americana o quella da ultimo grido. E diciamocelo chiaramente, della CGI, anche se è fantascienza, importa poco in una pellicola così.
Importa di più l'ambiente e i sentimenti. Ed ecco che arrivano le prime piccole critiche. Prima di tutto, ci troviamo in una regione nevosa, isolata, algida. Sembra quasi che quando si trattano i temi come cloni e robot, sia impossibile ambientarli in posti caldi. Una sit-com su un robot irriverente che gestisce un bar in un isola tropicale, è il mio sogno, ma non arrivo a chiedere così tanto. Vorrei solo che si uscisse da questo stereotipo (ancora di più nel weekend dove esce pure Womb) e a tal proposito è molto interessante il finale, che non rivelo, perchè continua a perseguire questa idea.
Si, l'abbiamo capito, robot e cloni non provano emozioni come noi, sono freddi come l'ambiente in cui li troviamo (siamo tornati all'espressionismo anni 20-30), ma l'intento di questi film è quello di provare il contrario, che sono umani, capaci di amare, di sentire emozioni, affetto e anche l'ira. I protagonisti si affezzionano a loro e noi pure, almeno dovremmo. Eppure accade sempre che il risultato finale (ancora una volta Womb oppure Non lasciarmi) è l'opposto. Film freddi, scuri, apatici. E Eva non è da meno.

Un'altra critichina si può fare al coup de thèatre di tre quarti di film, quello classico. Non è neanche tale, perchè è chiaro fin dalla locandina, addirittura, quale sarà. Anche qui, non voglio dire sia un film che punta alla sorpresa -dovrebbe puntare ai sentimenti, ma come detto, fallisce- ma è talmente banale da risultare sgradevole. In primis perchè si vive il film con l'attesa di questa rivelazione, sempre li a pelo d'acqua, e in secundis perchè è gestita male, persino la rivelazione stessa. 
In definitiva è un film dai molti pregi estetici e tecnici, ma debolino dal punto di vista del resto. Va a infilarsi in quella sequela di pellicole di argomento simile, senza però aggiungere niente, se non un'ulteriore discussione sul "robot umano e perfetto VS le tre leggi della robotica di Asimov". Non è un brutto lavoro, ma era d'obbligo aspettarsi qualcosina di più, di pari passo alla cifra stilistica di questo novello regista (già premiato per giunta con un Goya e menzionato dalla critica a Venezia 68).
Note a parte per gli attori, Daniel Bruhl (Alex, e già visto in Goodbye Lenin o Bastardi senza gloria), uno dei giovani attori più bravi del momento, e qui non è da meno, e Marta Etura (Lana, vista neanche un mese fa nell'ottimo Bed Time), astro nascente e anch'essa elemento di questa nuova nouvelle vague, anzi Nueva Ola.
Frase cult: "Cosa vedi quando chiudi gli occhi?" quella che disattiva i robot, molto bella.