Nelle sale dal 20 giugno
Di Shadow (il secondo lungometraggio di
Federico Zampaglione) ho sempre cercato di vedere soprattutto i lati
positivi: un giovane regista italiano tornava ad esplorare i
territori semidesertici del nostro cinema horror. Il risultato era
tutt'altro che memorabile ma se paragonato a pellicole amatoriali
come Il Bosco Fuori sembrava addirittura oro colato, e poi, a
prescindere dalla qualità dell'opera, in Italia si tornava
finalmente a parlare di cinema di genere fuori dalle solite nicchie.
Insomma forse Zampaglione aveva smosso qualcosa, o forse no, fatto
sta che qualche anno dopo viene annunciato il suo Tulpa, un giallo di
stampo argentiano scritto nientemeno che da Dardano Sacchetti, tra le
altre cose sceneggiatore di vari film firmati Bava, Fulci e Argento.
Il sogno erotico di molti appassionati si stava realizzando.
Lisa (Claudia Gerini) vive una doppia
vita, di giorno è una donna d'affari che ha sposato il suo lavoro,
di notte frequenta l'esclusivissimo club Tulpa, luogo in cui uomini e
donne si incontrano nel più completo anonimato per realizzare
fantasie sessuali più o meno estreme. Ma gli amanti di Lisa
cominciano a morire uno dopo l'altro per mano di un assassino
mascherato (com'è tradizione nel gliallo all'italiana) che li
sottopone ad orrende mutilazioni.

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