domenica 1 luglio 2012

La Cosa di Matthijs van Heijningen Jr.

Premetto che sono un grande fan di Carpenter, è uno dei registi con cui sono cresciuto e con cui è cresciuta la mia passione per l'horror, anche se credo che non sia neccessario essere appassionati di horror per apprezzare un film come La Cosa, e immagino non serva nemmeno spiegare perché, non in questa sede almeno, perché così si affosserebbe ancora di più questo prequel blasfemo e senza Dio! (si signor Mereghetti, ho messo un punto esclamativo)
Quindi, messi da parte rancori personali e filippiche sulla questione remake, passiamo oltre: La Cosa è stato pubblicizzato e venduto fin da subito come prequel, e tutti abbiamo subito capito dove sarebbe andato a parare, ovvero le vicende della base norvegese vista nel film di Carpenter. E qui finisce lo sforzo creativo dietro questa operazione commerciale; fare un remake, perché stringi stringi di remake si tratta, e giustificarlo nel modo più comodo possibile. Una buona idea che da sola non basta, perché in fondo sapere cos'è successo ai norvegesi non ci interessa, lo abbiamo già visto, perché Carpenter con grande eleganza ce lo ha raccontato attraverso le immagini, attraverso quei corpi bruciati immersi nel silenzio dei ghiacci, e dopo scene così non c'è nient'altro da dire.
Allora non rimaneva che scrivere e dirigere un prodotto degno, o magari fare un bell'esercizio di stile, ma senza girarci troppo intorno vi dico subito che La Cosa non ci riesce, ma che ve lo dico a fare ? Molti di voi lo avranno già visto da mesi visto che la data di uscita nelle sale veniva trascinata avanti da un anno.
Per quanto mi riguarda si storce il naso fin da subito, entri in sala, ti metti comodo e ti aspetti subito di vedere un bel branco di norvegesi barbuti e festaioli, e invece no, bisogna subito americanizzare la spedizione perché altrimenti gli spettatori non si immedesimano, serve la scienziata bella e intelligente che mette tutti in riga, perché gli uomini, e soprattutto gli uomini non americani, sono tutti irreparabilmente stupidi. Non chiedevo un film in norvegese con i sottotitoli, però...
Altra stonatura è proprio la primissima scena, un veicolo che macina chilometri sul ghiaccio in cerca di un segnale sconosciuto, suggestivo, di colpo il ghiaccio sotto di lui si spezza e lo fa sprofondare, sotto di lui c'è un astronava colossale tutta luccicante. Eccola qui, l'adrenalina, l'effettone, la soluzione per chi non è in grado di creare e gestire un minimo di atmosfera, eppure a volte basta mostrare il ritrovamento di un filmato a bassa qualità su un gruppo di scienziati che si tengono per mano intorno a una sagoma scura nel ghiaccio, di nuovo immagini che dicono tutto. Invece Matthijs van Heijningen Jr. ti deve sbattere in faccia l'astronave, perché evidentemente per lui questo è l'unico modo per tenere desta l'attenzione dello spettatore.
Cito questa scena in particolare perché tutto il film è così, più che l'originale di Carpenter ricorda l'omonimo videogioco uscito qualche anno fa, uno sparatutto in terza persona piuttosto frenetico.
All'inizio infatti succede l'impensabile, la creatura ci viene mostrata subito, salta fuori dal ghiaccio, divora un uomo e viene arrostita a dovere, molta azione, forse troppa. Poi c'è l'inevitabile autopsia, nella creatura c'è il corpo della vittima ma anche una placca di titanio per uso chirurgico, fuori dal corpo. Insomma la creatura non riesce a replicare materiali non organici, da qui la trovata per il test, chi ha delle otturazioni non può essere un alieno. Una bella idea, forse una delle poche in tutto il film, peccato che metà dei protagonisti abbia problemi dentali.
Purtroppo la fase d'incertezza dura poco, perché la creatura non vede l'ora di mostrarsi e di massacrare tutti. Nel film del 1982 era il membro di una specie letale che tentava di sopravvivere, qui diventa immediatamente un predatore nella concezione umana del termine, un bestione che punta le sue vittime e le carica a testa bassa. Lì la scelta di mostrare la creatura era l'occasione per mostrare quei memorabili effetti speciali, qui invece anche questo aspetto lascia a desiderare. La CG renderà anche le cose più semplici ma senza creatività serve a poco, e infatti gira e rigira La Cosa assume sempre le stesse forme, le solite bocche dalla forma vaginale stracariche di denti da cui spuntano tentacoli e antenne; non si ha per niente la sensazione di osservare un alieno che ha attraversato l'universo divorando e imitando abitanti di galassie lontanissime, quando va bene diventa una pallida copia dell'originale, quando va male sembra semplicemente un mostro prodotto dalla Umbrella Corporation. L'impressione è che abbiano solo cercato di deformare forme che conscevano già invece di provare a crearne di nuove e sconosciute.
E poi, a costo di passare per nostalgico, devo precisare che questa CG per quanto discreta non ha proprio nulla a che vedere con i make-up artigianali di Rob Bottin, manca proprio di concretezza, basta pensare a cosa hanno rappresentato quegli effetti allora e a cosa rappresentano questi oggi, un'impatto decisamente meno significativo.
Manca il mistero, manca la tensione che scaturisce dalla diffidenza reciproca dei personaggi, e, cosa più grave, manca il fascino minaccioso dell'Antartide dove il gelo ti congela i baffi e ti scarica addosso bufere di neve che azzerano la visibilità e nascondono nel buio un assassino senza forma.
E ancor più grave, la colonna sonora è totalmente anonima, non accresce la tensione e non la sottolinea, praticamente potrebbe benissimo non esserci, e la cosa diventa abbastanza deprimente se si pensa a cosa combinava quel geniaccio di Carpenter con le sue musiche o con quelle di Morricone.

P.S. Il collegamento tra il finale di questo prequel e il memorabile inizio dell'originale è una forzatura sfacciatissima, chi ha visto i titoli di coda capirà.

Intrinseco

2 commenti:

  1. Uno di quei pochi film che vorrei dimenticare di aver visto, per non vederlo mai più

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