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lunedì 21 aprile 2014

Gigolò per caso di John Turturro

In sala dal 17 aprile.

Quinta regia per John Turturro, di ritorno in patria dopo la gitarella a Napoli per il suo Passione, il docufilm sulla canzone napoletana. Dopo qualche dramma e l'apice raggiunto con la commedia romantica Romance & Cigarettes, ritorna al genere comico, lui che in questo campo ha un vero talento, come dimostrano i suoi tanti film con i fratelli Coen. E non lo fa da solo, si porta dietro un amico concittadino, il re della commedia americana della seconda metà del '900, Woody Allen, nuovamente attore dopo la breve comparsata nel francese Paris Manhattan. Una coppia tutta che prometteva scintille, in una commedia tipicamente newyorksese, tipicamente alleniana sotto molti aspetti e con un cast di belle attrici come Sharon Stone, Vanessa Paradis e Sofia Vergara tutte clienti da soddisfare per il magnaccia Allen e il prostituto Turturro. Era legittimo avere grandi aspettative, era legittimo andare al cinema per farsi due belle risate e invece niente, una bella delusione moscissima.
Woody Allen è un libraio disoccupato, con la sua attività chiusa a causa della crisi economica.

sabato 7 dicembre 2013

Blue Jasmine di Woody Allen

Nelle sale dal 5 dicembre.

"I don't want realism. I want magic! Yes, yes, magic. I try to give that to people. I do misrepresent things. I don't tell truths. I tell what ought to be truth." Blanche Dubois.

Jasmine, nata Janet, è la moglie di un ricco uomo d'affari dell'alta società newyorkese. Quando questi, dopo essere stato smascherato a truffare i suoi investitori e a frodare il fisco, si impicca in galera, la donna è costretta a trasferirsi a San Francisco dalla sorella, Ginger, caratterialmente agli antipodi rispetto a lei. Qui vorrebbe ricominciare una nuova vita, ma mettere da parte gli agi e le sciagure del passato sembra un'impresa ardua.
La prima volta che incontriamo Jasmine è proprio sull'aereo che la sta portando ad ovest, in prima classe. E' uno degli ultimi lussi che inconsciamente si regala. E' una donna di gran classe, ben vestita, che ci sta raccontando, a noi e a una anziana vicina di posto, qualche racconto della sua vita; come ha conosciuto il marito Hal, la loro canzone "Blue Moon", l'abbandono degli studi pur di rimanere con il suo amato. E' l'ultima volta che la vedremmo sotto questa buona luce.
Dalla scena successiva, quando è già sbarcata a San Francisco, (inizia) continua a blaterare, questa volta senza ordine, senza tatto, di argomenti personali a caso, dal sesso, alle pillole che le hanno somministrato i medici, e diventa di colpo insopportabile. L'inizio è anche la scena ponte tra i flashback newyorkesi e il presente californiano.

lunedì 11 febbraio 2013

Speciale Oscar: la guida definitiva per la nottata

oscar"E vorrei ringraziare..."
L'inizio di migliaia di discorsi fino ad oggi.

Siete carichi?! E' di nuovo quel periodo dell'anno, siamo a fine febbraio e sta per arrivare la cerimonia degli Oscar! Evviva evviva. Nottata noiosa riassumibile in 10 minuti scarsi sto arrivando. Eppure non si riesce a starle lontani. Ogni anno è peggio, più lunga, più noiosa, più vuota e colma di pubblicità, ma ogni anno ci caschiamo. Come si fa a dormire mentre il nostro cervello continua a rimuginare su chi potrebbe vincere questo premio o quell'altro. Perchè nei giorni prima c'è la lista con le nostre previsioni, nelle settimane prima la corsa a vedere tutti ma proprio tutti i film, pure quello kazako nella categoria per gli stranieri. E si catalogano le prove degli attori, la bellezza dei costumi, la giustezza del montaggio audio e video, la solidità delle sceneggiatura.
E' una bella sensazione, è come la finale dei mondiali di un sport a cui teniamo. Si fa in compagnia, si fa il tifo da ultras, si commenta di tutto, persino gli abiti degli attori sul tappeto rosso. E poi tutto finisce e siamo tutti pronti a dire "eh ma gli Oscar non contano nulla, non premiamo mai chi merita davvero". Va sempre così, gli Oscar hanno importanza finchè non vengono assegnati.
Quest'anno sarà un'edizione molto interessante, sia per i film in gara (gli americanissimi Lincoln e Zero Dark Thirty, l'indie Re delle terre selvagge, il canoro Les miserables e tanti altri ancora (trovate tutto nel nostro blog)) sia per la conduzione, affidata a quel pazzo di Seth McFarlane che potrebbe essere molto scorretto e offensivo. Speriamo.
Dunque manca poco, due settimane circa, cerchiamo quindi di arrivare preparati. Negli ultimi giorni si sono snocciolati tanti numeri su questi Oscar. Io ve li o riassunti, insieme a tante curiosità e aneddoti. Godeteveli. E fate le vostre previsioni!
UPDATE: Qui un altro speciale sulla statuetta stessa e l'uomo che l'ha ispirata.

Non so perchè, ho scelto di usare ogni lettera dell'alfabeto per un argomento. Di solito lo aborro ma ...è andata così.

A: E visto che la A è la prima lettera dell'alfabeto, parto con il primo vincitore degli Oscar. Era il lontano 1929 e ad aggiudicarsi la statuetta più ambita per miglior film vinceva Ali (Wings) di William A. Wellman con Clara Bow, Charles "Buddy" Rogers e un giovana Gary Cooper (fidanzato con la Bow). Ali vinse a due anni dalla sua uscita nelle sale americane ed è rimasto per tanti anni l'unico film muto ad aggiudicarsi l'Oscar per miglior film. 84 anni dopo The Artist lo ha raggiunto in questo club privatissimo. Ai tempi il sonoro era appena nato e Il cantante di Jazz (il primo film sonoro) vinse un premio speciale.
Ali ha avuto una nuova distribuzione americana nel 2012.

giovedì 29 novembre 2012

Ruby Sparks di Jonathan Dayton e Valerie Faris

Visto al TFF ma già passato in altri festival precedenti. Nelle sale italiane dal 6 dicembre.
No adesso ditemi voi se la Fox Searchlight, studios che prolifera ogni anno svariati indie movies, ha mai sbagliato un film. Non dico che siano tutti capolavori, ma ogni volta sono prodotti di ottima fattura, con un solido e originale script dietro, con un casting eccezzionale e le musiche più adatte. Insomma ogni volta mettono al mondo l'indie perfetto, a regola d'arte. Sarà che io vado pazzo per questi filmettini non mainstream, ma ogni volta me ne innamoro, mi stregano sempre. Ruby Sparks non è da meno.
L'avevo già adocchiato a Locarno ma non so perchè, non mi fidai. Poi col tempo mi ha convinto sempre più e mi sono lasciato vincere. E che bella sorpresa! Una commedia alleniana con una spolverata di Sofia Coppola. Un gioco divertente e intelligente, metaletterario con un ritmo coinvolgente ed un gruppo di attori scelti a puntino.
Tutti noi abbiamo immaginato almeno una volta la donna/l'uomo dei sogni. Magari non abbiamo un'idea precisa di come debba essere (viso, colore dei capelli, colore degli occhi), è un'immagine sfocata che con il tempo si affina e si delinea meglio, in base anche alle nostre esperienze. Qualcuno di noi riesce addirittura a scriversi sopra, un racconto una immaginaria storia d'amore, una descrizione fin nei particolari di chi è, da dove viene, e soprattutto cosa le piace e cosa non le piace, della persona ideale. Scrivere diventa la creazione di un mondo dove quella persona esiste e noi viviamo con lei, e dove tutto è sotto il nostro controllo.
La stessa cosa è successa a Calvin Weir-Fields (W.C. Fields anyone?), diventato famoso in giovane età per aver scritto un romanzo capace di entrare direttamente nella storia della letteratura americana. Anni dopo lo troviamo con il classico blocco dello scrittore. Calvin è una persona schiva, con molte nevrosi e problemi nel relazionarsi con gli altri. Ogni notte sogna una ragazza, all'inizio vaga, poi più definita. Su consiglio del suo analista, scrive qualcosa su di lei. La cosa gli prende la mano, funziona alla grande e da una paginetta di prova, diventa un racconto di una quarantina di pagine, una vera e propria biografia. Intere giornate dedicate alla scrittura pur di "stare" con lei. Le da un nome, Ruby, un cognome, Sparks, una data di nascità, un luogo di nascità, un background, tutto. Poi un giorno, dal nulla, se la ritrova in casa. La sua mente ha partorito, realmente, una persona. Non è impazzito, non la vede solo lui, è li, in carne e ossa. Ed è proprio come la vuole lui, come l'ha descritta lui. Può nascere del vero amore da una relazione simile?
Essendo una creatura di Calvin, Ruby, può essere modificata in tutto e per tutto. Forme (quello che vorrebbe il fratello di Calvin), idee, orientamenti politici/religiosi/culinari, conoscenza delle lingue, personalità insomma. E qui si solleva un interessante discorso: quanto è moralmente, eticamente? Proprio il fratello, prima che Ruby uscisse dalla carta, ne parlava come una persona finta, costruita, non credibile perchè totlmente diversa dalle vere ragazze e critica la scarsa conoscenza dell'altro sesso di Calvin. Sua moglie, invece, è pazza, incomprensibile, ed è proprio questo a renderla reale. Questo non va bene a Calvin, che ricorre alla macchina da scrivere ogni volta che Ruby inizia a piacergli meno, vuoi perchè si sta stufando di lui, o perchè è troppo lagnosa o troppo appiccicaticcia. Ruby segue quindi gli ordini impartiti. Più sono approfonditi e più sarà sfaccettata lei.
Nonostante sia una sua opera, sfugge al suo controllo, è incapace di farsela piacere in maniera costante. Come una cosa, manipolabile, si stufa presto, la deve ritoccare forse solo perchè ne ha la possibilità. Il problema però non è Ruby, ma è chiaramente lui, così instabile, noioso e banale, rifiutato persino dalla sua stessa creazione. Molti argomenti interessanti e fonti di discussione per una "semplice" commedia romantica.

Zoe Kazan, non solo protagonista ma anche sceneggiatrice, dimostra di essere una degna erede del nonno e dei tanti talenti di famiglia. Scrive un'ingegnosa opera prima, arguta quanto solida e briosa, piena di deliziosi discorsi metaletterari e trovate intelligenti (come per esempio il fatto che Ruby non si materializzi tutto d'un tratto ma che ogni giorno compaia nella casa di Calvin un suo oggetto; mutandine, reggiseno, schiuma e rasoio per depilazione delle gambe).
Un'idea che potrebbe essere uscita dalla mente di Woody Allen, e di fatti, ci sono diverse citazioni, somiglianze con il classico protagonista dei suoi film. Calvin è un Allen di 25 anni, con occhiali a montatura classica, un pò goffo, capelli tendenti al rossiccio, una famigia che lo mette a disagio, continue nevrosi e persino un analista e una BMW decapottabile. Proprio come nel capolavoro di Allen, La rosa purpurea del Cairo, un personaggio esce dalla finzione e si materializza per il desiderio amoroso del fruitore. Non è originale, ma poco importa. Invece quando ci sono quegli inserti musicali, francesi (Une Fraction De Seconde, Ca Plane Pour Moi, Quand Tu Es La) sembra di essere piombati in un film di Sofia Coppola. E' un mix che funziona alla perfezione e accontenta i giovani come i nostalgici, dando parecchio spirito a una commedia che lavora molto di cervello. Una decisione azzeccata da parte dei registi Jonathan Dayton e Valerie Faris, marito e moglie, che riescono a bissare il successo dell'ottimo Little Miss Sunshine, e di trasporre la sceneggiatura con sensibilità e bravura.
Devo per forza poi parlare del cast. Ogni attore è stato scelto per un ruolo che solo lui/lei avrebbe potuto interpretare, incredibile. Dano (coinquilino per davvero di Zoe) nel ruolo del giovane scrittore è perfetto, Zoe Kazan in quello di Ruby idem, tanto caruccia e originale, e poi Max Casella nel ruolo del fratello (personaggio simile in Greenberg), annette Bening come mamma neo new age, Banderas che continua a fare lo spot del Mulino Bianco anche al cinema, e infine Steve Coogan nella parte dello scrittore approfittatore e marpione. Tutti bravissimi e perfettamente in parte e Elliot Gould (mitico) in quella dell'analista.
In definitiva, una grandissima sorpresa, una pellicola fantastica, intelligente e romantica senza essere melensa. Carico di brio e con un bel messaggio finale (meglio vivere che fantasticare) degno di entrare nella lista dei più bei film dell'anno. La Fox Searchlight colpisce ancora.
"Can we start over?". Oh si per favore!

lunedì 15 ottobre 2012

Il bianco e il nero #18: New York al cinema.

Capitolo primo. "Adorava New York. La idolatrava smisuratamente..." No, è meglio "la mitizzava smisuratamente", ecco. "Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin". Manhattan, Woody Allen.

E viceversa, il cinema a New York. 
Quante storie sono state ambientate nella città che non dorme mai? Quanti dei vostri film preferiti? Quante lettere d'amore ha ricevuto questa città? Quanti grandissimi registi/attori/artisti/sceneggiatori ci sono nati? O quanti ci sono passati, ci hanno abitato per un periodo, si sono innamorati, l'hanno odiata forse? 
Io amo New York. Un amore viscerale sorto in me fin dalla tenera età. Non so da cosa o come sia nato questo rapporto, ma da che ho ricordo, io l'ho sempre avuta nel cuore. Poi è venuto il cinema, che da buon amico e consigliere me l'ha mostrata, nei suoi lati più nascosti e quelli più celebri, me l'ha fatta conoscere meglio e amare ancora di più.
Ho visitato New York più di una volta e a breve ci ritornerò (è una malattia che indebita parecchio sigh) e ogni volta ci vado armato di cartina e lista di luoghi/scene di film. Siccome altrove ha ottenuto un discreto successo questa mia lista, ho deciso di proporre anche qui un tour virtuale e in celluloide (avrei voluto fossero tutti in buon b/n ma per una volta farò un eccezione e inserirò di tutto) dei luoghi più celebri, e non, della più bella città del mondo. Vi direi di allacciarvi le cinture ma qui si cammina, altro che, qui si fanno fuori le suole delle scarpe.

D'accordo, fingiamo di essere appena arrivati, siamo al JFK, l'aeroporto di punta di New York (si niente La Guardia e per carità niente Newark (New Jersey) odiato persino dall'appena citato ex sindaco). Mentre aspettiamo che arrivino i bagagli diamoci uno sguardo attorno. Molto probabilmente direte "Ah! Ma qui è dove hanno girato The Terminal!". No, mi dispiace darvi la prima delusione. Gli esterni furono girati in Quebec e gli interni a Dallas in uno studio gigantesco dove è stato ricostruito fedelmente una parte dell'enorme aeroporto dislocato in più terminal. Nemmeno l'inizio di Mamma ho riperso l'aereo non fu girato propriamente qui. In una scena, per giunta, si vede l'Empire State Building fin troppo da vicino e considerato che è circa a 20 km di distanza, fate voi i conti.
Ah bè, bel giro, due film e entrambi girati altrove. Non preoccupatevi, se vi girate verso l'area che porta ai taxi e all'Air Train (un treno che porta alla metropolitana) calcherete i passi di Bette Midler in Affari d'oro e di Roger Moore AKA James Bond in Vivi e lascia morire (puah!).
D'accordo, meglio prendere qualche metropolitana (linea J) e arrivare in centro. Ovviamente come prima tappa è d'obbligo Times Square, se è la vostra prima volta. Lasciatevi inondare dalle mille luci dei cartelloni pubblicitari e poi concentratevi su alcune parti, non in alto, ma a livello stradale. Se guardate verso la scalinata rossa, tutta illuminata, proprio in centro, davanti troverete la statua del cappellano Francis P. Duffy. Ecco proprio qui davanti vi dovreste ricordare della scena di Piombo rovente, dove di mattina presto si vede camminare uno stanco Burt Lancaster.
Ci scommetto che avrete notato quello strano uomo nudo, svestito da cowboy che suona la chitarra e fa foto con le ragazzine e le signore tarchiate. Impossibile non pensare quindi a Un uomo da marciapiede. Proprio in questa zona, il neo arrivato cowboy texano Jon Voight, trova il suo alloggio, all'hotel Claridge, tra la Broadway e la East 44th Street, quel palazzone che rimane a destra della statua vista in precedenza.