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lunedì 5 agosto 2013

Il bianco e il nero #49: Classic noir: La morte corre sul fiume (1955)

La morte corre sul fiume
(titolo originale The Night of the Hunter)
 nelle sale inglesi il 26 luglio 1955, in Italia il 19 gennaio 1950.

Regista: Charles Laughton.
Sceneggiatore: James Agee, Davis Grubb (romanzo).
Direttore fotografia: Stanley Cortez.
Montaggio: Robert Golden.
Compositore: Walter Shumann.
Produttori: Paul Gregory.
Studio: United Artists, Columbia Pictures, MGM.
Interpreti: Lillian Gish, Robert Mitchum, Shelley Winters, James Gleason, Evelyn Warden.
Durata: 86 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

lunedì 29 luglio 2013

Il bianco e il nero #48: Classic noir: Il Terzo Uomo (1949)

Il terzo uomo
(titolo originale The Third Man)
 nelle sale inglesi il 31 agosto 1949, in Italia il 19 gennaio 1950.

Regista: Carol Reed.
Sceneggiatore: Graham Greene (anche racconto), Carol Reed.
Direttore fotografia: Robert Krasker.
Montaggio: Oswald Hafenrichter.
Compositore: Anton Karas, autore dell'unica canzone.
Produttori: Carol Reed, Alexander Korda, David O. Selznick.
Studio: Carol Reed's Production, London Film Productions.
Interpreti: Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Trevor Howard, Bernard Lee.
Durata: 98 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

domenica 21 luglio 2013

Il bianco e il nero #47: Classic noir: Niagara (1953)

Niagara
(titolo originale identico, in sudamerica Torrente pasional)
 nelle sale americane il 21 gennaio 1953.

Regista: Henry Hathaway.
Sceneggiatore: Charles Brackett, Walter Reisch, Richard L. Breen.
Direttore fotografia: Joseph MacDonald.
Montaggio: Barbara McLean.
Compositore: Sol Kaplan.
Produttori: Charles Brackett .
Studio: 20th Century Fox Corporation.
Interpreti: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter.
Durata: 85 minuti.
Colore: si.

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*Trama:

martedì 16 luglio 2013

Il bianco e il nero #46: Classic noir: Stasera ho vinto anch'io (1949)

Stasera ho vinto anch'io
(titolo originale The Set-up)
 nelle sale americane il 29 marzo 1949, in Italia il 4 febbraio 1950.

Regista: Robert Wise.
Sceneggiatore: Art Cohn, Joseph Moncure March (racconto).
Direttore fotografia: Milton R. Krasner.
Montaggio: Roland Gross.
Compositore: è privo di musica.
Produttori: Richard Goldstone, Dore Shary.
Studio: RKO Radio Pictures.
Interpreti: Robert Ryan, Audrey Totter, George Tobias, Alan Baxter, Percy Helton
Durata: 73 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

domenica 7 luglio 2013

Il bianco e il nero #45: Classic noir: Il diritto di uccidere (1950)

Il diritto di uccidere
(titolo originale In a Lonely Place)
 nelle sale americane il 17 maggio 1950.

Regista: Nicholas Ray.
Sceneggiatore: Andrew Solt, Edmund H. North, dal romanzo di Dorothy B. Hughes.
Direttore fotografia: Burnett Guffey.
Montaggio: Viola Lawrence.
Compositore: George Antheil.
Produttori: Henry S. Kesler, Robert Lord.
Studio: Columbia Pictures, Santana pictures.
Interpreti: Humphrey Bogart, Gloria Grahame, Jeff Donnell, Frank Lovejoy, Martha Stewart.
Durata: 90 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

martedì 2 luglio 2013

Il bianco e il nero #44: Classic noir:
La sanguinaria (1950)

Ed ora una serie di speciali su singoli film noir, i miei preferiti, i più atipici. 
La sanguinaria 
(Gun crazy noto anche come Deadly is the female)
nelle sale americane il 20 gennaio 1950.

Regista: Joseph H. Lewis.
Sceneggiatore: Dalton Trumbo, MacKinlay Kantor.
Direttore fotografia: Russell Harlan.
Montaggio: Harry Gerstad.
Compositore: Victor Young.
Produttori: Frank e Maurice King.
Studio: Pioneer/United Artists.
Interpreti: John Dall, Peggy Cummins, Russ Tamblyn (Bart a 14 anni), Berry Kroeger, Morris Carnovsky.
Durata: 86 minuti.
Colore: b/n.

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*Trama:

venerdì 28 giugno 2013

Cha Cha Cha di Marco Risi

In sala dal 20 giugno.
Recentemente ci avete fatto notare come raramente recensiamo in maniera positiva il cinema italiano. Ci teniamo a ribadire che non è una questione di nazionalità, se è bello è bello se è brutto è brutto, aldilà che sia italiano o no, e ci tengo io, in questo caso, a sorprendervi, perchè ho trovato un film italiano appena uscito, che vale la pena di essere visto. E come avrete già capito è Cha Cha Cha di Marco Risi, un noir.
Corso (Argentero) un detetctive privato, ex poliziotto, da qualche giorno sta tenendo sott'occhio il figlio di una sua ex amante (Herzigova). La madre è preoccupata perchè il ragazzino è sempre più scontroso e misterioso, sospetta che possa essere entrato in un giro pericoloso. Corso non riscontra niente di strano fino a quando il teenager viene ucciso durante un incidente stradale (un suv nero distrugge la sua piccola minicar) molto sospetto. Avendo fiutato che qualcosa non va, come per esempio due figuri loschi che seguivano il giovane all'interno della discoteca, il detective inizia a fare qualche domanda e più scopre quanto marcio c'è sotto, più aumentano i cadaveri e la sua stessa vita viene ripetutamente messa in pericolo.

lunedì 24 giugno 2013

Il bianco e il nero #43: Il delitto perfetto nel noir
La fiamma del peccato

Congiura e tradimento , amore e sesso, omicidio e delitto perfetto -sono i punti cardine del noir e gli elementi della trama de La fiamma del peccato. Di certo il delitto passionale o quello per interesse sono concetti che vantano origini ben più antiche del noir, ma la loro simultanea presenza in questa pellicola ha indotto molti a considerarla la perfetta quintessenza del genere. Che tuttavia assai di rado ritrae la perfezione; si assiste molto più spesso al fallimento di aspiranti criminali.
Speciale La fiamma del peccato, spoiler free ma magari è meglio se l'avete visto.

Lo squallore de La fiamma del peccato attinge a varie fonti ispiratrici: a una prima impressione il film sembra riconducibile all'omonimo racconto di James M. Cain, apparso per la prima volta a episodi sul periodico Liberty tra il '35 e il '36. Ma non bisogna dimenticare il primo romanzo di Cain, Il postino suona sempre due volte del 1934, un racconto di morte e delitti che somiglia molto al successivo. Ma prima ancora di pubblicare il libro d'esordio -un trattato dal titolo Our governement- lo scrittore lavorava come reporter per il New York World, ed era uno dei tanti a seguire il sensazionale processo a carico di una coppia, Ruth Snyder e Judd Grey, due criminali falliti che si accusarono a vicenda e finirono sulla sedia elettrica.

lunedì 17 giugno 2013

Il bianco e il nero #42: I sottogeneri del Noir - Caper e Evasione

Generi a sè stanti, sottogeneri, poco importa, queste due tipologie di film sono entrate nella vasta famiglia del Noir agli inizi degli anni 50, quindi con una decina d'anni di ritardo. Due generi separati, ma se vogliamo contigui -il primo potrebbe benissimo finire dove il secondo inizia- con protagonisti dei piccoli criminali, all'aria aperta o tra le costringenti sbarre di un penitenziario.
Lo schema del caper (che deve il suo nome molto probabilmente dal termine italiano capriole, ovvero quelle che devono fare i protagonisti per fuggire dalla polizia) è abbastanza semplice: si inizia con un piano, ordito da un uomo, magari un esperto, magari un ex criminale che ora vuole tornare in gioco per problemi finanziari. Raduna qualche amico, qualche collega e speiga cosa vuole fare, una rapina. Inizia quindi il reperimento di informazioni, armi, esplosivi, altri esperti in alcuni campi, l'osservazione del luogo, delle guardie, del sistema di sicurezza e chiaramente la progettazione del piano di fuga, a colpo compiuto. Secondo atto rappresentato dal colpo in se. Molta tensione, niente va mai come stabilito, scontri a fuoco e la fuga. può andare bene, può andare male -ma se è un noir.... La conclusione dipende, bisogna spartire il bottino, ci sono litigi, si crede di essere al riparo e invece, o alcune volte si scopre di essere stati raggirati e quindi di aver rischiato la vita per nulla. Uno schema classico e riconoscibile, ma non sempre fisso.

Il primo.

domenica 9 giugno 2013

Il bianco e il nero #41: I sottogeneri del Noir - Il Docu-noir

Ok, fin qui semplice. Riconoscere un film noir sembra un gioco da ragazzi. Abbiamo capito lo stile, le riprese, gli elementi principali e i suoi protagonisti. Quindi quando manca qualcosa delle cose appena elencate non è un noir, o meglio, magari ne può mancare uno o due ma non di più, giusto? Sbagliato. 
E' ben più complicato di quanto sembra. Per esempio, una sorta di documentario, può essere un noir, un classico film di evasione (letteralmente) lo potrete trovare catalogato sotto noir, idem per certi drammi storici o quei film che hanno tutto per essere dei gialli ma che invece non lo sono. Va bene, l'ho detto, non è semplice -e forse neanche importante, anche io non amo molto catalogare e etichettare- ma nelle prossime puntate cercherò di rendere la nebbia meno fitta analizzando i sottogeneri e dedicando alcuni numeri interi a un film particolare per volta, quelli che mai avreste giurato che sono noir.
Oggi tocca al docu-noir, a metà tra un film e un mockumentario.

Una delle caratteristiche del noir è proprio quella di essere terra terra, realistico, di parlare di cose concrete e reali e quindi di parlare del quotidiano, della società in cui viviamo ogni giorno. Certo il lato oscuro, quello che non vediamo, quello che si nasconde nel sottosuolo, che esce la notte e che si nasconde nei vicoli bui. 
Molto spesso dentro queste pellicole c'è una amara quanto sincera analisi sociologica e antropologica, degna di un documentario. Non è un caso che queste pellicole fossero viste malamente dai benpensanti, quelli dei telefoni bianchi, quelli con la paura dei rossi, quelli che guai criticare la pura e florida America.
E siccome questi erano una buona fetta di pubblico, anche le major (e ne abbiam già parlato) preferivano evitare di fare questi film "scomodi" e dall'incasso incerto e potenzialmente nullo.
Intanto in Europa una certa guerra stava finendo e il cinema tornava a respirare oltre che a far uscire i film realizzati sotto i bombardamenti e in gran segreto. Capolavori come Paisà (1946), Ladri di biciclette (1948), Germania anno zero (1948) e Roma città aperta (1945) raccontavano di un Italia distrutta dal conflitto mondiale e della difficile ripresa e ritorno alla vita normale. Girati con pochi soldi, in esterni -ovviamente impensabile girare negli studios- con attori non professionisti e con tecniche nuovissime, improvvisate, furono i primi grandi mattoncini de il neorealismo.
Quando arrivarono in America furono una piacevolissima scoperta. Si possono fare film, bellissimi, con due lire. Non siamo più schiavi di pubblico e produttori. Dopo l'espressionismo tedesco e il realismo poetico francese, il neonato genere americano viene così influenzato da una nuova corrente, il neorealismo italiano.

I noir cominciarono a distaccarsi dai romanzi, hard boiled e non, e iniziarono ad attingere da fatti di cronaca tratti da giornali, riviste e archivi aperti al pubblico. Le scene girate in studio vennero montate con quelle girate in esterni, nelle grandi città americane. In Chiamate Nord 777, ispirato a un articolo del Chicago Time, si narra la storia dle reporter P.J. McNeal (James Stewart), che tenta di difendere una donna delle pulizie il cui figlio è stato ingiustamente arrestato. Ne La città nuda (1948) il narratore riassume il tono documentaristico nella nota frase "Vi sono otto milioni di storie nella città, ed eccone una".

domenica 2 giugno 2013

Il bianco e il nero #40: I protagonisti del noir - Il detective

detective s. ingl. (pl. detectives); in it. s.m. e f. inv. (o pl. orig.), pr. adatt. Investigatore, spesso privato || persona munita di apposita licenza che effettua indagini per conto di privati.
Se Il Mistero del Falco (1941) è unanimemente riconosciuto come la prima pellicola del periodo classico noir, l'investigatore privato ne rappresenta un'icona sin dagli esordi. Il prototipo del protagonista noir nasce dalla penna degli scrittori della scuola hard-boiled, fornendo un alternativa ai classici casi di omicidio/gialli che avevano dominato la scena dei detective films dall'epoca del muto sino agli anni 30. Questi nuovi film rappresentano un tentativo di rompere i legami con gli infiniti capitoli di Sherlock Holmes o Philo Vance o L'uomo ombra. Il nuovo mondo creato dal noir è molto più oscuro, cinico, mortale.
I creatori di questo nuovo mondo -e di qeusta nuova visione del mondo- si resero presto conto che dovevano creare anche un nuovo eroe completamente da zero. Non un solo tipo per tutti, ma una vasta gamma di variazioni del tipico personaggio di questo genere di film, in modo da coprire tutto il sottobosco della città e dei suoi crimini.
I primi esempi di investigatore al cinema si possono vedere nel già citato Il Mistero del falco e Lo sconosciuto del terzo piano (1940). Molto meno celebrato, questa seconda pellicola di Boris Ingster, vede un reporter ingiustamente accusato di aver ucciso il suo fastidioso vicino di casa. Tramite un sogno, una lunga allucinazione, riuscirà a rintracciare il colpevole, ma a risolvere il caso sarà la sua fidanzata. Nonostante l'happy ending finale (su cui non aggiungo altro) il film è un esempio del nuovo stato d'animo che dilaga in questo nuovo genere e precedentemente sconosciuto, fatto di cinismo, di sfortuna e soprattutto di mal fidenza sia nel sistemo giudiziario che nelle grandi città dopo il tramonto, nei suoi vicoli e corridoi dei grandi palazzi. 

lunedì 27 maggio 2013

Il bianco e il nero #39: I protagonisti del noir - La femme fatale

loc. sost. f. inv. Donna fatale, affascinante e perfida seduttrice.
Prendi una donna con un passato scomodo e un uomo senza un futuro. Come per ogni grande uomo, non esiste un noir senza una donna dietro. Paradossalmente, uno dei generi più sessisti, vede tra le sue colonne portanti proprio il genere femminile. 
Dei tre tipi di donna del noir (gli altri sono la moglie devota e la fidanzatina/brava ragazza), la femme fatale rappresenta il più diretto attacco alla tradizionale femminilità e al nucleo familiare. Si rifiuta di interpretare i ruoli di mogliettina perfetta o madre amorevole che la società le impone. Trova che il matrimonio sia confinante, privo di amore, privo di sesso e sciocco, e usa così tutta la sua astuzia e la sua carica sessuale per ottenere una totale indipendenza.
Solitamente non viene vinta dall'amore per l'eroe di turno, lei è l'eroina, o per lo meno si sente tale. Non ha bisogno di aiuto, non lo cerca, anzi, anche davanti alla propria autodistruzione, preferisce affrontarla in solitudine che costringersi a supplicare l'aiuto di un uomo.
La classica femme fatale ricorre all'omicidio per ottenere la libertà da una relazione insopportabile con un uomo che cerca di possederla e imprigionarla, come se lei fosse un semplice oggetto, di sua proprietà. Nei noir le donne sono spesso rappresentate in tale modo, ricchi premi, laute ricompense, oggetti del desiderio. In Situazione pericolosa tre uomini discutono di una donna, uno dice "Le donne sono tutte uguali" e un altro gli risponde "Bè, bisogna averle attorno, sono un'equipaggiamento standard"". Questa attitudine, che prevede che siano appunto un'equipaggiamento standard è ben compreso dalle stesse donne che si sentono intrappolate da mariti o amanti e da un istituzione -il matrimonio- che permette questo trattamento possibile. Per la femme fatale il matrimonio è quindi sinonimo di noia, infelicità e assenza di desiderio sessuale o di amore romantico.
Phyllis Dietrichson (Barbara Stanwyck) in La fiamma del peccato descrive la sua relazione con il marito, in questa maniera "E' come se lui mi guardasse. Non che gli importi, non più almeno. Ma mi tiene al guinzaglio, così stretto che non mi lascia respiro". Questo dialogo avviene in casa, nel salotto, luogo ogni sera di interminabili ore e spazio comune di due persone che si odiano e non si possono sopportare. L'omicidio è l'unico modo per togliersi le catene, ed è causato dalla mancanza assoluta di attenzione e di affetto da parte del compagno.

Altrettanto spesso accade che queste giovani e bellissime donne sono sposate con uomini vecchi, brutti e/o malfermi. Come Cora (Lana Turner) in Il postino suona sempre due volte, o Rita Hayworth in Gilda e La signora di Shangai o la stessa Phyllis.
E così l'eroe di turno, il protagonista della nostra storia, giovane, fuori dagli schemi, appetibile, rappresenta sia una via di fuga che un valvola di sfogo, sia un amore fugace che un mezzo per raggiungere la propria indipendenza. La femme fatale non ama, usa, non può legarsi a un uomo, non in questa situazione per lo meno. Una volta che il nuovo maschio ha compiuto il suo scopo, viene appallotolato e buttato via, sennò il circolo si compirebbe di nuovo e si ritroverebbe in un altro matrimonio senza amore. Inoltre, il semplice tradimento del proprio compagno, rappresenta una trasgressione a cui è impossibile rinunciare. Una trasgressione che negli anni 40-50 era ancora particolarmente forte.
Altro segno della sterilità del matrimonio è la totale o quasi assenza di figli. Può capitare che esista una coppia con un figlio, sempre cresciutello, non piccolo, ma è evidente che egli è del marito che l'ha avuto da una relazione precedente, il che implica un'attività sessuale ferma al palo da molti anni.
La casa infine, il focolare, non fa che intensificare questa atmosfera di gelo e intrappolamento per la donna sposata. Le protagoniste camina e camminano da un lato all'altro del salotto, come fiere in gabbia, con una sola finestra, con tanto di inferriate, come unico occhio sul mondo esterno.
La messa in scena e l'illuminazione di questi ambienti, non fa che aumentare l'idea di trappole o di mausolei. Letti divisi, scale ripide e anguste, divisori che spezzano in due una sala - come se una parte fosse di lui e una di lei- o ancora ombre, buio, fumo. Case piene zeppe di ritratti troppo grandi, ninnoli, bocce per pesce; in una parola claustrofobiche.
Tutto questo è in ampio contrasto con l'idea di casa, sede di sicurezza, amore, calore e appagamento. Tutte queste cose, derivanti da un'unione felice e sana, sono assenti nei film noir.

Una donna indomabile. Il suo corpo, i suoi vestiti, le sue parole, le sue azioni, e la sua capacità di tenere lo sguardo della macchina da presa, creano un'immagine di grande carica sessuale che sfida i tentativi da parte degli uomini della sua vita, e del film stesso, di controllarla o di riportarla alla sua "corretta sfera" di donna.
Anche nei pochi film in cui lei è infine convertita in un ruolo più tradizionale, la violenza e la potenza della sua ribellione contro questo ruolo impostole supera questo cambiamento e nell'immaginario dello spettatore, rimane la donna terribile e sregolata che è stata in precedenza.
I film noir creano questa immagine di donna forte, senza freni, quindi tentano di contenerla distruggendo la femme fatale o convertendola a una femminilità più tradizionale. Ma la femme fatale non può essere piegata così facilmente - anche se questa è l'intenzione del film, il suo sporco lavoro è ormai fatto, riesce efficacemente a minare i valori della famiglia tradizionale, perchè le sue tragsressioni costituiscono un'immagine più duratura, nella mente dello spettatore, che piuttosto la sua punizione finale. Nonostante la punizione rituale di questi atti di trasgressione, la vitalità di cui sono dotati, produce un eccesso di senso che non può, infine, essere contenuto, smacchiato.
Cosa ricordiamo all fine del film? Una donna punita giustamente o una donna potente, libera, pericolosa?

La femme fatale riesce nel suo intento perchè è una fredda, cinica, calcolatrice e manipolatrice, ben a conoscenza dei suoi mezzi, e della sua bellezza. Non esiste la procreazione ma il sesso come mero mezzo per ottenere piacere, e l'uomo è solo un tramite. Il suo erotismo, non viene mai nascosto, anzi è la prima cosa che viene fatta notare -a volte è proprio il protagonista maschile, raccontando con un flashback, a mettere subito in luce le forme e sessualità della signorina di turno- tipica infatti è la ripresa dal basso, che indugia sulle interminabili gambe, sinuose e pericolose come una curva stradale.
Persino quando non è in scena, la femme fatale aleggia nell'aria, è una presenza irremovibile da ogni fotogramma della pellicola. Alcune volte, anche dopo la morte, rimane in scena, rimane nel film. In Vertigine, è sempre presente un enorme ritratto raffigurante la femme fatale, Laura (Gene Tierney). Il detective assunto per scoprire chi l'ha uccisa, non l'ha mai conosciuta, eppure se ne innamora, si innamora della sua immagine, della sua presenza. Il "ritorno dalla tomba" di Laura infine, è il completamento della sua affermazione del suo potere e della sua indipendenza.
Non sempre la femme fatale va incontro a un finale negativo per se e per il film. Vi sono alcuni esempi dove finisce per sottomettersi allo status quo e innamorarsi dell'eroe (La fuga (Lauren Bacall) o Una donna nel lago (Audrey Totter), che hanno in comune anche la particolare della soggettiva) ma come già detto, sono salvataggi all'ultimo minuto, che non cancellano la vera essenza dela donna che abbiamo conosciuto in precedenza.

Le sospettate.
Per aiutare voi e noi a individuarle, diramiamo ora una serie di identikit di possibili femme fatale. Non tutte loro lo sono, almeno non sempre, ma è meglio diffidare o quanto meno, sapere a cosa si va incontro. A volte è meglio correre il rischio e divertirsi con loro.

lunedì 20 maggio 2013

Il bianco e il nero #38: Il noir, una piccola guida.

. agg. Di genere letterario o cinematografico che racconta storie paurose, raccapriccianti e violente, ambientate in atmosfere tenebrose; di romanzo, racconto o film appartenente a tale genere; in it. nero.
Recentemente ho preso coraggio, e portafoglio, e mi sono deciso a comprare il mio primo libro fotografico. Con questo particolare tipo ho sempre avuto un rapporto contradditorio; da una parte non li ho mai voluti, sono solo foto, le posso trovare online, cosa me ne faccio, costano troppo, dovrei esporli ma non sono poster o quadri. Dall'altra li volevo tutti, sempre bellissimi, con foto magnifiche e introvabili ovunque, stampati su formati enormi e con carta patinata profumata e avvolgente. E quindi ne ho preso finalmente uno. 
Si tratta di Il noir di Alain Silver e James Ursini a cura di Paul Duncan (edito da Taschen, leader del settore). E' un libro meraviglioso con all'interno un centinaio di foto sui set/di film noir dagli anni 30 ai primi anni 60. Una gioia per gli occhi. D'altronde, rimanendo nell'ambito cinema, penso che il noir insieme alla fantascienza sia il genere che merita di più un libro fotografico.
Non è solo composto da foto tuttavia, ma ci sono anche alcuni esaustivi capitoletti che raccontano e spiegano cos'è questo genere semi morto, versatile come pochi e poco conosciuto. Tutto ciò mi ha dato l'ispirazione per una serie di episodi di questa rubrica per analizzare ed approfondire il noir, passando da un'approfondimento di tutti i sotto generi, ai suoi protagonisti e protagoniste, dai suoi luoghi, ai suoi elementi principe, e poi i suoi registi, i suoi esempi più fulgidi fino al noir oggi. Spero vi interesserà.
Fine premessa e introduzione.

Che cos'è il noir?
Sopra vi ho messo una definizione da dizionario (ormai chi va più a guardare quei grossi e polverosi libri? Nell'epoca di wikipedia, di yahoo answer di tutto il resto) ma non restituisce a pieno quello che il noir è veramente e soprattutto la sua complessità. Se ne sono dette di tutti i colori a riguardo: è una variante del
poliziesco; è una variante si ma solo americana, massimo francese; è una variante del giallo; vede per protagonista sempre il cattivo o un anti eroe; no, vede protagonisti i buoni o degli anti eroi; si ma sottoforma di un detective privato...etc... Diciamo che è tutto questo e che nessuna di queste esclude le altre.
Il noir, che con il francese ha in comune pressoche nulla, è un genere prettamente americano nato agli inizi degli anni 40. Le sue radici sono profonde e molteplici, dal punto di vista letterario il genere ha attinto a piene mani da opere di giallisti hard-boiled (semplificando, branca del giallo, spesso con protagonista un detective, perchè di genere deduttivo) come Hammet (Il falcone maltese), Chandler (tutta la serie con Marlowe), Cain (Il postino suona sempre due volte), Goodis (Non sparate sul pianista) e Woolrich (La sposa era in nero). Ma altrettanto significativa è stata l'influenza di scrittori naturalisti come Zola o Hemingway, soprattutto per i dialoghi e la prosa schietta ma poetica.
Sul piano formale invece l'unica influenza determinante fu l'espressionismo tedesco con il suo chiaroscuro, le inquadrature distorte e le figure simboliche. Non sorprende che i valori dell'espressionismo fossero assorbiti da questo movimento cupo e oscuro, ma ha certo avuto un peso il fatto che i più grandi registi del noir classico - Lang, Preminger, Siodmak, Wilder, Ulmer, Tourneur, Renoir- fossero emigrati dall'Europae avessero lavorato in Francia e Germania dove per oltre un decennio i movimenti artistici dominanti erano stati il realismo poetico e l'espressionismo. 
Terza ma non meno importante influenza fu la grande diffusione negli anni 30 e 40 dell'esistensialismo e della psicologia freudiana. Entrambe le teorie erano incentrate tanto sull'assurdità dell'esistenza che sull'imprescindibile ruolo giocato dal passato nelle azioni dell'individuo e trovarono terreno fertile in una nazione messa in ginocchio dalla depressione economica prima e dalla seconda guerra mondiale poi; due temi fondamentali del noir, il fantasma del passato e il fatalismo, attingono direttamente a queste fonti.

domenica 24 febbraio 2013

Gangster Squad di Ruben Fleisher

Nelle sale dal 21 febbraio.
Ognuno di noi ha un'epoca storica preferita e connessa ad essa quella sensazione di essere fuori posto, essere nati troppo tardi o per alcuni troppo presto. C'è chi vorrebbe tornare ai tempi del medioevo e sgaloppare per lande infinite magari per finire a combattere le crociate, c'è chi vorrebbe rivivere la rivoluzione francese e tagliare qualche testa reale (mi associo, soprattutto in questa domenica elettorale), c'è chi vorrebbe vivere negli anni 20, magari nella New York degli immigrati, per vederla crescere e espandersi. Ognuno ha la sua, ma nessuno può raggiungerla. In soccorso, aspettando il viaggio nel tempo, arrivano il cinema e i videogiochi. Ecco io vado pazzo per gli anni '40-'50, come ben si capiva dalla rubrica Bianco e Nero, più nello specifico in America, non obbligatoriamente a Hollywood ma quasi.
Una nazione non toccata direttamente dalla guerra ma con una grande fetta di popolazione di ritorno dal fronte europeo, un periodo storico sempre più florido che mette nelle mani del paese delle stelle e delle striscie lo scettro di dominatori del mondo. Io adoro tutto di quel decennio/ventennio. Le macchine, inguidabili, enormi, ma dannatamente di classe, le pubblicità, ancora così in voga da essere imitate per il loro gusto retro, il cinema e i suoi grandi divi, l'idea della metropoli e della provincia, con le loro architetture, lo sfarzo e il grezzo. Il vero sogno americano al suo meglio.  
Quindi quando ho visto il trailer di Gangster Squad tempo fa, sono quasi entrato in coma orgasmico. Los Angeles 1949, la città è in mano a Mickey Cohen, un ebreo ex pugile dal volto segnato, violento e avido. Il suo obbiettivo è eliminare qualsiasi tipo di concorrenza. Ad ovest di Chicago bisogna fare i conti con lui. Per combattere il suo smodato potere viene istiuito un gruppo di poliziotti, in incognito e quindi senza nessun contatto con la sede centrale o con i colleghi, con un compito molto semplice: non arrestate Cohen, ma ridurlo sul lastrico, tagliargli le gambe sabotando ogni sua operazione in modo tale da sbatterlo fuori dalla città. Il tutto condito da una femme fatale e un sano umorismo, a volte da risata sguaiata addirittura. Ed ispirato da una storia vera.

lunedì 10 settembre 2012

Il bianco e il nero #13: La rappresentazione progressista della donna nei film noir.

Il seguente pezzo è una traduzione del saggio Film Noir's Progressive Portrayal of Women presente, insieme a molti altri, sul sito http://www.filmnoirstudies.com/. Essendo molto interessante ed essendo io un grande appassionato del genere noir, ho deciso di condividerlo qui, in modo da permettere anche a quelle persone che se la cavano magari non benissimo con l'inglese di goderne appieno. Spero sia di vostro gradimento.


La femme fatale per eccellenza del cinema noir usa la sua attrattiva sessuale e la spietata astuzia per manipolare gli uomini al fine di ottenere il potere, l'indipendenza, il denaro, o tutti e tre in una volta. Rifiuta i ruoli convenzionali di moglie devota a madre amorevole che la società tradizionale prescrive per le donne, e alla fine la sua trasgressione delle norme sociali conduce alla  propria distruzione e alla distruzione degli uomini che sono attratti da lei.
Il ritratto della femme fatale nei film noir sembrerebbe dunque sostenere l'ordine sociale esistente - e in particolare i suoi ruoli dovuti al sesso, rigidamente definiti - costruendo una donna potente, indipendente, solo per infine punirla.

Ma uno sguardo più attento ai film noir suggerisce un'interpretazione opposta. Anche quando dipingono le donne come pericolose e meritevoli della loro distruzione, mostrano comunque quanto sono confinate dai ruoli tradizionalmente a loro disposizione -quindi la loro lotta distruttiva per l'indipendenza è una risposta alle restrizioni che gli uomini impongono su di loro. Inoltre, questi film vedono il mondo intero - non solo le donne indipendenti - come pericoloso, corrotto, e irrazionale Non contengono alcuna prescrizione di come le donne debbano comportarsi e i pochi esempi di matrimoni felici, e le loro immagini di donne convenzionali sono spesso blandi, fino al punto di  assomigliare a una  parodia. E' l'immagine di questa forte, intrepida e indipendente femme fatale che rimane impressa nella nostra mente alla fine del film, forse perché - a differenza delle altre donne forti di altri film di Hollywood degli anni '30 e '40 - rimane fedele alla sua natura distruttiva e rifiuta di essere convertita o catturata, anche se questo significa che deve morire.