martedì 16 aprile 2013

Speciale Rob Zombie



-L'uomo prima dello zombie (qualche informazione biografica)

Robert Bartleh Cummings nasce il 12 gennaio 1965 ad Haverhill, Massachussetts, dove i genitori decideranno di trasferirsi in cerca di stabilità dopo una breve carriera nell'ambiente dei luna park (pare che ad influire pesantemente sulla decisione fu una violenta rivolta di clienti truffati, sfociata poi in un incendio dei tendoni). Una stabilità che al giovane Rob comincia presto a stare stretta, e da cui sfugge attraverso la televisione e il cinema horror. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i suoi preferiti non sono i violentissimi slasher contemporanei ma i classici del bianco e nero, tra cui naturalmente spicca White Zombie di Victor Halperin con Bela Lugosi (da noi L'isola degli zombies, 1932). Nei primi anni '80 però fugge davvero e si iscrive alla Parsons School of Design di New York, ma il suo rendimento è talmente scarso che viene espulso. Negli anni successivi fa di tutto: fattorino in bicicletta, designer delle rivista per adulti Celebrity Skin e assistente di produzione alla CBS per lo show Pee Wee's Playhouse.
Nel frattempo si trasferisce a casa dell'ex compagna di corso Shauna Reynolds e insieme formano la band alternative/heavy metal White Zombie con i nomi Rob Straker e Sean Yseult. Nel 1987 Rob cambia ufficialmente il suo cognome in Zombie e la band si sposta a Los Angeles.
E' già un uomo che si è fatto da solo, disegna i suoi stessi tatuaggi, scrive i testi, crea le copertine dei dischi e comincia anche a girare i video delle canzoni.
Nel 1996 mette insieme una cover di I'm your Boogeyman per la colonna sonora di The Crow: Salvation (terzo capitolo della serie) e già che c'è realizza anche un video musicale. Alla Miramax il risultato piace così tanto che decidono di appioppargli l'intero film, regia e sceneggiatura, ma il progetto resta fermo per due anni e Rob viene allontanato per divergenze artistiche con la produzione, è il primo assaggio dello spietato mondo di Hollywood.
Ma l'aspirante cineasta ha due buone ragioni per non lamentarsi, una è sulla copertina del suo ultimo album (Supersexy Swingin' Sounds) e si chiama Sheri Serkis, meglio conosciuta come Sheri Moon, sua fidanzata e go-go dancer nel tour della band. L'altra arriva nel 1998, quando Rob molla i White Zombie e inizia la sua carriera musicale da solista ottenendo la libertà artistica che ha sempre sognato. Una libertà che usa soprattutto per riversare e rielaborare sul palco e nella realizzaione dei video-clip tutte le influenze culturali che hanno nutrito la sua mente di adolescente, dalla musica dei KISS e Alice Cooper, al cinema di Mario Bava e Roger Corman, oltre naturalmente ai già citati monster movie classici. Il risultato sono video musicali come Dragula (http://www.youtube.com/watch?v=EqQuihD0hoI), un perfetto esempio di quello che sarà poi il suo stile cinematografico, un pastiche onnivoro che ingurgita di tutto e lo rigurgita sullo schermo con un gusto psichedelico e visionario fuori dal tempo.
Il suo talento si fa subito notare e Rob comincia a lavorare anche su commissione, per esempio dirigendo video musicali per Ozzy Osbourne e i Powerman 5000 (la band del fratello Mike) o realizzando un piccolo spezzone allucinato per il film Beavis and Butthead do America di Mike Judge. Insomma è quasi all'apice della sua carriera, ma la musica è solo un passatempo e forse un trampolino di lancio verso la sua vera passione, il cinema dell'orrore. L'occasione d'oro si presenta quando lui e Clive Barker vengono assunti dalla Universal per realizzare un'attrazione a tema horror per gli Universal Studios. Ancora una volta Rob riesce a rubare la scena, e la storica casa di produzione, intravedendo dell'ottimo potenziale, lo invita a buttare giù qualche idea per un film, e film fu, o quasi.



-La casa dei 1000 corpi (2003), ovvero Non aprite quella porta sotto LSD

I'll fucking cut your tits off and shove 'em down your throat!

Dopo aver presentato un primo soggetto, Zombie si ritrova improvvisamente con carta bianca e qualche milione di dollari in tasca. Il sogno si è avverato, tra l'aprile e il maggio del 2000 può urlare "Azione!" e dare il via alle riprese del suo primo lungometraggio, House of 1000 Corpses.
Tutto perfetto, ma la Universal in realtà non ha ancora capito con chi ha a che fare. Zombie gira buona parte del film nella location concordata (la stessa casa di Il più bel casino del Texas, 1982) ma di propria iniziativa si mette anche a realizzare alcune scene nella cantina di casa sua, molte delle quali verranno successivamente tagliate. Tutto è all'insegna dell'improvvisazione, e ogni giorno la sceneggiatura viene più o meno radicalmente modificata. L'altra terribile sorpresa che ha in serbo per i produttori è il cast, costruito andando a pescare dai punti di riferimento della sua formazione cinematografica: l'ormai celebre Sid Haig, protagonista di diverse pellicole exploitation e blaxploitation degli anni '70, come Coffy e Foxy Brown (entrambe con Pam Grier, che rincontrerà in Jackie Brown), Karen Black, volto notissimo anche fuori dall'horror, e volti meno noti come Tom Towles, l'Otis di Henry pioggia di sangue. Insomma tutta una serie di maschere che vanno ad arricchire un mosaico ricchissimo di citazioni, e ben in vista tra i freak la già stupenda Sheri Moon, che nel frattempo era diventata la signora Zombie.
Le riprese terminano, e i produttori si ritrovano tra le mani qualcosa di lontanissimo dall'idea che si erano fatti leggendo quel soggetto così convenzionale. Ma il problema principale è la violenza, se uscisse al cinema il film si beccherebbe sicuramente un rating molto alto, così la Universal decide semplicemente di non distribuirlo, in attesa che qualcun'altro se lo compri. E quel qualcuno è proprio Rob Zombie, che si riappropria della sua creatura e la rivende alla MGM cavandosi d'impaccio. Tutto sembra andare per il meglio, finché lo stesso Zombie intervistato da Ben Affleck per MTV non dichiara che: mentre la vecchia casa di produzione era troppo moralista, quella nuova, per sua fortuna, non ha nessuna morale. Naturalmente la MGM lo molla all'istante.
I mesi passano e Rob continua a lavorare incessantemente al montaggio, finché nell'agosto del 2002 non si fa avanti la Lions Gate che compra la pellicola e la fa arrivare nelle sale l'11 aprile del 2003, ben tre anni dopo la fine delle riprese.
Ma parliamo finalmente del film:
Durante un viaggio attraverso l'America alla ricerca delle più strane leggende locali, quattro ragazzi (tra cui spicca un giovane Rainn Wilson) si imbattono nel museo del macabro del Capitano Spaulding (un colossale Sid Haig). In realtà il museo è solo una pompa di benzina con annesso tunnel dell'orrore, ma almeno scoprono che la leggenda locale è un certo Dottor Satana, solito chirurgo impazzito che, dopo una serie di delitti, è stato catturato e impiccato ad un albero. Raggiunto l'albero in questione, i ragazzi incontrano a bella autostoppista Baby Firefly (Sheri Moon Zombie) che li invita a riposarsi a casa sua. Qui fanno la conoscenza del resto della bizzarra famiglia che prende i nomi dai film dei fratelli Marx: Mother Firefly (Karen Black), Tiny (il gigante Matthew McGrory), Rufus, nonno Hugo e Otis B. Driftwood (Bill Moseley).
Mi fermo qui per non rovinare la sorpresa alle due persone che non hanno ancora visto il film, ma i truculenti sviluppi si intuiscono facilmente, e questo perché La casa dei 1000 corpi è prima di tutto un evidente e gustosissimo omaggio al filone horror di cui Non aprite quella porta è il più celebre rappresentante, tanto da essere comunemente considerato un remake non ufficiale del film di Hooper (quello ufficiale uscì lo stesso anno). Quello che lo distingue dal resto del pattume derivativo, e che innalza subito Rob Zombie rispetto al resto della marmaglia, è la potenza e l'assoluta originalità della messa in scena, sporca e polverosa come quella di David Cronenberg, ma allo stesso tempo pop e colorata come quella del Mario Bava di Diabolik e I tre volti della paura.
In realtà i quattro spaesati protagonisti da quel tunnel dell'orrore non ne sono mai usciti, traghettati da Capitan Spaulding dritti nella tana del bianconiglio, e da lì nel paese delle meraviglie meticolosamente costruito da Rob Zombie, gli anni '70 della sua immaginazione, dove si fondono tutte le influenze culturali di cui parlavo poco prima. Un mondo di suoni dissonanti, luci psichedeliche e filtri colorati, sovraccarico di inserti audio/video, ma soprattutto un mondo di freak che il regista sembra amare alla follia, anche se sono delle sghignazzanti macchine assassine.
E alla fine del film quei reietti cominciamo ad amarli un po' anche noi, con le loro frasi taglienti e quella perfidia così tremendamente genuina, figure grezze e magnetiche che rubano subito la scena alle insignificanti vittime sacrificali, di fui in fondo ci dimentichiamo quasi subito. Siamo in quel tunnel anche noi e non vorremmo mai uscire, ne vorremmo ancora, e fortunatamente c'è un seguito all'orizzonte.


-Grazie Baby, mi sono divertito un sacco: La Casa del Diavolo (2005)

Captain Spaulding: What's the matter, kid? Don't ya like clowns?
Jamie: [shakes his head, crying] No...
Captain Spaulding: Why? Don't we make ya laugh? Aren't we fuckin' funny? You best come up with an answer, 'cos i'm gonna come back here and check on you and your momma and if you ain't got a reason why you hate clowns, i'm gonna kill your whole fucking family.


Anche se non è più il mio preferito (The Lords of Salem lo ha sbattuto giù dal podio con un calcio nelle palle) La Casa del Diavolo (The Devil's Rejects) è senza dubbio lo Zombie a cui sono più affezionato, per una ragione banalissima, è il suo primo film che ho visto, quello che me lo ha fatto conoscere e adorare fin da subito, insomma la prima cotta. Me lo ricordo ancora: è tarda notte e sto facendo zapping frenetico in cerca di una scusa per non andare subito a letto, ad un certo punto per puro caso mi imbatto in questo film di cui ho sentito parlare solo su internet, soprattutto attraverso citazioni e immagini (ero ancora giovincello, un cinefilo alle prime armi senza macchina e senza connessione veloce).
L'inizio lascia spiazzati, questi personaggi di cui non so ancora nulla sono assediati in una vecchia casa coloniale, fuori la polizia armata fino ai denti. All'improvviso inizia una sparatoria pazzesca, i proiettili della polizia polverizzano le pareti della casa, i personaggi all'interno rispondono come possono, e c'è addirittura qualcuno che indossa una pesantissima armatura di metallo.
Siamo in piena luce, i protagonisti sono i cattivi e sono appena stati stanati. Pochi minuti ed è già uno degli horror più folli e originali che ho visto fino a quel momento.
La trama comincia lì dove era finito La casa dei 1000 corpi: la tana dei Firefly è stata scoperta è assaltata dalla polizia, capeggiata dallo sceriffo Wydell, anzi "Wy fottuto dell" (William Forsythe), il fratello assetato di vendetta di una delle vittime del primo film.
Mother Firefly (Leslie Easterbrook al posto di Karen Black, che a quanto pare rifiutò il ruolo) si lascia catturare dando la possibilità a Otis e Baby di scappare attraverso un tunnel sotterraneo. I due si ricongiungono a Capitan Spaulding e iniziano una rocambolesca fuga attraverso la polverosa America del sud. Prendono un paio di ostaggi, scuoiano qualche malcapitato e trovano anche il tempo di prendere un gelato insieme, come ogni buona famiglia che si rispetti. La strada li porterà al bordello di Charlie Altamont (Ken Foree, che Zombie ripesca da cult come From Beyond e Dawn of the Dead) il fratellastro di Cpt. Spaulding, ma lo Sceriffo Wydell è di nuovo sulle loro tracce, e si è lasciato la legge alle spalle.
The Devil's Rejects è l'horror che incontra il western decadente (di nuovo sporco e squallore) che incontra il road movie, e la sua genialità sta proprio nel modo in cui Rob Zombie reinventa il suo universo e i suoi personaggi per adattarli a questo nuovo e straniante contesto. L'esempio più calzante è il personaggio di Otis, che da albino megalomane si trasforma nel suo scontroso corrispettivo country-western, coltellaccio alla cintura, barba folta e lunghissimi capelli grigi. Insomma il vero autore fa quello che vuole delle sue creature, senza preoccuparsi di mantenere una continuità logica e temporale, e soprattutto senza voler accontentare a tutti i costi fan bisognosi di certezze e punti fermi.
Un film profondamente anarchico che porta alle estreme conseguenze il capovolgimento dei ruoli già avviato in La casa dei 1000 corpi: lo Sceriffo Wydell, che dovrebbe rappresentare la giustizia, è così assetato di vendetta da trasformarsi in uno psicopatico peggiore di quelli a cui dà la caccia. I Firefly invece diventano per contrasto gli eroi del film, un'allegra famigliola in viaggio a cui possiamo affezionarci, ma anche un concentrato di pura e onesta malvagità, figure quasi epiche che dispensano terribili verità mentre ti strappano la vita con un coltello in una discarica nel mezzo del nulla. Un instant cult spassosissimo che non perde mai un colpo, straripante di scene e dialoghi da imparare a memoria (la scena nella stanza del motel, il delirio di Otis nella discarica o il memorabile discorso sul fottere i polli), arricchito dalle divertite e divertentissime interpretazioni di Sheri Moon Zombie, Sid Haig e Bill Moseley che lavorano in perfetta armonia come un ingranaggio collaudatissimo.


-Werewolf women of the SS (Grindhouse, 2007)

Rob Zombie è uno dei tanti registi coinvolti nella realizzazione di finti trailer per il progetto di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino. Probabilmente il suo Werewolf women of the SS è il migliore del mucchio, e purtroppo uno dei pochi a non essere stato trasformato in un vero film.




-Il patto con il diavolo: Halloween – The Beginning (2007)

These eyes will deceive you, they will destroy you. They will take from you, your innocence, your pride, and eventually your soul. These eyes do not see what you and I see. Behind these eyes one finds only blackness, the absence of light, these are the eyes of a psychopath.

Ricordo ancora lo sconforto. Avevo appena trovato uno dei miei nuovi registi preferiti, indipendente fino all'osso, e lui mi tradisce con i fratelli Weinstein facendosi coinvolgere in uno dei crimini più mostruosi e barbari di cui un uomo si possa macchiare, il remake di un classico dell'horror. E non un cult qualsiasi, ma un pilastro del genere, il capostipite dello slasher contemporaneo e non solo. Una vera e propria blasfemia insomma, e anche un imperdonabile spreco considerando il potenziale che Zombie aveva dimostrato fino a quel momento. Così con la morte nel cuore mi ero preparato alla catastrofe, ma la catastrofe non ci fu.
Certo Halloween rimane sicuramente un film di compromesso, eppure quello che lo salva dal baratro è proprio il fatto di averlo trovato un compromesso. Perché un mostro sacro come il film di Carpenter bisogna trattarlo con i guanti bianchissimi, riproponendolo fedelmente, e quindi realizzando di fatto un'operazione inutile, o reinventandolo da zero, con il rischio di far incazzare a morte quei rompi palle degli appassionati di horror (me compreso), che sono lì pronti con gli strumenti per la castrazione. Rob Zombie riesce appunto a trovare una felice via di mezzo, costruendo un film letteralmente diviso in due parti asimmetriche ma speculari.
La prima metà è quella più squisitamente zombiana, un blocco narrativo in cui il regista cerca di sviscerare un aspetto a cui Carpenter aveva voluto dedicare solo una piccola scena, l'infanzia di Michael Myers. Una scelta che gli permette di ritagliarsi un piccolo spazio in cui fare ciò che sa fare meglio, costruire uno spaccato desolante e squallido della provincia americana e riempirlo dei suoi amatissimi freak. Cosa che come al solito gli riesce benissimo, ancora una volta siamo in quegli anni '70 che per Zombie non sembrano essere finiti mai, ricostruiti ed evocati in ogni piccolo dettaglio.
Se un regista qualsiasi avesse inserito il giovane Michael in un contesto così sordido, avremmo potuto pensare che volesse fornire spiegazioni sociologiche e psicologiche alla sua follia, ma Zombie questo errore non lo compie mai. Il suo Michael Myers è lo stesso di John Carpenter, un vuoto dietro una maschera, il male puro che agisce senza una ragione. La madre Deborah (Sheri Moon Zombie) e il Dottor Loomis (Malcolm McDowell, nel ruolo che fu di Donald Pleasence) non sono colpevoli di aver ignorato i profondi traumi di un ragazzo, ma semplicemente di non aver visto un mostro che era già lì, il proverbiale elefante nella stanza.
Nella seconda parte del film inizia il remake vero e proprio, quasi un rifacimento shot-by-shot dell'originale di Carpenter mandato avanti a velocità doppia. Zombie si concede giusto qualche piccola libertà, come una bellissima scena nei bagni di una pompa di benzina, dove Michael (il wrestler Tyler Mane) si manifesta in tutta la sua imponenza e massacra il camionista Big Joe Grizzly (Ken Foree, ma anche qui le comparsate non mancano, da Udo Kier a Brad Dourif).
Tra le due metà questa è la più debole, Zombie si limita a riproporre l'Halloween originale ad un nuovo pubblico, ma dovendo premere sull'acceleratore è costretto a sacrificare suspence e tensione. E poi il suo inguaribile amore per i mostri ha la meglio ancora una volta, la macchina da presa ha occhi solo per quel colosso inamovibile di Michael, mentre di Laurie e compagnia bella in fondo non frega più niente a nessuno.


-Make it your own: Halloween 2 (2009)

I talked to John Carpenter about this the other day and he said, "Go for it, Rob. Make it your own". And that's exactly what I intend to do.

E' fatta, Halloween ce lo siamo lasciato alle spalle e Rob Zombie ne è uscito quasi indenne. L'anno dopo, nel 2008, il produttore Malek Akkad annuncia ad una conferenza che un sequel è già in cantiere, ma Zombie se ne chiama subito fuori, il primo film lo ha letteralmente stremato e vuole prendersi una meritata pausa. Così al suo posto vengono consultati Julien Maury e Alexandre Bustillo (i registi di À l'intérieur), che però non convincono del tutto i produttori. Per loro fortuna Zombie cambia idea e firma il contratto per un nuovo film, ottenendo da Akkad la libertà di allontanarsi quanto vuole dalla saga originale. O almeno così si mormora, io ricordo abbastanza chiaramente che in quei mesi circolavano varie notizie (i cosiddetti rumor), spesso in contraddizione tra loro; una di queste si riferiva addirittura ad un minaccioso contratto vincolante che avrebbe impegnato il regista per altri due film, e quindi per un intera trilogia (il terzo capitolo è stato poi assegnato a Patrick Lussier, regista di Drive Angry, ma ad oggi non se ne sa ancora niente, a parte il fatto che dovrebbe essere in 3D naturalmente).
L'originale Halloween 2 (da noi Il signore della morte, 1981) venne diretto da Rick Rosenthal, mentre John Carpenter rimase coinvolto solamente nelle vesti di sceneggiatore, da questo punto di vista quindi Zombie è finalmente libero dall'ombra del maestro, non ha più a che fare con un film intoccabile. Il suo Halloween 2 diventa un sequel ma non un remake, soltanto i primi venti minuti ambientati in ospedale ricordano vagamente il film di Rosenthal, ma il resto, piaccia o non piaccia, è tutta farina del suo sacco.
Sono passati due anni dalla strage di Halloween e la superstite Laurie Strode (sempre Scout Taylor-Compton) si è trasferita a casa dello sceriffo Brackett (Brad Dourif) insieme all'amica Annie (Danielle Harris). Le ferite sul suo corpo sono ben cicatrizzate, ma quelle della psiche sono ancora sanguinanti e profondissime, e man mano che ci si avvicina alla notte di Halloween i sintomi si fanno più violenti.
Michael Myers, il cui corpo non è mai stato trovato, è nascosto da qualche parte fuori città, sopravvissuto nella boscaglia come un animale selvatico, senza maschera e con una foltissima barba. Anche lui sente avvicinarsi la fatidica notte, e nelle continue visioni che lo perseguitano la defunta madre lo invita a portare a termine la sua missione: riunire la famiglia una volta per tutte.
Halloween 2 è senza dubbio il film più odiato di Rob Zombie, una pellicola che nella maggior parte dei casi mette d'accordo fan e detrattori. Anche io all'epoca rimasi piuttosto deluso, mi sembrò il punto più basso toccato dalla sua filmografia, qualcosa che riuscivo ad interpretare solo come un tentativo di autosabotaggio per liberarsi di Michael Myers e tornare a fare cinema indipendente.
Oggi penso ancora che sia uno dei suoi lavori meno divertenti e interessanti, ma ho leggermente ridimensionato il mio giudizio. Halloween 2 è un film personale esattamente quanto gli altri e per certi versi un grosso passo avanti rispetto al capitolo precedente. Questa volta Zombie può davvero appropriarsi del personaggio per trasformarlo in qualcosa di diverso: la tuta da lavoro cede il posto a degli stracci da vagabondo, e quel che rimane della vecchia maschera bianca lascia scoperta gran parte del viso, in particolare un occhio leonino trasudante rabbia. Il nuovo Michael è una bestia feroce che grugnisce, mangia e aggredisce le sue vittime con una furia se possibile ancora più grande, mentre nella director's cut arriva addirittura a scoprirsi il volto per pronunciare le sue prime parole nella storia della saga, un eloquentissimo "DIE!".
Facendo quello che vuole dell'Halloween carpenteriano, Zombie riscrive le regole di un sottogenere che non ha più niente di interessante da dire. Non c'è più spazio per assassini con qualche trauma infantile che vanno in cerca di un improbabile vendetta, c'è solo un concentrato di rabbia e malvagità, un corpo mastodontico che la macchina da presa non può far altro che ammirare.


-The haunted world of El Superbeasto (2009)

Suzi-X: Wake up, Beasto! You're earth's only hope!
El Superbeasto: Caramels are chewy.

Ebbene sì, Rob Zombie è anche un disegnatore, e tra le sue bizzarre creazioni c'è una serie a fumetti intitolata appunto The Haunted World of El Superbeasto, che il regista ha tentato di trasformare in un film già a partire dal 2005, durante le riprese di Devil's Reject. Per via dei vari impegni cinematografici, la lavorazione si è prolungata per anni, e il lungometraggio è stato distribuito direttamente in dvd solo nel settembre del 2009.
Il protagonista è El Superbeasto (con la voce del comico Tom Papa), attore e regista di film horror/sexploitation mascherato da luchador (wrestler messicano) che nel tempo libero combatte il male insieme alla sorella Suzi-X (Sheri Moon Zombie). La loro nemesi è il Dottor Satana (Paul Giamatti, un omino con la testa di diavolo) che vuole ottenere il potere di dominare il mondo sposando la donna con il marchio del diavolo sulle natiche, Velvet Von Black (Rosario Dawson, sempre lei compariva insieme al Dottor Satana in una scena di Devil's Reject che poi è stata tagliata dallo stesso Zombie, potete trovarla su youtube).
Il film è quasi il corrispettivo animato di La casa dei 1000 corpi (e infatti i progetti nascono nello stesso periodo), un cocktail lisergico di citazioni (o autocitazioni), riferimenti sessuali e volgarità che fa subito venire in mente il Ralph Bakshi di Fritz il Gatto.
C'è una simpatica scena in cui Beasto investe con la macchina Michael Myers. Viene da chiedersi se è stata inserita nelle prime fasi della realizzazione o se risale già al periodo in cui il regista era alle prese con i due Halloween. Forse era un modo di esorcizzare la cosa liberandosi definitivamente del personaggio.
Molto divertente, peccato non sia mai uscito in Italia. Ma la prospettiva di un doppiaggio mi fa rabbrividire.

-The Lords of Salem (2013)

Per quanto mi riguarda il capolavoro di Rob Zombie, la sua opera più matura e personale.
Vi rimando alla mia recensione: http://filmbusterds.blogspot.it/2012/11/the-lords-of-salem-di-rob-zombie.html
Parallelamente al film è stato pubblicato un romanzo omonimo, l'esordio letterario di Rob Zombie che in qualche modo "completa la visione". Il libro è da poco disponibile anche in Italia, in formato cartaceo e elettronico. In realtà è una trasposizione cartacea del film, quindi leggetelo a vostro rischio e pericolo.


-Progetti futuri

Proprio qualche settimana fa Zombie ha terminato la sceneggiatura del suo prossimo film. Si intitolerà Broad Street Bullies e racconterà la storia dei Philadelphia Flyers del 1970 (una squadra di hockey, altra grande passione del regista). Sarà il suo primo progetto che non ha nulla a che vedere con l'horror.

7 commenti:

  1. Marco Desideri18 aprile 2013 20:32

    Visto ieri Le streghe di Salem. Davvero davvero bello. Non so che scrivere, mi è piaciuto e basta. Un film non comune.

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    1. Sei andato a qualche anteprima o lo hai trovato per altre vie ?

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    2. Marco Desideri19 aprile 2013 09:45

      anteprima, per il Future film festival a Bologna. Oltre tutto in lingua origina con i sottotitoli, anche se visti i pochi dialoghi, il valore aggiunto non è poi così tanto. La proiezione successiva, sempre quella sera, era La Casa, mi son visto pure lui.

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    3. Sono d'accordo, il doppiaggio non dovrebbe fare troppi danni.
      Di La Casa che mi dici ? E' gagliardo come dicono ?

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  2. Marco Desideri22 aprile 2013 22:25

    Per i primi tre quarti l'ho trovato davvero divertente, interessante e non banale, con tante belle trovate. Nel finale, secondo me, scade un po'. Un'ora e mezza piacevolissima comunque.

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    1. Bene, ormai divertirsi con un horror è diventato un lusso.

      L'unica stroncatura che ho letto finora parlava proprio di un film che in confronto all'originale si prende troppo sul serio. A questo punto sono curiosissimo.

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    2. Marco Desideri22 aprile 2013 23:16

      non ho trovato si prendesse troppo sul serio, sicuramente nell'originale quel filino di ironia c'era, e fore nel remake ce n'è ancor meno. Ma la cosa è giustificata, perché il film quando vuole disgustare ci riesce, e quando vuole spaventare ci riesce, nulla di troppo fuori dagli schemi ma le scene sono girate bene. Nel finale forse vien fuori un po' più di ironia, e a me non è piacuto, visto che fino a quel punto avevo apprezzato i canonici spaventi e le scene più sanguinose.
      Bom, non mi sono espresso proprio come volevo, perché non vorrei svelare troppo, ne riparleremo sotto alla recensione che farete.

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