lunedì 29 ottobre 2012

Il bianco e il nero #20: Il cinema sonoro sotto la pioggia

-E' una trovata che non dura.
-Anche dell'automobile si disse così.
Dialogo sul cinema sonoro, Cantando sotto la pioggia.

Cantando sotto la pioggia non è solo, probabilmente (non amo troppo le classifiche), il miglior musical cinematografico di tutti i tempi, ma è anche una significativa lezione di storia del cinema americano.
Tra un numero musicale e l'altro racconta di un importante periodo di cambiamento all'interno dell'industria cinematografica a stelle e striscie e quindi mondiale. Il film, del 1952, quindi auguri per i 60 anni portati benissimo, racconta delle vicende di una coppia di amici,  un attore e un compositore, a cui si aggiunge poi una donna, sulla cresta dell'onda proprio quando il loro lavoro subirà una modifica epocale. Siamo nel 1927 e da poco è stato inventato il sonoro.
Volevo, se riesco, usare il film per parlare di quell'epoca e far notare tutte i piccoli riferimenti e citazione che Donen e gli sceneggiatori hanno disseminato qua e là. E poi perchè no, regalare qualche chicca del making of, dal tiranno Gene Kelly ai piedi sanguinanti di Debbie Reynolds.

Partiamo dall'inizio. Nella prima scena siamo alla prima del nuovo film dei due divi del momento Lina Lamont (Jean Hagen) e Don Lockwood (Gene Kelly), Canaglia reale (The Royal Rascal), presentato come la miglior pellicola del 1927. Come era consuetudine ai tempi, si preparava non una serata qualsiasi, ma un vero evento epocale. Tappeto rosso, l'intero Hollywood Boulevard chiuso al traffico e transennato, migliaia di fans adoranti, aerei in cielo con striscioni, altoparlanti e riflettori che illuminavano tutto a giorno. A Hollywood un film veniva presentato così. Certo ancora oggi per film importanti, in grandi città, si organizzano prime di un certo livello, ma ormai il cinema ha perso quell'attrattiva che aveva più di 80 anni fà. Dopotutto è ormai grandicello e consumato.
Ai tempi, sede della proiezione era il mitico Grauman's Chinese Theatre. Questo edificio particolarissimo, l'esterno è modellato sulla forma di una pagoda cinese e l'entrata è sorvegliata dal rilievo di un dragone e due statue di cani tipiche dell'architettura della dinastia Ming, merita che si sprechi un paio di righe a riguardo.
Deve la sua nascita a un altro particolare cinema, il Grauman's Egyptian Theatre, chiaramente questo ispirato all'epoca egizia, inaugurato nel 1922. I lavori per il collega cinese iniziarono nel 1926 e vide la luce un anno dopo, il 18 maggio 1927, per la premiere del nuovo film di Cecil B. DeMille Il re dei re. 
Grauman commissionò il lavoro su uno dei suoi terreni, il 6925 di Hollywood Blvd., alla società di architetti meyer and Holler. L'architetto sarebbe stato Raymond M. Kennedy, già autore dell'Egyptian. Partner finanziari di Grauman erano gli amici Mary Pickford e Douglas Fairbanks (due colossi del cinema muto, creatori, insieme a Charlie Chaplin della United Artists).
Proprio mentre si lavorava con malta, mattoni e cemento il nuovo teatro, nacque per puro caso uno dei simboli di Hollywood, proprio li davanti, la celeberrima Walk of Fame, ovvero le impronte dei più famosi attori impresse nel cemento fresco con la propria firma. La leggenda vuole che Norma Talmadge, un'attrice del cinema muto famosa ai tempi, oggi sconosciuta, sia finita con le scarpe dentro al cemento fresco, da li nacque l'idea di farlo fare a tutti i più grandi. Nel 1937 però Grauman disse che fu lui il primo a finirci dentro per caso e da lì gli venne l'idea. Chiamò quindi Mary Pickford, poi la Talmadge e come terzo Fairbanks. Le loro impronte sono ancora visibili oggi.
Dal 1944 al 1946 ospitò la cerimonia della consegna degli Oscar (adesso e quasi sempre al Kodak Theatre) Nel 1967 il teatro venne dichiarato monumento nazionale. Ancora oggi alcune premiere si svolgono qui, ma come detto, anche se c'è ancora molta folla, molte celebrità, molti flash, non ha più il fascino di un tempo.
Torniamo a Cantando sotto la pioggia. A prendere per prima la parola è Dora Bailey incaricata di presentare la serata. Tramite il microfono annuncia l'arrivo delle star a cui chiede alcune domande. La donna non è altro che una imitazione di Louella Parson, figura storica del gossip e delle riviste cinematografiche dell'epoca. Penna tagliente, era capace di massacrare un'attrice o un attore solo perchè non le erano amici o perchè le avevano risposto male o non le avevano dedicato il giusto tempo. Il suo era un vero impero ed era dotata di un potere mai più ineguagliato da nessuna agenzia di paparazzi. Dal 1937 entrò nel suo regno un ex attrice del cinema muto, Hedda Hopper, la sua unica rivale abbastanza forte da darle fastidio.
Le prime star ad arrivare sulla passerella sono Zelda Zanders, detta la Zip Girl e il suo compagno, Bartolomeo di Spendispandi "che ha aiutato più di una ragazza a far carriera". Zelda la Zip Girl rappresenta Clara Bow la It Girl. Clara era una delle attrici più famose dell'età del Jazz, gli anni 20. Ottenne visibilità grazia alla commedia sentimentale It del 1927, dove interpretava una commessa di un negozio molto birichina che importunava il suo datore di lavoro. Il suo ruolo fece nascere il personaggio della flapper, la maschietta, ovvero quel tipo di ragazza, sex symbol, non bellissima, non procace, ma che aveva quel non so che. Il picco della sua carriera lo ottenne l'anno successivo con il film Ali (il primo a ottenere un premio Oscar), all'epoca riceveva più di 45 mila lettere di ammiratori alla settimana (immaginatevi se avesse avuto Twitter). La sua carriera si fermò di colpo quando la sua migliore amica e segretaria, Daisy De Voe, fece pubblicare il suo diario dove erano descritte con molti particolari le sue avventure sessuali. La sua voce stridula e poco fonogenica e l'avvento del sonoro stroncarono per sempre le sue aspirazioni. Si ritirò nel 1933 e come tutte le buone dive, passò da una clinica a un altra a causa di uno stato psichico instabile.

Poi arriva il momento di Olga Mara, la bellezza esotica, tutto sguardo e camminata, con il marito il Barone de la Bonnet de la Toulon. Lei è Pola Negri la celebre attrice polacca sbarcata in america nel 1922. Pola, la preferita di Ernst Lubitsch, venne scoperta da Mary Pickford che la chiamò a Hollywood. La formidabile attrice divenne una delle preferite del pubblico in una manciata di mesi. Il suo ultimo successo fu L'ultimo addio (titolo profetico), poi anche lei, dotata di una voce troppo dura e una recitazione enfatica, dovette scontrarsi con il sonoro e vedere la sua carriera andare in frantumi.
Il barone con lei invece dovrebbe rappresentare il marchese Henri de la Falaise de Coudray nobile francese, attore, regista e eroe di guerra,  famoso per essere stato il marito di due grandi attrici: Gloria Swanson (forse la diva del muto numero uno) e Constance Bennett.
Anche Lina Lamont farà la fine di tutte queste attrici inadatte alla recitazione vocale, ma a quello ci arrivo dopo.

Quando prende la parola Don Lockwood, racconta come sia diventato il divo che è oggi e il suo primo ingaggio. Componeva la musica d'atmosfera insieme a Cosmo, lui al violino e l'amico al piano. Dopo che l'ennesima comparsa è finita KO per un numero di stunt, Don si propone al regista e ottiene la prima piccola parte, a cui seguono mille altre dove deve fare le cose più pericolose, saltare da un burrone con la moto, passare indenne dentro a una casa imbottita di esplosivi, schiantarsi con un aereo.
Il regista dispotico che lo assume ha tutta l'aria de mitico Erich von Stroheim, l'attore (conosciuto per i suoi ruoli da cattivo), regista e sceneggiatore più eccentrico dell'epoca. Nato come stuntman iniziò con il dittico di David W. Griffith, Nascita di una nazione-Intolerance. Con lo scoppio della prima guerra mondiale e la ricerca di fare film attinenti al periodo, nacque la richiesta di ruoli di tedeschi cattivoni che fecero mla sua fortuna. Si guadagnò l'epiteto di uomo che si ama odiare.
Poi si buttò nella regia con due film dalla durata, almeno sulla carta e prima che la produzione mettesse mano, dalla durata media di 9 ore. Femmine folli e Rapacità, due prodotti molto intellettuali. Con il ritorno di una guerra mondiale, riprese i ruoli che lo avevano portato alla fama. Nel 1950 con Viale del tramonto, firmò la sua ultima grande interpretazione (a fianco di Gloria Swanson).
E a proposito di stunt. Ogni volta che vedo i capolavori di Buster Keaton non posso fare a meno di stare scomodo sulla sedia. Tutti quei voli, quelle caprioli, quelle violente cadute, e nessun graffio, almeno apparente, e nessun sindacato o corposa assicurazione a tutelare quegli scavezzacollo. Film come Io e il ciclone e Calma singori miei! mostrano il nostro eroe uscire illeso da una casa che gli crolla addosso o mentre guida una moto particolarissima. Ehhh una volta si che c'erano i veri stuntmen. Ora c'è solo Jackie Chan ed è ormai troppo vecchio.

A lanciare la carriera di Don, regista a parte, è il presidente della Monumental pictures (un pò una parodia della Paramount) tale R.F. Simpson, copia sputata di Louis B. Mayer il padrone di quella che poi, unendosi con la Metro di Lowe e con Sam Goldwyn, sarebbe diventata la Metro Goldwyn Mayer. Ho già vagamente, precedentemente, parlato di Mayer, nel pezzo su Rossella O'Hara. Nel periodo 20-30 è stato il re indiscusso di tutta Hollywood. Uomo potente ma soprattutto intelligente, ha saputo cogliere le richieste del pubblico e produrre i più grandi capolavori dell'epoca, non da ultimo Il mago di Oz. Con la fine dello studio system (ne parlerò magari nel pezzo sulla Paramount) e la nascita degli agenti che diedero sempre più potere alle star (una professione inventata dal babbo del suo genero, David O. Selznick) finì anche il suo impero.
Arriva il momento di vedere questo benedetto Canaglia reale. E' un film in costume con tante scene di un amore travagliato e tanti combattimenti tra spadacini, un genere tanto in voga all'epoca, insieme a quello western. Ecco una curiosità. Il pezzo che vediamo è preso da un vero film, di qualche anno prima della MGM, I tre moschettieri, interpretato da Gene Kelly e Lana Turner. Essendo a colori e sonoro, furono apportate le giuste modifiche e aggiunta Jean Hagen.
Dopo il grande successo della proiezione, Don e Cosmo si dirigono al party organizzato dal produttore a casa sua. In seguito a un guasto Don deve scendere dalla macchina e viene assalito da uno stuolo di fans accanite. Riesce a scappare salendo sulla macchina di Kathy Selden (Debbie Reynolds) che all'inizio neanche lo riconosce. Tra i due nasce una discussione, lei per sminuirlo, insinua che gli attori del cinema non siano veri attori, perchè non recitano, si limitano a fare smorfie. Non sono altro che ombre sullo schermo, non sono carne e ossa, mentre il teatro è reale, li si che si recita, perchè si parla, si declamano parole immortali di Shakespeare e Ibsen.
Questo è un discorso interessante. Quando il cinema nacque e si crearono i primi film di finzione, con una sorta di trama (quindi leggermente più in là dei primi esperimenti di Melies o dei paesaggi documentaristici dei Lumiere), al pubblico di certo piaceva, ma non lo trattava certamente al pari del teatro. Anzi, lo bistrattava proprio perchè voleva sminuire il grande teatro, renderlo accessibile a tutti, involgarirlo. Il cinema era solo un mezzuccio tutto spettacolare e privo di sostanza. Quando arrivò il sonoro fu anche peggio, adesso era una vera parodia! insorgevano in molti. Ma come si faceva a resistere, alle musiche, agli effetti speciali, al colore, al prezzo irrisorio dei biglietti, ai divi (finalmente ripresi per bene, al centro dello schermo, e con i nomi che brillavano sui cartelloni).
Sempre durante la lite, Kathy, per difendersi dalle avances spudorate di Don, menziona le "orge a cui voi del cinema siete abituati". Tema scottante, siamo nell'età del Jazz, del proibizionismo, delle stravaganze, degli eccessi sregolati. E di certo chi esagera di più sono i nuovi ricchi, gli attori del grande schermo. Lo sa bene Roscoe "Fatty" Arbuckle l'attore e regista comico che dopo un micidiale scandalo vide la sua carriera distrutta e in seguito, umiliato e depresso morì in solitudine. Ma cosa successe?
Il 3 settembre 1921, durante una pausa del suo film, si recò a San Francisco con due amici e organizzò una festa al St. Francis Hotel. Durante lo scatenato party l'attrice Virginia Rappe, fidanzata del regista Henry Lehrman, si sentì male e il medico dell'albergo diagnosticò un’intossicazione da miscuglio alcolico e stupefacente. Tre giorni più tardi la ragazza morì di peritonite. Apriti cielo, la stampa montò uno scandalo di proporzioni bibliche. Alcuni dissero che Arbuckle l'aveva stuprata, altri che l'aveva schiacciata con il suo peso. Il caso era perfetto per denunciare il tipo di vita peccaminoso della star di Hollywood.
Durante il processo, il comico raccontò di aver sentito che la donna stesse male e cercò di aiutarla, facendola stendere e chiamando un medico. L'autopsia confermò le enormi quantità di alcol e stupefacenti presenti nel corpo della donna e negò che ci fosse stat un qualsiasi tentativo di stupro o rapporto sessuale, eppure ci vollero tre processi per giudicare l'attore innocente.
Ad aiutarlo e a rimanegli amico c'era Buster Keaton che testimoniò al processo dicendo quanto Roscoe fosse una persona mite e buona, andando contro le regole imposte dagli studios che non permettevano contatti con il pericoloso criminale. Nonostante con gli occhi di oggi sembri una tragedia barbara, ai tempi venne addirittura chiesta la pena di morte dall'opinione pubblica.
A questo scandalo ne seguirono altri due, l'assassinio del direttore della Paramount, William Desmond Taylor, col coinvolgimento di Mabel Normand e Mack Sennett e sempre nel 1923 il caso dell'attore-regista Wallace Reid, morto per droga. Tutto ciò porto alla creazione di un codice di autoregolamentazione, il famigerato Codice Hayes (che meriterebbe un capitolo a parte). Intanto Arbuckle si era rifugiato nell'alcolismo e i suoi film vennero boicottati. Tornò sotto pseudonimo ma le folle ormai l'avevano abbandonato e il suo carattere lunatico e aggressivo non lo aiutò. Morì nel 1933.

Meglio tirarsi su il morale e andare alla festa del produttore Simpson, dove egli, ha in serbo una sorpresa per tutti, la proiezione di una pellicola. "Un altra!" insorge Don, "Ad ogni festa di Hollywood si vede un film, è legge" gli ricorda Cosmo. Sullo schermo appare un uomo, occupato a sistemare dei fogli sulla scrivania. Poi si alza, viene verso la cinepresa, con quella faccia un pò grottesca e parla! Fa un discorso sulla nuova tecnologia, il sonoro, mentre gli ospiti si chiedono se ci sia qualcuno dietro lo schermo. Infine lascia tutti con un auguro e una minaccia nascosta, "Il cinema parla! Auguri!". Ne segue la discussione che ho citato a inizio articolo e viene fatto riferimento a un film, della Warner bros. Il cantante di Jazz con il quale Simpson dichiara "andranno falliti".
Il cantante di Jazz uscì nelle sale il  5 ottobre 1927. A dire la verità non è che sia proprio un film sonoro come lo intendiamo noi. Tutte le parti parlate messe assieme durano al massimo un minuto, mentre il resto del film, comunque accompagnato da didascalie, comprende 9 canzoni jazz cantate e musicate. La Warner Bros. bisserà il grande successo ottenuto a fine anno con Il cantante pazzo. In ogni caso la prima frase della storia del cinema, se volete saperla, è stata: "Aspettate un momento, aspettate un momento, non avete ancora sentito niente" che sembra sia stata messa li ad arte, in realtà fu detta perché cominciarono a registrare il disco "Vitaphone" senza che il Tecnico Audio fosse completamente pronto con i microfoni ed è poi rimasta nella copia finale inserita nel film.
Salvò la Warner Bros. che era a un passo dal fallimento e ricevette un premio Oscar speciale per "aver prodotto il pioneristico ed eccezionale primo film sonoro, che ha rivoluzionato l'industria cinematografica". Tuttavia il primo vero film sonoro rimane Lights of New York che fu lanciato l'8 giugno 1928.

E siccome è stato un vero successo, ecco che anche alla Monumental Pictures si mettono a farne uno. Sempre in costume, sempre d'amore consumato e struggente, ma senza gli spadacini. I primi tentativi col microfono generano i più disparati problemi. O si sente il battito degli attori perchè il microfono è stato piazzato sul loro corpo, o questi non si ricordano di parlare in direzione del microfono, o ancora l'apparecchiatura, gigantesca, è troppo visibile. Oggi sembra una cosa ridicola, ma ai tempi fu un vero problema. Sincronizzare la traccia, togliere il brusio di sottofondo, far sentire ogni parte dei dialoghi nonostante gli attori si spostassero su schermo. Proprio questa ultima inconvenienza causò una mobilità limitata della scena, che fece quasi ripiombare il cinema a tanti anni prima e alle riprese a cornice, a camera fissa.
Un altro problema era la dizione e la recitazione. Se la prima arricchì tutti gli esperti del settore, pagati fior fior di quattrini per insegnare ai propri attori a parlare correttamente e fluentemente, per la seconda c'era da rivoluzionare una professione. Niente più pantomima, niente più smorfie e esagerazioni, il corpo doveva stare fermo, non doveva più essere lui a sostituire la parola, perchè ora era presente. Tuttavia come detto in precedenza, il problema principale rimaneva la voce e la fonogenia. Il pubblico innamorato di attrici e attori bellissimi e bravissima, scopriva per la prima volta le loro voci e rimaneva sconvolto. Delle aquile squillanti o dei burberi vocioni si sovrapponevano al movimento della bocca dei loro idoli.
Molti videro la loro carriera finire e il caso più eclatante rimane forse quello di John Gilbert. Nel suo caso non fu il suono della sua voce ad uccidere la sua carriera, bensì le pugnalate ricevute da qualcuno dietro le quinte (la sua voce venne ridicolmente accellerata da parte dei tecnici del suono, su ordine diretto di qualcuno dall'alto) e le linee di dialogo assurde che gli vennero fatte recitare fecero il resto.
Il terrbile dialogo tra Lina e Don ricorda appunto il Romeo di John Gilbert del 1929.

La prima proiezione, a un pubblico selezionato, del film è una tragedia. Errori di pronuncia, troppa enfasi, frasi mozzate perchè pronunciate lontane dal microfono, rumori di sottofondo accentuati e la traccia audio che va fuori sincro o che perde velocità. Gran parte del pubblico stramazza al suolo dalle risate, mentre altri annunciano di non andare mai più a vedere un film con quei buffoni. Per fortuna Cosmo, Don e Kathy salvano il film e la Monumental pictures trasformando Il cavaliere duellante in un musical e doppiando la terribile voce di Lina con quella di Kathy.
Per fortuna il film è salvo e con esso la carriera del trio. Certo poi ci sono vari problemi legali ma questo ve lo lascio scoprire da voi. Buona visione, se non l'avete mai visto e buona rivisione se è la vostra terza, ventesima o cinquantesima volta. La mia prima venne interrotta a circa 20 minuti dalla fine. Da cosa? Dalla pioggia, e non scherzo, andò via il segnale della tv. Bè perfetto direi.

*Curiosità finali.
-E' noto a tutti che la famosa scena di Singin in the rain, cantata e ballata da Gene Kelly sotto la pioggia venne fatta dall'attore mentre aveva 39 di febbre. Per rendere la pioggia più visibile, venne mischiata l'acqua al latte. La scena richiese 6 ore circa per essere completata.

-Non preoccupatevi troppo per Kelly (che io adoro), era un tiranno. L'attore che fa Cosmo, Donald O'Connor era spaventato a morte dal sbagliare anche solo un piccolo passo di danza perchè il ballerino e regista Kelly aveva fama di distruggere chiunque per un minimo errore. Per la scena di Make 'em laugh (l'unica tradotta in italiano e mi chiedo perchè) fece dei numeri spaventosi per due o tre volte di fila e alla fine era così stanco che dovette ricoversi in ospedale (altri dicono semplicemente a letto) per un paio di giorni. E dovette pure rifare la scena perchè scoprirono che la cinepresa non aveva registrato un pezzo all'inizio.
-Debbie Reynolds venne scelta all'ultimo. Aveva soli 19 anni e per recarsi al lavoro doveva svegliarsi alle 4 di mattina e prendere vari autobus. A volta dormiva semplicemente sul set per evitare questa trafila. Per Kelly, Debbie non sapeva recitare ne cantare ne ballare. Inveiva ogni giorno contro di lei portamdola alle lacrime (e sembra incredibile vederli recitare insieme così felici). Per la scena di Good morning la fece provare così tanto che alla fine le sanguinavano i piedi. Ricordando il film, in seguito l'attrice avrebbe detto, "E' stata la cosa più difficile e stancante della mia vita, insieme alla gravidanza".
-La macchina che guida Debbie Reynolds nel film è la stessa usata da Mickey Rooney nella serie Andy Hardy.
-Sesta volta che appare Singin in the rain in un film. La prima risale al 1929 cantata da Jimmy Durante che inserì il Doo Doo Doo iniziale.
-Il film doveva essere un western all'inizio. E l'idea di farne un omaggio alla nascita del cinema sonoro è nata dopo molto tempo nella testa degli sceneggiatori e solamnete perchè si ritirarono a scriverlo in una casa appartenuta a un grande divo del cinema muto.
-Sono nate tutte le canzoni prima del film stesso. Il repertorio di canzoni era stato scritto tempo prima e il compositore disse "Tiriamoci fuori un film va", quindi tutto il resto sono solo dei collanti che uniscono i pezzi cantati.
-Il budget iniziale del film era 660 mila dollari ma finì per costare 2 milioni e mezzo. Solo 157 mila dollari erano per i costumi e solo l'ultima scena, quel pezzo musicale di quasi 17 minuti, costò 600 mila dollari. Il film incassò poi 7.7 milioni.
-Durante una scena, venne inserito un microfono nel vestito di Debbie Reynolds per sentirla cantare meglio e più chiaramente. Ma se ascoltate bene si sente il battito del suo cuore, proprio come nel film stesso.
-L'ultimissima scena dove Kathy doppia Lina mentre canta è in realtà un doppiaggio di un doppiaggio. Jean Hagen viene doppiata da Debbie Reynolds che però venne doppiata da Betty Noyes perchè aveva una voce più sicura e musicale. La vera voce della Reynolds si può sentire nella scena tagliata di Lucky Star.
-----------------------------------------------------------------

Nella prossima puntata: continuiamo coi compleanni, quest'anno ne compie ben 100 uno dei più grandi, famosi e prolifici studi di sempre, i Paramount Studios.

Nessun commento:

Posta un commento