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mercoledì 27 agosto 2014

Liberaci dal male di Scott Derrickson

Nelle sale dal 20 agosto

In un mercato saturo come quello dell'horror, e con pochi film all'attivo, Scott Derrickson è riuscito a farsi un nome. Era piaciuto molto il suo L'Esorcismo di Emily Rose, con cui si era imposto all'attenzione del pubblico, e probabilmente è piaciuto ancora di più il recente Sinister, su cui il sottoscritto conserva ancora qualche perplessità.
Questo Liberaci dal male però nasce ancora prima, nel 2004, quando il produttore Jerry Bruckheimer chiede a Derrickson di sceneggiare Beware the Night di Ralph Sarchie e Lisa Collier Cool, un resoconto delle misteriose esperienze vissute dall'agente Sarchie (è proprio lui a consigliare a Derrickson il libro su Anneliese Michel, da cui sarà tratto L'esorcimo di Emily Rose). La sceneggiatura però è rimasta nel cassetto per dieci anni, finché lo stesso Derrickson se n'è ricordato e ha deciso di dirigerla personalmente.
Siamo nel Bronx, in una New York quasi irriconoscibile per quanto è cupa e uggiosa. L'agente Sarchie (Eric Bana, ma in origine doveva essere Mark Whalberg) trascura la famiglia per indagare su una serie di crimini apparentemente inspiegabili. Aiutato da padre Mendoza, un prete insopportabilmente cool, scorpirà che i suoi casi hanno a che fare con il soprannaturale.

lunedì 7 aprile 2014

Nymphomaniac di Lars Von Trier

Volume 1 nelle sale dal 3 aprile.
Volume 2 dal 24 aprile.

La versione di Intrinseco

Parte 1 e 2
In questi giorni, in concomitanza con l'uscita italiana di Nympomaniac Volume 1, si sono rianimate le discussioni che puntualmente seguono e precedono i film di Lars Von Trier. Al di là delle chiacchiere sterili sui contenuti espliciti, a suscitare qualche interesse è stata soprattutto la polemica, anche questa già sentita, secondo cui alcuni critici e recensori tenderebbero a parlare più dell'uomo Lars Von Trier che del suo film (o dei suoi film), ad identificare totalmente il regista con la sua opera, e viceversa, basti pensare alle accuse di misoginia, che da Antichrist in poi sono diventate quasi un tormentone.
Eppure non parlare di lui è quasi impossibile (ci sto cascando anche io), un regista che ama provocare e sa benissimo quali tasti premere (la dedica a Tarkovskij, peraltro ripetuta), che annuncia pubblicamente di essere depresso e di girare film come forma di terapia, che rilascia dichiarazioni come quelle di Cannes e fa il suo show per le telecamere a Berlino. In un modo o nell'altro, il suo ego e le sue provocazioni arrivano sempre prima del film, e da questo punto di vista Nymphomaniac è il suo capolavoro, anticipato da una marketing virale che non ha nulla da invidiare a quello di Il Cavaliere Oscuro, tutto incentrato sul coinvolgimento in scene hard di attori più o meno celebri, che però sono stati "sostituiti" digitalmente. Un film diviso in due parti come il Kill Bill di Tarantino, distribuito in versione hard e soft per sfuggire ai tagli e vittima di una censura approvata dallo stesso autore, che tuttavia non vi ha partecipato direttamente.

martedì 25 marzo 2014

Lovelace di Rob Epstein, Jeffrey Friedman

In sala dal 27 marzo.

-Mississipi.
-Nomina l'unica cosa al mondo ad avere una gola più profonda di Linda Lovelace.

Gli anni 70 furono l'epoca d'oro del cinema porno. La rivoluzione sessuale del 1968 sdoganò completamente l'argomento taboo per eccellenza e il mondo iniziò a sentirsi più libero a riguardo, vivendo la propria sessualità, non più con vergogna ma con molta libertà. Chiaramente l'industria cinematografica per adulti sguazzò letteralmente in un ambiente simile. Ai tempi esistevano i cinema porno, anche in pieno centro, ben in vista e ben riforniti, internet ancora non ci inondava di milioni di video zozzi  al secondo e senza neanche alzarsi dalla sudaticcia poltrona di casa e i film si scrivevano(!). Sceneggiature complesse, ricche di battute divertenti per smorzare l'atmosfera, molto varie e originali, giusto per non mostrare solo decine di minuti ininterrotti di penetrazioni e/o sesso orale. Il pubblico, e le parti bassi, aveva quello che si aspettava e in più poteva appassionarsi ai personaggi e non annoiarsi (una volta finito sapete cosa). Tutto questo prima dei sex-tape casalinghi, delle camere a mano e degli amatori esibizionisti che hanno definitivamente tolto la creatività e l'inventiva. In fondo, credono loro, basta passare subito all'azione. In definitiva però il porno rimaneva chiaramente un prodotto di nicchia, fino a quando non arrivò Gola Profonda.

lunedì 10 marzo 2014

Fruitvale Station di Ryan Coogler

In sala dal 13 marzo.

Ogni anno ha il suo indie "peso massimo", quel film indipendente che attira l'attenzione dei media, del pubblico generico, che viene invitato ai grandi e piccoli festival, dove vince pure qualcosina, e ottiene così una distribuzione internazionale. L'anno scorso fu il caso di Beasts of the Southern Wild di Behn Zeitilin, vincitore a Cannes, lodato da tutti i critici, finito addirittura ad essere pluricandidato agli Oscar (forse primissimo caso di un film indie così piccolo ad essere candidato come miglior film). Quest'anno tocca a Fruitvale Station, che ha moltissime cose in comune con il film di Zeitlin: indirettamente, ma neanche tanto, parla di razzismo, ha vinto al Sundance e a Cannes, molti lo inseriscono nella loro top 10 annuale e vede protagonisti un padre a una bambina afroamericani con un rapporto molto forte, costretti a dividersi.
Fruitvale Station si basa su un fatto realmente accaduto e parte proprio da un real footage, da immagini reali riprese da un cellulare. Notte dell'ultimo dell'anno 2008, in seguito ad alcuni disordini, la BART (la linea metropolitana che collega tutta la baia di San Francisco) deve fare una fermata prolungata alla stazione Fruitvale, in modo da permettere alla polizia di arrivare sul luogo e intervenire. I poliziotti fermano cinuqe giovani ragazzi di colore, probabilmente collegati ai disordini. Alle ore 2 circa, dalla pistola di un agente parte uno sparo che colpisce in piena schiena Oscar Grant. Il film ripercorre le sue ultime ventiquattro ore di vita.

sabato 1 marzo 2014

Snowpiercer di Bong Joon-ho

Nelle sale dal 27 febbraio

"La rivoluzione non è un pranzo di gala"
Da un punto di vista strettamente cinematografico, la Corea si può considerare a tutti gli effetti una nuova potenza mondiale, la patria di un'industria cinematografica rigogliosissima, capace di conciliare grande cinema d'autore e intrattenimento di altissimo livello. Così piccola e distante eppure così minacciosa per il monopolio hollywoodiano dell'intrattenimento. Naturalmente Hollywood se n'è accorta e, come capita spesso (anche di recente, con 12 Anni Schiavo), ha cercato di portare il cinema straniero negli Stati Uniti, di americanizzarlo e addomesticarlo, lo abbiamo visto poco tempo fa con il remake di Oldboy, ma anche l'anno scorso con le trasferte di Kim Jee-woon (The Last Stand) e Park Chan-wook (Stoker). Ma Snowpiercer è un caso a parte, forse addirittura unico: il film più costoso nella storia del cinema coreano (ha stracciato il record di The Host, sempre di Bong Joon-ho), per metà finanziato dal perfido Weinstein, ma per l'altra da case di produzione rigorosamente coreane, tra cui la Moho Film di Park Chan-wook. Per di più le riprese sono avvenute in Repubblica Ceca, che non è la Corea ma non sono nemmeno gli Stati Uniti. Insomma, forse per la prima volta nella storia, non è il regista coreano ad andare in trasferta ad Hollywood, ma è Hollywood che presta i suoi soldi e i suoi attori ad una grossa produzione coreana. Sottigliezze direte voi, eppure a me sembra una cosa davvero grossa.

giovedì 27 febbraio 2014

Tir di Alberto Fasulo

Nelle sale dal 27 febbraio
Vincitore del Marc'Aurelio d'Oro al Festival di Roma 2013.

La versione di Intrinseco
Tir è prima di tutto un film sulle (e ambientato nelle) distanze, quelle che separano il punto di partenza dalla destinazione, il luogo in cui le merci vengono caricate da quello in cui vengono scaricate, ma anche delle distanze dalla propria casa e i propri affetti, non a caso il protagonista -se così si può definire- è Branko, un insegnate sloveno che ha abbandonato il suo lavoro (di nuovo un allontanamento) per un altro più remunerativo, un eterno migrante che lascia moglie e figli e si reinventa camionista (un po' come l'attore, che ha preso la patente ed è letteralmente diventato il personaggio). Così il Tir che dà il titolo al film diventa la sua casa, un'unica claustrofobica location che però è in continuo movimento tra tanti non-luoghi, prima condivisa con un altro -il connazionale Maki- e poi vissuta in solitudine, per dormire, cucinare o lavarsi, un rifugio perennemente instabile che di punto in bianco potrebbe essere scambiato con un altro. Le cose importanti, quelle che in un film convenzionale sarebbero centro e motore della narrazione, sono lontane, chiuse fuori dalla cabina del camion. I rapporti umani, la famiglia e i soldi li intravediamo soltanto, o meglio, li sentiamo attraverso il viva voce del cellulare di Branko, l'unico filo che tiene ancorato quest'uomo alla deriva.

giovedì 20 febbraio 2014

Saving Mr. Banks di John Lee Hancock

In sala dal 20 febbraio.

Ve lo ricordate Mary Poppins? Le sue splendide canzoni, la meravigliosa Julie Andrews, il bizzarro Dick Van Dyke. Uscì in America esattamente 50 anni fa e divenne ben presto un super classico. Incassò milioni e milioni di dollari diventando il più grande successo nella storia dello studio, venne addirittura nominato all'oscar per Miglior Film (l'unico Disney con Walt ancora in vita a riuscirci) mentre Julie Andrews vinse la statuetta per Migliore Attrice.
Eppure il parto fu uno dei più lunghi e difficili dell'intera storia del cinema americano. Iniziò quasi 25 anni prima della sua uscita al cinema, quando Walt Disney scoprì il libro omonimo, scritto da P.L. Travers, che faceva letteralmente impazzire le sue figlie. Volle trasformarlo fin da subito in un film e al grido di "Io non tradisco mai una promessa fatta alle mie figlie", cercò di comprare i diritti dalla signora Travers, per nulla intenzionata a cederli, per nessuna cifra al mondo. Dopo vent'anni di concessioni, avvicinamenti e allontanamenti, nel 1961 miss Travers sembrò iniziare a cedere e acconsentì a partire per Los Angeles dove avrebbe discusso e corretto, insieme agli sceneggiatori Disney, il copione finale del film. Avendo lei l'ultima parola, solo se tutto fosse stato di suo piacere, avrebbe firmato la cessione dei diritti. Ma cosa c'era dietro tutto l'astio e la malfidenza di questa algida e avvizzita signora inglese?

domenica 16 febbraio 2014

Monuments Men di George Clooney

In sala dal 13 febbraio.

Versione de Il Monco.
Facciamo ora un salto immaginario in un futuro distopico. La Germania è sul piede di guerra, ritira fuori la palla del liebestraum, crea il quarto reich e invade l'intera Europa e gli Stati Uniti. A parte diventare la nuova super potenza mondiale, vuole anche trafugare tutta l'arte migliore di ogni paese per esporla nei propri musei. Pittura, scultura, musica e anche il cinema. Ecco, l'ultimo film di George Clooney non lo toccherebbero neanche con un bastone. Neppure loro.
George ma che ti è successo? Eri e sei un solido attore, sei diventato anche un produttore dall'ottimo fiuto, sei passato pure dietro la macchina da presa regalandoci ottimi film (e un divertissement personale), scritti quasi tutti da te, e adesso te ne esci con sta roba? 
Monuments Men è insostenibile. E' un coacervo di scelte intollerabili ed errori da mestierante che da Clooney non ci saremmo mai aspettati. Sembra che di questo film non si riesca a salvare nulla, a partire da una sceneggiatura raffazzonata con enormi cambi di ritmo inspiegabili, sottolineati da un montaggio schizofrenico che passa da una scenetta-situazione all'altra in pochi secondi. Molto spesso sembra che neppure i personaggi sappiano bene cosa stanno facendo, e in quei momenti tutti si ferma di colpo, in uno stallo d'imbarazzo.

venerdì 14 febbraio 2014

Vijay – Il mio amico indiano di Sam Garbarski

In sala dal 13 febbraio.

"Il funerale è per i vivi. Tu non ci sarai tanto".
"...vedremo"
Torna Garbarski a 6 anni dall'acclamato Irina Palm e cambia registro. Da una commedia-dramma con momenti "scorretti" e dal sapore molto british, a una commedia leggera e classica ambientata nella grande mela. 
Come si può, giunti alla quarantina, ravvivare il proprio matrimonio? Come si riesce, dopo 20 anni con la stessa donna, a riaccendere il desiderio o anche solo per un istante, sembrare una persona diversa, e non la solita (noiosa) con cui ci si sveglia ogni mattina? Dura, durissima, molti matrimoni finiscono in frantumi proprio per questo motivo: la mancanza di varietà.
Will Wilder -pronunciato all'americana, che cosa brutta-, attore tv nato in Germania e emigrato a New York si ritrova in questa situazione. Dopo tanti anni felici, riassunti da una bella animazione stile Up sui titoli di testa, con Julia, qualcosa si è rotto. Il sesso manca da 10 mesi, tanto che addirittura si dorme con due letti separati, e le chiacchiere e le gentilezze stanno a zero. In soccorso di Will arriva un'inaspettata tragedia. Il giorno del suo compleanno, mentre crede che tutti se ne siano dimenticati, gli viene rubata la macchina, con tanti di documenti e cellulare, ma il ladro, si schianta e muore sul colpo, lasciando solo un involucro carbonizzato.

giovedì 6 febbraio 2014

All Is Lost: Tutto è perduto di J.C. Chandor

In sala dal 6 febbraio.

"FUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUCK!"
Robert Redford, un uomo solo al comando. Quasi 80 anni, e dimostrarli e fregarsene tra l'altro, si lancia in questo film in solitaria dove è un uomo, senza nome, che con la sua barchetta a vela ne passa di ogni. Prima di tutto va a cozzare contro un container di scarpe, abbandonato in mezzo al mare. Entra molta acqua a bordo, sembra già un guasto insormontabile, ABBANDONARE LA NAVE! (Bender cit.) e invece assistiamo a una meticolosa quanto lunga riparazione dello scafo grazie ad alcuni oggetti di recupero. 
Appena però sembra tutto a posto, ecco che all'orizzonte arriva una bella tempesta. La forza della natura è talmente forte da ribaltare la barca un paio di volte e lasciare Robert svenuto dopo una craniata. Risvegliato, e resosi conto che la barca lo sta per abbandonare, sale sul gommone/scialuppa di salvataggio e cerca di farsi salvare in qualche modo. 8 giorni di naufragio a 17 miglia nautiche dalla costa di Sumatra, fino a un epilogo ambiguo dove ogni spettatore può vederci la fine che vuole (nzomma).

domenica 5 gennaio 2014

Speciale 2013 - Un anno con Filmbuster(d)s

Avete stilato le vostre top 10, top 5 o top 3? Ancora no? Non vi ricordate bene cosa è uscito e vi serve un ripasso? E noi cosa siamo qua a fare? Ecco per voi la prima edizione del "Dizionarione Filmbuster(d)s" ovvero il riassunto delle nostre recensioni in un unico volume con una grafica accattivante e un buon profumo.

Il perfetto regalo per ...ah no Natale è già passato. Bè il perfetto regalo per festeggiare le nostre 100 mila visite. Dite voi, è poco, diciamo noi, ehhhh si, però è qualcosa e le aspettavamo da tempo.
Il Dizionarione include tutte le recensioni dei film presenti qui sul blog, anche se non tutte sono complete -per esigenze di spazio abbiamo tagliato un po'-, per una lettura completa, vi rimandiamo al blog stesso dove le troverete complete. E non solo recensioni, ci sono anche speciali, uno sguardo al futuro e l'angolo dei morti (!). E c'è anche l'indice!

Mi raccomando, commentate, scaricate e fate girare. E ricordatevi che dal 7-8 gennaio attacchiamo con i Filmbuster(d)s Awards, dove noi stileremo i candidati a miglior film, miglior regista, migliori attori etc... ma poi VOI e solo voi deciderete i vincitori. 

Ecco il link per scaricare e sfogliare.

sabato 4 gennaio 2014

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca di Lee Daniels

Nelle sale dal 2 gennaio.

La piaga del razzismo è una ferita aperta che probabilmente mai si richiuderà e di cui l'America -il paese più civilizzato ancora oggi- si vergogna e si vergognerà sempre. Non è bastato abolire la schiavitù, riconoscere i diritti civili, dare il diritto di voto, eleggere senatori e rappresentati fino addirittura al presidente dell'intera nazione per nascondere sotto il tappeto quella macchia enorme di cui tanti si sono sporcati. Ancora oggi il problema razziale in un grandissimo, per dimensioni in questo caso, paese come gli Stati Uniti, fatto e costruito da minoranze è all'ordine del giorno. E' una banalità forse, ma vi basta passare una vacanza in una grande città del nord o del sud degli Stati Uniti e scoprirete che per tutto il tempo siete stati serviti e riveriti da una minoranza razziale. Camerieri, addetti alla cassa, commessi, etc... 
Nella bianchissima America -che è soprattutto quella landa 'desolata' che va da New York a Los Angeles- la discriminazione razziale è ancora sotto gli occhi di tutti. Perciò, ogni tanto, salta fuori un film, che come una lavanderia a gettoni, smacchia la coscienza di tutti quanti. La cosa divertente è che questo tipo di film li danno sempre in mano a gente bianca. Per esempio di The Help, caso cinematografico del 2011, o 42, la storia di Jackie Robinson, o The Express o ancora The Blind Side. Se c'è una cosa wasp in USA, quella è Hollywood. Chiedere a Spike Lee.

martedì 26 novembre 2013

V/H/S/2 di A.A.V.V.

Presentato al Torino Film Festival nella categoria After Hours

Il 12 luglio, in una manciata di sale in tutti gli Stati Uniti, esce V/H/S/2, seguito dell'omonimo film che insieme ad altri ha recentemente contribuito a rilanciare la moda dell'horror a episodi.
Rispetto al capitolo precedente, ci ritroviamo con un episodio e una ventina di minuti in meno, una buona notizia considerando che i problemi principali di V/H/S erano proprio la durata eccessiva (circa due ore) e la qualità altalenante dei vari episodi.
L'idea è sempre la stessa, raccontare diverse storie dell'orrore attraverso l'espediente dei found footage incisi su delle vecchie videocassette, quindi ritorna anche quel particolare stile visivo che tenta di riprodurre tutti i vari disturbi audio/video di una vecchia vhs (anche se, a voler fare i fiscali, i disturbi che vediamo sono quelli tipici della registrazione digitale).
Ma parliamo un po' degli episodi:

-Tape 49 di Simon Barrett (sceneggiatore che lavora spesso con Adam Wingard)

Come Tape 56 in V/H/S, l'episodio diretto da Barrett funziona da cornice per tutti gli altri.
Una coppia di investigatori privati irrompe in una casa per trovare un ragazzo scomparso nel nulla. Mentre uno dei due esplora l'appartamento in cerca di indizi, la collega trova un computer collegato ad un videoregistratore e un mucchio di vecchie videocassette.
Trattandosi di un semplice contenitore, è probabilmente il capitolo più statico e meno interessante, ma rispetto a Tape 56 ha il vantaggio di essere meno invadente, infatti i vari intermezzi tra un episodio e l'altro rubano solo pochi secondi senza far crollare l'interesse.
E' la classica storia tutta incentrata sui salti sulla sedia, ma è ben costruita e fa il suo lavoro, anche se i risvolti della trama sono piuttosto trash.

martedì 19 novembre 2013

Il passato di Asghar Farhadi

Nelle sale dal 21 novembre.

Che potenza il cinema iraniano. Nato da poco -quello odierno nasce post rivoluzione islamica fine anni 70- ma già capace di produrre talenti invidiati da mezzo mondo. Tutto nacque con i Kiarostami, oggi conosciuto ad ogni latitudine, e i Makhmalbaf o i Naderi, un cinema aderente alla realtà, semi documentari che rispecchiavano la contemporaneità di un paese da sempre martoriato da guerre, dittature, opprimenti dogmi religiosi, e che allo stesso tempo la stravolgevano, giocavano con il rapporto reale-fantastico come solo i grandi artisti sanno fare.
Una generazione che ha permesso ad altri autori di venire fuori, come Mehrjui, Ayyari o addirittura donne, come Tahmineh Milani, o Samira  Makhmalbaf, figlia di Mohsen, e Marjane Satrapi senza dimenticare il pruri premiato e ancora oggi agli arresti, Jafar Panahi. Un cinema che nonostante mille ostacoli, tra cui una censura sempre più abbordabile ma pur sempre presente, riesce a produrre una sessantina di film l'anno -numero ormai stabile da qualche tempo. Pochi film ma percentuale di successo e qualità strabiliante. Sarà l'ambiente di ristrettezze che produce tali menti, chissà -o la (voglia di) fuga. Non ultima di queste è quella di Asghar Farhadi, salito alla ribalta nel 2009 con About Elly, vincitore dell'Orso d'argento di Berlino e ancora di più due anni più tardi quando ha portato a casa l'Oscar (oltre a Golden Globe e Orso d'oro) per miglior film straniero con il meraviglioso Una separazione, primo nella storia. Il passato inizia quasi dove Una separazione finiva.

domenica 10 novembre 2013

Machete Kills di Robert Rodriguez


Nelle sale dal 7 novembre

La versione di Intrinseco

Premetto subito che a me il primo Machete non era piaciuto per niente, prima di tutto perché mi aveva annoiato a morte, e poi perché sono tendenzialmente contrario all'idea del B-Movie a medio/alto budget. E qui forse è necessaria una precisazione: il progetto Grindhouse per quanto mi riguarda non rientra in questa categoria, perché in quel caso se i soldi c'erano erano mascherati molto bene, e guardando i due film (soprattutto Deathproof) si aveva davvero la sensazione di tornare indietro nel tempo in una sala puzzolente e malfrequentata. E comunque si trattava di un unicum, un esperimento divertente che avrebbe dovuto fermarsi lì (anche se, lo ammetto, la prospettiva di un lungometraggio su Werewolf Women of the SS è molto allettante) e invece no, come al solito bisogna battere il ferro finché è caldo, prima con gli spin-off e poi con i sequel dei sequel.

sabato 9 novembre 2013

Prisoners di Denis Villeneuve

Nelle sale dal 7 novembre

Quando ci si accosta ad un film come Prisoners, lo si fa quasi sempre con quello scetticismo che si manifesta quando un bravo regista non-americano si lascia tentare da una produzione americana, anche perché i risultati sono sempre altalenanti. Questa volta tocca al canadese Denis Villeneuve, regista dello straziante La donna che canta (Incendies, 2010), che però trova nella sceneggiatura di Aaron Guzikowski (quello di Contraband, eh lo so...) un soggetto non troppo lontano dalle sue corde.
Keller Dover (Hugh Jackman) è l'archetipo cinematografico del padre di famiglia americano: autoritario, profondamente religioso ed ossessionato dalla paura, una paura ereditaria che lo spinge a creare un rifugio sicuro nel suo seminterrato e a riempirlo di scorte per affrontare qualsiasi tipo di calamità. E' stato educato per essere pronto a tutto, ma il pomeriggio del giorno del ringraziamento sua figlia e quella del suo vicino attraversano la strada davanti casa e spariscono nel nulla.

giovedì 31 ottobre 2013

Blancanieves di Pablo Berger

Nelle sale dal 31 ottobre
(Per ora è presente in pochissime sale, ma stando a quanto dice il distributore nelle prossime settimane il numero dovrebbe aumentare.)

Anche se il regista dichiara di averci pensato già qualche anno prima, guardando Blancanieves la mente torna inevitabilmente a The Artist di Michel Hazanavicius. E una qualche influenza deve esserci sicuramente stata, anche solo la spinta a cavalcare l'onda e a realizzare una vecchia idea conservata nel cassetto. Blancanieves di Pablo Berger, co-produzione belga-franco-spagnola (e chi li ferma gli spagnoli ?), è un libero adattamento dell'omonima favola dei fratelli Grimm, ma soprattutto, è un film muto in bianco e nero.
Durante una delle sue esibizioni, il celeberrimo torero Antonio Villalta si fa distrarre da un fotografo e finisce incornato. Tra gli spettatori c'è sua moglie, che dopo aver assistito alla scena inizia ad avere le doglie. Lui sopravvive ma rimane paralizzato dalla testa in giù, lei muore dando alla luce Carmen. Distrutto dal dolore, Antonio rifiuta di vedere la bambina e qualche mese dopo sposa l'infermiera Encarna (Maribel Verdù, c'è una leggera somiglianza con Berenice Bejo), che per la piccola Carmen si rivelerà una matrigna perfida e spietata.

Before Midnight di Richard Linklater

Nelle sale italiane dal 31 ottobre.

Una delle trilogie più espanse della storia del cinema e una delle più amate, giunge finalmente alla suo conclusione e lo fa nella maniera più degna e forse consona. Abbiamo conosciuto Jesse e Celine 18 anni fa, su un treno per Vienna. Due ventenni in viaggio, uno con una relazione amorosa andata male da dimenticare e l'altra di ritorno a Parigi dopo essere andata a trovare la nonna. Jesse doveva passare la notte a zonzo per la capitale austriaca e convinse Celine a tenergli compagnia. Tra i due scattò immediatamente un notevole feeling e riuscirono ad aprirsi totalmente, conversando di tutto dalla filosofia all'amore fino alla propria famiglia, ai propri problemi più personali. Si re incontrarono per caso nove anni dopo in una libreria parigina, la mitica Shakespeare and Company, e passarono insieme una giornata, riaccendendo quell'amore interrotto nato nel loro primo fortuito incontro. Li avevamo lasciati quindi nella stanza di lei, in un finale aperto e perfetto, forse anche conclusivo per certi versi. Oggi, dopo altri ulteriori nove anni, li ritroviamo in Grecia, in vacanza, ormai quarantenni, con due figlie e una relazione e un legame ormai consolidato capace di andare oltre le imperfezioni altrui, i bisticci e i rimpianti che inevitabilmente si sono creati nel corso di un ventennio. Ancora un giorno con loro, fino alla mezzanotte, l'ultimo...forse.

Già, li avevamo lasciati trentenni, con vite ancora separate, sfioratisi un paio di volte senza mai vedersi dopo quella promessa non mantenuta a Vienna. E' passato quasi un decennio eppure non sembra passato un giorno. Il trio Linklater-Delpy-Hawke torna, cresciuto, a mettersi a nudo e a parlare a una nuova generazione e soprattutto a quella stessa cresciuta con il film.

venerdì 25 ottobre 2013

5 cose da fare a New York per essere dei veri cinefili

When you leave New York you ain't going anywhere.”
Jimmy Breslin

A seguito del successo della guida cinematografica per le vie di New York (questa qui) e dopo il mio terzo ritorno da quella che infantilmente continuo a chiamare casa (eh ma un giorno vedrete!), vi propongo ora una nuova guida, molto più short ma equamente cinematografica.
5 cose 5 da fare a New York -odio questo tipo di articoli, come odio il film Alta fedeltà, tutto classifiche e John Cusack...brrr, ma aimè devo soccombere- per meritarsi l'appellativo di veri cinefili incalliti. Sarebbe bello farlo per molte altre città e magari lo farò, ma solo una ha rapito il mio cuore, solo una è sempre nella mia testa e solo in una ho lasciato la mia anima. Casal Pusterlengo. No scherzo, però sono ferrato solo di New York, ma immagino che questo mi darà un buon motivo per viaggiare ancora e ancora, e cambiare destinazione stavolta (se ci riesco).

Dunque, fare il cinefilo in vacanza, non è semplice. Di solito si riesce solo sull'aereo, quando ci si spara più film possibili, catafratti in un sedile in cui starebbe stretto persino quell'essere viscido e corto di Brunetta. Per il resto non c'è proprio il tempo o la volontà. Non si riesce ad andare al cinema, non si torna in albergo per vedersi un film alla tv, non si fanno acquisti di DVD (vuoi per la lingua o per limitazioni territoriali). Ma più che altro non ci si pensa, è vacanza anche per la nostra passione numero uno.

lunedì 14 ottobre 2013

Insidious 2 - Oltre i confini del male di James Wan

Nelle sale dal 10 ottobre

Oren Peli, Jason Blum e James Wan sono inarrestabili. Ogni progetto su cui mettono le mani ultimamente si trasforma in oro (da un punto di vista esclusivamente finanziario), film costati una sciocchezza che in un batter d'occhio si ripagano da soli e in due battiti incassano dieci volte il loro budget. E visto che fessi non sono, i geni del male si lasciano sempre qualche porta aperta, o meglio, qualche inevitabile finale aperto, così, mentre il pubblico si riversa in sala come se non ci fosse un domani, loro possono subito mettersi al lavoro sul primo di tanti sequel. E' stato così per The Conjuring ed ora è lo stesso per Insidious 2, che è costato a malapena cinque milioni e ne ha già incassati più di cento.
La storia riprende da dove l'avevamo lasciata, ma prima un veloce flashback ci porta all'infanzia di Josh (sua madre ha lo splendido viso di Jocelin Donahue, la bravissima protagonista dell'altrettanto splendido The House of the Devil), anche lui come suo figlio era tormentato da uno spirito in cerca di un corpo, ma la giovane sensitiva Elise lo aveva salvato tramite l'ipnosi, reprimendo la sua capacità di comunicare con l'aldilà. Nel presente il Josh adulto (Patrick Wilson) ha risvegliato quel "dono" per salvare suo figlio Dalton, e quell'entità molto poco benevola è tornata a perseguitarlo.